Per rispondere agli amici che, sconcertati, si chiedono – dopo aver letto alcuni miei commenti che denotavano una certa soddisfazione – che cosa c’è di “tanto bello” nella vittoria di Trump, vorrei elencare, sinteticamente, quello che io ed altri sosteniamo al riguardo dell’esito delle presidenziali statunitensi:

1) la vittoria di Trump ha evitato il male peggiore, e cioè la vittoria di una persona che, con la sua squadra e gl’interessi che la sostengono, avrebbe dato continuità alla linea americana dell'”unico paese indispensabile”, la cui missione è quella di piegare tutto e tutti al suo “modello”, con sovversioni “morbide” e aggressioni armate. La “signora” ha già fornito ampie prove di cinismo e spietatezza non comuni, mentre a Trump, finora, si può fare solo un “processo alle intenzioni”;

2) In campagna elettorale – per quanto possono valere le dichiarazioni – Trump ha affermato di vedere in Putin un interlocutore rispettabile, quasi un “amico”, non il diavolo che dipinge la propaganda del “Pd mondiale” (comprese le “nostre” testate “progressiste”): mi pare una buona notizia, no?

3) Trump ha dichiarato che l’Isis è stato incoraggiato, sostenuto e coperto da una combriccola che ha usato le istituzioni americane (tra l’altro ‘bipartisan’) per scopi irriferibili: le “rivelazioni” sulle mail della Clinton e sui suoi legami con gli sponsor mediorientali dell’Isis sono diventate un macigno sulla credibilità della “prima candidata donna alla Casa Bianca”.

4) Questi del punto 2) e 3), direi, sono già dei “fatti”, non semplici sparate elettorali, quali invece considererei le sue affermazioni “razziste”: in America sono troppi i non Wasp per poter governare serenamente considerandoli tutti, senza eccezione, “gentaglia”. D’altronde Obama non era solo “il presidente dei neri”, altrimenti non ce l’avrebbe mai fatta a vincere. Pertanto vanno distinte le dichiarazioni che fanno già presagire alcuni significativi cambiamenti in politica estera da quelle buttate là giusto per acchiappar voti “facili”.

5) Trump ha dato voce al malcontento della classe media massacrata dalla globalizzazione e dall’espansione senza limiti, né regole, del “libero mercato”. Questa classe media, in tutti i paesi più industrializzati, è stato – a partire dalla fine dell’Urss – il bersaglio privilegiato di una classe politica “di sinistra” che come ha scritto Charles Robin altro non è che La sinistra del capitale e dell’alta finanza (trad. it. Controcorrente edizioni). Ed ora, anche in Europa, dove sono attese le presidenziali francesi, questa classe, esasperata, sta preparando la sua rivincita.

6) Infine – ed è questa la cosa “tanto bella”, la vittoria di Trump ha decretato la Caporetto di tutto quel ceto pseudointellettuale “semicolto”, ma con la “moralina” in canna, che da troppo tempo, foraggiato e blandito da “Paperoni” ricchi sfondati come Trump (eh già!), imperversa, detta legge e, purtroppo, ci tiranneggerà ancora per un po’, se non emergerà, prendendosi il suo spazio, una “visione del mondo” alternativa in grado di far breccia, illuminandole un po’, nelle coscienze di tante persone sviate ed ammorbate da un mondo di pensare che tanti disastri sta provocando.

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Enrico Galoppini
Enrico Galoppini scrive su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” dal 2005. È ricercatore del CeSEM – Centro Studi Eurasia-Mediterraneo. Diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato in Yemen ed ha insegnato Storia dei Paesi islamici in alcune università italiane (Torino ed Enna); attualmente insegna Lingua Araba a Torino. Ha pubblicato due libri per le Edizioni all’insegna del Veltro (Il Fascismo e l’Islam, Parma 2001 e Islamofobia, Parma 2008), nonché alcune prefazioni e centinaia di articoli su riviste e quotidiani, tra i quali “LiMes”, “Imperi”, “Levante”, “La Porta d'Oriente”, “Kervàn”, “Africana”, “Rinascita”. Si occupa prevalentemente di geopolitica e di Islam, sia dal punto di vista storico che religioso, ma anche di attualità e critica del costume. È ideatore e curatore del sito "Il Discrimine".