Mancano ancora diversi mesi al momento in cui gli elettori statunitensi saranno chiamati a esprimere la propria preferenza verso il futuro nuovo presidente della nazione, ma sia democratici che repubblicani preannunciano l’inizio un’intensa campagna elettorale.

Nondimeno, la sparatoria di Tucson che ha visto coinvolta la deputata dei Democrats Gabrielle Giffords sembra essersi rivelata un degno spunto per una serie di aspre dichiarazioni fra i vari rappresentanti politici, che hanno immancabilmente avuto ripercussioni sui sondaggi d’opinione condotti fra la popolazione.

La possibile strategia di Obama e i sondaggi: l’opinione degli analisti

Alle soglie della nuova corsa alle presidenziali, diversi sondaggi rivelano una crescente popolarità dell’attuale presidente nordamericano: uno studio del Quinnipiac University Polling Institute mette in luce un consenso pari al 48% (non troppo distante, dunque, dal 50% sfiorato nel lontano ottobre 2009). Una cosa decisamente confortante per il primo cittadino della Casa Bianca, visto che solo 3 mesi fa il dato si attestava a quattro punti percentuali in meno dell’attuale. L’Associated Press poll, parimenti, rivela un aumento del consenso dal 47% dello scorso novembre, al 53% di inizio anno; infine, anche un sondaggio condotto dal Gallup Daily è in linea con la tendenza riscontrata: un’ascesa del rating dal 45% dello scorso dicembre al 48-49% di gennaio.

Le ricerche hanno anche rivelato che gli elettori democratici continuano a dare un’ampia fiducia al presidente Obama (circa un 85% di essi lo sostiene – stando ai dati forniti dal sondaggio del Quinnipiac Institute); nella stessa percentuale, invece, si parla di disapprovazione nei suoi confronti fra i Repubblicani.

Un’ondata di popolarità è arrivata anche dopo il discorso che Obama ha fatto in merito ai tragici avvenimenti di Tucson: 33 minuti in cui non sono mancati momenti di commozione soprattutto quando ha ricordato la più piccola delle vittime, una bambina di soli 9 anni, e ha affermato che si adopererà affinché il futuro del Paese sia così come lei se lo sarebbe immaginato. Il presidente si è anche appellato a un maggiore rispetto fra avversari nei confronti politici e a una unione più forte del Paese di fronte a questi accadimenti, richiamando, secondo alcuni analisti, il discorso che l’ex presidente George W. Bush fece dopo il crollo delle Twin Towers nel settembre del 2001. Grandi consensi bipartisan sono arrivati a favore delle parole espresse in Arizona e, al contempo, la sua popolarità è risultata in netta risalita.

Ma quale strategia si appresta a seguire l’attuale presidente degli Stati Uniti per essere lui il candidato democratico alle prossime presidenziali, e sperare di vincere?

L’analista Valerie Jarrett ritiene che la nuova campagna elettorale in cui Obama sarà coinvolto sarà molto diversa da quella che lo vide protagonista nel 2008: in qualità di senatore egli poteva avere un confronto costante e diretto con i cittadini, mentre ora dovrà in primis adempiere ai compiti insiti nella sua funzione di leader del Paese e stare meno a contatto con gli elettori. Dalle notizie che trapelano, sembrerebbe infatti che l’attuale capo di Stato tema di essere rimasto troppo nei “palazzi del potere” poiché preso a risolvere i problemi nazionali: dopotutto, anche gli USA hanno dovuto affrontare la difficile situazione derivante dalla crisi economica mondiale. Le modalità con cui, però, il presidente statunitense ha cercato di mitigare la situazione di stallo sociale non sembrano, ad oggi, aver realmente portato gli effetti desiderati. La Jarrett, in effetti, sottolinea come il neo di Obama sia stato un mancato impegno concreto con gli americani, ovvero una carenza di riforme e leggi (tranne eccezioni come quella molto discussa sulla sanità) volte ad adempiere alle promesse fatte durante la scorsa campagna presidenziale. Al contempo, però, la stessa analista ritiene che Obama non debba troppo preoccuparsi dei possibili altri candidati democratici alle prossime elezioni: se dimostrerà che la sua priorità è il Paese, tentando di mantenervi la pace e la sicurezza sociale, non avrà di che temere.

Un sondaggio condotto dalla CNN sembrerebbe avvalorare questa ipotesi: ben il 78% degli elettori democratici intervistati afferma che vorrebbe l’attuale presidente in carica come candidato del partito alle prossime elezioni, con solo il 19% del totale che vorrebbe un altro politico in corsa per la Casa Bianca. Quest’ultimo dato sarebbe molto incoraggiante, visto che non si riscontrava un dissenso interno al polo democratico così basso dal marzo scorso. Addentrandoci nello specifico, quindi, vediamo come l’85% dei liberal Democrats ma anche dei democratici moderati esprima il proprio consenso a favore di Obama.

I Repubblicani incerti sulla possibile candidatura

Se dal lato democratico, rebus sic stanti bus, non sembrano esservi alternative credibili alla ricandidatura dell’attuale presidente, fra i Repubblicani la situazione è ancora molto confusa. Fra una decina di possibili nomi, alcuni noti, altri un po’ meno, spiccano quelli dell’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, l’ex House Speaker Newt Gingrich, il già candidato alle presidenziali Mitt Romney nonché Sarah Palin.

I sondaggi condotti dal Gallup Institute rivelerebbero un Huckabee in netto vantaggio rispetto ai suoi compagni di partito: ben il 30% degli elettori repubblicani lo vorrebbe vedere correre per la presidenza. Gingrich e Romney sarebbero appoggiati rispettivamente dal 24 e dal 23 percento di essi, mentre la Palin si troverebbe in posizione ancor più sfavorevole con solo il 22% dei consensi. Proprio quest’ultima sembrerebbe generare, fra gli intervistati, un maggior livello di reazioni negative, forse anche in seguito agli avvenimenti in Arizona. Voci insistenti vorrebbero il 22enne responsabile degli omicidi quale suo ammiratore politico e, immancabilmente a seguito di ciò, si sono susseguite allusioni da parte degli avversari politici su un presunto coinvolgimento della Palin nella vicenda.

Altri nomi sono stati additati come possibili candidati repubblicani alle prossime presidenziali, come (meno noti alla maggior parte della popolazione) Mike Pence, l’ambasciatore statunitense in Cina Jon Huntsman o anche l’ex senatore Rick Santorum, ma gli analisti ritengono che la probabilità che uno di questi nomi sia scelto sia minima. Quello che influisce molto nell’opinione pubblica è chiaramente la popolarità mediatica dei soggetti: più il nome del personaggio è conosciuto, più l’elettore tenderà a preferirlo ad altri. E proprio questa recente pubblicità negativa nei confronti della Palin sembrerebbe averla penalizzata negli attuali sondaggi.

Cosa accadrà?

Certamente siamo alle soglie di una lunga campagna elettorale, perciò si possono solo fare delle considerazioni di merito. Dal lato democratico è molto plausibile ritenere che sarà di nuovo Obama, forte anche di un premio Nobel, a riproporsi come candidato alle prossime elezioni. Fra i Republicans la partita è totalmente aperta e, sebbene abbiamo un piccolo margine di errore, i sondaggi condotti sinora potrebbero rivelarsi poco veritieri rispetto a ciò che accadrà. Ciò che premerà di più comprendere non sarà tanto chi si candiderà, ma chi salirà alla Casa Bianca: il consenso dell’attuale presidente non sembra essere così ampio fra gli statunitensi, o almeno non vasto a tal punto da poterlo far stare tranquillo, e si dovranno attendere le reazioni alle prossime mosse politiche nazionali e internazionali di cui sarà protagonista. Se ad agosto l’esercito statunitense si ritirerà dall’Afghanistan, è altresì vero che il Paese nordamericano continuerà a mantenere una presenza costante in nazioni ritenute strategiche come il Pakistan: di non molto tempo fa è la notizia che gli USA concederanno un vasto numero di armi al Paese al fine di favorire la lotta al terrorismo e la pace. Quanto questo operato sarà condiviso dall’elettorato democratico è ancora da vedere, sebbene sembra già che regni un certo scontento. Solo se Obama riuscirà a risollevare le sorti economiche degli Stati Uniti avrà la possibilità di sperare nella ri-elezione, sempre che parte del suo elettorato non lo abbandoni.

* Eleonora Peruccacci è dottoressa in Relazioni internazionali (Università di Perugia)

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