L’instabilità politica del Pakistan e il possibile modello turco

Nawaz Sharif, capo del partito d’opposizione pakistano, il Pakistan Muslim League (Nawaz), ha recentemente fatto visita al presidente turco Gül. Sembra che Sharif sia interessato ad emulare il primo ministro Erdogan per riconquistare il potere e tenere a freno l’apparato militare. Tenendo conto anche dell’emergere del partito di Imran Khan, così come dell’elevata frammentazione politica, è possibile un cambiamento governativo in Pakistan collegato alle rivolte arabe? Il ruolo degli Stati Uniti e degli attori regionali è fondamentale per comprendere i cambiamenti in corso in Asia Meridionale e Vicino Oriente.

L’Afpak tra dilemmi e incertezze

A dieci anni dall’intervento statunitense e della NATO, l’Afghanistan si trova in una condizione sempre più difficile. Unitamente all’incertezza del futuro politico afghano si registra negli ultimi mesi l’incapacità degli Stati Uniti di gestire l’intricata situazione interna; questa è legata a una sorta di “dilemma” nel considerare il proprio approccio nei confronti del Pakistan, paese indispensabile per la sua posizione geopolitica. Islamabad non intende abbandonare l’influenza sull’Afghanistan poichè percepisce la propria sicurezza legata a doppio filo con Kabul. Il recente avvicinamento tra Karzai e l’India può complicare la situazione.

Bahrayn: false prove contro gli attivisti condannati a morte?

Sono emerse nuove prove a sostegno del fatto che il caso del regime del Bahrein contro due attivisti democratici condannati a morte per aver ucciso due poliziotti contenga evidenti falle. Nell’ultimo colpo di scena del controverso processo per omicidio, un impiegato del Ministero dell’Interno ha confessato la non colpevolezza degli uomini in attesa di esecuzione. Il presunto omicidio dei due ufficiali di polizia sarebbe avvenuto nel corso della repressione delle manifestazioni pro-democratiche di inizio anno nel regno del Golfo Persico, alleato degli Stati Uniti.

"Il Democratico" intervista Daniele Scalea e Pietro Longo

Due giovani studiosi hanno provato a fare il punto della situazione con un saggio eloquentemente intitolato “Capire le rivolte arabe” (Avatar Editions). Daniele Scalea e Pietro Longo, questi i nomi degli autori, hanno una formazione accademica rispettivamente nel campo della storia e dell’arabistica; inoltre si occupano entrambi di geopolitica, in particolare per la rivista Eurasia, di cui sono redattori. Il saggio in questione si presenta di grande utilità per chiunque voglia orientarsi nella complessità dei rivolgimenti in corso nel mondo arabo, dal momento che analizza in maniera sintetica ma rigorosa le dinamiche di breve e lungo periodo sottese ai fenomeni rivoluzionari, tratteggiandone inoltre in maniera convincente diversi possibili sviluppi futuri.

Il significato geopolitico di Bushehr: D. Scalea al "Secolo d'Italia"

Dopo 36 anni di tentativi falliti, allarmi e minacce, ieri, a Bushehr, l’Iran ha inaugurato la sua prima centrale nucleare. La reazione nella comunità internazionale è stata minima. Vi sarebbero precise ragioni geopolitiche, che si riassumono nel tentativo di allentare le tensioni con Teheran. Si tratterebbe di un’azione combinata e sottotraccia che coinvolge principalmente Usa e Russia. A spiegarlo è il segretario scientifico dell’Isag, l’Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie, Daniele Scalea.

I risvolti geopolitici delle violenze etniche a Karachi

Il Pakistan è scosso da una considerevole spirale di violenza. Ai bombardamenti statunitensi lungo il confine con l’Afghanistan si sono aggiunti gli scontri etnici nelle province del Belucistan e del Sindh. Per quanto riguarda quest’ultima regione, il carattere d’indiscriminata conflittualità contraddistingue soprattutto la sua capitale, Karachi. L’estrema violenza caratterizzante la città potrebbe comportare delle conseguenze imprevedibili per l’intero Pakistan, mettendo in seria discussione l’unità e l’intregrità territoriale del paese. La conflittualità interna è strettamente connessa agli interessi dei paesi limitrofi e degli Stati Uniti, con potenziali ripercussioni anche per l’Afghanistan.

Le relazioni indo-iraniane: cooperazione regionale e pressioni statunitensi su Nuova Delhi

Il rapporto tra India e Iran, solitamente proficuo, ha subito un significativo peggioramento negli ultimi anni. L’intera recente vicenda collegata all’approvigionamento indiano del petrolio iraniano dimostra come l’India stia subendo una continua pressione internazionale affinché interrompa i propri legami commerciali con Tehran. Questa pressione è contemporanea alla volontà di Nuova Delhi di rafforzare la cooperazione con i vicini attori regionali nel contesto della competizione caratterizzante il “Nuovo Grande Gioco” in Asia Centrale e Meridionale.

Iraq: una rivoluzione araba occultata

Fin dal 30 gennaio 2011, da Soulinanya a Bassora (Kurdistan iracheno), passando per Mosul e piazza Tahrir di Baghdad, decine di migliaia di civili iracheni hanno marciato tutti venerdì al grido di : "Via Maliki!", "Barzani fuori!", "No all'occupazione!". La cappa di piombo mediatica che si è abbattuta sulla contestazione araba e - curda - permette a Nouri Al-Maliki e a Massoud Balzani di reprimere duramente i manifestanti.

War is (not) over

Ripercorrendo i recenti anni di decisioni e azioni di guerra che hanno sconvolto e continuano a mietere vittime e alimentare violenze, ecco l'Iraq di oggi, un calderone in perenne ebollizione il cui destino è legato ancora a doppio filo alle volontà degli Stati Uniti. Cosa ha portato a tutto questo? Favorevoli e contrari ad un intervento militare i cui esiti, in fondo, si stanno dimostrando più che esplosivi.

Il Pakistan “punito” nella regione del Pipelineistan

Secondo Asim Hussain, ministro federale pakistano per il petrolio e le risorse naturali, prima della fine del 2011, il Pakistan inizierà i lavori per la realizzazione del gasdotto IP (Iran-Pakistan) nell'area di sua competenza. Già pronti, 1.092 chilometri di condotti installati sul versante iraniano.
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