Recensione a Libia 2011 di Paolo Sensini
Il saggio di Paolo Sensini Libia 2011 (Milano 2011) rappresenta un’opera fondamentale per chi volesse ripercorrere le vicende belliche che hanno insanguinato l’altra sponda del Mediterraneo nell’anno in corso. L’opera è divisa in due parti: la prima è dedicata ad un secolo di storia libica, chiuso fra i due tragici eventi bellici della guerra coloniale del 1911 e dell’intervento ‘umanitario’ del 2011. La seconda, invece, affronta con rigore i fatti bellici dell’anno in corso su più piani
Preparare la Scacchiera allo "scontro di civiltà": dividere, conquistare e dominare il "Nuovo Medio...
Israele sta cercando di manipolare le rivolte arabe per conseguire i propri obiettivi strategici, delineati prima nel Piano Yinon (balcanizzazione del mondo arabo-musulmano) e poi nel documento "Clean Break" (destabilizzare la Siria con l'aiuto di Turchia, Giordania e sunniti iracheni e libanesi). Corollario di questo progetto è fomentare l'odio etnico e settario nella regione. Anche perché lo "scontro di civiltà" deve fungere da giustificazione ideologica di strategie imperialiste.
L'Autunno egiziano
Esiste la Primavera egiziana? Forse ciò che è accaduto in Egitto è stata, piuttosto, la solita rivolta che porterà a un nuovo regime assolutistico. Il concetto di rivolta è associato nel mondo vicino-orientale all’idea di cambiamento, perché non sembra esisterebbe altra forma per sostituire i vertici del potere. Democrazia e forme democratiche di elezione appaiono ancora lontane. Il massacro dei copti è un segnale di questo fenomeno consuetudinario che si manifesta da molti decenni: maliziosamente, però, esso viene ignorato dalla comunità politica internazionale, la quale preferisce curare in Egitto i propri interessi economici e geopolitici. Una visione ottimista nei confronti degli avvenimenti egiziani, quindi, sembra impossibile: ecco perché sembra poco adeguato parlare di Primavera egiziana.
Eurasia intervista Paolo Sensini sulla Libia
Abbiamo intervistato Paolo Sensini, autore dell’opera “Libia 2011” . Un saggio molto interessante che offre nella prima parte un’agile narrazione di cento anni di storia libica incastonati fra due eventi luttuosi per il paese: la guerra coloniale italiana del 1911 e l’intervento umanitario (rectius neocoloniale) del 2011. La seconda parte è invece una disamina ben documentata degli eventi legati proprio all’intervento militare scaturito dalla Risoluzione ONU 1973, corredata anche dalla testimonianza diretta dell’autore, giunto in Aprile nei luoghi del conflitto e partecipe dei lavori della commissione d’inchiesta sui fatti di Libia (Fact Finding Commission on the Current Events in Lybia).
“Rovescia il regime, ripudia il debito!”
All’insegna di questo slogan si è svolta la Conferenza promossa dai membri della Campagna popolare per l’estinzione del debito egiziano lo scorso 31 ottobre. Obiettivo della stessa quello di rinegoziare e ripudiare i debiti della nazione, quando provati ingiusti e illegittimi, in base alla dottrina del “debito odioso”. S’intuisce facilmente l’enorme potenziale di tale principio, una volta applicato a istituzioni internazionali quali Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.
Il Fronte di Liberazione della Libia si organizza nel Sahel
“Sahel” in arabo significa “costa” o “litorale“. Sebbene fosse presente 5000 anni fa quando, secondo gli antropologi, le prime colture del nostro pianeta iniziarono allora a lussureggiare in questa regione, oggi semi-arida, dove le temperature raggiungono i 50 gradi, e solo i cammelli e un assortimento di creature possono fiutare sorgenti d’acqua; sembra uno strano nome, per questo luogo geografico largo 450 miglia di sabbia cotta, che si distende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso.
Rivolte arabe: la primavera non arriva
Rivolte arabe: la primavera non arriva. I popoli di Nord Africa e Vicino Oriente tra “lotta per la democrazia” e “interventi umanitari” della NATO. Questo il tema al centro della serata in calendario il prossimo 9 novembre a Bologna presso il Centro Sociale “Giorgio Costa” di via Azzo Gardino 48. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Eur-Eka, vedrà la partecipazione di Daniele Scalea, co-autore di “Capire le rivolte arabe”, segretario scientifico dell’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) nonché redattore di “Eurasia”, e di Joe Fallisi.
Abbonati a "Eurasia": in regalo il libro che ha previsto la rivolta libica 10...
"[...] in Libia, in Cirenaica, dove, sul tracciato delle vecchie reti senussite, l'agitazione islamista potrebbe provocare l'esplosione di questo paese artificiale e recente. Nella Cirenaica si concentrano le ricchezze petrolifere; e il regime di Gheddafi irrita certe capitali occidentali che non vedrebbero male una divisione della Libia". Così scriveva, nel 2002, François Thual, uno dei guru della geopolitica francese odierna. "Eurasia" e le Edizioni all'Insegna del Veltro hanno deciso di mettere gratuitamente a disposizione dei suoi lettori quest'opera.
L’assassinio di Muammar Gheddafi: un’operazione della NATO dalla A alla Z
Muammar Gheddafi – leader rivoluzionario della Jamahiriya araba libica – è stato assassinato il 20 ottobre 2011, nella città libica di Sirte. Le circostanze precise della sua morte sono offuscate dal mistero e da contraddizioni, ma i media sostengono è che i tirapiedi della NATO, i ‘ribelli’, l’abbiano catturato e ucciso. Questo ha dato al governo d’occupazione del CNT, non eletto e universalmente disprezzato, una vittoria decisiva nella guerra di propaganda sulla Libia
Tawergha, genocidio nella "nuova" Libia
Insieme a Sirte assediata e distrutta, Tawergha, la città dei neri libici, diventa il simbolo della Libia “liberata” grazie alla Nato. Situata a qualche decina di chilometri da Misurata, Tawergha contava circa 30mila abitanti, in gran parte libici di pelle nera: nacque nel XIX secolo come città di transito nel traffico degli schiavi. E “schiavi” (abeed) è l’insulto che più ricorre sui muri della città dopo la conquista in agosto da parte delle truppe dei “ribelli della Nato” provenienti da Misurata. Il suo nome è stato cancellato sul cartello stradale e sostituito da “Nuova Misurata”.

















