Fonte: “Dedefensa.org

 

La recente (15 giugno) riunione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) ad Astana (Kazakistan), è stata percepita come estremamente importante. Le principali caratteristiche di questa organizzazione, che sembra raggiungere la soglia della maturità (10° anniversario della SCO) possono essere evidenziate per aiutarci a capirne l’importanza.

Un interessante resoconto di questa Dichiarazione, con un suo apprezzamento a lungo termine, e le speranze che vengono poste su questa organizzazione, si possono trovare nell’articolo di Eric Walberg su al-Ahram Weekly, riprodotto su The Intrepid Report del 27 Giugno 2011:

Con la fiorita retorica cinese, la Dichiarazione di Astana ha sottolineato l’obiettivo di combattere le “tre forze” del “terrorismo, estremismo e separatismo.” Il vertice ha chiesto un Afghanistan “neutrale” (leggasi: niente basi permanenti degli USA) sostenuto dallo stesso presidente afghano Hamid Karzai, proprio mentre gli Stati Uniti stanno attivamente discutendo con lui un accordo di partnership strategica post-2014. La prospettiva di basi militari USA permanenti in Afghanistan si trova al centro delle attuali tensioni USA-Pakistan. L’India ha manifestato la sua avversione alle tensioni da “nuova guerra fredda” che compaiono nella zona.

Russia e Cina temono che il piano USA sia stabilire basi permanenti in Afghanistan e di schierare i componenti del suo sistema di difesa missilistica. Il vertice della SCO ha sostenuto le critiche russe al programmato scudo di difesa missilistica della NATO in Europa. I piani di “un paese o di un piccolo gruppo di paesi che unilateralmente e senza restrizioni dispiega un sistema antimissile, potrebbero minare la stabilità strategica e la sicurezza internazionale”.

Il vertice ha anche chiesto ai vicini dell’Afghanistan di giocare un ruolo di primo piano nel miglioramento della sicurezza e di aiutare a ricostruire l’Afghanistan, rifiutando una soluzione puramente militare. “E’ possibile che la SCO si assumerà la responsabilità di molte questioni in Afghanistan, dopo il ritiro delle forze della coalizione nel 2014”, ha dichiarato il presidente kazako Nurusultan Nazarbayev, facendo eco all’appello del presidente russo Dmitrij Medvedev “a una cooperazione più intensa e più profonda tra la SCO e l’Afghanistan.

Sia Pechino che Mosca vi stanno già ricostruendo la loro influenza, la Cina nel settore minerario, ed entrambi i paesi nei progetti delle infrastrutture e nella cooperazione con le forze occidentali per combattere il traffico di droga. “L’Afghanistan è stato il motivo principale per cui è stata creata la SCO, 10 anni fa, anche prima che l’11/9 costringesse gli statunitensi a riconoscere la minaccia”, dice il deputato della Duma Sergej Markov. “La minaccia dell’islamismo radicale esportato nella nostra regione è qualcosa che ci è molto familiare. E una rinascita di questa minaccia è stata una delle principali preoccupazioni.”

Walberg, che è un collaboratore regolare del giornale egiziano al-Ahram e che ha interessanti connessioni con la leadership politica di paesi “emergenti”, offre una visione estremamente aggressiva del futuro ruolo della SCO. La sua idea, di posizionare la SCO in concorrenza con il “gruppo Bilberberg” come gruppo d’influenza nella determinazione della politica mondiale, misura l’importanza che egli dà all’organizzazione.

Il vertice della SCO è avvenuto alcuni giorni dopo la chiusura del vertice del Gruppo Bilderberg a St. Moritz in Svizzera, in cui ha partecipato il viceministro cinese degli affari esteri, Fu Ying; un riconoscimento che senza l’approvazione della Cina, non è più possibile nulla nel mondo della finanza. Come nella SCO, l’ordine del giorno riferito includeva il che fare con la primavera araba, ma anche, con una vena più sinistra, i piani per la censura di Internet, la scelta del prossimo capo del FMI, altri euro-salvataggi e il prezzo del petrolio.

Cina, Russia, Pakistan, India, per non parlare di Iran – riuniti dalla SCO, sono la minaccia più seria nei confronti dei piani dell’impero. Con la possibile eccezione della Cina, Bush non ha preso sul serio nessuno di essi. Obama l’ha fatto. Ma finora, la SCO è stata un osso duro da mordere. Se per l’anno prossimo, India e Pakistan saranno ammessi, e se gli “swap” non denominati in dollari raggiungeranno una massa critica, il Bilderberg potrebbe mettere il confronto con la SCO, e il che fare al riguardo, in cima alla sua prossima agenda.

Inoltre, ci concentriamo sull’analisi molto interessante del vertice e sulla posizione e il ruolo della SCO che fornisce l’esperto politico russo Aleksandr Sharavin a RIA Novosti. L’intervista appare in video, con una eccellente traduzione in francese, il 1° luglio 2011. Diamo qui di seguito una sintesi di ciò che crediamo essere la sostanza di alcune dichiarazioni di Sharavin, che hanno soprattutto come obiettivo, secondo noi, di avere un maggiore apprezzamento di ciò che è la SCO.

– Sharavin è stato, all’inizio, nel 2001, molto scettico sul futuro della SCO, cui aveva dato poche possibilità di sopravvivenza, né una grande efficacia. D’altra parte, non vedeva l’interesse per la Russia di fare parte di questa organizzazione. Oggi riconosce il suo errore e trova, invece, che la SCO abbia compiuto progressi molto significativi e sia diventata una organizzazione reale, con una propria esistenza. Notevoli problemi esistono ancora, ma l’esistenza della SCO sembra assicurata.

– Uno dei motivi principali di questo successo è che la Cina, senza dubbio la potenza più importante della SCO, non ha cercato di imporre la sua egemonia sull’Organizzazione, per ridurla a una cinghia di trasmissione tra gli altri mercati e la sua economia. Come russo, Sharavin era contro la SCO a causa della minaccia che rischiava di minare il potere russo, e il suo ingresso nel campo dei sostenitori della SCO può essere effettivamente spiegato dal comportamento cinese.

– Sharavin ha confermato l’importanza essenziale dell’Afghanistan per la SCO, come l’ha espresso Walberg. Ha anche evidenziato i progressi sostanziali realizzati nella cooperazione operativa tra le forze dell’anti-terrorismo russe e cinesi durante le manovre congiunte di aprile, nel quadro della SCO. Questi progressi riguardano in sostanza la cooperazione: queste forze non erano precedentemente in grado di cooperare nel settore, oggi lo sono. Sembra che il progresso della cooperazione tra Cina e Russia sia essenzialmente dovuto all’egida della SCO, mentre le collaborazioni precedenti (esercitazioni congiunte) non hanno dato questi risultati.

– Il problema dell’adesione è complesso, e ci sembra che ci siano più domande di adesione che sollecitazioni da parte dei membri della SCO. L’adesione del Pakistan e dell’India è altamente possibile in un periodo di tempo relativamente breve. L’adesione dell’Iran resta problematica, per ora, nonostante la sollecitazione dello stesso Iran, soprattutto perché la Russia non vuole compromettere le sue relazioni con gli Stati Uniti, ma ciò è un fattore congiunturale che può mutare. D’altra parte, Sharavin ha detto che la domanda di adesione della Bielorussia, sostenuta dalla Russia pochi anni fa, non ha avuto seguito per ora, perché gli altri membri della SCO hanno obiettato che la Bielorussia non è un paese asiatico. Questi casi hanno evidenziato la necessità di attuare un quadro giuridico rigoroso per definire le condizioni di adesione alla SCO, cosa che è in fase di studio e attuazione.

– Alla domanda se la SCO può diventare una NATO asiatica, Sharavin ha detto di no per un motivo, che non ha nulla a che fare con la potenza o con la coesione dell’organizzazione. La Cina è estremamente attenta a non cedere nulla della propria sovranità, ha detto, e una organizzazione tipo NATO implica, secondo la sua visione, una perdita di sovranità. I cinesi sono molto sensibili su questo punto. Al contrario, Sharavin non dice nulla di negativo contro l’interpretazione politica che la SCO formi, de facto, un blocco politico-militare che sarebbe l’equivalente per l’Asia della NATO.

Da questo insieme di osservazioni, si possono sviluppare alcune osservazioni in merito a punti specifici della SCO, ma anche sui paesi che la costituiscono, come sulla politica generale con cui questa organizzazione potrebbe svolgere un ruolo.

Il primo punto riguarda l’organizzazione stessa. La SCO matura perché le sue necessità politiche e di sicurezza s’impongono da sole. Questa non è una organizzazione geopolitica, nella misura in cui la geopolitica comporta una “volontà di potenza“, un ampliamento dinamico, ma un’organizzazione che dal carattere economico iniziale è diventata in gran parte politica, e che s’iscrive, in modo sempre più evidente, come organizzazione politica di sicurezza e di stabilizzazione. Questo sviluppo è stato reso possibile dall’intelligenza cinese, che contrasta coll’aspetto principale dell’affermazione di potenza del comportamento degli Stati Uniti nella NATO, in particolare dal 1989-1991. La Cina non impone la propria egemonia, al contrario impone la sua concezione strutturale affermando come fondamentale il rispetto della sovranità nazionale. Ne scaturisce una organizzazione molto più aperta, più flessibile e più stabile; al contrario della NATO, dove la potenza dominante impone tutte le sue decisioni all’unanimità, anche se molti membri sono in disaccordo; la SCO, posta davanti a problemi verso cui i suoi membri non sono d’accordo, lascia in sospeso tali problemi per non imporre a nessuno delle costrizioni o uno sganciamento. (Perciò l’adesione di Bielorussia e Iran resta in sospeso.)

Il secondo punto è che la SCO, ben più che un antagonista più o meno diretto della NATO, si definisce innanzitutto in base alle leggi oggettive, politiche e geografiche. Si percepisce in particolare (nel caso della Bielorussia) l’affermazione che si tratta di una organizzazione asiatica, e che intenda restarlo. In questo caso, e dato che la SCO sta lavorando bene, dobbiamo osservare che la Russia, ben consolidata all’interno dell’Organizzazione, dovrebbe tendere a muoversi sempre più verso il suo status di potenza asiatica e di rimanervici, a spese del suo status di potenza europea, poiché continua ad incontrare delle battute d’arresto a causa dell’inconsistenza europea, dell’allineamento europeo agli Stati Uniti, dell’irresponsabilità delle azioni degli Stati Uniti in Europa, dell’instabilità dei rapporti della NATO con essa, ecc. Se la SCO continua a crescere, la Russia lascerà da parte ogni idea di appartenenza alla NATO e andrà sempre più verso l’adesione alla SCO e oltre, all’appartenenza ai gruppi che contrastano l’ordine americanista-occidentalista. Un cambiamento di atteggiamento della Russia nei confronti dell’adesione dell’Iran alla SCO (da un atteggiamento riluttante a uno positivo), potrebbe essere un forte segnale in questo senso, sia per la posizione di una Russia più asiatica e più contraria all’ordine costituito, sia per la posizione della SCO sempre più contraria all’ordine americanista-occidentalista.

Il terzo punto, che sembrerebbe negare il secondo, ne è piuttosto il complemento cronologico. Considerando la maturità della SCO, insieme con il perseguimento e, forse, l’accentuazione della politica disordinata della NATO, è molto probabile che la SCO diventi un’ancora di stabilità in una assai ampia regione, e con dei membri di una assai potente, e di conseguenza, senza volerlo direttamente, forza antagonista alla NATO. Più che un conflitto antagonista di tipo geopolitico tra due egemonie concorrenti, sarà un conflitto del tutto naturale, in questi tempi di crisi generale, tra una forza strutturante (SCO) e una forza destrutturante (NATO).

 

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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