Jean de la Fontaine, La fontana degli amanti della Scienza, testo francese e traduzione in versi di Claudio Mutti, iconografia di Cristina Gregolin, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2018, pp. 108, € 25,00

Le iniziali ricerche sulla metallurgia e sull’alchimia in Mesopotamia, India e Cina e quelle successive sull’alchimia araba ed europea hanno portato Mircea Eliade a constatare l’unità essenziale della tradizione alchemica, al di là delle varie forme che essa ha assunte nelle diverse aree culturali dell’Eurasia. “Come il suo collega indiano o cinese – scrive Eliade in Forgerons et alchimistes – così anche l’alchimista indiano o cinese opera su se stesso, sulla propria vita psicofisiologica e sulla sua esperienza morale e spirituale”. La sostanziale identità delle dottrine e delle pratiche alchemiche attestate nel continente eurasiatico è dovuta, secondo lo storico delle religioni, ad un pensiero antico di millenni.

Tali dottrine e pratiche hanno ispirato, nell’Europa del Medio Evo, del Rinascimento e delle età successive, una rigogliosa produzione di testi redatti sia in prosa sia in versi: in francese, in tedesco, in inglese e in italiano.

Nella poesia d’argomento alchemico fiorita in Francia spiccano il Sommaire Philosophique attribuito a Nicolas Flamel e la Complainte de Nature à l’Alchimiste errant attribuita a Clopinel, ma anche il poemetto intitolato La Fontaine des Amoureux de Science, che risale al 1413. Esso fu composto in francese medio da un autore che si firma “Iehan la Fontaine”, ossia Giovanni della Fontana.

Tale nome parve allegorico al dantista Gabriele Rossetti, che al poemetto riservò una certa attenzione nel suo Mistero dell’amor platonico, sintetizzandone il contenuto nei termini seguenti: “Ivi s’impara, come nel mese di maggio il fedel d’Amore bagnasi nella Fontana degli Amanti, onde derivan sette ruscelli, e come per virtù di sue acque ei riman diviso in due, con che si fa la pietra de’ filosofi”.

Tutto quello che sappiamo del poeta, lo desumiamo dal poemetto stesso: nato nel 1381 a Valenciennes, nell’antica contea imperiale dello Hainaut, Jean de la Fontaine terminò i suoi studi in Occitania, nella rinomata Scuola di Medicina di Montpellier, dove aveva studiato e insegnato Arnaldo da Villanova, detto il Catalano e dove continuavano ad affluire astrologhi ed alchimisti.

Tradotto in tedesco e in inglese nel corso del XVII secolo, il poemetto di Jean de la Fontaine viene ora tradotto in italiano. Il traduttore ha voluto effettuare una versione poetica che riproducesse nella nostra lingua il ritmo degli ottonari e novenari francesi; la difficoltà dell’impresa non ha impedito che la traduzione risultasse fedele al testo originale, riportato a fronte.

Il libro, che l’editore ha pubblicato nell’elegante Bibliotheca aurea, è impreziosito da una serie di disegni ispirati ai temi del simbolismo alchemico, che, collocati in puntuale corrispondenza coi passi rispettivi, vengono proposti alla contemplazione del lettore.

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