È di pochi giorni fa la notizia che il primo ministro della “Repubblica Turca di Cipro del nord” (TRNC), Irsen Kicuk, si è recato ad Ankara dichiarando la volontà di conseguire un accordo commerciale con Cipro sud. Si parlerebbe, infatti, di aprire i porti ai ciprioti greci, cercando, di conseguenza di collezionare merce di scambio per riaprire le trattative per l’annessione della Turchia all’Unione Europea.

Il primo ministro ha anche dichiarato che il 2011 sarà l’anno della svolta per la TRNC.  Ci sarà un incremento del turismo, dovuto alla prospettiva, molto vicina di nazionalizzare, almeno parzialmente la maggiore compagnia aerea della zona nord dell’isola. La KTHY, società  privata, ha infatti dichiarato ufficialmente banca rotta a pochi giorni dalla fine del 2010, per un debito che sfiora i 100 milioni di dollari. La KTHY era attiva a Cipro del nord dal 2005 e contava 670 dipendenti, che dovrebbero essere reintegrati nella nuova compagnia statale.

Questa svolta, che ha come scopo la risoluzione definitiva della crisi cipriota, è solo un ulteriore segno del cambiamento di politica avvenuto a seguito delle elezioni presidenziali dell’aprile 2010.I risultati raggiunti nelle trattative tra il settembre 2008 e l’agosto 2009 potrebbero essere rimessi in discussione riaprendo la possibilità di una separazione definitiva dell’isola.

Dal piano Annan alla ripresa del dialogo

Il primo tentativo organico di risoluzione della crisi si ebbe con il piano presentato dall’ex segretario generale dell’ONU Kofi Annan. Il piano cercava di sfruttare l’iter associativo di Cipro all’UE. Venne presentato, per la prima volta, nel novembre del 2002 e prevedeva una costituzione federale con il riconoscimento di due componenti all’interno di un unico stato. La presidenza federale doveva essere a rotazione con una suddivisione tra materie federali e materie a competenza esclusiva delle due comunità e, veniva inoltre prevista, una progressiva smilitarizzazione dell’isola.

Cipro, infatti, è una zona fortemente militarizzata. Sull’isola sono presenti le forze greche,il corpo di spedizione turco e le forze della Repubblica greco-cipriota. Il piano Annan fu sottoposto a referendum nell’aprile 2004 nelle due parti dell’isola. Contrariamente alle aspettative, il Presidente greco-cipriota Tassos Papadopoulos, forte del fatto che l’accordo non fosse propedeutico all’ingresso nell’UE e considerando l’accordo sbilanciato a favore della comunità turca, decise di spingere la sua comunità verso la bocciatura. A nulla valse il voto favorevole della comunità turca. L’adesione di Cipro alla UE (maggio 2004) fu limitata quindi alla sola zona greco-cipriota. Dopo il fallimento del piano Annan la situazione rimase congelata fino all’accordo,rivelatosi poi fallimentare, dell’8 luglio 2006, negoziato con la mediazione dell’inviato speciale dell’ONU, il nigeriano Ibrahim Agboola Gambari. La svolta avvenne con le elezioni greco-cipriote del 2008. Fu sconfitta la linea anti-accordo e risultò vincitore Dimitris Christofias, leader dell’AKEL (partito di ispirazione comunista), che portò avanti la trattativa con Mehmet Ali Talat, ex primo ministro socialista della Repubblica Turca di Cipro del Nord ai tempi del piano Annan, e fautore del voto favorevole della comunità turca al referendum.

L’elezione di Eroglu

Il 21 marzo 2008 ebbe luogo un primo incontro tra Christofias e Talat. Si raggiunsero degli importanti accordi sull’apertura di un nuovo punto di passaggio a Nicosia e sulla cittadinanza unica. Su queste basi ripartì il negoziato che si svolse dal settembre 2008 all’agosto 2009. Il nodo più complesso da sciogliere fu quello della struttura dello stato. Il primo scoglio riguardava la presidenza e i poteri da conferire allo stato federale. I greco-ciprioti proposero una formula all’americana per l’elezione del presidente con la possibilità di un voto ponderato per eleggere il candidato che  superasse il 50% dei voti in tutta l’isola. I turco-ciprioti proposero il meccanismo della rotazione e l’elezione dei “presidenti” da parte del senato federale, composto di 48 membri equamente suddivisi tra le due comunità e che, la maggior parte dei poteri fosse lasciata ai due stati fondatori.

L’altro scoglio era rappresentato dalla genesi del nuovo stato. I greco-ciprioti sostenevano che il nuovo stato dovesse essere l’erede diretto di quello già in essere, perché temevano che fosse riconosciuto un diritto alla secessione per la comunità turca. Per l’ipotesi contraria propendevano i turco-ciprioti. I greco-ciprioti avrebbero voluto piena libertà di lavorare, risiedere e acquistare in tutta l’isola; i turco-ciprioti avrebbero preferito limitare queste libertà nel nord, mantenendo però la possibilità di lavorare al sud e di sfruttare i più avanzati servizi dello stato greco-cipriota.

Relativamente ai rapporti tra Cipro riunificata e UE, i greco-ciprioti propendevano per mantenere le modalità attuali, i turco-ciprioti avrebbero voluto l’inserimento di clausole specifiche per il caso peculiare dell’isola nei trattati fondanti dell’UE. Nonostante le difficoltà, i governi turco e greco si impegnarono fortemente per raggiungere un accordo e si assistette anche ad un disgelo tra le componenti civili delle due comunità e tra la chiesa greco-ortodossa e la comunità turca.

Il 18 aprile 2010 venne eletto presidente di Cipro nord, con il 50,38% dei voti, Dervis Eroğlu. Leader dell’ Ulusal Birlik Partisi (UBP), il partito di unità nazionale, contrario al negoziato per la riunificazione di Cipro, Eroglu fu eletto con il massiccio contributo degli immigrati turchi, mentre gli autoctoni votarono in maggioranza per Talat. Le prime avvisaglie di un ritorno dell’ala nazionalista turco-cipriota si erano già avute nelle elezioni del 18 aprile 2009, quando l’UBP, con il 44% dei voti, si assicurò 26 dei 50 seggi. La lentezza dei progressi per la riunificazione, il mancato ingresso nell’UE e il deterioramento della situazione economica rafforzarono il partito che chiedeva la massima autonomia o addirittura l’indipendenza.

I ruoli delle altre potenze sulla crisi

Per la Grecia, tramontata l’ipotesi dell’enosis (unificazione di Cipro alla Grecia), la questione cipriota rimane strategica per il suo collegamento con l’ingresso della Turchia nell’UE. Il suo veto ha ostacolato il cammino della Turchia e questo ha generato ulteriori tensioni. Per la Turchia la questione cipriota crea problemi, sia in politica estera , sia in politica interna dato che la questione viene spesso strumentalizzata dall’opposizione nazionalista come arma contro il governo Erdogan.

Cipro è sempre stata strategicamente importante per la sua posizione di crocevia del Mediterraneo Orientale. Di fronte all’indebolimento della Gran Bretagna, il coinvolgimento degli Stati Uniti divenne più diretto. Durante la guerra fredda l’obiettivo degli USA era quello di evitare tensioni, viceversa per l’URSS era importante sfruttare le tensioni tra Grecia e Turchia per indebolire l’ala sud della Nato e cercare nuovi punti di appoggio. Con la fine della guerra fredda, l’importanza di Cipro per gli USA è aumentata viste le nuove sfide sia globali che regionali.

L’altro punto importante per la politica statunitense riguarda i rapporti tra l’UE, Cipro e la Turchia. Gli Stati Uniti sono sponsor dell’adesione della Turchia all’UE e hanno fatto pressioni anche per l’adesione della parte turco-cipriota, con l’obiettivo di rendere la Turchia a tutti gli effetti parte dell’Occidente. Anche per la Russia l’importanza di Cipro è aumentata perché l’isola non solo è vicina alle aree di crisi del Caucaso e dei Balcani, ma è anche uno strategico punto di appoggio in tutta l’area Mediorientale. La politica dell’ex Presidente Bush, peggiorando le relazioni con la UE e con la Turchia, ha diminuito la capacità di influenza degli Stati Uniti sulla questione.

Conclusioni

Ciò che recentemente ha raffreddato i rapporti tra Turchia e Cipro è stato l’accordo energetico tra l’isola e Israele. Il contratto autorizza Cipro e lo Stato ebraico a sviluppare le fonti energetiche scoperte negli ultimi tempi nelle profondità del Mediterraneo, in acque internazionali.

Inoltre il 21 dicembre scorso, c’è stato un episodio emblematico che riassume il grado di tensione che si è sviluppato nell’isola. Un gruppo di hooligans  greco-ciprioti ha attaccato la squadra di basket turca Pinar-Karsiyaka alla fine di un match a Lefkosa. Come ha anche dichiarato il ministro per l’educazione, la gioventù e lo sport, l’accaduto avrà di sicuro un’influenza negativa sul processo di negoziazione e di pace delle due parti dell’isola.

Sicuramente per aver ben chiaro il futuro dell’isola bisognerà aspettare le elezioni in Turchia di quest’anno. Una rielezione di Erdogan porterebbe portare la Turchia a concedere maggiore indipendenza a Cipro nord, condizionandola alla conclusione dell’adesione all’UE.  La vittoria del partito nazionalista, al contrario, potrebbe portare la Repubblica turca di Cipro nord a diventare l’ottantaduesima provincia turca, rischiando di incrinare il processo di adesione della Turchia alla Comunità europea. Se ciò non avrebbe conseguenze economiche particolari per la Cipro greca, che è già abbastanza sviluppata, in particolare grazie al turismo, l’allontanamento dell’opzione europea per Ankara potrebbe decretare un ulteriore shift verso il Medio Oriente, accentuando quelle conseguenze piuttosto rilevanti per gli equilibri internazionali.

*Oriana Costanzo è studente in Scienze politiche e della comunicazione (Università LUISS di Roma)

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