Stavolta è toccato all’ambasciatore israeliano in Italia, Mr. Gideon Meir, ribadire esplicitamente le posizioni e i desiderata di Tel Aviv nei confronti del nostro Paese.

Con bastone e carota, con la sicumera propria di chi comanda e dispone, Meir richiama praticamente al rispetto dei ruoli assegnati e dei compiti da svolgere.

In un intervista del 23 settembre a Il Riformista la mette così: “Siete i nostri migliori amici ma attenti a non sgarrare”.

Oggetto del monitoraggio sono le relazioni economiche italo-iraniane, che non garbano agli israelo-americani innanzitutto sul piano geo-economico prima ancora che sul piano delle strette contingenze legate al discorso delle sanzioni e delle manovre ostili che, a cominciare dai Paesi occidentali, dovrebbero attuarsi nei confronti dell’ ”indisciplinato” Iran.

Mr. Meir snocciola prima il refrain dei consolidati legami che intercorrono tra Italia e Israele, anche alla luce delle più recenti iniziative e delle ribadite manifestazioni fideistiche del nostro Governo, poi va al nocciolo della questione in maniera succinta ma non eludibile: l’Italia ha promesso di limitare gli affari con gli iraniani oltre il territorio tracciato dalle stesse sanzioni Onu, e dunque deve rispettare la parola data e conformarsi alla strategia prestabilita, o meglio imposta.

E’ evidente che Tel Aviv conosce bene una certa italica ambiguità e non è disposta a tollerare oltremisura furberie da filibustieri.

Lo spunto per quest’ordine di considerazioni è offerto dai nuovi dati Istat e ripresi appositamente dal quotidiano israeliano Yediot Aharonot.

Mentre Berlusconi e il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini hanno dichiarato di comprendere la necessità di compromettere la capacità dell’Iran di sviluppare armi nucleari, la politica del loro governo sembra favorire le relazioni commerciali con Teheran, aiutando a consolidare il regime degli ayatollah. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica dell’Italia, l’import italiano dall’Iran è più che raddoppiato nel primo semestre del 2010 per un totale notevole di € 2.000.000.000. Confrontando, tutto l’import italiano nello stesso periodo del 2009 è pari a € 847.000.000. L’export verso l’Iran è inoltre aumentato significativamente, passando da 892 milioni di euro nel 2009 a oltre 1 miliardo di euro. I dati mostrano inoltre che i due paesi non scambiano maggiormente prodotti di base, ma prodotti utilizzati per le infrastrutture, l’energia e l’industria, come pure per le comunicazioni satellitari e vari prodotti tecnologici.

L’interesse degli Stati Uniti

Le prime relazioni indicano che le imprese italiane hanno sostenuto l’esercito iraniano. Il CEO del fornitore di energia in Italia ENI è stato convocato al Dipartimento di Stato Usa, all’inizio di quest’anno, al fine di spiegare l’ enorme portata degli scambi commerciali tra i due paesi. La questione è stata discussa negli ultimi quattro anni e continua ad essere fonte di preoccupazione, nonostante le sanzioni Onu all’Iran, le promesse italiane al governo degli Stati Uniti e la visita di Berlusconi in Israele”.

Tutto ciò conferma e ci riporta una volta di più all’intelaiatura di argomentazioni e considerazioni che ab ovo stiamo delineando in merito agli assetti interni, alla proiezione estera e agli interessi del nostro Paese nel globo e in particolare nel Vicino Oriente, tradizionale delicatissima area dove si misurano fondamentali equilibri geopolitici e strategici dai quali l’Italia per naturale predisposizione non può restare estranea.

Israele, concentrata nel mantenere gli effetti derivanti dalle sue posizioni di forza, continua a porre nei confronti di tutti i partners l’essenzialità del suo (e riconosciuto tale) eccezionalismo con la susseguente attenzione per la prioritaria questione della sicurezza nazionale, la quale passa per un controllo regionale supportato dalla supervisione globale americana.

Anche agli Usa preme che dati attori internazionali non cimentino legami economico-industriali che, oltre a veicolare elementi di sviluppo all’interno degli stessi, fungano da moltiplicatore di rapporti e di iniziative più squisitamente politiche.

Il quadro generale di instabilità e incertezza complica significativamente le letture da parte di tutti i protagonisti e quindi può verificarsi che scelte più dure e intransigenti possano sembrare le più opportune e sicure, a discapito, però, di soluzioni possibilmente ponderate.

Da parte sua, l’Italia continua a subire una politica dei diktat che persiste non solo per i conclamati rapporti di forza atlantici sussistenti, ma anche in virtù di una ormai insufficiente pseudo-strategia nazionale, o meglio, in virtù di una ormai antistorica carenza sul piano della pianificazione strategica a fronte dell’avanzante multipolarismo.

Gli affari con l’Iran non sono di poco conto e l’Italia è pur sempre il secondo partner commerciale europeo dopo la Germania. Ma non solo, l’accento va posto, come gli stessi israeliani e americani fanno, sul dato delle infrastrutture e dei prodotti scambiati che concerne certamente la fondamentale questione energetica, ma anche quella particolarmente delicata degli sviluppi e delle forniture tecnologico-militari. Su questi terreni di competizione e a seconda dei contesti regionali, le forze dominanti necessitano oltre che del controllo persino della supremazia.

Allo stato attuale dell’arte, consapevoli della limitatezza delle classi dirigenti e di riflesso della loro capacità di azione, rimane un dato positivo che, per quanto sbandierata e fatta ben risuonare, l’immediata ritirata dal suolo persiano non sia avvenuta e che, anzi, i dati ci forniscano indicazioni di altro segno.

Da qui, due pesanti punti in sospeso.

Alla luce delle pressioni continue, della nostra debolezza geopolitica strutturale e della buia classe politica, se e fino a dove possiamo permetterci un andamento cripto-doppiogiochista, fermo restando che sarebbe ora di svincolarsi e predisporsi finalmente in maniera assertiva?

Alla luce degli eventi interni inestricabili dai giochi di forza internazionali (come da tempo evidenziamo), l’avvertimento ed il disappunto di Meir, gli ennesimi pervenuti dai noti ambienti,

in che modo si materializzeranno?

Possiamo immaginare… L’ultimatum è già suonato.

.

Articolo precedente

Federico Trocini, L'invenzione della "Realpolitik"

Articolo successivo

Vinod Saighal, Third Millennium Equipoise