Fonte: “World Socialist Web Site

 

Il New York Times ha riportato ieri [11 maggio] di un’ondata di omicidi ai danni di ex membri della sicurezza interna del governo libico, a Bengasi. Gli omicidi, ha osservato il Times, “hanno sollevato lo spettro di uno squadrone della morte che perseguita gli ex funzionari di Gheddafi a Bengasi, roccaforte dell’opposizione“.  

I corpi di due uomini, Nasser al-Sirmany e Hussein Ghaith, sono stati trovati a pochi giorni l’uno dall’altro, in terreni agricoli alla periferia di Bengasi, seconda città più grande della Libia e centro della cosiddetta leadership ribelle. Sirmany è stato scoperto con le mani e i piedi legati. E’ stato colpito due volte alla testa, dopo che era scomparso nel corso della giornata, dopo aver visitato un mercato. Ghaith è stato rapito da casa sua da uomini mascherati e armati durante la notte, e successivamente è stato trovato morto con una pallottola nella fronte. Entrambi gli uomini avrebbero lavorato nelle agenzie di sicurezza interna di Muammar Gheddafi.

Almeno quattro attentati analoghi sono ora indagati dalle autorità di Bengasi, mentre non è chiaro quanti altri omicidi non siano stati dichiarati. Il cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (TNC), ha negato che le sue forze di sicurezza ne siano responsabili, anche se il New York Times ha riconosciuto che “le autorità ribelli hanno passato settimane a cercare di eliminare le persone sospettate di essere fedeli a Gheddafi”.

Questa campagna porta alla responsabilità del TNC per le squadre della morte adesso attive a Bengasi. I media internazionali mentengono un particolare silenzio sul numero di persone “eliminate” nella parte orientale della Libia, e su come coloro che sono accusati di non sostenere la leadership “ribelle“, vengano incarcerati

Secondo il Times, i pubblici ministeri a Bengasi che indagano sugli omicidi dello squadrone della morte “stanno studiando il possibile coinvolgimento degli islamisti che sono stati imprigionati dal governo Gheddafi, ed ora hanno vecchi conti da regolare“.

La relazione non ha spiegato quali forze islamiste sono sospettate di esserne responsabili. Vari gruppi fondamentalisti sono affiliati al CNT, lavorando fianco a fianco con ex-membri del regime Gheddafi, uomini d’affari espatriati e gli agenti dell’intelligence statunitense. I combattenti islamisti, tra cui alcuni già detenuti a Guantanamo Bay, sono attivi nelle fila delle cosiddette forze di sicurezza del CNT. Contrariamente al quadro fornito dal New York Times, se islamisti armati hanno formato una squadra di assassini a Bengasi, questo rende il coinvolgimento delle forze del CNT più, non meno, probabile.

La situazione smentisce di nuovo il falso pretesto “umanitario” dei bombardamenti USA-NATO sulla Libia. Washington e i suoi alleati in Europa, hanno sollevato lo spettro che il regime di Gheddafi avrebbe scatenato uccisioni di massa a Bengasi, al fine di giustificare il loro intervento militare in uno stato petrolifero. Il vero obiettivo della guerra è quello di cacciare Gheddafi, installare un regime cliente a Tripoli, e usare la Libia come base di operazioni contro i movimenti rivoluzionari nei vicini Egitto e Tunisia, che minacciano di minare gli interessi economici delle potenze imperialiste e la loro posizione strategica nel Nord Africa e Medio Oriente.

Le segnalazioni delle operazioni degli squadroni della morte a Bengasi, sono emerse mentre rapporti ancora più stretti sono stati instaurati tra il CNT e l’amministrazione Obama e le potenze europee. Il presidente del CNT, Mustafa Abdel Jalil, ha trascorso gli ultimi due giorni in Europa e negli Stati Uniti, chiedendo più soldi e sostegno militare.

Oggi ha incontrato il Primo Ministro britannico David Cameron, il segretario agli esteri William Hague e il ministro delle finanze George Osborne. Ieri, Jalil e il “ministro delle finanze” del CNT Ali Tarhouni, che ha vissuto negli Stati Uniti dagli anni ’70, erano a Washington per colloqui con numerosi funzionari dell’amministrazione Obama. Tra questi, il Consigliere della Sicurezza Nazionale Tom Donilon, e funzionari del Tesoro e Dipartimento di Stato.

Jalil e Tarhouni hanno anche incontrato il senatore John Kerry e gli altri membri della Commissione Esteri del Senato. Kerry ha poi indicato che avrebbe sponsorizzato una legislazione che facilitasse il potenziale trasferimento dei miliardi di dollari in beni congelati libico ai cosiddetti ribelli. La Segretaria di Stato Hillary Clinton ha annunciato, il 5 maggio, al secondo “gruppo di contatto” che si terrà in Italia, che “qualche parte” degli oltre 30 miliardi di dollari in beni libici congelati, sarebbe stata incanalata al CNT.

La legislazione di Kerry è volta a fornire una copertura pseudo-legale a un simile furto sfacciatamente illegale a spese di un paese sovrano.

I negoziati tra il CNT e l’amministrazione Obama per la liberazione di questi soldi, sottolineano il carattere venale e mercenario della cosiddetta leadership ribelle. Il Wall Street Journal ha riportato che una proposta “sostenuta” dal CNT “prevede d’istituire un fondo fiduciario internazionale per sorvegliare l’erogazione dei fondi … nell’ambito del piano, il fondo sarà amministrato dalla comunità internazionale, e i fondi erogati in ultima analisi, saranno restituiti dal Consiglio.” Questi svariati miliardi di dollari in prestiti, senza dubbio includono dei termini segreti, comprese garanzie sul petrolio della Libia per le principali compagnie petrolifere occidentali.

Le forze NATO hanno intensificato la loro campagna di bombardamenti negli ultimi giorni. Martedì scorso, una serie di raid aerei ha colpito quattro città, compresa la capitale Tripoli e la città natale di Gheddafi di Sirte. Il Washington Post ha osservato che “il nuovo assalto sembrava riflettere una maggiore cooperazione tra la NATO e l’esercito ribelle“, con “il miglioramento dell’individuazione delle forze lealiste trincerate, resa possibile, in parte, dalla presenza dei droni aerei statunitensi, Predator.

La NATO ha affermato che il bombardamento pesante mirava ai centri “comando e controllo“. I precedenti attacchi su questi cosiddetti centri sono stati, infatti, dei tentativi di assassinio di Gheddafi. Un attacco del 30 aprile ha ucciso il figlio minore del leader e tre dei suoi nipoti. Il dittatore libico, ieri, ha fatto la sua prima apparizione televisiva dopo questo incidente, a quanto pare registrato in un albergo che alloggia a Tripoli giornalisti internazionali, al fine di scoraggiare un altro attacco.

Il direttore delle operazioni della missione in Libia della NATO, il generale di brigata Claudio Gabellini, ha assurdamente detto, in una conferenza stampa, Martedì, che “non siamo molto interessati a ciò che egli [Gheddafi] sta facendo”. Ieri, però, sembra che il ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa, si sia lasciato sfuggire la vera agenda, Al-Jazeera riferisce che avrebbe detto che “Gheddafi è un bersaglio legittimo, se è all’interno di una installazione militare.”

Le forze anti-Gheddafi a Misurata hanno affermato di avere il controllo dell’aeroporto della città contesa, che se vero, segnerebbe un significativo progresso. Alcuni rapporti della zona parlano di combattimenti ancora in corso, tuttavia, e il portavoce del governo hanno negato di aver perso l’aeroporto. I combattimenti sono anche ripresi prersso la città, e importante porto petrolifero, di Brega, controllata dalle forze di Gheddafi dall’inizio di aprile. In un chiaro segnale della crescente integrazione delle milizie del CNT con il comando NATO, Al Jazeera afferma: “Piuttosto che tentare di prendere la città durante il loro assalto, Martedì, le forze ribelli si sarebbero ritirate per consentire agli aerei della NATO di colpire qualsiasi veicolo governativo che partecipasse a un contrattacco.”

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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