Lo scenario del fronte islamista egiziano, se pur unito nei suoi obbiettivi, sembrerebbe presentare diverse tendenze, una maggiormente aperta ad uno scenario pluri-confessionale rappresentato dal Partito di Libertà e Giustizia, l’altra rivolta essenzialmente ad una re-strutturazione islamica dello stato rappresentata dallo shaykh Yusuf al-Qaradawi, una personalità dei Fratelli Musulmani che gode di grande autorità nel mondo islamico ed il cui ritorno nella scena politica ha destato certamente i timori e le inquietudini delle potenze occidentali. Ma dove effettivamente divergono le due tendenze? Quali invece i punti in comune?

Il movimento egiziano dei Fratelli Musulmani ha lavorato attivamente in questi mesi per prepararsi ad affrontare le prossime elezioni, sia parlamentari che presidenziali, previste rispettivamente per il mese di ottobre e novembre 2011. Il 6 Agosto hanno tenuto per la prima volta nella loro storia un’elezione pubblica per la scelta di tre membri del Consiglio della Shura, il consiglio consultativo interno al movimento, questi dovranno sostituire i tre membri che nel mese di Aprile avevano rinunciato alla loro carica per entrare a far parte del neo-partito di Libertà e Giustizia, il leader del partito Muhammad Mursi, il deputato Essam Elarian ed il segretario generale Muhammad Sa’id al-Katatny.
Tra gli obbiettivi di questa elezione certamente vi è anche quello di offrire al movimento un’immagine pubblica credibile nelle sue aspirazioni politiche, nel quadro di una democratizzazione egiziana che vuole vedere l’avvento del suo sviluppo dall’interno, grazie a movimenti strutturati che svolgano un ruolo di guida, tra i quali appunto quello della Fratellanza.

E’ in questa prospettiva che viene fondato formalmente dalla Fratellanza il 18 maggio il Partito di Libertà e Giustizia (Hizb al-Hurriyya wa al-‘Adala), sotto la guida del segretario generale Sa’id Katatny, con l’obbiettivo di “ottenere almeno metà dei seggi” nelle prossime elezioni parlamentari. Ancora in attesa di un riconoscimento ufficiale da parte della Corte Costituzionale, la sua piattaforma politica si basa sui principi della legge islamica e nell’art. 1 dei suoi punti di fondazione afferma: “i principi della shari’a sono la principale fonte della legislazione (…) grazie alla quale è possibile ottenere giustizia”. Tuttavia il partito si dichiara di stampo non confessionale, ma puramente politico, rivolgendosi ad un elettorato sia musulmano che cristiano. Sugli oltre 9000 iscritti al partito, quasi cento sono cristiani, compreso il vice segretario che è copto. Altri elementi farebbero però pensare a questo pluralismo come ad uno specchio per le allodole: l’intenzione del partito non sarebbe solo quello di accentuare i caratteri islamici dello stato, ma ottenere anche il ripristino delle corti confessionali, abolite definitivamente dal presidente Nasser nel 1956, invertendo definitivamente il percorso dhimmah – cittadinanza; seppur con delle eccezioni non irrilevanti (ad es. non sottoporre mai i non-musulmani alla legge islamica, anche in caso di dispute con dei musulmani, contrariamente a quanto previsto dal diritto classico). In questo contesto le posizioni del neo-partito sembrano essere molto vicine a quelle dell’intellettuale islamista Yusuf al-Qaradawi e ancor più a quelle del probabile candidato della Fratellanza per la carica presidenziale Muhammad Salim al-Awwa. A gettare dei dubbi circa l’indipendenza del partito rispetto al movimento religioso c’è anche il fatto che i tre leader di Libertà e Giustizia menzionati non sono stati eletti internamente al partito, ma scelti direttamente dal Consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani in un elezione a porte chiuse.

Gli attori politici legati alla Fratellanza

Lo shaykh Yusuf al-Qaradawi ha avuto un ruolo centrale durante i presidi popolari in piazza Tahrir che hanno determinato la caduta di Husni Mubarak; direttore del Consiglio Europeo della Fatwa e della Ricerca, si può dire che la sua khutba del 18 febbraio in piazza Tahrir sia passata già alla storia del pensiero politico islamico, la prima pronunciata dalla sua lunga permanenza in Qatar nel 1961, causata della sua stretta relazione con Hasan al-Banna e con la Fratellanza che sotto il regime nasserista vide il suo momento di maggiore repressione. Il discorso presentava già tutte le caratteristiche con le quali oggi il movimento cerca di proporsi nella scena politica: una visione dell’islam come unica soluzione politica, la ricerca di una “tolleranza” e “alleanza” con le minoranze religiose (in apertura alla khutba si rivolge esplicitamente sia ai musulmani che e ai copti e invita alla preghiera anche i cristiani), l’assimilazione di Mubarak alla rappresentazione coranica del faraone (con relativa citazione della “corruzione del faraone” – sura 89, vers. 1-14), la commemorazione dei “martiri della rivoluzione”, l’appello d’aiuto alle forze armate e conseguente rappresentazione dell’esercito come forza neutrale, e infine l’impegno nella questione palestinese (chiede infatti all’esercito di aprire il valico di Rafah per permettere i soccorsi ai palestinesi di Ghaza).

L’entrata in scena dello shaykh deve aver sicuramente preoccupato le potenze occidentali, tra i suoi numerosi impegni politici, il suo sostegno alla causa palestinese è stato certamente quello che gli creò i maggiori problemi all’estero, fu infatti espulso dagli USA e dal Regno Unito con l’accusa di aver appoggiato e fomentato atti di violenza contro lo stato d’Israele e contro le forze americane in Iraq e il suo ritorno al Cairo è stato perfino paragonato dalla stampa araba e internazionale al ritorno dell’imam Khomeini dopo la caduta dello Shah di Persia nel 1979. E’ stato lo stesso esercito egiziano che, calcando il paragone, affermò ad Aprile di non volere per l’Egitto “un altro Khomeini”.

E proprio per dissolvere ogni timore a riguardo, i Fratelli Musulmani hanno deciso di includere nel Partito di Libertà e Giustizia esponenti di religione cristiana scegliendo il noto intellettuale copto Rafiq Habib come vice segretario di partito; una scelta condizionata anche dalle costanti tensioni interreligiose che a maggio hanno visto l’ennesimo episodio di violenza al Cairo. Certamente in questo momento non giova a nessuna delle parti accentuare il conflitto, e in questi ultimi mesi si è riuscito a raggiungere momenti di positiva collaborazione politica tra diversi fronti. La proposta della Fratellanza di condannare gli atti di violenza o razzismo interreligioso come “reato contro la nazione” è stata accolta positivamente dagli esponenti dell’Alleanza Democratica, ed è nata una collaborazione politica tra il partito islamista e lo storico partito Wafd.

Tuttavia le tensioni interconfessionali continuano ad essere forti ed evidenti anche in questo nuovo clima politico, soprattutto circa la scelta del futuro candidato alla carica presidenziale per i Fratelli Musulmani che, secondo indiscrezioni, con molta probabilità sarà Muhammad Salim al-Awwa, segretario generale dell’Unione Internazionale degli Studiosi Musulmani. In un’intervista per l’emittente al-Jazira del 16 settembre 2010, al-Awwa aveva duramente accusato la Chiesa Copta di raccogliere e custodire armi all’interno dei propri monasteri, evidentemente al fine di utilizzarle in un futuro scontro armato rivolto contro i musulmani. “Date a Cesare ciò che è di Cesare”, affermava, “la Chiesa Copta non dovrebbe occuparsi di politica”. L’accusa, che faceva riferimento alla notizia di una nave proveniente da Israele carica di armi ed esplosivi il cui proprietario era il figlio di un prete copto, aveva attirato forti critiche verso al-Awwa, etichettato come un’estremista islamico; ed oggi la notizia di una sua probabile candidatura rievoca i risentimenti e le critiche del fronte politico copto. al-Awwa gode di una grande autorità all’interno del movimento dovuta principalmente al suo ruolo chiave nel dialogo politico tra la Fratellanza ed il vecchio regime Mubarak nel 2005 in occasione delle prime elezioni presidenziali del paese.

Divergenze e dipendenze

Certamente sono grandi le distanze che separano il programma del Partito di Libertà e Giustizia dalla piattaforma dei Fratelli Musulmani del 2007: l’idea di un clero musulmano con un ruolo politico ufficiale è stata abbandonata dal partito che anzi non esclude teoricamente l’accesso alla presidenza da parte di donne e, sebbene la Fratellanza si fosse espressa contraria a riguardo, tra i co-fondatori del partito troviamo circa mille donne.

Anche riguardo la politica economica, i due si trovano contrasto: libero mercato, incoraggiamento degli investimenti esteri, ridistribuzione del reddito per i primi, e un sistema economico islamico, teoricamente anti-capitalista, per i secondi, caratterizzato da un forte controllo dello Stato sugli investimenti stranieri. Non mancano comunque degli elementi concordi anche nelle politiche economiche: tra le basi di politica economica del partito, troviamo al punto 7 l’impegno a massimizzare il ruolo dell’economia sociale, con una forte enfasi sull’istituzione della zakat e del waqf (fondazione pia), e al punto 10 il totale rifiuto di tutte quelle politiche di aiuti economici esteri che limitino l’autonomia del paese.

Molti analisti, tra i quali Khalil al-Anani, dubitano di una reale presa di distanza dal partito islamista rispetto alle direttive del movimento: oltre alla questione dei tre leader sopra citati, circa il 70% dei membri fondatori sono degli attivisti della Fratellanza, senza contare che il partito dipende economicamente e finanziariamente dal movimento. Sono molti poi i punti di ambiguità nella piattaforma politica del partito, primo fra tutti il rapporto tra religione e stato che sembra volutamente vago.

Tutto questo farebbe guardare al Partito di Libertà e Giustizia come allo strumento politico nazionale dei Fratelli Musulmani, giocando per loro lo stesso ruolo che assume, ad esempio, il Fronte di Azione Islamico in Giordania; un affiliato politico regionale all’interno di un più vasto scacchiere internazionale.

Kawkab Tawfik è laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso la Facoltà di Studi Orientali dell’università Sapienza di Roma. I suoi studi e le sue ricerche vertono soprattutto sul diritto musulmano e sulla politica egiziana.

 

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