La storia delle relazioni tra la Cina e l‘Egitto è esemplificativa degli obiettivi strategici di Pechino nel nord-Africa, del suo impegno nella promozione della cooperazione tra Paesi in via di sviluppo, alcune ora potenze in ascesa, e nel rafforzamento della credibilità economica e politica del Paese di Mezzo nell‘arena mediorientale.

L’Egitto è un attore chiave nello scacchiere regionale mediorientale e per l’accesso al Mediterraneo.

Dal 30 maggio 1956 le relazioni bilaterali tra Cina ed Egitto, primo Paese africano a riconoscere l’autorità diplomatica di Pechino, sono un modello virtuoso di cooperazione sud – sud, sostanziatosi su uguaglianza, rispetto e mutui benefici e consolidatosi con l’incremento degli scambi commerciali e delle reciproche visite ufficiali ad alto livello dirette ad approfondire il coordinamento delle rispettive politiche nazionali nel settore energetico, infrastrutturale, economico-finanziario, culturale.

Alle tre visite in Egitto del premier cinese Zhou Enlai hanno fatto seguito le sette visite in Cina del presidente Hosni Mubarak Muhammed, la più importante delle quali, nell’aprile del 1999, ha suggellato, attraverso la firma di un comunicato unitario, un lungo patto di cooperazione strategica economica e commerciale, in prospettiva non solo della soddisfazione dei reciproci interessi particolari ma anche della costruzione di un nuovo e pacificato ordine internazionale che puntava ad affermare come protagonisti i due Paesi.

L’incontro che si tenne al Cairo tra Wen Jiabao e Amr Moussa, il segretario generale della Lega Araba, definì un nuovo capitolo delle relazioni tra la Cina e i paesi arabi, improntate a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale, mirando allo sviluppo economico e al rafforzamento della fiducia reciproca per determinare una soluzione alla questione mediorientale.

L’amicizia cino-egiziana ha infatti assicurato, per almeno un ventennio, a Pechino l’esercizio di una influenza strategica nell’ambito del coordinamento collettivo operato attraverso la partecipazione attiva al Forum di cooperazione cino-araba e cino-africana, quindi la conquista di un posto al sole nell’area nord-africana e l’accesso ad un bacino di risorse energetiche necessarie per soddisfare il fabbisogno nazionale, nonché un ampio mercato di assorbimento delle esportazioni cinesi. Il premier Wen Jiabao, rigettando le accuse di neo-colonialismo e di dipendenza dell’Egitto dagli investimenti cinesi, ha sempre ribadito il sostegno di Pechino alla rinascita e al riscatto dell’Africa dalle conseguenze dell’esperienza coloniale, secondo la logica del partenariato strategico.


Quanto sostenuto da Wu Sike, ambasciatore cinese in Egitto, ossia che i due Paesi sono “buoni fratelli, buoni amici e buoni partners”, conferma non solo l‘ambizione del Cairo di divenire il primo partner commerciale cinese d’Africa ma anche quella di esser “la porta della Cina, verso l’Europa, l’Africa e il Medioriente”, come affermò Rachid Mohammed Rachid, il Ministro egiziano del Commercio e dell’Industria del governo Mubarak.

Il dialogo strategico tra i due Paesi, accresciuto dall’efficacia della condivisione di obiettivi regionali ed internazionali, ha contribuito a rafforzare il meccanismo di coordinamento delle politiche commerciali. Indubbiamente, l’Egitto è stato la sella della Cina per il transito dei beni nazionali diretti in Europa: almeno il 60 % delle navi cinesi raggiungono le coste europee valicando il Canale di Suez.

È, difatti, l’area di Suez lo spazio dimensionale in cui i due Paesi hanno realizzato una zona economica speciale, nucleo simbolico del commercio bilaterale che ha capitalizzato 2,2 miliardi di dollari nel solo 2005.

La Cina, dal 1999 ad oggi, ha investito 220 milioni di dollari in 186 diversi progetti in Egitto, mentre si stima che l’esportazione dei beni cinesi nel Paese abbia tesaurizzato un totale di 873 milioni di dollari. Il volume commerciale totale, di 6,24 miliardi di dollari, si è espanso in soli dieci anni di dieci volte. Sono circa 3000 i lavoratori occupati nelle 600 imprese cinesi che operano attivamente in Egitto, soprattutto nel settore petrolifero e infrastrutturale.

Pechino ha sempre incoraggiato le esportazioni di beni egiziani, cresciute del 78,6% nel 2008, e ha aperto il proprio mercato alle imprese del Paese nord-africano e la Fiera di Canton si è rivelato un efficace strumento per potenziare le relazioni bilaterali commerciali.

Il grandioso retroterra storico delle due civiltà millenarie ha costituito la piattaforma di convergenza delle politiche di cooperazione culturale. L’impianto di due Istituti Confucio e il proposito dell’Università del Cairo di istituire un dipartimento di ricerca di lingua e cultura cinese, primato egiziano nel mondo arabo, rivelano le mire espansionistiche di esercizio del soft power cinese in Egitto: rassegne culturali, mostre d’arte e film festival hanno consolidato il crescente ascendente culturale del Paese di Mezzo. La reciproca promozione culturale ha intensificato non solo lo scambio delle merci ma anche delle persone, incrementando i viaggi per turismo e per affari dal Cairo a Pechino o fino al Guangzhou.

La stabilità della relazione con la Cina è stata una priorità assoluta per il governo di Mubarak. Si spiega in questo modo perché Ahmed Wally, il vice-presidente dell’Associazione per l’amicizia cino-egiziana, sostenne manifestamente la politica repressiva praticata dal governo centrale di Pechino sugli uiguri durante la rivolta del luglio 2009 ad Urumqi, disconoscendo la frattura etnica tra han e uiguri in Xinjiang e il comune bagaglio culturale e religioso, affermando che i fautori della violenza, del disordine e dell’estremismo dovevano esser condannati anche se musulmani.

Le dimissioni di Hosni Mubarak, presentate il 12 febbraio, che hanno consegnato la gestione della “transizione democratica” all’Alto Consiglio delle Forze Armate (ACFA) e il compito di emendare la costituzione a Tarek El Bichri, scrivono una nuova pagina delle relazioni bilaterali tra Egitto e Cina. Probabilmente uno sviluppo dell’equilibrio politico in senso democratico garantirebbe alla Cina la continuità degli accordi finanziari e della cooperazione economica stabiliti con l‘Egitto negli anni, neutralizzando il timore che il nuovo regime possa rendere inefficaci gli investimenti nel Paese, poiché come sostiene Mark J. Roe “la stabilita` politica democratica risulta quindi essere il più importante fattore per lo sviluppo finanziario”.

*Maria Dolores Cabras è laureata in Relazioni internazionali (Università di Firenze)

Fonti:

Mark J. Roe, Il futuro economico della rivoluzione in Egitto, in Il Sole 24 ore, http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-02-21/futuro-economico-rivoluzione-egitto-140518.shtml?uuid=AaWhP89C

China-Egypt 10-Year Strategic Cooperation – Mutual Benefit and Win-Win Cooperation — Chinese Ambassador to Egypt Receives Exclusive Interview with Today’s China 2009/06/08, focac.org/eng/jlydh/sjzs/t619121.htm#

La Cina in Medio Oriente, Dossier Servzio Affari Internazionali, Senato della Repubblica, n.67 Marzo 2007, http://www.senato.it/documenti/repository/lavori/affariinternazionali/approfondimenti/67.pdf

China-Egypt Ties, Model of South-south Cooperation, (Xinhua News Agency June 16, 2006, china.org.cn/english/…/171649.htm

Chinese premier’s Egypt visit boosts civilization dialogue, friendly cooperation: FM, 2009/11/10, chinaconsulatechicago.org/…/t625976…

From “brothers” to “partners”: China, Africa building strategic ties, 2006/09/29, Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China, eg.china-embassy.org/…/t274327.htm

China-Egypt Relations, Chinese Foreign Ministry January 18, 2004, china.org.cn/english/…/85089.htm

Egyptian diplomat: Urumqi riots harm peaceful ethnic co-existence in Xinjiang, Xinhuanet…xinhuanet.com/…/content_1171733…

Cina, Pechino e la censura su ‘Egitto’: la Cina censura le proteste per salvaguardare la propria stabilità, Peace Reporter, it.peacereporter.net/stampa/26683

Mauro Vecchio, Cina, se Egitto è una parola tabù, punto-informatico.it/…/cina-se-egitto-…

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