Fonte: fondsk.ru

Noi non incoraggeremo il terrorismo contro alcun stato, in qualsiasi parte del mondo esso avvenga e non resteremo a guardare senza dare una risposta a questa serie di azioni. Israele deve riconoscere i suoi errori, introdurre dei cambiamenti e prevedere delle forme di risarcimento economico. Fino a che Israele non farà ciò, essa continuerà ad essere un ostacolo al raggiungimento della pace.” Queste parole del Primo Ministro della Turchia, oggi, hanno alzato la “temperatura” in tutto il Vicino Oriente.

Lo scandalo della flotta umanitaria diretta a Gaza, in cui una nave è stata presa d’assalto e per poco non è stata abbattuta a bruciapelo dai soldati israeliani, è divenuto fonte di tensioni senza precedenti tra Turchia ed Israele. Eppure per circa dieci anni sotto la bandiera della Nato nel Vicino Oriente, la Turchia intensamente ha collaborato con Tel Aviv, in particolare nell’ambito tecnico-militare. Israele, infatti, grazie a queste relazioni, in passato, è riuscita a muoversi liberamente sul territorio turco e nello spazio aereo, conducendo diverse operazioni militari nel Medio e Vicino Oriente. Senza dimenticare la pianificazione israeliana di attacchi aerei contro gli obiettivi nucleari iraniani, cosa più facile da realizzare proprio passando attraverso lo spazio aereo turco.

La morte di nove cittadini turchi nella “Flotta della Libertà” ha rovesciato, decisamente, le relazioni tra i due paesi nel corso di questa estate. La Turchia ha preteso da Israele le scuse, e non solo. Il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutogla ha dichiarato la chiusura dello spazio aereo turco per gli aerei militari israeliani, avvertendo che queste misure potrebbero estendersi anche ai voli civili ed ha minacciato di rompere le relazioni con Israele nel caso in cui non ricevesse alcuna scusa per la cattura della propria flotta.

La posizione ufficiale di Ankara è comprensibile: un attacco del reparto speciale israeliano contro una nave pacifica, nella violazione delle norme di diritto del mare stabilite sul territorio turco, è considerata alla pari di una dichiarazione di guerra, o per lo meno una provocazione militare, dal momento che il fuoco è stato gettato verso passeggeri, cittadini di un paese, con cui Israele nel 1996 aveva sottoscritto un accordo di cooperazione militare.

Tuttavia è necessario osservare con attenzione come questa situazione è stata trattata in Israele. La voce più risonante è quella secondo cui gli Israeliani siano stati offesi dai Turchi. Il ministro degli Esteri israeliano Avidgor Lieberman ha esortato i turisti israeliani a boicottare la Turchia. In questa scelta è stato sostenuto dal Ministro degli Affari interni Eli Isciaj, che ha espresso rammarico per le modalità in cui il governo turco ha gestito la politica ed ha confermato che, “Israele fino ad un determinato momento ha avuto ottime relazioni con l’Iran”.

Ed allora quali scuse? Quali forme di risarcimento?

In risposta a questo il 30 ottobre il Consiglio Turco di Sicurezza Nazionale ha approvato una strategia di sicurezza nazionale, in base a cui sono stati stabiliti i paesi che costituiscono una minaccia per la Turchia, compresa Israele. Mentre sono esclusi da questo elenco la Russia, Armenia, Georgia, Siria e Bulgaria.

Ed Israele? Il vice redattore del portale israeliano IzRus Alexander Goldenshteyn ha sollevato in risposta la seguente invettiva: “La Turchia ha incluso Israele entro una lista degli stati pericolosi, ma chi può immaginare che Israele con 7 milioni di abitanti, la quale è già continuamente minacciata dai terroristi di Hamas, della Jihad islamica e di Hezbollah, dal folle presidente iraniano e da Al-Qaeda, avrebbe intenzione di attaccare la Turchia con 72 milioni di abitanti? Forse la Turchia pensa che Israele diriga i suoi missili verso Ankara ed Istanbul, mentre pone i sottomarini a sorvegliare lo stretto dei Dardanelli e ad affondare le navi turche per il trasporto del carico secco? Se la schizzofrenia non si è intrufolata nel cervello di Erdogan, cosa alla quale lui stesso non ci crede, visto che le sue dichiarazioni sempre di più iniziano a ricordare le minacce iraniane”.

Come vedete, senza tanti giri di parole. Anche se si definisce il pensiero di Goldstein “schizzofrenia della grande Israele”, la situazione non cambia. Inoltre, Goldstein mette in guardia: “In fin dei conti, Israele non ha propri mezzi per influenzare la Turchia ed ha pochissima capacità di infastidirla, giacchè le stesse frontiere stabilite da questo mini-conflitto non sono destinate ad essere superate.”

Riguardo ai mezzi per influenzare- la situazione è davvero grave.

Israele, durante i dieci anni di cooperazione con la Turchia in merito ad operazioni militari e di servizi speciali, è riuscita ad acquisire la conoscenza del territorio turco dal punto di vista operativo. I Mass Media di entrambi i paesi raccontano che Israele dispone di una rete spionistica tra i separatisti curdi, tanto da avere la possibilità, nel caso cui volesse, di destabilizzare la situazione in Turchia. Ed in linea a questo obiettivo si posiziona lo scorso scoppio di un’automobile della polizia nel cuore di Istanbul.

In Turchia, sono in attesa di verificarsi complessi processi politici interni. Nel giugno 2011 sono previste le prossime elezioni parlamentari. Tra i militari turchi non c’è nessuna unità. Parte della leadership militare sostiene la linea Gul – Erdogan, ed ha appoggiato un referendum sulle modifiche alla Costituzione, aprendo la strada per il potere civile. Un’altra parte dei militari, invece, non vuole essere sotto il controllo civile.

Le autorità turche sospettano che il Partito dei lavoratori Curdi stia organizzando un attentato terroristico. E così non potrebbe accadere che, dato il rapido deterioramento delle relazioni turco-israeliane qualcuno possa stimolare un attacco terroristico ed altre operazioni militari in Anatolia orientale?

Nel Consiglio di Sicurezza Nazionale Turco ritengono che le azioni israeliane potrebbero provocare in regione una corsa agli armamenti- tralasciando la tesi sostentua ad Ankara secondo cui il Medio Oriente non avrebbe alcuna arma nucleare. Il giornale turco Zaman Today crede che Ankara con sforzi costanti sia passata sotto la garanzia dagli Stati Uniti, dove in base ad una serie di informazioni segrete, il sistema di di difesa missilistico americano ha acquisito missili in Turchia, destinati a non essere trasferiti in Israele. “Considerata la situazione imprevedibile dal momento che manca la sicurezza nel mondo, il sistema di difesa antimissile americano un giorno potrebbe essere usato contro Israele” – scrive il giornale. Gli Stati Uniti hanno promesso che le informazioni ottenute dal nuovo sistema saranno trasferite in Turchia non appena saranno disponibili e che non saranno trasferite ai membri non appartenenti alla NATO, come ad esempio Israele.

Oggi Ankara sta rischiando molto. Le sue relazioni con gli Stati Uniti stanno incredibilmente peggiorando, anche se entrambe le parti negano categoricamente che sia vero. Washington non ha posto ad Ankara alcun ultimatum, nonostante minacci di sospendere la fornitura di armi a seguito del rifiuto della Turchia di sostenere l’ONU nell’invio di sanzioni contro l’Iran ed in relazione con i suoi attacchi verbali contro Israele. . Secondo le parole del presidente turco Abdullah Gul, nelle relazioni bilaterali tra i due paesi non esistono problemi. Tuttavia sottolinea Sueddeutsche Zeitung dice «la Turchia non può non riconoscere una crescita della diffidenza dei paesi occidentali verso la Turchia. Non è un segreto per gli Stati Uniti, come sostiene la stessa Washington, che già da lungo tempo disdegna la politica “testarda” di Ankara.”

Finora negli Stati Uniti non si crede ad una frattura con la Turchia, dal momento che entrambi i paesi hanno troppo bisogno l’uno dell’altro. I Turchi hanno bisogno di armi americane per combattere i ribelli curdi, mentre gli Stati Uniti fanno base in Turchia nella missione afgana e continueranno a farla nel prossimo ritiro programmato delle truppe dall’Iraq.

Inoltre non possiamo dimenticare che per la Turchia la domanda di adesione all’UE appare come un “callo infiammato”, l’Europa effettivamente tiene la Turchia per il naso. Cosa che aggiungendosi al deteriorarsi della situazione in Medio Oriente può essere sufficiente a dimostrare che la direzione della politica estera turca sia cambiata. La Turchia, conseguentemente, cercherà di ottenere vendetta.

(Traduzione di Luciana Marielle Ranieri)

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