I flussi migratori sono da sempre un tema di grande attualità e lo diventano a maggior ragione quando ci riguardano da vicino influenzando direttamente l’andamento dell’economia del nostro paese e di quello della loro origine. Il crollo dell’Unione Sovietica provocava in Europa un clima di terrore causato dalla paura che si potesse verificare una massiccia ondata migratoria in entrata dai paesi dell’est Europa conosciuta come “invasione da est”. Nonostante ciò non si sia verificato per la caratteristica principale che contraddistingue questo tipo di flusso da tutti gli altri, ossia la temporaneità, la debolezza e le condizioni incerte di molte frontiere è ancora oggi motivo di preoccupazione per l’Unione Europea. Le situazioni precarie che si creano in questi luoghi portano molto spesso allo sfruttamento dei migranti, sia dal punto di vista psicologico sia fisico, e contribuiscono ad alimentare l’insicurezza e la sfiducia nei cittadini.

Con il “Lithuania – Poland Programme 2007 – 2013” l’Unione Europea si pone l’obiettivo di aumentare e migliorare l’integrazione dei due paesi nell’ampia prospettiva dell’enlargement, preservando l’identità nazionale di entrambi i territori, accettando allo stesso tempo le strategie lanciate dal Trattato di Lisbona e Gothenburg. Scopo del programma è inoltre la coesione socio-economica della frontiera, la promozione di uno sviluppo sostenibile, l’aumento della competitività di mercato ed un maggior benessere sociale. I territori di confine fra il sud della Lituania e il nord della Polonia (più precisamente dal lato della Lituania i territori sono quelli del Marijampole e di Alytus, per la Polonia invece le regioni di Elcki e Suwalski) presentano molte caratteristiche geografiche comuni, possiedono ricche risorse naturali e sono mete scelte da molti turisti. Tuttavia la presenza di minoranze etniche e gli alti numeri dell’emigrazione rendono difficoltosa la convivenza in questo spazio di terra.

Si presentano di seguito alcuni punti di forza e di debolezza che devono essere presi in considerazione per meglio analizzare la situazione da più prospettive: dal punto di vista economico la posizione geografica favorevole (via dei Paesi Baltici) assicura collegamenti sia con l’Europa sia con lo spazio russo; l’abbondanza di risorse naturali e di punti di interesse attirano un consistente numero di turisti, ragion per cui la necessità di costruire e migliorare le infrastrutture e i trasporti si fa sempre più impellente. Inoltre la presenza di alti potenziali per la generazione di energia rinnovabile incrementano gli investimenti in questa direzione promuovendo trasporti eco – friendly , così come le relative tecnologie. L’aumento di studenti universitari che si registra ogni anno potrebbe portare a considerare seriamente programmi per la cooperazione giovanile traendo vantaggio proprio dalla diversità di culture ed etnie presenti nel territorio. Da più attente analisi, risulta però che le infrastrutture siano ancora in gran parte insufficienti, così come la bassa qualità delle strade in molte aree della regione; i pochi e costosi punti di accesso ad internet e la concentrazione del business in pochi centri urbani hanno contribuito a frenare l’economia e a creare una vera e propria emigrazione di massa causata dalle poche prospettive lavorative e dalle basse retribuzioni. L’aumento di differenze sempre più evidenti fra la popolazione urbana e rurale ha fatto sì che nelle zone lontane dai centri le opportunità lavorative siano quasi inesistenti, così come la mancanza di centri sanitari e grandi disparità nell’accesso ai servizi.

Prima di riassumere i punti principali e le priorità che si pone come obiettivo il “Lithuania – Poland Programme 2007 – 2013” è necessario fare alcune considerazioni su entrambi i paesi presi singolarmente per capire poi a livello di cooperazione cosa possa essere migliorato e soprattutto se esistano le condizioni per farlo.

La Lituania è l’esempio più lampante dei problemi legati alle migrazioni seguite dallo scioglimento dell’Unione Sovietica. Essa si trova in una posizione strategica, fra la Russia e la Bielorussia, trovandosi pertanto nel mezzo dei flussi migratori provenienti da entrambi i paesi. Secondo le statistiche IOM la maggior parte dei migranti che arrivano in Lituania hanno viaggiato attraverso la Bielorussia e più del 50% ha affermato di essere stato vittima di traffici. La Lituania si è trasformata in una grande “stanza d’attesa”, assorbendo immigrati provenienti dall’Afghanistan, India, Pakistan e Sri Lanka che dopo un periodo trascorso in Russia o in Bielorussia decidono di spostarsi in Lituania o in Polonia per raggiungere l’Europa occidentale. Secondo le statistiche Europol, circa 1200 donne lituane sarebbero vittime di traffici illegali ogni anno. Di recente i nuovi traffici includono le vie attraverso Israele, Grecia, Emirati Arabi e Turchia. L’Inghilterra è considerata il primo paese di arrivo di traffici provenienti dalla Lituania. I flussi in uscita dal paese sono diretti nella maggior parte dei casi verso la Germania, Israele, Lettonia, Polonia, Russia e gli USA. Desta preoccupazione l’alto numero di giovani (under 30) che decide di lasciare il Paese: nonostante le numerose ricerche condotte sull’emigrazione, manca una raccolta concreta di dati su questo particolare tipo di flusso che è quello, appunto, dei giovani. In uno studio effettuato dal Centre of Economic and Legal Advice nel 2007, si propone una previsione della situazione del mercato del lavoro fino al 2015 nella quale si nota che sia in Lituania sia nell’Unione Europa il mercato del lavoro e le politiche di assunzione si basano sulle direttive dettate dalla Lisbon Strategy (conosciuta anche come Lisbon Agenda). Gli autori dello studio rivelano che il mercato del lavoro in Lituania è sì orientato verso lo sviluppo delle risorse umane, ma invece l’immigrazione, in contrasto con quanto previsto dall’Agenda di Lisbona e le politiche dell’Unione Europa in merito, non viene considerata come una risorsa importante per affrontare la crisi in corso. Nel 2009 il centro IOM di Vilnius in collaborazione con European Migration Network (EMN) e il National Contact Point (NCP) per la Lituania pubblicava uno studio sulla return migration: lo studio valutava le migrazioni di ritorno e si proponeva di trovare alcune soluzioni per promuoverle. Si concludeva che era necessario aumentare gli sforzi per sfruttare le abilità acquisite dai cittadini all’estero e facilitare il ritorno nel paese di origine. Alcuni studi (R.Lazutka) dimostrano che i livelli di disoccupazione dovrebbero diminuire verso il 2015. Se però si prendono in considerazione le dinamiche della disoccupazione e le assicurazioni garantite a chi si trova temporaneamente senza lavoro (scese da circa 300 euro a 190), e l’ammontare degli stipendi medi sempre più in ribasso, è logico supporre che il numero di coloro che vorranno lasciare la Lituania non diminuirà nel prossimo futuro. Pertanto, se l’aumento dei flussi migratori riduce la disoccupazione ma molta forza lavoro ha nel frattempo abbandonato il paese, in tempi brevi questo provocherà una situazione di disequilibrio e aumento delle tasse per coloro che decideranno di rimanere, aumentando la situazione di incertezza economica. Le politiche lituane sull’immigrazione dimostrano come il Governo veda l’immigrazione e gli immigrati come uno strumento da utilizzare temporaneamente nella crisi del mercato del lavoro. Da un punto di vista più ampio, questa strategia è un po’ limitante in quanto non incoraggia lo sviluppo di una politica a lungo termine.

La Polonia è tipicamente descritta come un Paese di emigrazione. Le migrazioni internazionali infatti hanno giocato un ruolo significativo nella storia socio economica contemporanea della Polonia: fino alla fine del 1990 i temi legati alle migrazioni erano quasi assenti nel dibattito pubblico. Durante il periodo comunista, la raccolta dei dati e delle informazioni sui flussi migratori avveniva attraverso un rigido sistema di registrazioni che prevedeva severe norme per l’espatrio e un ferreo controllo dei passaporti che permetteva di raccogliere statistiche accurate nel periodo precedente la transizione. In quel periodo la regione sperimentava una vasta varietà di flussi in uscita, nonostante questi fossero fortemente scoraggiati. L’emigrazione di intellettuali e specialisti può essere analizzata sotto due punti di vista: come uno dei motivi principali per i quali il Paese risulta ancora indietro sotto il profilo tecnologico rispetto ai paesi vicini oppure come una conseguenza naturale della globalizzazione e della libertà di movimento. Le maggiori destinazioni continuano ad essere Germania, Inghilterra, Italia. I paesi di origine invece degli immigrati in Polonia sono prevalentemente Ucraina e Slovacchia, anche se un fenomeno recente è quello dei richiedenti asilo, soprattutto ceceni, vittime del conflitto fra la Russia e il Caucaso.

La situazione geopolitica del confine lituano-polacco, territorio che si trova fra il mercato europeo e quello delle regioni CSI crea buone opportunità per lo sviluppo delle economie dei paesi in transizione e potenziali business. In linea con le proposte che emergono dalle strategie di fondo del Programma in analisi, le priorità riguardano senza dubbio il miglioramento delle infrastrutture già esistenti e l’aumento dell’attrazione che potrebbe esercitare la regione non solo verso i turisti ma anche verso i cittadini stessi che in questo modo avrebbero almeno una possibilità di scegliere se rimanere o emigrare.


* Eleonora Ambrosi è ricercatrice dell’IsAG, segretaria scientifica dell’area Europa all’ISPI.

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