Fonte: http://en.fondsk.ru/article.php?id=2625

Tutti noi ricordiamo la crisi del gas che scoppiò all’inizio del 2009. Esperti dell’UE, poi, hanno deciso all’unanimità che i ritardi nelle forniture di gas verso l’Europa, fosse stata causata da una schermaglia politica tra Ucraina e Russia. L’UE ha cercato di contribuire a un accordo tra Kiev e Mosca.

Non appena l’accordo venne raggiunto, l’UE si occupò dei temi della propria sicurezza energetica, che vedono come una possibilità non far dipendere le forniture energetiche da un numero limitato di fonti, coinvolgendo un numero limitato di paesi di transito. Il 23 marzo 2009, a Bruxelles, in seguito a consultazioni preliminari, l’Unione europea e l’Ucraina hanno firmato un “Memorandum sulla modernizzazione del sistema di transito del gas in Ucraina“. L’Ucraina ha garantito l’istituzione di un mercato del gas trasparente, mentre la Russia veniva appena menzionata nel memorandum. E anche se era solo una dichiarazione di volontà, Mosca ha condannato l’affare.

Il 31 marzo 2009, nel corso dei colloqui con il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente della Russia, Dmitrij Medvedev, ha detto: “Se i nostri partner, in Ucraina, hanno deciso di proseguire i colloqui senza la partecipazione della Russia, sicuramente ne trarremo le nostre conclusioni. In realtà, ne abbiamo già tratte alcune. Prima di tutto, abbiamo rinviato le consultazioni intergovernative con l’Ucraina. I nostri partner ci avevano chiesto soldi. Ma come possiamo prestare loro soldi, se non siamo ancora riusciti ad accordarsi su una delle questioni chiave?

Il 3 aprile 2009, in occasione della riunione con il Primo Ministro russo Vladimir Putin, il Chief Executive di Gazprom, Aleksej Miller, ha espresso il suo parere in merito alla nota: “Gazprom è critica su questo documento, perché è stato elaborato senza la partecipazione della Russia e dei paesi europei, il principale fornitore e i consumatori chiave del combustibile russo, riteniamo questo approccio assolutamente improduttivo“. Miller ha anche detto al premier che aveva tenuto una riunione con i capi delle principali società europee di gas, che sono anche grandi consumatori di gas russo: Ruhrgas, Eni, Gaz de France, e avevano discusso la costruzione di nuove rotte del gas in Europa, tra cui Nord Stream e South Stream.

Alexei Miller, ha dichiarato: “Come i nostri partner europei, vediamo che questi progetti di straordinaria importanza per le consegne future di gas russo all’Europa“. Miller ha aggiunto che avevano accettato ‘di istituire un gruppo di lavoro per discutere le misure per rendere il processo di transito di gas più affidabile’.

Commentando i progetti Nord Stream e South Stream, Miller ha detto a Putin che la rotta Nord Stream richiede la discussione degli aspetti ecologici con i paesi del Mar Baltico. Ha aggiunto che entro la metà del 2010 tutti i dettagli relativi al progetto South Stream saranno sistemati al meglio.

Il 6 aprile 2009, alcuni media hanno riferito che Gazprom dovrebbe definire la propria alleanza europea, in risposta alla dichiarazione passata dall’Ucraina a Bruxelles. Gazprom è sostenuta dalla tedesca E.On e dall’italiana Eni, i suoi partner nei progetti Nord Stream e South Stream. Il Presidente dell’Ucraina, Victor Jushenko, ha detto che la costruzione di due gasdotti è stata motivata politicamente, e che la Russia non avrebbe mai potuto smettere di usare l’Ucraina come paese di transito.

Poi un’altra controversia è scoppiata, sul lato finanziario della modernizzazione del sistema di transito del gas dell’Ucraina. Il 16 giugno 2009, il primo ministro Julija Timoshenko ha visitato il Lussemburgo, per dire ai commissari europei che Kiev necessitava di 5 miliardi di euro. Il 29 giugno la somma era già 4,2 miliardi di euro.

Dopo i colloqui a Bruxelles, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale (FMI), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e la Banca europea degli investimenti, hanno pubblicato un comunicato congiunto che conteneva le condizioni per il prestito all’Ucraina. Così, all’Ucraina è stato chiesto di riformare il suo settore del gas, tra cui Neftegaz. Alcuni dei requisiti ripetevano quelli indicati nel memorandum. Gli esperti europei hanno aggiunto che 2 mld sarebbero sufficienti per l’ammodernamento. Così, nonostante il fatto che i paesi europei avevano tradizionalmente sostenuto la lotta per la democrazia dell’Ucraina, nessuno aveva intenzione di fare qualcosa gratuitamente.

L’influente stampa europea e statunitense ha cominciato a discutere apertamente la possibilità di una sistema di transito del gas dell’Ucraina fosse diviso, in cambio di finanziamenti provenienti dall’Europa, cosa che in realtà significava ignorare gli interessi della Russia. Oggi l’Europa fa la stessa proposta che la Russia avevano fatto per 18 anni, e Kiev l’associa con la perdita del controllo sui tubi e con la minaccia alla sua sovranità. Così, al momento di liberarsi dalla Russia, l’Ucraina cade tra le braccia dell’Europa. Ma è questo ciò che gli ucraini vogliono? La questione è se le proposte dell’Europa faranno del bene alla sicurezza energetica e all’economia dell’Ucraina.

Innumerevoli colloqui e consultazioni non ancora hanno portato ad alcun risultato: l’Ucraina non ha modernizzato il suo sistema di transito del gas, né le organizzazioni finanziarie europee hanno dato soldi a Kiev. Nell’ottobre 2009, l’ambasciatore degli Stati Uniti di nuova nomina in Ucraina, John Tefft, s’indirizzava al Senato per dire che Stati Uniti ed Europa sono pronti ad aiutare l’Ucraina nella riforma del settore energetico. Cito: “L’economia dell’Ucraina dipende dal proprio settore energetico. Questo laddove, insieme all’Europa, potremmo aiutarla“. Ma sembra che le parole di Tefft possano essere comprese in un altro modo: “l’Ucraina è nei guai se lasciata a se stessa“.

Il problema, qui, non è solo negli scaltri disegni degli Stati Uniti e dell’Europa, ma nella crescente influenza della Russia. Questo fatto non può essere ignorato né negli Stati Uniti, né in Europa. E questo è ciò cui, l’élite dominante ucraina, avrebbe dovuto prestare attenzione per molto tempo.

Come tutti sappiamo, gli Stati cercato di agire per conto proprio per rispondere alle iniziative sul gas della Russia. Per esempio, Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia, nel luglio 2009, hanno raggiunto un accordo per rifornirsi di gas, dalla regione del Caspio all’Europa, e quindi manifestato l’intenzione di avviare il finanziamento del progetto Nabucco nel 2010, per avviare le prime consegne nel 2015-2016.

Gli analisti dicono che il Nabucco mira a diversificare le forniture di gas per l’UE. Sarà in grado di soddisfare fino al 10% del fabbisogno annuo di gas dell’Europa. Quegli esperti che hanno fatto pressione per il progetto Nabucco, credono che questo indebolirà la posizione della Russia come principale fornitore di gas dell’Europa. Ma anche la posizione dell’Ucraina come paese di transito! Evidentemente, né l’Ucraina, né la Russia saranno in grado di compensare tale situazione.

Ciascuna delle alternative rotte previste per il gas (Nabucco, Nord Stream e South Stream) ha i suoi svantaggi e le proprie difficoltà di attuazione. Oltre a questo, Nabucco e South Stream sono progetti rivali. Ancora, nessuno di questi progetti è in grado di competere con il sistema di transito di gas dell’Ucraina. Così, l’Ucraina sta correndo dei gravi rischi:

-potrebbe perdere la sua carta vincente solo, non solo nei colloqui con l’Europa, ma con la Russia, nonché (attualmente l’Ucraina ha il monopolio come paese coinvolto nel transito del gas russo verso l’Europa);

-è probabile che non riceverà investimenti dall’Europa per il suo sistema di transito del gas;

-non ci guadagnerà più con il transito del gas russo verso l’Europa.

La conclusione è ovvia: a causa di conflitti di lunga durata sul gas, sia Kiev che Mosca si troveranno ad affrontare pesanti perdite (la Russia dovrà inoltre pagare per la sua partecipazione ai nuovi progetti sul gas) in contrasto con il profitto che i due paesi potrebbero ricevere, se collaborano nell’industria del gas. Penso che sarebbe più saggio abbandonare le proprie ambizioni politiche e mantenere i colloqui, basandosi sugli aspetti puramente economici del problema, e tenendo in considerazione l’altrui fabbisogno energetico.

Così, non vale la pena rischiare per questa idea? Non è questo è un compito gestibile per il nuovo presidente ucraino?

Informazioni:

Il gasdotto Nabucco. Lunghezza: 3.300 chilometri. Carico massimo: 31 miliardi di metri cubi all’anno. Costo: 8 miliardi di euro. Dovrebbe essere commissionato nel 2015-2016. La pipeline fornirà gas da Azerbaijan, Turkmenistan e Iran all’Europa.

Nord Stream. Lunghezza: 1.222 chilometri. Essa collegherà la Russia e l’Unione europea attraverso il Mar Baltico. Carico massimo: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Costo: 8 miliardi di euro. Dovrebbe essere commissionata nel 2012.

South Stream. Lunghezza: 1.222 chilometri. Trasporterà gas naturale russo verso il Mar Nero in Bulgaria e in seguito verso l’Italia e l’Austria. Carico massimo: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Costo: 20-25 miliardi di euro. Sarà commissionato nel 2017-2020.

Sistema di transito del gas dell’Ucraina. Lunghezza: circa 37.000 chilometri (la lunghezza del percorso utilizzato per il transito del gas russo è 1.160 km). Carico massimo: 180 miliardi di metri cubi all’anno (di cui 140 mld per l’UE).

Traduzione di Alessandro Lattanzio (http://www.bollettinoaurora.da.ru)

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