Cinque mesi dopo l’inizio dei bombardamenti, non è più possibile credere alla versione ufficiale sull’inizio degli eventi in Libia e sui massacri attribuiti al “regime di Gheddafi”. Allo stesso tempo, dobbiamo ora tener conto della risposta giuridica e diplomatica libica che mette in evidenza i crimini contro la pace commessi dalla propaganda TV, i crimini di guerra perpetrati dai militari della NATO e i crimini contro l’umanità commessi dai leader politici dell’Alleanza Atlantica.  

 

Poco meno della metà degli europei continua a sostenere la guerra contro la Libia. La loro posizione si basa su informazioni inesatte. Credono, infatti, ancora che il “regime di Gheddafi” abbia soppresso nel sangue le manifestazioni di Bengasi di febbraio e che avrebbe bombardato i quartieri di Tripoli, mentre lo stesso colonnello avrebbe promesso di versare “fiumi di sangue” se i suoi connazionali continuavano a sfidare la sua autorità.

In due mesi di lavoro sul campo, ho potuto vedere di persona che queste accuse sono pura propaganda, ideate dalle potenze della NATO per creare le condizioni di una guerra, e diffuse in tutto il mondo dalle loro reti televisive al-Jazeera, Cnn, Bbc e France24.

Il lettore che non sa dove situarsi in questo dibattito e che, nonostante il lavaggio del cervello dell’11 settembre e delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, è riluttante a pensare che Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Qatar abbiano potuto fabbricare tali menzogne, tuttavia, può formarsi un’opinione nel corso del tempo. La NATO, la più grande coalizione militare della storia, non è riuscita in cinque mesi di attacchi a rovesciare colui che ha descritto come un “tiranno”. Ogni Venerdì, una grande manifestazione a sostegno del regime viene organizzata in una città diversa del paese, e tutti gli esperti, oggi, concordano sul fatto che il colonnello Gheddafi ha almeno il 90% del sostegno popolare in Tripolitania e il 70% in tutto il paese, incluso nelle zone “ribelli”. Queste persone sopportano ogni giorno i bombardamenti aerei, l’embargo e i combattimenti di terra. Non sosterrebbero mai, con la loro carne e il loro sangue, un individuo che avrebbe commesso crimini contro di loro, di cui viene accusato dalla “comunità internazionale”. La differenza tra coloro che in Occidente credono che Gheddafi sia un tiranno che ha fatto sparare sul suo popolo, e quelli che credono che in Libia credono sia eroe della lotta antimperialista, è che i primi vivono nell’illusione creata dalla propaganda TV, mentre gli altri hanno sul posto, l’esperienza della realtà.

Detto questo. Vi è una seconda illusione di cui sono vittime gli occidentali, e includo ormai nel campo “occidentale” non solo Israele, che ha sempre sostenuto di esserlo, ma anche le monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo e la Turchia, anche se sono delle culture orientali, hanno scelto questo campo: ancora credono che sia ancora possibile devastare un paese e uccidere il suo popolo senza conseguenze giuridiche. E’ vero che, fino ad ora, la giustizia internazionale è stata una giustizia dei vincitori e dei potenti. Ci si ricorda dei dignitari nazisti che apostrofavano i propri giudici a Norimberga, dicendogli che se il Reich avesse vinto la guerra, sarebbero stati i nazisti a essere i giudici, e gli Alleati che avrebbero dovuto rendere conto dei loro crimini di guerra. Più recentemente, abbiamo visto l’uso da parte della NATO del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, per cercare di giustificare a posteriori la guerra in Kosovo, come “la prima guerra umanitaria della storia”, secondo l’espressione Tony Blair. O ancora, come il Tribunale speciale per il Libano sia stato utilizzato per cercare di rovesciare il governo siriano e decapitare Hezbollah libanese, e probabilmente subito dopo accusare la Guardia rivoluzionaria iraniana. Per non parlare della Corte penale internazionale, braccio secolare delle potenze coloniali europee in Africa.

Tuttavia, lo sviluppo di strumenti e organi di giustizia internazionale nel ventesimo secolo si ha progressivamente istituito un ordine internazionale a cui le superpotenze si dovranno conformare, o che dovranno sabotare per sfuggire alle proprie responsabilità. Nel caso della Libia, ci sono innumerevoli violazioni del diritto internazionale. Eccone le principali, come sono state stabilita dal Comitato Tecnico Provvisorio, organo di coordinamento interministeriale libico, e descritte dall’avvocato della Jamahiriya araba libica, il francesi Marcel Ceccaldi [1], in varie conferenze stampa.

Le reti televisive che, sotto la spinta dei loro rispettivi governi, hanno prodotto false informazioni per spingere alla guerra, sono colpevoli di “crimini contro la pace”, come definito dalle pertinenti risoluzioni dell’Assemblea generale delle delle Nazioni Unite, adottate dopo la seconda guerra mondiale [2]. I giornalisti-propagandisti dovrebbero essere considerati ancor più colpevoli dei militari che hanno compiuto crimini di guerra o crimini contro l’umanità, nella misura in cui nessuno di questi crimini sarebbe stato possibile senza quello che l’ha preceduto, il “crimine contro la pace”.

I leader politici dell’Alleanza Atlantica che hanno dirottato la Risoluzione 1973 dai suoi scopi, per impegnarsi in una guerra di aggressione contro uno stato sovrano, sono personalmente responsabili davanti la giustizia internazionale. Secondo la giurisprudenza creata all’indomani della seconda guerra mondiale dal Tribunale di Tokyo, i crimini non sono il prodotto di Stati o organizzazioni, ma di singoli individui. Saccheggiare i beni di uno Stato, istituire un blocco navale e il bombardamento delle infrastrutture per far soffrire la popolazione, attaccare un esercito nelle sue caserme, ordinare di assassinare dei leader nemici e, in mancanza, terrorizzarli uccidendo le loro famiglie, sono anche dei crimini di guerra. Commetterli in modo sistematico, come nel caso di oggi, è un crimine contro l’umanità. Questo crimine è imprescrittibile, il che significa che Obama, Sarkozy, Cameron et Al-Thani saranno perseguiti dalla giustizia per il resto della loro vita.

La NATO, come organizzazione, è legalmente responsabile dei danni materiali e umani di questa guerra. Non c’è alcun dubbio giuridico che deve pagare, anche se sicuramente cercherà di invocare un privilegio di giurisdizione per sfuggire alle proprie responsabilità. Spetterà quindi all’Alleanza vedere come dividere il conto di questa guerra, tra i suoi Stati membri, anche se alcuni di essi sono sull’orlo della bancarotta. Seguiranno disastrose conseguenze economiche per i loro popoli, colpevoli di aver approvato questi crimini. E in una democrazia, nessuno può pretendere di essere innocente dai crimini commessi in suo nome.

La Giustizia Internazionale dovrà affrontare più specificamente il caso dell'”amministrazione” Sarkozy – ho usato qui questo anglicismo per sottolineare che oramai il presidente francese ha guidato direttamente la politica del suo governo, scavalcando il suo primo ministro. Infatti, la Francia ha giocato un ruolo centrale nella preparazione di questa guerra, nell’ottobre 2010, organizzando un fallito tentativo di colpo di stato militare, e poi attraverso la pianificazione, assieme al Regno Unito, già nel novembre 2010, del bombardamento della Libia e di uno sbarco, che allora si credeva possibile e, infine, partecipando attivamente ai disordini mortali a Bengasi, che hanno portato alla guerra. Inoltre, la Francia, più di ogni altra potenza, ha schierato sul terreno le proprie forze speciali, certamente senza le loro uniformi, e violato l’embargo sulle armi, rifornendo i ribelli, direttamente o tramite gli aerei del Qatar. Senza contare che la Francia ha violato il congelamento dei beni libici da parte delle Nazioni Unite, deviando parte della favolosa liquidità del Fondo sovrano libico a beneficio delle marionette del CNT, e a spese del popolo libico che credeva di assicurarsi il benessere dei propri figli, una volta esaurito il petrolio.

Questi signori della NATO, che speravano di sfuggire alla giustizia internazionale schiacciando in pochi giorni la loro vittima, la Libia, in modo tal che essa non sarebbe sopravvissuta per perseguirli, saranno disillusi. La Libia è ancora lì. Ha presentato denunce dinanzi alla Corte penale internazionale, ai tribunali belgi (competenti sulla NATO), la Corte europea di giustizia, le giurisdizioni nazionali degli stati aggressori. Conduce azioni davanti al Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Non sarà possibile per le grandi potenze spegnere tutti questi incendi in una sola volta. Peggio ancora, gli argomenti che useranno per sottrarsi ai tribunali, gli si rivolteranno contro uno dopo l’altro. In poche settimane, in pochi mesi, se non riescono a distruggere Tripoli, non avranno altre scappatoie per evitare umilianti condanne che negoziare a caro prezzo il ritiro delle denunce.

 

 

[1] Mettendo fine alla confusione che regnava all’inizio della guerra, quando diversi ministeri ingaggiarono avvocati diversi per dei procedimenti disordinati, la Libia ha nominato Marcel Ceccaldi a luglio, per supervisionare tutti i procedimenti in corso.

[2] «Les journalistes qui pratiquent la propagande de guerre devront rendre des comptes», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 14 agosto 2011.

 

http://www.voltairenet.org/La-Libye-et-la-fin-des-illusions

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio

http://www.aurora03.da.ru

http://www.bollettinoaurora.da.ru

http://aurorasito.wordpress.com


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