Fonte: http://www.strategic-culture.org/pview/2010/10/26/pakistan-interests-in-afghanistan.html

C’è stata un improvviso interesse nel processo di riconciliazione, quando all’inizio di ottobre, i media dell’Afghanistan e internazionali avevano segnalato dei colloqui, a Kabul, durante una conferenza non ufficiale, tra molti funzionari in pensione e studiosi provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan, sullo sforzo congiunto Pakistano-Afghano per promuovere una riconciliazione. Questo era un segnale incoraggiante, in quanto ha dimostrato che vi è un grande interesse in Afghanistan e nella regione nel presidente Karzai.
Da allora il ritmo si è accelerato ancora di più, con notizie basate sui
briefing ufficiali che sostengono che i rappresentanti taliban di alto livello si incontrano con funzionari dell’amministrazione Karzai, cui le forze NATO permettono di viaggiano per partecipare ad alcune di queste riunioni. Una Talib, si dice, avrebbe viaggiato dal confine con il Pakistan a Kabul, in un aereo della NATO. Un altro rapporto recente afferma che ora, in linea probabilmente con le richieste dei talebani, un altro luogo vicino a Kandahar è stato sistemato  per ulteriori incontri.
Ancora un altro rapporto suggerisce che due emissari talebani hanno visitato l’Arabia Saudita, portando una lettera di un “alto leader della Shura”, in cerca di aiuto dal re saudita, per organizzare un dialogo dei taliban con l’amministrazione Karzai, e che i sauditi hanno detto a questi emissari che, mentre potrebbero avere incontri informali in Arabia Saudita, il regno si sarebbe interessato ufficialmente solo se i taliban rinunciano alla violenza, respinto
Al-Qaida e accettato la costituzione afghana.
Queste relazioni, per la maggior parte dai media statunitensi, sono chiaramente basati sui briefing forniti da funzionari militari USA o della CIA, e chiariscono anche che non vedono che il Pakistan vi abbia un ruolo. Piuttostono, affermano la convinzione, esplicitamente o implicitamente, che il Pakistan stia giocando il ruolo di freno. Sulla base della dichiarazione da parte di un parlamentare afgano, secondo cui il Pakistan ha arrestato circa 31 leader/comandanti taliban che erano pronti a parlare di riconciliazione, il
NY Times sostiene che 23 persone sono state arrestate dal Pakistan. E questo è corretto? Il Pakistan è contrario alla riconciliazione?
Mullah Baradar, famoso rappresentante di mullah Omar, pianificatore delle operazioni militari dei taliban e tesoriere dei taliban, è stato arrestato a Karachi nel febbraio di quest’anno, a seguito di un’operazione congiunta CIA-ISI. Ciò è stato salutato, in quel momento, come prova della cooperazione del Pakistan che si estende alle operazioni degli Stati Uniti in Afghanistan. Ben presto però i rapporti emersi, affermavano che mentre la CIA ebbe l’accesso a Baradar, e il suo interrogatorio aveva permesso di ottenere informazioni utili, il Pakistan aveva rifiutato di estradarlo in Afghanistan, anche se si era detto che era un leader con cui la riconciliazione può essere perseguita.
Così il Pakistan è stato dipinto come il cattivo della commedia. I rapporti, adesso, dicono che Baradar è stato rilasciato e si trova in Afghanistan, con la sua visita  facilitata dalla NATO e dalle autorità afgane, starebbe parlando con i comandanti taliban in Afghanistan per convincerli ad impegnarsi nella riconciliazione.
I media affermano che il Pakistan è sconvolta dal fatto di essere escluso del ciclo dei colloqui che l’amministrazione Karzai sta avendo con i gruppi taliban ed altri ribelli, e che se questo non viene invertito, il Pakistan saboterà lo sforzo. Eppure le relazioni suggeriscono anche che i colloqui sono in corso non solo con la
Shura di Quetta, ma anche con il gruppo Haqqani e con l’Hizb e-Islami di Hikmatyar. Ma entrambi questi gruppi, s’è detto, sarebbero controllati dall’ISI e  pertanto non farebbero alcuna mossa che sia in conflitto con le istruzioni dei loro patroni. Per quanto riguarda la Shura di Quetta, sicuramente la presenza del mullah Baradar in Afghanistan sembra indicare che, piuttosto che cancellare le operazioni, i pakistani stiano agevolando i “colloqui”.
Quali sono esattamente gli interessi del Pakistan in Afghanistan e come meglio possono essere serviti? E’ evidente che gli interessi economici pakistani sono meglio serviti da un Afghanistan pacifico e stabile. E’ solo con un Afghanistan così, che 1,6 milioni di rifugiati registrati e un numero uguale o maggiore di profughi non registrati, possono ritornare. Dovrebbe essere evidente che la presenza di questi rifugiati, anche se si guadagnano da vivere da sé, mantengono il tasso di disoccupazione del Pakistan alto e l’utilizzo della pratica costante di dare un dollaro al giorno per ogni rifugiato, impone costi di oltre un miliardo di dollari l’anno all’economia del Pakistan. E’ solo con un Afghanistan così, che si può contribuire a contenere il traffico che, a sua volta, da stime prudenti, arriva a circa 3 miliardi di dollari di beni in Pakistan, senza pagare i dazi, interessando così sia i ricavi del governo che la capacità dell’industria locale di competere. E’ solo in un Afghanistan così, che la coltivazione di papavero può essere frenata e la popolazione del Pakistan può essere salvata dagli effetti terribili di avere il 33% di questa coltura utilizzata nel contrabbando attraverso il e nel Pakistan. E’ solo attraverso un siffatto Afghanistan, che il Pakistan può beneficiare delle risorse in idrocarburi in Asia centrale, per soddisfare non solo le sue, ma anche la penuria energetica critica dell’India, e dare agli stati dell’Asia centrale l’accesso al porto di Gwadar, nel Pakistan, sul Mar Arabico, il percorso più economico per il commercio dell’Asia centrale con il resto del mondo.
Naturalmente anche il Pakistan ha un interesse politico a che il governo dell’Afghanistan sia amichevole e sensibile verso le preoccupazioni del Pakistan sull’influenza indiana a Kabul, a scapito del Pakistan. L’incubo finale per i pianificatori della sicurezza del Pakistan, è sempre stato quello di essere circondato da un’India e un Afghanistan ostili. L’esperienza del passato, durante i conflitti Indo-Pakistani del 1965 e del 1971, indica tuttavia che, anche quando l’Afghanistan ha avuto contrasti con il Pakistan, non fu disposto a creare problemi al Pakistan, in quei momenti critici.
Allo stesso tempo, il Pakistan un interesse, come il resto del mondo, a garantire che il governo che emerge in Afghanistan non rifletta solo la volontà del popolo afghano, ma anche che tutti i gruppi etnici presenti nel paese siano adeguatamente rappresentati, dato che l’alternativa potrebbe essere l’inizio di una guerra civile simile a quella che ha devastato l’Afghanistan dopo il ritiro sovietico. Tale guerra civile sarebbe fonte di preoccupazione per il mondo, ma sarebbe catastrofica per il Pakistan, perché sarebbe certamente la causa di un flusso di rifugiati, forse della stessa portata di quello avutosi durante i primi anni dell’occupazione sovietica.
Se non c’è armonia etnica in Afghanistan, è quasi certo che non importa quali misure il Pakistan prenda internamente, perché sarà difficile evitare la diffusione di un’ideologia estremista apparentemente a sostegno di un gruppo etnico in Afghanistan, ma in pratica con conseguenze pericolose per la politica interna del Pakistan.
Questa è stata una delle lezioni che il Pakistan dovrebbe avere, e credo abbia, imparato dai propri sforzi nell’aiutare i gruppi della resistenza afghana nel formare un governo coerente e coeso, dopo che i sovietici si erano ritirati e il governo di Najibullah era caduto nel 1992.
Un’altra lezione che è stata appresa, e viene spesso ripetuta nelle presentazioni in materia di politica di sicurezza, è che la sicurezza militare è solo una parte e non necessariamente la parte più importante della sicurezza globale. La sicurezza interna e la coesione interna sono a mio avviso, di gran lunga le componenti
più importanti della sicurezza. Solo di recente, la stampa ha suggerito che il temuto ISI aveva dato al governo una valutazione che la minaccia principale per il Pakistan non è esterna, ma interna. Nessuno in Pakistan ha alcun dubbio che la nostra sicurezza interna sia fortemente influenzata dall’instabilità del Afghanistan.
Il Pakistan, quindi, ha tutto l’interesse a promuovere la riconciliazione in Afghanistan come il primo passo logico verso il raggiungimento della pace e della stabilità in Afghanistan. Come è stato ripetutamente affermato, dopo il popolo dell’Afghanistan, il popolo e lo stato che di più ha sofferto gli anni del conflitto in Afghanistan, è stato il Pakistan. Il Pakistan può e deve utilizzare l’influenza di cui gode presso i taliban per garantire che le loro richieste siano moderate sufficientemente, anche se credono, come sembra, di essere i rappresentanti del nazionalismo pashtun, in modo che gli altri gruppi etnici non si sentano esclusi dalla struttura di potere. I talebani possono chiedere, come appare logico e come è avvenuto in passato in Afghanistan, che vi possa essere una certa devoluzione del potere alle comunità locali – qualcosa cui  anche gli altri gruppi siano favorevoli, senza alterare l’unità essenziale dell’Afghanistan.
Mentre il Pakistan, tra i paesi vicini all’Afghanistan e agli attori regionali, è sempre visto tenere premuto il tasto sulla questione afgana, il fatto è che, come si è visto negli sforzi inutili per creare un governo di unità in Afghanistan nel 1992, e la successiva guerra civile, ancche gli altri giocatori hanno un ruolo importante da svolgere. Possono essere degli “ostacoli” in misura ancora maggiore, perché per loro i costi di un Afghanistan instabile sono molto meno dannosi. Maggiore attenzione deve essere posta nel garantire a cercare di non ostacolare la riconciliazione, anche se significa che un minimo di forza di volontà passi  nelle mani di gruppi che finora erano considerate nemiche.


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Traduzione di Alessandro Lattanzio
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