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Ill perché le forze NATO siano determinate a realizzare un cambiamento di regime in Libia, ora sta diventando chiaro. Mentre esperti dei media e della politici ancora discutono se le bande di ribelli libici sono effettivamente sostenute e dirette da USA, Regno Unito e dalle agenzie d’intelligence di Israele, gli obiettivi politici ad ampio raggio occidentali, sulla Libia sono stati completamente ignorati.

Basta leggere il briefing strategico nei documenti di AFRICOM USA per comprendere il vero obiettivo in Libia: il controllo di risorse preziose e l’espulsione della Cina dal Nord Africa. Quando gli Stati Uniti formarono AFRICOM, nel 2007, circa 49 paesi hanno firmato la Carta militare statunitense per l’Africa, ma un paese l’aveva rifiutata: la Libia. Infatti, un tale atto di tradimento, da parte del leader della Libia Gheddafi Moummar, avrebbe solo piantato i semi di un futuro conflitto per il 2011.

Secondo l’ex ufficiale del gabinetto Reagan, dottor Paul Craig Roberts, la situazione con Gheddafi è molto diversa dalle altre recenti proteste nel mondo arabo. “Perché la NATO è lì?” è diventata la domanda reale, dice Roberts, che teme che un coinvolgimento rischioso derivante dall’influenza statunitense, potrebbe portare a un punto di rottura catastrofica in Libia.


INTERESSI CINESI IN LIBIA

Secondo il Ministero del Commercio di Pechino, i contratti in corso della Cina in Libia riguardano almeno 50 grandi progetti che coinvolgono cifre superiori a 18 miliardi di dollari. Ciò che è ancora più rivelatore, è che a causa della recente instabilità nella regione del Nord Africa, gli investimenti della Cina hanno subito un grave colpo. Le recenti turbolenze politiche nella regione hanno spinto ad abbandonare i nuovi contratti, pari a 3,47 miliardi di dollari, con un calo del 53,2%. Tra questi, l’importo dei nuovi contratti in Libia, con un calo del 45,3%, un fatturato del 13,9% inferiore; in Algeria, l’importo dei contratti è sceso al 97,1%, il fatturato è diminuito del 10,7% – tutti entro i primi 2 mesi dell’anno.

PERCHE’ SIAMO IN LIBIA: una rivelatrice intervista del dottor Paul Craig Roberts

Oltre ai numerosi investimenti cinesi in Libia, la nazione dell’Africa del Nord ha recentemente completato uno delle più costose e avanzate opere idriche della storia – il Grande Fiume Artificiale libico. Questa opera trentennale, terminata solo l’anno scorso, offre alla Libia la possibilità di un boom agricolo ed economico che certamente provocherebbe dei problemi nella competizione sui mercati agricoli nei vicini Israele ed Egitto. Potrebbe anche trasformare la Libia nell’emergente “granaio” dell’Africa.

Con i prezzi alimentari mondiali in aumento, e la Libia in possesso di una moneta stabile e un approvvigionamento energetico nazionale a basso costo, non ci vuole un genio per vedere che ruolo economico la Libia potrebbe svolgere nel mercato globale.

AFRICOM: FIGLIO DEL PNAC

Fondata sotto il presidente statunitense George Bush Jr, AFRICOM è un sottoprodotto del più grande Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC) neo-conservatore. Fondamentale per gli obiettivi strategici di Africom è affrontare la crescente influenza cinese nel continente. Uno studio di AFRICOM suggerisce che la Cina finirà per inviare truppe in Africa per difendere i suoi interessi:

Ora la Cina ha raggiunto uno stadio dello sviluppo economico che richiede continue forniture di materie prime africane, e ha cominciato a sviluppare la capacità per esercitare un’influenza in più angoli del globo. L’estrapolazione della storia prevede che sfiducia e incertezza porteranno inevitabilmente l’Esercito di Liberazione Popolare (EPL) in Africa, in numero impressionante…

Così abbiamo evocato la paura da parte dei pianificatori militari USA di un confronto militare con la Cina… in Africa. Oggi è la Libia, ma domani sarà in Sudan. Questo suona un po’ familiare? Beh, dovrebbe…

LA NUOVA GUERRA FREDDA CON LA CINA

Ciò che i dati economici cinesi non mostrano con chiarezza, è che gli obiettivi politici strategici delineati nei documenti di AFRICOM di Washington, in particolare quelli progettati per affrontare e ridurre al minimo l’interesse economico della Cina in Africa, stanno lavorando molto bene a causa dell’instabilità nella regione. ‘La destabilizzazione‘ come strumento di controllo, ha sempre lavorato per le potenze coloniali. Il caos indotto può quindi essere gestito con una forte presenza militare nella regione.

In effetti, ciò cui stiamo assistendo è l’alba di una nuova Guerra Fredda tra le potenze Euro-USA e la Cina. Questa nuova guerra fredda sarà caratterizzata da molti degli stessi elementi del lungo e protratto confronto USA-URSS, che abbiamo visto nella seconda metà del 20° secolo. Si svolgerà lontano, in luoghi come l’Africa, il Sud America, l’Asia centrale e attraverso vecchi punti di infiammabilità, come la Corea e il Medio Oriente.

Ciò che rende questa nuova guerra fredda molto più profonda e più sottile di quella precedente, è che non sarà avvolta in una ideologia popolare come ‘capitalismo contro comunismo’. Questa guerra sarà centrata sull’unico problema delle risorse naturali. La cattura e il controllo delle rimanenti risorse e l’approvvigionamento energetico del mondo, sarà il tema che disciplineranno e, letteralmente, alimenteranno tutti i maggiori conflitti del 21° secolo. Sarà combattuta attraverso numerosi proxy, e su campi lontani di tutto il mondo, ma non sarà mai dichiarata dall’ufficio stampa della Casa Bianca o dal Foreign Office di Downing Street.


INSORTI NON MANIFESTANTI

Il grande trucco di PR nella corsa ai bombardamenti a tappeto della NATO sulla Libia, è stata la capacità occidentale di caratterizzare le violente bande armate in Libia come semplici manifestanti. Il consumatore medio di informazione statunitense, britannica o francese equipara la rivolta libica con quelle precedenti in Tunisia e in Egitto. La realtà, naturalmente, è tutt’altra cosa.

Tuttavia, le campane della libertà e della democrazia avevano effettivamente suonato, così tutto quello che era veramente necessario, a quel punto, era un abile trucco diplomatico -tipo Armi di distruzione di massa- per abbagliare intellettualmente le fila dei diplomatici contrari presso le Nazioni Unite, a New York City. La ‘No Fly Zone’ è stata riconfezionata e ha funzionato abbastanza bene per fare mettere ai politici il loro piede nella porta dei loro rispettivi centri comando della guerra.

Sembra che abbia funzionato finora, ma con i sacchi per cadaveri civili della NATO che già cominciano ad accumularsi, la prossima fase delle truppe di terra e di una occupazione militare della NATO della Libia, sarà un po’ più complicata da eseguire, senza subire pesanti conseguenze politiche. Tutti questi complessi sforzi sono utilizzati per avvolgere l’agenda a lungo termine delle aziende e dei militari occidentali sulla regione, tutti parte integrante di queste nuove guerre per le risorse con la Cina.

AMNESIA STORICA

Pochi sosterranno che l’osservatore occidentale medio e consumatore di media mainstream, soffre di cronica amnesia storica. Per gli statunitensi in particolare, la storia rilevante giunge solo fino alla precedente stagione di ‘Ballando con le stelle‘, o di American Idol. Alcuni potrebbero sostenere che questo è nel piano, che tutte le masse sono condizionate a essere attori passivi della nuova democrazia multimediale moderna, perché rende la gestione delle mandrie molto più facile.

Le lezioni dell’Afghanistan e dell’Iraq devono ancora tornare nelle case degli Stati Uniti e della Gran Bretagna; entrambi i piani ancora devono causare preoccupazioni al massiccio cartello delle multinazionali occidentali. Ciò ha consentito ai burocrati ambiziosi di Washington, Londra e Parigi, di cimentarsi di nuovo in Libia. Col tempo però, statunitensi ed europei verranno a sapere ciò che ogni cittadino e soggetto ha già imparato molte volte nel corso della storia mondiale. In teoria potrebbe funzionare, ma in pratica, l'”Occupazione” è un paradosso. Il Regno Unito e gli Stati Uniti possono stilare progetti in privato, per occupare l’Iraq o la Libia a tempo indeterminato, ma la storia non favorisce queste ambizioni imperiali.

Finirà un giorno, e finirà male perché l’Impero Neoromano anglo-americano con tutte le sue legioni all’estero, non può gestire i suoi fragili affari interni. Prima verrà la caduta del Senato, poi l’ascesa di Cesare, ed infine il crollo del Denario ($) a casa. Il grande impero di una volta spirerà con un gemito, troppo grasso e troppo fallimentare per andare avanti.

Tornando a quel giorno, i cittadini di Roma non si curavano molto dei dettagli della ampiezza militare e della conquista all’estero. C’era il solo interesse che la gloria di Roma fosse mantenuta con il pane e il circo a casa. Mentre le Grandi Guerre per le risorse del 21° secolo continuano a imperversare senza sosta, una domanda sorge spontanea: che cosa possono fare i cittadini consapevoli dei paesi aggressori per cambiare il corso attuale della storia?

A giudicare dalla facilità con cui l’Occidente è riuscito ad approfittare della sua ultima rapina in Libia, direi … molto poco in questo momento.



* Patrick Henningsen è un consulente della comunicazione e scrittore, attualmente Managing Editor di 21 st Century Wire.


Traduzione di Alessandro Lattanzio

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