Fonte: http://www.cfr.org/religion/europe-integrating-islam/p8252

 

Dall’11Settembre, la crescita della popolazione musulmana dell’Europa Occidentale è stata al centro del dibattito su temi che vanno dalla politica dell’immigrazione, alla identità culturale, alla sicurezza. Alcuni incidenti negli ultimi anni hanno aumentato le tensioni tra i Paesi dell’Europa Occidentale e le loro popolazioni musulmane: gli attentati di Madrid nel 2004 e Londra nel 2005, il divieto del velo del 2004, insieme alla messa al bando del “burqa” in Francia nel 2011, le rivolte di Parigi nel 2005, l’incidente delle vignette Danesi nel 2006 e diversi omicidi molto in vista. Nel luglio 2011 la follia omicida in Norvegia di Anders Behring Breivik, che predicava contro la “islamizzazione dell’Europa occidentale” (WSJ) e contro il multiculturalismo, ha sottolineato le crescenti tensioni sul continente.

Nonostante i segnali che i musulmani stanno iniziando ad avere successo nel mondo degli affari e nel mondo accademico in Paesi come Francia e Germania, molti analisti sostengono che la maggior parte dei musulmani dell’Europa Occidentale sono poco integrati nella società. Essi fanno riferimento ai quartieri etnici chiusi, agli alti tassi di criminalità nelle comunità musulmane, alle richieste per l’uso della  legge della sharia in Europa, all’uso del velo e ad altri esempi come prova di un conflitto con i valori europei. Reagendo al voto del novembre  2009  per vietare costituzionalmente i minareti in Svizzera, lo studioso della  Università di Oxford, Tariq Ramadan ha scritto nel Christian Science Monitor: “Negli ultimi due decenni l’Islam è stato collegato a tanti  dibattiti controversi… è difficile per i cittadini regolari abbracciare questa nuova presenza musulmana come un fattore positivo”. I timori per un possibile importante cambiamento demografico verso l’Islam, così come il continuo problema dell’assimilazione musulmana evidenziano il divario continuo tra l’Europa e la sua popolazione musulmana.

Le popolazioni Islamiche in Europa

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Europa Occidentale ha accolto una grande forza lavoro immigrata per sostenere gli sforzi della ricostruzione. Più tardi gli immigrati sono stati ammessi per soddisfare la rapida crescita economica, permettendo il ricongiungimento familiare e fornendo asilo. In un primo momento, le preoccupazioni per l’afflusso di lavoratori provenienti da altri Paesi hanno riguardato “in gran parte la razza e l’origine etnica”, osserva Ceri Peach, professore di geografia sociale all’Università di Oxford, in un rapporto 2007 del Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS). L’ascesa dei regimi islamici dopo la rivoluzione Iraniana del 1979 – e più recentemente l’aumento del terrorismo – ha richiamato l’attenzione sul fatto che molti di questi immigrati non sono solo etnicamente diversi, ma anche musulmani.

L’Europa Occidentale ha registrato nell’ultimo decennio un aumento dell’immigrazione da tutto il mondo. Il rapporto strategico dell’Unione Europea del giugno 2009 sull’immigrazione mostra un totale di 18,5 milioni di cittadini di paesi terzi registrati e circa 8 milioni di immigrati illegali che vivono nell’Unione Europea. Dal momento che l’UE non segue i dati statistici sulla religione, non è chiaro quale percentuale di questi immigrati siano musulmani. Secondo uno studio del 2008 della Brookings, i Paesi UE con la più grande percentuale di musulmani sono la Francia stimata all’8%, l’Olanda stimata al 6%, la Germania al 4% e il Regno Unito al 3%. E le popolazioni musulmane superano il 20% in alcune grandi città dell’UE.

Il totale della popolazione musulmana, compresi immigrati e nativi, in Europa Occidentale è di circa 20 milioni, su 500 milioni di residenti U.E. Alcuni esperti sostengono che il continuo afflusso di immigrazione da Paesi islamici, insieme al più alto tasso di natalità degli immigrati e ai tassi più bassi di natalità europea, nei prossimi decenni, potrebbe aumentare considerevolmente la media dei musulmani in Europa occidentale. Tuttavia, la relazione CSIS afferma che le vecchie stime sulla crescita delle popolazioni musulmane sembrano mostrare incongruenze e dovrebbero essere “trattate con grande attenzione”, e sostiene che la velocità di crescita della popolazione “nei Paesi con i dati migliori” è inferiore a quella che la stima aveva suggerito.

Il più grande cambiamento demografico potrebbe venire dalla Turchia, attualmente in discussione per le procedure di ingresso nell’Unione Europea. Da sola farebbe aumentare la popolazione musulmana in Europa a circa 70 milioni. Ma l’adesione all’UE della Turchia è sempre in dubbio, cosicchè Justin Vaisse, un collega di Studi Europei presso la Brookings Institution, afferma che fare considerazioni su eventuali impatti sia difficile.

Integrazione e Alienazione.

In generale, i musulmani devono affrontare una serie di sfide in materia di integrazione e assimilazione:

  • Povertà e Segregazione. Esperti asseriscono che i musulmani in Europa hanno più probabilità rispetto alla popolazione generale dell’UE di essere poveri, di vivere in segregazione e di essere inclini alla criminalità nei quartieri a rischio, come riportato nel rapporto del 2007 dal Centro Europeo di Studi Politici. Un rapporto del 2005 del Pew conclude “che quella segregazione è sia naturale che problematica.” Dalia Mogahed, direttore esecutivo del Centro Gallup per gli  Studi musulmani, sottolinea che analogamente “alle minoranze negli Stati Uniti, la segregazione in cui si vive è spesso dettata dalla realtà socio-economica (Guardian), piuttosto che da preferenze culturali.” Vaisse concorda, notando che non conosce qualcuno “che vive nel ghetto che vorrebbe essere lì”.

Tuttavia, altri analisti trovano che alcuni musulmani si auto-segregano anche per motivi quali le barriere linguistiche e le diverse norme culturali, come il divieto di bere. Jocelyne Cesari, professoressa di Harvard e autrice del libro del 2004 Quando l’Islam e Incontra la Democrazia, sostiene che al fine di proteggere se stessi, alcuni musulmani cercano comunità chiuse simili alla comunità Amish negli Stati Uniti. Afferma che gli europei hanno bisogno di imparare a distinguere tra religiosi “conservatori e Jihadisti”.

Inoltre, gli alti tassi di criminalità e la dipendenza dal sistema previdenziale sociale contribuiscono alla percezione degli europei che esiste un problema musulmano. Cesari afferma che molti musulmani soffrono di “atteggiamenti disfunzionali” e comportamenti dei poveri d’Europa. Precisa che i musulmani più sono coinvolti con la loro religione, meno è probabile che il modo di partecipare non saranno comportamenti come la mancanza d’interesse, la droga e l’attività criminale. Ma questo presenta un altro problema; afferma infatti: “Quello che non vogliamo è il tipo di Islam che salva l’individuo, ma non li aiuta ad integrarsi nella società”.

La mancanza di opportunità economiche tra le popolazioni povere musulmane ha anche contribuito alle tensioni degli ultimi anni.  Vaisse precisa che le rivolte di Parigi del 2005 non avevano niente a che fare con la religione, ma  con i posti di lavoro e le opportunità economiche. I musulmani dell’UE tendono ad avere alti tassi di disoccupazione, ma non è chiaro se siano significativamente più alti rispetto alle minoranze etniche dei non-musulmani. Le statistiche sulla disoccupazione nel 2004 per la Gran Bretagna mostrano che, tranne che per gli Indiani, i tassi di disoccupazione per tutti i gruppi etnici non-bianchi sono stati in genere superiori a quelli dei  gruppi etnici bianchi. Le statistiche hanno mostrato tassi di disoccupazione per le donne pakistane e del Bangladesh che sono stati quasi il doppio di quelli per le donne di altre minoranze. Un rapporto del 2009 della Fondazione Quilliam, quale “serbatoio di pensiero”, focalizzato sulle tematiche del contro-estremismo, con sede a Londra, in un sondaggio sulle donne musulmane dell’Asia del Sud rivelava che la disoccupazione era inferiore a causa della religione e della cultura, piuttosto che a causa delle scarse competenze di lavoro e linguistiche, della mancanza di assistenza all’infanzia e di fiducia.

Alcuni esperti ritengono che la classe media musulmana sia molto più propensa a favorire l’assimilazione. Ad esempio, un sondaggio Pew 2007 mostra i musulmani negli Stati Uniti, i cui redditi e l’istruzione sono in linea con la popolazione generale, che “sono molto integrati nella società Americana”.

Religione e identità. Secondo un sondaggio Gallup 2007, i musulmani in Germania, Gran Bretagna e Francia avevano il doppio delle probabilità rispetto alla popolazione generale, di considerare la religione una parte significativa della loro vita quotidiana. Un sondaggio del Pew 2006 dimostra che i musulmani in Europa sono molto più propensi ad identificarsi con la loro religione, prima della loro nazionalità. Tuttavia, il sondaggio Gallup mostra anche che l’affinità religiosa non rende meno probabile che i musulmani si identifichino con i loro Paesi di accoglienza.

Anche alcuni musulmani che non sono particolarmente religiosi potrebbero essere attratti dal proiettare una forte identità Islamica in risposta a sentimenti di isolamento e alla loro percezione del permissivismo morale della cultura occidentale. Diversità musulmana in Europa significa altresì che non esiste una versione monolitica dell’Islam praticato. Alcuni analisti affermano che, da quando la cultura svolge un ruolo importante nel modo in cui l’Islam è tradotto nella vita quotidiana, c’è una speranza più forte che potrà emergere un’identità Euro-Islam, dato che i  musulmani continuano a crescere nella cultura europea. “I musulmani in Europa stanno lavorando sodo per cercare di trovare il modo di educare le loro comunità e parlare di equilibrio tra l’essere musulmani e occidentali, non musulmano o occidentale”, dice Farah Pandith, inviata U.S.A. per le comunità musulmane.

Cultura e Democrazia. Alcuni sostengono che la cultura musulmana sia in contrasto con l’Europa su questioni come la libertà di espressione, i diritti delle donne e la separazione tra chiesa e stato. L’editorialista del Financial Times, Christopher Caldwell, nel suo libro del 2009 “Riflessioni sulla Rivoluzione in Europa: Immigrazione, Islam e Occidente”, conclude che: “L’Europa si trova in una disputa con l’Islam per la fedeltà dei suoi nuovi arrivati. ​​Per ora in questo contesto, l’Islam è la parte più forte, in modo meno ovvio demograficamente e in modo meno evidente filosoficamente”.

Caldwell sottolinea la disconnessione culturale dell’Islam che sta causando per gli europei: da un lato, gli europei si aspettano una forte divisione tra Stato e Chiesa. Dall’altra, le aspirazioni per la tolleranza degli europei ostacolano la loro capacità di criticare l’Islam, nello stesso modo in cui, storicamente, hanno criticato il Cristianesimo.  Ci sono stati numerosi casi di musulmani che hanno utilizzato le leggi dell’odio per difendersi da ciò che essi considerano diffamazione dell’Islam. Nel frattempo, casi come l’omicidio di Theo van Gogh, nel 2004 (BBC) per il suo film “Submission”, critico sul trattamento delle donne nell’Islam, sono considerati segni di intolleranza da parte dei musulmani verso la libertà di espressione.

Cesari e il Brookings di Vaisse osservano che per comprendere la linea di demarcazione tra la critica e il bigottismo ci vorrà del tempo per tutti gli europei. Cesari sostiene che i musulmani hanno bisogno di imparare che la critica fa parte del processo democratico e che la ‘”incapacità di ascoltare gli uni gli altri” può essere il più grande problema del dibattito Euro-Musulmano. A seguito dell’incidente 2005 delle vignette Danesi, che ha scatenato proteste in molti Paesi Islamici, Vaisse sottolinea che i musulmani in Europa hanno largamente utilizzato mezzi legali per mostrare il loro disappunto. Questo, sostiene, è un segno che i musulmani in Europa credono nelle istituzioni democratiche.

  • Discriminazione e Pregiudizio. Un rapporto del 2006 dal Centro di Monitoraggio dell’Unione Europea sul razzismo e la xenofobia ha rilevato che  i musulmani subiscono discriminazioni in tutti gli aspetti della vita, dagli alloggi, alle opportunità di lavoro e alla formazione di pratiche culturali. Vaisse sostiene che per molti musulmani, essere etnicamente diversi e immigrati è spesso una sfida più grande delle loro differenze religiose. “Dato che i musulmani in Europa sono prevalentemente non-bianchi, la continua disarmonia impedisce naturalmente l’integrazione razziale”, ha scritto Tim Winter, docente di studi Islamici presso l’Università di Cambridge, nel 2007.

In base alla relazione della Commissione dell’Unione Europea del 2011 sul razzismo, la retorica anti-musulmana sembra stia guadagnando popolarità nella tradizionale politica europea. “Invece di essere un noto neo-nazista, lo sconosciuto Behring Breivik [accusato degli attacchi in Norvegia nel 2011], aderisce ad una ideologia rappresentata nei parlamenti e anche nei governi”, così ha scritto, la giornalista Lisa Bjurwald, di  Stoccolma. I manifesti della campagna contro i minareti in Svizzera nel 2009, sono stati così infiammatori che furono banditi come razzisti in alcune città Svizzere.

Alcuni analisti dichiarano che l’attenzione e la veemenza dei media e di alcuni politici su temi simbolici come il minareto e il velo favorisce di più l’alienazione nelle comunità musulmane. I musulmani hanno anche sottolineato il doppio standard dei media, che hanno posto molta attenzione sull’omicidio van Gogh, ma c’è stato in gran parte silenzio sull’omicidio, nel 2009, di una donna musulmana – chiamata “la martire con il velo” – e la ripresa del marito in un tribunale Tedesco.

Anche se l’intolleranza non è limitata ad un gruppo, i musulmani sono diventati un facile bersaglio a causa del terrorismo, dice Akbar Ahmed, presidente di Studi Islamici presso l’Università Americana. Ma egli osserva che il pregiudizio scorre anche nella direzione opposta, dicendo che l’antisemitismo musulmano in Europa è “costantemente in ebollizione”.

  • Terrorismo e sicurezza. Il cuore del dibattito sull’immigrazione e sull’integrazione Musulmana  è legato alla paura del radicalismo sottolineato dagli attacchi terroristici di Londra e Madrid e da una serie di altri incidenti e arresti. Ma in alcuni casi, i colpevoli erano nati in Europa e ben integrati. Julianne Smith, direttrice del Programma Europa CSIS, afferma nel rapporto 2007, che l’approccio dei Paesi europei al terrorismo e al radicalismo cade su tre grandi categorie: l’integrazione delle minoranze musulmane, il potenziale rallentamento del reclutamento di estremisti e il sequestro e arresto di operatori terroristi. Robert S. Leiken, direttore dell’Immigrazione e Programma Nazionale di Sicurezza per la statunitense Nixon Center, afferma che complessivamente i Paesi europei hanno svolto un lavoro relativamente buono a monitorare e controllare il terrorismo.

Un rapporto del 2005 del  non-partisan Congressional Research Service, finanziato dagli Stati Uniti, riferisce sulla diversità tra la popolazione musulmana in Europa che può aiutare ad impedire una “tendenza fortemente protesa verso il radicalismo”, ma mette in guardia dai pericoli di scontenti dei giovani musulmani. Leiken sostiene che vi sono differenze nel modo in cui gli estremisti delle comunità musulmane vivono in Europa, il più preoccupante è il caso della Gran Bretagna.

Implicazioni politiche

Gli studiosi sottolineano che il dibattito culturale sui Musulmani ignora i profondi cambiamenti demografici in Europa a causa della maggiore immigrazione da tutto il mondo”. Attualmente gli europei si chiedono, in un mondo globalizzato e caratterizzato dalle migrazioni , ‘Quali sono le nostre radici?’, ‘Chi siamo?’, ‘Quale sarà il nostro futuro aspetto?,’ essi vedono intorno a loro  nuovi cittadini, nuovi colori della pelle,  nuovi simboli a cui essi non sono abituati “, scrive Tariq Ramadan di Oxford. Cesari di Harvard afferma che questo “malessere culturale” non può essere imputato ai  musulmani e che invece i Paesi necessitano di “riformulare completamente” ciò che l’identità europea e nazionale significa. La politica di immigrazione in Europa si concentra attualmente sul monitoraggio dell’immigrazione clandestina e sull’affrontare l’onere dei richiedenti asilo.

Sia Vaisse che Mogahed sostengono che il discorso politico sul modo migliore per integrare i musulmani dovrebbe essere spostato dalle differenze culturali a quello socio-economiche. Cesari suggerisce che le scuole pubbliche dovrebbero insegnare i contributi che gli Islamici hanno portato all’Europa moderna, per mostrare che l’Islam non è come un estraneo, come alcuni percepiscono. Gli esperti ribadiscono che i media e i politici europei hanno bisogno di attenuare la retorica sui Musulmani come un gruppo – in particolare di terroristi – se ci deve essere qualche speranza di una maggiore integrazione e assimilazione. Il  politologo Bassam Tibi del Deutsche-Welle, ha affermato che nel frattempo, alcuni paesi stanno iniziando programmi di formazione Imam nelle università come un modo per promuovere l’assimilazione”. Abbiamo 2.600 moschee in Germania, e non conosco un singolo Imam che abbia una formazione europea”. “Come possono sapere i musulmani che vivono qui, come vivere?”

Per monitorare il radicalismo, Leiken afferma che occorre una buona acutezza all’interno delle comunità, è necessario che i politici imparino a fare distinzioni, non solo tra i musulmani ma anche tra gruppi Islamici, alcuni dei quali potrebbero essere utili nella lotta al terrorismo.

 

Traduzione a cura di Donatella Ciavarroni

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