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XLII – Confini e muri

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Se il senso profondo del confine territoriale rinvia ai concetti di limite e di misura, che fin dai propri esordi la civiltà europea ha riconosciuto come fondamentali enunciando il precetto delfico “Nulla di troppo”, la pretesa mondialista di abolire i confini traduce quell’impulso tracotante di empia dismisura (hybris) che, dice Eraclito, “occorre estirpare ancor più del divampare di un incendio”.

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DOSSARIO: CONFINI E MURI

Dopo Gaza, tutta la Cisgiordania rischia di diventare un’immensa prigione a cielo aperto: la politica dei muri che Israele sta perseguendo da anni trasformerà la Palestina occupata in un complesso di bantustan senza nessuna possibilità di riscatto. La comunità internazionale potrebbe cambiare le cose, se fosse libera dai condizionamenti ideologici e se sapesse leggere la Storia.

Nel cuore del Mediterraneo, fra mondo greco e mondo turco, un confine di 180 chilometri perpetua una separazione che nel suo aspetto conflittuale trova origine nel 1878: fu da allora che gli interessi coloniali britannici operarono per favorire l’instabilità di Cipro, funzionale al dominio di Londra. L’articolo rappresenta sinteticamente i passaggi storici e la realtà attuale di un Paese ancor oggi privo di un’identità unitaria e diventato simbolo della condizione di instabilità e di divisione che attraversa il Mediterraneo.

L’Iran, pur essendo uno dei pochi Stati mediorientali a vantare un’esistenza secolare come entità statuale autonoma ed unitaria, rimane pur sempre un paese composto da una moltitudine di etnie e gruppi linguistici. Questa diversificazione interna ha dato vita ad una serie di confini invisibili interni all’attuale Repubblica Islamica, segnando i punti in cui i vari ceppi etnici vengono a contatto tra loro. Tale ricchezza di culture, di lingue e di tradizioni interne all’Iran è certamente un punto di forza, ma può anche dare vita a situazioni pericolose per il potere centrale, grazie all’insistenza del particolarismo, del nazionalismo etnico e dell’irredentismo, per non parlare della possibilità che le potenze straniere nemiche dell’Iran possano approfittare delle divisioni interne per rovesciare lo Stato repubblicano-islamico.

Nel contesto della seconda guerra fredda e del dispiegamento dei vari strumenti bellici asimmetrici e non convenzionali nei diversi campi di confronto, il principio del ‘divide et impera’ ha conosciuto rinnovate forme e tentativi di applicazione geostrategica. Nell’articolo qui tradotto l’autore presenta il significato e la rilevanza della strategia di federalizzazione su base identitaria come modello e strumento di perseguimento di un’agenda geopolitica unipolare su scala globale, prendendo in esame alcuni casi empirici di Stati ‘vittimizzati’ da tale forma di guerra ibrida, nonché suoi possibili rovesciamenti in funzione antiunipolare.

I confini degli Stati arabi moderni presentano una varietà di situazioni. Se nel Maghreb essi hanno una loro plausibilità dal punto di vista geografico, storico ed etnico, nel Mashreq siamo di fronte a creazioni del colonialismo occidentale. Questi Stati hanno cercato nel tempo di darsi una legittimità, ma il processo di “costruzione della Nazione” è sovente fallito. Il Panarabismo ed il Panislamismo, nelle loro differenti declinazioni, hanno cercato di dare una risposta all’anelito alla unità di popolazioni che, in maggioranza, condividono il carattere “arabo” ed “islamico”. Il caos scaturito dalla “Primavera araba” fornirà una soluzione?

Il contributo tratta della genesi storica, geopolitica e diplomatica dei confini degli attuali Stati africani. Esso affronta lo sviluppo e la corsa dei Paesi imperialisti per dividersi l’intera torta continentale nel sec. XIX. Esamina in breve i caratteri dei diversi colonialismi; analizza la politica d’equilibro fra le potenze europee, onde dirimere attraverso trattati bilaterali eventuali contrasti venuti a galla nell’insinuarsi all’interno d’Africa col partire dalle coste. L’articolo prende in esame la creazione di associazioni pseudofilantropiche e l’indizione di tavole al vertice per stabilire giuridicamente le proprie zone da governare. Caso emblematico: la Conferenza del Congo svolta a Berlino fra il 1884 e l’85 e i disaccordi lusitani nell’Africa centro-meridionale. Il saggio termina con alcune riflessioni sulla mancanza del concetto di confine – come noi lo intendiamo – nell’antica tradizione statuale africana.

Da anni si parla del conflitto congelato della Transnistria, una sottile striscia di terra che divide la Repubblica di Moldavia dall’Ucraina. Il conflitto tra Kiev e i secessionisti filorussi del Donbass ha fatto temere a più riprese un allargamento della guerra fino a Tiraspol. Le ultime mosse diplomatiche di Mosca e Bruxelles, tuttavia, sembrano propendere per il mantenimento dello status quo, che sancisce un inedito confine all’interno dell’Europa.

L’Europa orientale è da sempre una terra di confine. Per molti secoli, infatti, la Russia e le potenze occidentali si sono contese il controllo di questa regione, tanto vasta quanto strategica, e la recente crisi ucraina non è che l’ultimo capitolo di questa contesa. Ciò che rende in qualche modo unica l’Europa orientale, però, è la sostanziale omogeneità di molte delle sue popolazioni, divise in termini di civiltà ma simili in quanto ad etnia e cultura; e questo, a sua volta, ha determinato dei confini particolarmente fluidi, non determinati solo dalla politica ma anche dai sentimenti identitari dei suoi abitanti.

Rispetto al Muro di Berlino (1961-1989), quello di Gorizia sorse ben prima (1947) e crollò ufficialmente parecchio dopo (2007): per sessant’anni la città di Gorizia fu attraversata da un confine che separava il centro storico dalla periferia orientale, attorno alla quale la Jugoslavia costruì Nova Gorica. L’ambiguo atteggiamento di Tito nel corso della Guerra Fredda fece sì che tale confine risultasse alquanto poroso e l’ingresso della Slovenia nell’Area Schengen nel 2007 consentì definitivamente la libera circolazione fra le due parti del capoluogo isontino. La vicenda del Muro di Gorizia rappresenta altresì la drammatica conclusione del travagliato percorso dell’italianità autoctona e della problematica politica di Roma al confine orientale italiano, di cui non sempre venivano comprese sensibilità e peculiarità.

Più che ricordarci l’invito evangelico ad accogliere il forestiero bisognoso, l’assedio al quale è attualmente sottoposta la “fortezza Europa” richiama alla nostra immaginazione il dilagare delle genti di Gog e Magog menzionate da Ezechiele, dall’Apocalisse di Giovanni e dalla coranica Sura della Caverna, nonché, si parva licet…, gli scenari apocalittici evocati da poeti e visionari.

Nel museo archeologico di Aquincum, presso Budapest, è custodita la stele funeraria del legionario parmense Lucio Vario Pudente, veterano della Legio X Gemina. La località di Aquincum, dove il veterano Lucio Vario Pudente morì sessantenne, era diventata sede di una postazione militare nel 49-50, quando l’imperatore Claudio volle rafforzare il limes danubiano al fine di prevenire un’eventuale invasione della Pannonia da parte di Quadi e Marcomanni.

Hegel non ha nulla a che fare con il Romanticismo, che, nelle sue tarde espressioni postjenensi, teorizza un Volk che s’immedesima con un ben preciso territorio – ad esempio, la mistica del fiume Reno – e con legami di consanguineità. L’esteriorità e la dinamicità conflittuale dei confini fra gli Stati trovano naturalmente la loro fondazione ontologica nella Logica, specificamente nelle prime categorie della Logica dell’essere: il “Sein”, il “Nichts”, il “Werden” e il “Dasein”.

CONTINENTI

Il XXI° secolo è caratterizzato da un crescente numero di attori che non ricoprono né il ruolo di grande potenza né quello di potenza minore: è questo il caso delle medie potenze. Questo saggio ha come obiettivo quello di offrire un’analisi comparativa di Italia ed Australia in qualità di medie potenze di respiro globale, secondo un’ottica strettamente realista. Le due nazioni mostrano due tendenze opposte nello scacchiere internazionale, la prima in quanto ex grande potenza stabilizzatasi come media potenza, la seconda in quanto potenza regionale che assurge ad un ruolo più ampio. I punti di forza e di debolezza dei due paesi, secondo i parametri del Realismo, sono utili per ampliare il dibattito ed includere anche le dottrine del Liberalismo e del Costruttivismo.

DOCUMENTI

Ovidio, Fasti, II, 639-684. Trad. di C. M. – La festa dei Terminalia, introdotta da Numa in onore di Juppiter Terminus, Interessava in particolar modo i proprietari dei campi ed era destinata a tener viva nella coscienza di tutti l’idea della santità dei confini. Non è escluso che i Terminalia, celebrati il 23 febbraio, avessero rapporto anche col termine dell’anno.

Vasile Gherasim, Eurasia spirituală. Studiu de filosofie comparată, Institutul de Arte Grafice şi Editură “Glasul Bucovinei”, Cernăuţi 1931; trad. it. di C. Mutti. La prima parte di questo saggio è stata pubblicata nel n. 1/2016 di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”.

Karl Haushofer, Grenzen in ihrer geographischen und politischen Bedeutung, mit 89 Skizzen. II., neuarbeitete Auflage, Kurt Vowinckel Verlag, Heidelberg-Berlin-Magdeburg 1939, cap. 1 Die Grenze in der geographischen Anschauung, pp. 20-25. Traduzione di Lorenzo Salimbeni.

 

Jordis von Lohausen, Les Empires et la Puissance. La géopolitique aujourd’hui, Le Labyrinthe, Arpajon 1996, pp. 115-116.

 

Da: Jean Thiriart, L’Europe jusqu’à l’Oural: un suicide!, “La Nation Européenne”, n. 14, 15 février – 15 mars 1967.

 

INTERVISTE

Il 21 gennaio 1987 un gruppo di giornalisti americani della rivista “The Plain Truth” (California), guidato da Gene H. Hogberg di Pasadena, si recò a Bruxelles per intervistare Jean Thiriart. L’intervista televisiva, della durata di 35 minuti, venne trasmessa da una rete televisiva americana il 7 e l’8 marzo 1987, nel quadro della serie The World Tomorrow. La rivista “The Plain Truth”, pubblicata in 7.000.000 di copie e tradotta in sette lingue, apparteneva ad un gruppo religioso che disponeva di notevoli mezzi finanziari e possedeva una sua università privata, l’Ambassador College, a Pasadena. Due settimane dopo l’intervista televisiva, Gene H. Hogberg, specializzato in politica internazionale, inviò a Jean Thiriart un questionario in quattordici punti, per consentirgli di scrivere un articolo che precisasse i temi toccati nell’intervista di gennaio. Viene qui tradotta la risposta data da Thiriart alla prima domanda di Hogberg.

Daniele Butturini ha conseguito il dottorato di ricerca in Diritto costituzionale italiano ed europeo presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Verona. Attualmente è ricercatore di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Verona nella quale tiene gli insegnamenti di Diritto pubblico dell’economia, Diritto costituzionale dell’informazione giornalistica e Diritto costituzionale delle emergenze e libertà fondamentali.

Tony Iwobi, responsabile federale del Dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega Nord, arrivò in Italia dalla Nigeria nel 1976. È consigliere comunale a Spirano, in provincia di Bergamo. Nella vita privata dirige un’azienda informatica.

RECENSIONI

Karl Haushofer, Grenzen in ihrer geographischen und politischen Bedeutung (A. Filipuzzi)

Questa recensione di Grenzen apparve nell’Osservatorio bibliografico del periodico “Geopolitica” (a. II, n. 1, 31 gennaio 1940, pp. 35-36).

Paolo Borgognone, L’immagine sinistra della globalizzazione. Critica del radicalismo liberale, Zambon editore, 2016 (Aldo Braccio)

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