L’inserimento dei musulmani di Crimea nella Federazione (1) non dovrebbe portare sconvolgimenti particolari. Benché la comunità tatara storicamente si sia trovata su fronti contrapposti alla Russia fin dal XV secolo, divenendo anche un importante punto di riferimento per l’Impero Ottomano sul Mar Nero nel conflitto che lo vide opposto alla Russia, oggi a prevalere è la paura per la stessa comunità di vedersi sopraffatta dagli elementi radicali wahabiti sostenuti dalla monarchia saudita. Certo, per la popolazione tatara non è facile dimenticare le deportazioni subite all’epoca di Stalin e, in privato, molti hanno dubbi e paure su quello che potrebbe comportare per loro l’annessione alla Federazione Russa. Occorre tuttavia considerare che per Putin il pilastro islamico è molto importante, specie geopoliticamente, per mantenere solide relazioni con Siria ed Iran: ciò spiega le sue aperture verso i tatari, il riconoscimento della loro lingua come lingua ufficiale della Crimea accanto al russo, e della loro comunità come comunità indigena a tutti gli effetti.

Altro punto(2) dolente è quello rappresentato dall’efficacia delle sanzioni adottate dall’Amministrazione Obama. Si fa presente con molto orgoglio che la determinazione presidenziale lascia ampio margine di discrezionalità al Segretario di Stato, di concerto con quello del Tesoro, di eseguire tutte le misure ritorsive necessarie nel campo petrolifero, metallifero e minerario. Ma davvero è una vittoria? Gli USA ad oggi, col blocco degli oleodotti canadesi, importano 400 mila barili di petrolio al giorno senza esportarne alcuno. Nei metalli la situazione è ancora più critica: solo adesso il Pentagono si accorge che la Russia è il massimo esportatore mondiale di metalli quali zinco, antimonio, zinconio e palladio il cui blocco avrebbe serissime conseguenze per l’industria statunitense in modo particolare per le applicazioni militari. Non solo stupidamente, gli USA non hanno calcolato gli effetti del nuovo accordo fra Russia e Cina denominato in petrorubli grazie al quale la Cina acquista forniture di gas russo ottenendo appoggio per le sue questioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale, ed in cambio offrendo copertura all’annessione della Crimea e ad altri interventi che Mosca giudicasse necessari a protezione delle comunità russofone. Forse, e l’autore ha molti dubbi a proposito, gli USA potranno essere sicuramente competitivi con la Russia non prima del 2021: fino ad allora ogni sanzione sarà solo un incentivo per la Russia a proseguire la sua politica espansiva.
In attesa di vedere come si evolva di ora in ora la situazione in Ucraina, al fine di riportare le analisi del Leviatano, mi è gradita l’occasione di porgere ai lettori della rubrica i miei personali auguri di Buona Pasqua.

NOTE
(1) http://www.foreignaffairs.com/articles/141105/robert-d-crews/putins-khanate?sp_mid=45599540&sp_rid=Y29ycmFkby5mb250YW5ldG9AZ21haWwuY29tS0
(2) http://www.realclearworld.com/articles/2014/04/16/sanctioning_russian_resources_may_hurt_us_more.html

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