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Parola chiave: egitto

L’Egitto e le incognite del “ballottaggio”

Il popolo egiziano è ancora traumatizzato dall’annuncio dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali. Si rifiuta di accettare il risultato che vede Ahmad Shafiq, l’ultimo Premier del deposto Hosni Mubarak, sfidare al ballottaggio il candidato della Fratellanza Musulmana, Mohamed Mursi. Non è per questo risultato che molti egiziani si erano battuti. Il Paese è invaso dall’amarezza e Piazza Tahrir si riempie di nuovo di migliaia di manifestanti per impedire il ritorno alla linea politica del passato.

I Fratelli Musulmani invocano la guerra dell'Occidente in Siria

Tony Cartalucci, Land Destroyer, 28 maggio 2012 Ci si aspetterebbe che presunti oppositori di Stati Uniti e Israele rappresentassero l’antitesi di qualsiasi politica estera congiunta USA-israeliana, soprattutto quando...

Il Canale di Suez alla luce della “primavera egiziana”

Il Presidente della Suez Canal Port Authority ha recentemente annunciato che, nonostante la grave crisi economica che ha colpito l’Egitto negli scorsi mesi e la diminuzione del numero di navi che hanno attraversato il Canale, i guadagni provenienti dai traffici nel 2011 sono aumentati di quasi mezzo milione di dollari rispetto all’anno precedente. Il Canale di Suez oltre ad essere una delle più importanti fonti di reddito del Paese è anche un indicatore delle attività commerciali mondiali. Gli interessi vitali che gravitano attorno ad esso coinvolgono, oltre all’Egitto, vari attori della comunità internazionale, a cominciare da Israele e Stati Uniti.

Intervista a Massimo Campanini

In occasione dell'uscita del n. 2/2012, dedicato in buon parte alla "Primavera araba", "Eurasia" offre ai suoi lettori un'intervista esclusiva a Massimo Campanini, esperto...

IL MEDITERRANEO TRA L’EURASIA E L’OCCIDENTE

"Chi controlla il territorio costiero governa l'Eurasia; chi governa l'Eurasia controlla i destini del mondo"Nicholas Spykman, The Geography of Peace, Harcourt Brace, New York...

Egitto: i Fratelli Musulmani alla prova del “cambiamento”

I Fratelli Musulmani egiziani stanno affrontando nelle ultime settimane una crisi di credibilità nei confronti del proprio elettorato. Il punto di rottura è arrivato quando la Fratellanza, dopo aver negato per un anno la volontà di schierare un candidato per le elezioni presidenziali, ha annunciato la nomina del milionario Khayrat al-Shater. Ciò ha suscitato nuovi dubbi in quanti avevano considerato il gruppo una forza riformista in grado di apportare un significativo cambiamento.

L’Egitto tra l’incudine della crisi istituzionale e il martello dell’indebitamento

Mentre l’Egitto si prepara alle elezioni presidenziali del prossimo mese e i candidati sono impegnati a presentare le loro liste, la discussione sul futuro economico del paese sembra aver ricevuto una battuta d’arresto. Il paese è in bilico sull’orlo di una crisi economica: l’aumento del deficit di bilancio e il rapido calo delle riserve di valuta estera stanno minacciando una situazione già molto fragile.

Il peso delle politiche neoliberali nelle recenti sommosse egiziane

Le sommosse popolari in Egitto nel 2011 non erano dirette solo contro il regime autoritario di Mubarak ma anche, e soprattutto, contro un ordine economico profondamente ingiusto. Le riforme neoliberali imposte al paese dalle istituzioni finanziarie e dalle maggiori potenze occidentali, le stesse che in questi giorni stanno tentando di creare una transizione gestita del Paese in cui i volti delle più alte cariche del regime possono cambiare ma tutto il resto dovrà rimanere invariato, hanno difatti marginalizzato la maggior parte della popolazione egiziana, aggravando le condizioni non solo dei più poveri ma anche delle classi medie che non riescono a trovare un impiego adeguato ai propri studi.

Il ruolo dei movimenti sociali nello scoppio della “Primavera egiziana”

Le “rivolte” del mondo arabo e quella in Egitto in particolare hanno colto di sorpresa molti osservatori e politologi occidentali. Per anni, la stabilità del Paese, nella quale Stati Uniti e Unione Europea avevano investito ingenti somme e dalla quale dipende la loro capacità di realizzare politiche utili alle strategie occidentali nell’area, non era mai stata messa in dubbio. Gli eventi che hanno dato avvio, il 25 gennaio 2011, alla “rivoluzione egiziana” non solo hanno rivelato ancora una volta la contraddizione esistente tra l’interesse occidentale per la democratizzazione dei regimi arabi e l’interesse alla loro stabilità, ma hanno anche dimostrato che il regime egiziano era molto più fragile di quanto alcuni studiosi occidentali potessero immaginare.

L’Egitto dopo la “rivoluzione del 25 gennaio”

Il successo dei partiti che rappresentano l’Islam politico al primo turno delle elezioni parlamentari in Egitto merita una certa attenzione. Le nuove forze politiche, che si erano formate dopo la rivoluzione del 25 gennaio e che non sono legate al regime corrotto di Mubarak, godono della fiducia del popolo. È abbastanza probabile che esse riusciranno a trovare un linguaggio comune con gli intellettuali egiziani dotati di maggior esperienza nella politica del mondo arabo, e che riusciranno a costruire una società più equa basata sulle tradizioni della cultura islamica.
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