Il 24 febbraio il segretario del Ministero della Scienza bengalese Abdur Rob Howlader e il direttore generale della Rosatom Nickolav Spasskiy hanno siglato un accordo inerente la cooperazione nel campo dell’energia nucleare, avente come primario obiettivo la realizzazione della prima centrale nucleare in Bangladesh, presumibilmente nel sito di Rooppur nel distretto di Pabna. Dacca potrebbe dunque diventare un altra regione dell’Asia Meridionale ad optare per l’energia atomica, dopo che i vicini India e Pakistan già da diversi anni hanno individuato nel nucleare un’importante fonte per soddisfare la crescente domanda di energia. Senza dimenticare lo Sri Lanka, il quale avrebbe tra i suoi obiettivi dell’immediato futuro l’eventuale realizzazione di centrali nucleari. A questo proposito, si registra il sempre più stretto legame diplomatico tra Colombo e la Cina, visto il supporto che Pechino potrebbe offrire per la concreta messa in atto dei progetti nucleari dello Sri Lanka. L’accordo finale, con il susseguente avvio definitivo dei lavori per la costruzione della centrale, dovrebbe essere ratificato durante la programmata visita ufficiale in Russia del primo ministro bengalese Sheikh Hasina. La cooperazione prevede l’installazione di due impianti nucleari a Rooppur dalla produzione totale di 2000 MW. Il primo impianto dovrebbe essere completato tra il 2017 e il 2018 con un costo che va dai 1,5 ai 2 miliardi di dollari. La Bangladesh Atomic Energy Commission (BAEC) seguirà il piano per la realizzazione del progetto, strettamente diretto e controllato assieme alla Rosatom, l’agenzia federale russa per l’energia nucleare. La compagnia di Stato russa garantirà il finanziamento del progetto, fornirà il combustibile per i reattori di terza generazione, ritirerà il combustibile esaurito e provvederà all’eventuale disattivazione della centrale.

I problemi energetici del Bangladesh.

Il Bangladesh soffre di considerevoli carenze energetiche, ostacolo alla crescita del paese e al soddisfacimento della sempre più alta domanda di energia. L’obiettivo primario è dunque dotarsi di centrali nucleari, avendo come fine il corretto soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico. La richiesta annua di energia elettrica è in aumento dall’8 al 10% in un paese dove la corrente copre solamente il 45% dei 155 milioni di abitanti. Il settore energetico rappresenta il 3,5% del PIL nazionale, eppure il carattere irregolare dell’erogazione energetica rappresenta un serio ostacolo per l’economia del paese. La crescita del Bangladesh, al di sopra del 5% negli ultimi sette anni, potrebbe alla fine risultare fortemente frenata dalle continue carenze del settore. La maggior parte dell’energia elettrica è ottenuta mediante lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale. Le altri fonti sono il combustibile liquido e il carbone, mentre l’energia idroelettrica rappresenta una quota minoritaria. Il gas naturale è la più importante fonte energetica del paese, ma, visto l’esaurirsi delle riserve, non rappresenta più un’opzione affidabile per la crescita economica e per la domanda futura di energia. Un’altra fonte energetica fondamentale è il carbone, ma a causa degli ostacoli rappresentati dalle carenze tecnologiche e dalle preoccupazioni legate all’inquinamento ambientale, i ricchi giacimenti presenti nel paese non sono adeguatamente sfruttati. Da questo quadro è evidente come il Bangladesh sia alla ricerca di un’alternativa nel campo energetico e a questo proposito il nucleare rappresenta un’opzione possibile. La concreta realizzazione dei progetti per la costruzione della prima centrale e la conoscenza del know how necessario all’utilizzo della tecnologia nucleare necessitano di un aiuto esterno, garantito recentemente da Mosca. La cooperazione nucleare tra i due paesi non si limita a considerazioni di tipo energetico o al dibattito internazionale riguardante i rischi per la sicurezza dei siti nucleari, visti i recenti eventi di Fukushima in Giappone, i quali hanno avuto naturalmente un considerevole eco anche in Bangladesh. La questione ha senza dubbio anche importanti implicazioni geopolitiche, legate alla politica estera del Bangladesh, alle strategie di Mosca nel subcontinente Indiano e alle dinamiche regionali dei diversi attori dell’Asia Meridionale.

Il progetto della centrale nucleare a Rooppur.

Il piano per la realizzazione di una centrale nucleare a Rooppur risale agli anni ‘60, quando il Bengala dell’est era chiamato ancora Pakistan Orientale. A partire dal 1961 furono effettuati numerosi studi per esaminare la fattibilità o meno della realizzazione di una centrale nucleare in Bangladesh, suscitando l’interesse di diversi paesi esteri. Nel 1963 venne scelto Rooppur come potenziale sito di produzione di energia elettrica, inizialmente prevista per 70 MW. La competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica in Asia Meridionale durante la Guerra Fredda con i suoi effetti anche in Bangladesh, il rifiuto dei progetti esteri da parte di Islamabad, la guerra del 1971 con la successiva indipendenza del Bangladesh furono tutti fattori che ostacolarono la concreta realizzazione dei progetti nucleari, in seguito mai del tutto sufficientemente presi in considerazione da Dacca. Un discorso effettivo sul nucleare è iniziato solamente alla fine degli anni ’90. Nell’ottobre 2000, il Bangladesh firmò un accordo con gli Stati Uniti per la cooperazione sull’uso pacifico della tecnologia nucleare, inclusa l’assistenza finanziaria e tecnica per eseguire e sostenere la realizzazione di una centrale nucleare a Rooppur. Prima dell’accordo, il Bangladesh aveva firmato anche il Trattato di non proliferazione (TNP) e ratificato il Comprehensive Test Ban Treaty (CTBT). Dacca ha adottato ufficialmente un piano d’azione nazionale per l’energia nucleare nel 2001, ricevendo nel corso degli anni il sostegno e il possibile aiuto finanziario da parte di Francia, Corea del Sud, Cina, Russia e Pakistan. Nel giugno 2007, l’AIEA ha ufficialmente approvato un piano di assistenza tecnica per la Rooppur nuclear power plant (RNPP), avendo come obiettivo la realizzazione di una nuova centrale nucleare in Bangladesh entro il 2050. La proposta per la sua effettiva realizzazione fu ripresa ancora una volta nel gennaio 2009, quando l’Awami League, coalizione guidata dal primo ministro Sheik Hasina, tornò al potere. Il premier nel marzo di quest’anno ha dichiarato che una delle priorità del proprio governo è quello di costruire una centrale nucleare, viste le promesse elettorali del suo partito, durante la campagna elettorale per le elezioni del 2008, di migliorare la situazione energetica del paese. L’accordo con la Russia è giudicato a Dacca anche come una possibile risposta alle critiche dell’opposizione, inerenti l’incapacità governativa nel gestire efficacemente le crisi energetica.

Gli interessi russi.

La scelta di Dacca tra i diversi attori internazionali interessati al progetto è ricaduta su Mosca, con la firma il 21 maggio 2010 di un accordo per la cooperazione nell’uso della tecnologia nucleare a scopi pacifici. Intesa confermata lo scorso 25 febbraio. L’opzione russa per il nucleare in Bangladesh non era scontata. Oltre a Mosca, Dacca aveva avviato nel corso degli ultimi cinque anni importanti colloqui con la Corea del Sud e soprattutto con la Cina. Le trattative con Pechino per l’acquisizione del know how necessario alla realizzazione dei progetti nucleari erano ben avviate, con progressi suggellati dalla firma del Memorandum of Understanding (MoU) sull’energia atomica nel 2008. Anche nel corso del 2010 sembrava imminente il concretizzarsi di una più stretta partnership tra Cina e Bangladesh nell’ambito dell’energia nucleare, viste le intenzioni del Bangladesh di richiedere l’aiuto della Cina e le confermate volontà cinesi di sostenere Dacca nella costruzione della centrale di Rooppur, ribadite durante l’ultima visita del premier Hasina a Pechino. Rivolgendosi a Mosca, anziché a Pechino, il governo ha congelato i piani per la costruzione della centrale nucleare mediante la collaborazione cinese, elaborati dal precedente governo filo-cinese di Khaleda Zia. L’interesse della Cina per l’impianto nucleare risale al 2000, quando la Zhongyuan Engineering Corporation offrì la propria collaborazione tecnica per la fornitura di 300 MW dal sito di Rooppur. I motivi del sorpasso russo sono da collegare a fattori di tipo economico e diplomatico. La superiorità tecnologica russa e un prezzo maggiormente accessibile sono i due elementi determinanti per la decisione del Bangladesh. Il rafforzamento dei legami economici attraverso la cooperazione nel settore energetico rappresenta, inoltre, un importante punto dell’agenda politica di Mosca al fine di aumentare la propria influenza in Asia Meridionale e per la politica di diversificazione dell’impegno russo nel campo energetico in differenti zone dell’Asia e del Medio Oriente. Il piano russo in Bangladesh è simile ad altri progetti, come ad esempio gli accordi sul nucleare firmati con Egitto e Myanmar. La Russia ha interessi globali e anche nell’area del subcontinente Indiano ha il reale proposito di espandere la propria influenza geopolitica. L’accordo garantisce, inoltre, la possibilità per la Russia di esplorare e utilizzare le riserve di torio e plutonio in Bangladesh, materie prime per la produzione dell’energia nucleare. Oltretutto, la cooperazione russo-bengalese riflette il graduale mutamento delle relazioni tra i due paesi avvenute nel corso degli ultimi quindici anni. Dopo l’assassinio del primo ministro Sheikh Mujib Rahman nel 1975 e il crollo dell’Unione Sovietica, infatti, il rapporto tra i due paesi, proficuo durante la guerra d’indipendenza bengalese, si era deteriorato, tanto da portare le scelte di Dacca in politica estera ad essere maggiormente allineate a Pechino. Durante il primo governo di Sheikh Hasina (1996-2001), la partnership tra i due paesi è migliorata, ma il graduale riavvicinamento con Mosca è avvenuto durante gli ultimi cinque anni. I legami commerciali e la cooperazione nel settore energetico sempre più forti sono tutti segnali dello stretto rapporto esistente tra i due paesi. A questo proposito, la riluttanza del Bangladesh nel riconoscimento del Kosovo indipendente è da collegare alla sua alleanza strategica, economica e militare con Mosca. La scelta dell’opzione russa avrà molto probabilmente dei risvolti negativi nei rapporti bilaterali con Washington, nonché con i paesi dell’Unione Europea, soprattutto la Francia, interessati ai progetti di sviluppo del nucleare bengalese.

Gli interessi del Bangladesh e il ruolo di India e Cina.

Per quanto riguarda il Bangladesh, la politica estera del governo Hasina è caratterizzata dal tentativo di mantenere una posizione sostanzialmente equilibrata nei confronti degli Stati limitrofi, in particolar modo verso i due potenti vicini, Cina e India, elementi chiave nelle valutazioni interne ed internazionali bengalesi. Ad esempio, le recenti concessioni portuali sia all’India che alla Cina sono da valutare nell’ambito di questa tendenza diplomatica, una strategia politica volta al mantenimento di una posizione di equidistanza rispetto a Delhi e Pechino. La scelta dell’aiuto di Mosca rispetto alla Cina o ai paesi occidentali per il nucleare segue la stessa logica; tra i due potenti vicini, è evidente come l’India consideri la scelta russa come la più consona ai propri interessi strategici in Asia Meridionale, visto che l’interesse cinese per il nucleare di Dacca era valutato con crescente preoccupazione a Delhi. Un importante limite per il positivo evolversi delle relazioni sino-indiane è rappresentato, infatti, dalla percezione altamente negativa che l’India e la sua opinione pubblica hanno nei confronti del crescente attivismo economico e militare di Pechino nei paesi del subcontinente, registrato in Bangladesh, Myanmar, Sri Lanka, Nepal e Maldive, così come l’appoggio diplomatico e militare cinese del Pakistan. L’interpretazione della politica estera della Cina in Asia Meridionale è costantemente valutata a Delhi in funzione anti-indiana. Nella prospettiva dell’India, inoltre, è giudicata positivamente solamente la mancata partecipazione cinese ai progetti di costruzione della centrale di Rooppur. Sì, perché, in ogni caso, la diplomazia indiana individua nell’atteggiamento di equidistanza bengalese verso India e Cina dei sicuri vantaggi solamente per Pechino e dei risvolti negativi per la propria strategia in Asia Meridionale. L’India, infatti, nonostante ci siano stati alcuni periodi caratterizzati da difficili relazioni diplomatiche, considera il Bangladesh uno Stato appartenente alla propria sfera d’influenza geostrategica e osserva negativamente la presenza cinese a Dacca. Il primo ministro del Bangladesh è stato spesso descritto come filo-indiano, ma la scelta russa non può essere solamente collegata al rapporto particolare esistente tra Sheikh Hasina e Delhi; è piuttosto da leggere nell’ottica dell’equilibrio diplomatico ricercato dal Bangladesh in Asia Meridionale. Non va infatti dimenticato che il paese è legato militarmente a Pechino, visto che dal 2002 è in vigore un trattato di cooperazione difensiva tra i due paesi, senza contare che marina, aeronautica ed esercito dipendono strettamente dalle forniture cinesi. La presenza della Cina è significativa anche nel campo economico, con importanti investimenti infrastrutturali, come ad esempio nello sviluppo del porto di Chittagong. Il ruolo di Pechino nello sviluppo del porto bengalese è simile al coinvolgimento cinese nella crescita del porto di Hambantota nel sud dello Sri Lanka e di Gwadar nel Belucistan pakistano. La Cina ha un importante accesso all’Oceano Indiano mediante la base navale di Hanggyi Island in Myanmar e ha stabilito una stazione di monitoraggio a Coco Island, a nord delle isole indiane Andamane e Nicobare. In questo modo si starebbe realizzando l’obiettivo cinese di dotarsi di importanti sbocchi marittimi per aumentare la propria influenza in Asia Meridionale e soprattutto per dare attuazione pratica alla strategia del “filo di perle” attorno all’Oceano Indiano. L’India guarda con inquietudine all’avanzare dell’influenza cinese nell’area per la propria sicurezza, soprattutto perché una significativa presenza di Pechino in Bangladesh metterebbe ulteriormente a rischio lo stretto corridoio di confine tra la Cina e l’India, dove sono ancora in ballo le rivendicazioni cinesi dell’Arunachal Pradesh. Inoltre, la competizione in corso tra i due giganti asiatici è collegata alla concorrenza per usufruire delle risorse energetiche presenti nei vicini paesi dell’Asia Meridionale. Da alcuni anni, ad esempio, Delhi starebbe valutando l’ipotesi della costruzione di una pipeline che collegherebbe i giacimenti di gas naturale presenti in Myanmar all’India nord-orientale e a Calcutta, utilizzando il Bangladesh come possibile territorio di passaggio, così come eventuale beneficiario del gas birmano. L’India confina già con il Myanmar e potrebbe bypassare lo Stato bengalese. E’ evidente però che una diretta partecipazione di Dacca al progetto indiano, consentirebbe a Delhi di aumentare la propria influenza in Bangladesh, diminuendo il peso della Cina nel paese. A Delhi, inoltre, non è giudicato del tutto positivamente nemmeno il nucleare in Bangladesh. Non solo per i timori legati all’insicurezza, alle possibili azioni di gruppi terroristici anti-indiani o alle preoccupazioni ambientali, ma soprattutto per l’eventuale concludersi della dipendenza energetica bengalese nei confronti di Delhi. L’accrescere dell’influenza cinese in Asia Meridionale ha portato negli ultimi anni a migliori relazioni, nonché ad accordi strategici, economici e militari tra Mosca e Delhi, un rapporto che controbilancia il sempre più stretto legame tra Cina e Pakistan. Un modo per contrastare la crescente ascesa cinese in Asia Meridionale è caratterizzato, inoltre, dall’estensione della cooperazione indo-russa sul nucleare civile, mediante accordi che prevedano l’eventuale costruzione congiunta di impianti nucleari nei paesi del subcontinente indiano, in particolar modo in Bangladesh e Sri Lanka. Per quanto riguarda la recente scelta del Bangladesh, per ora limitata all’aiuto solamente russo, nella prospettiva di Pechino ciò rappresenta sicuramente un freno alle proprie ambizioni in Asia Meridionale. Bisognerà attendere gli sviluppi futuri per comprendere quali conseguenze ci saranno per le relazioni diplomatiche tra Bangladesh e Cina e per gli equilibri dell’area.

*Francesco Brunello Zanitti, Dottore in Storia della società e della cultura contemporanea (Università di Trieste)

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