Parola chiave: israele
Israele, un altro autogol
Un'analisi pungente e precisa riguardo la storia, infinita e ricca di sorprese, della Freedom Flotilla 2, la cui perseveranza mette a dura prova le resistenze israeliane circa la validità e la necessità di continuare l'embargo a Gaza. Tutto questo non trascurando le valutazioni di paesi limitrofi direttamente interessati, quali Grecia e Turchia. La storia di un attivismo condito di umanità e di determinazione il cui destino rimane tuttora incerto.
La "speciale relazione" USA-Israele: prefazione al libro "Progetti di Egemonia"
Proponiamo in esclusiva ai nostri lettori la prefazione di Daniele Scalea al nuovo libro di Francesco Brunello Zanitti Progetti di egemonia. Neoconservatori statunitensi e neorevisionisti israeliani a confronto, edito dalle Edizioni all'Insegna del Veltro e dall'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG). Il libro, pubblicato pochi giorni fa, è la terza pubblicazione dell'IsAG, dopo la rivista “Eurasia” e Capire le rivolte arabe di Pietro Longo e Daniele Scalea.
"Progetti di egemonia": una recensione
Il rapporto fra Stati Uniti e Israele è sempre stato legato al concetto di special relationship, ovvero all’idea di una relazione, un’alleanza “speciale” che andrebbe al di là della pura strategia geopolitica. Il libro di Zanitti propone un’analisi dettagliata del rapporto non solo fra i due Paesi, ma anche fra il partito Neoconservatore statunitense e il partito Neorevisionista israeliano. La tesi che guida il libro è che tale rapporto fra le due nazioni sia frutto non solo di una profonda condivisione di valori considerati giusti a prescindere, ma anche di un ‘eccezionalismo’ di entrambe. I due movimenti politici, nonostante siano nati in contesti geografici e culturali molto distanti fra loro, avrebbero, così come sottolinea Zanitti, degli interessanti punti di contatto.
"Progetti di egemonia": presentazione del nuovo libro targato IsAG
In seguito alla vittoria di Bush nel 2000 e soprattutto dopo gli attentati dell’11 Settembre i neocons statunitensi hanno influenzato considerevolmente la politica estera della Casa Bianca. Allo stesso tempo, l’ultimo decennio della politica israeliana è stato caratterizzato dal rafforzamento della destra, in particolare del Likud, partito erede del neorevisionismo, movimento politico basato su alcuni concetti già espressi dal sionismo revisionista e dal suo capo, Vladimir Jabotinsky. Si può parlare in questo contesto di un singolare legame tra i neocons e gli esponenti del Likud? Il neoconservatorismo e il neorevisionismo, pur essendo movimenti nati in ambienti politici e geografici lontani e differenti, hanno elementi in comune nelle loro ideologie? L’analisi del pensiero dei due movimenti politici e le azioni intraprese in politica estera dagli appartenenti a queste correnti possono offrire una chiave di lettura per comprendere le somiglianze e le differenze tra neoconservatorismo statunitense e neorevisionismo israeliano.
Breivik, l'attentatore di Oslo. Un'ideologia identitaria ma non fondamentalista
Se Breivik ha un nemico, l’islam, ha anche un amico – immaginario, perché non sembra ci siano stati grandi contatti diretti –: il mondo ebraico, che considera il più sicuro baluardo anti-musulmano. Il terrorista mostra un vero culto per lo Stato d’Israele e per le sue forze militari, cui corrisponde una viva avversione per il nazismo. «Se c’è una figura che odio – scrive – è Adolf Hitler [1889-1945»: e fantastica di viaggi nel tempo per andare nel passato e ucciderlo.
Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare
La partizione del Kosovo, della quale negli ultimi tempi hanno parlato a più riprese esponenti politici serbi, non ha incontrato il favore degli americani. La Serbia ritiene che sia l'unica soluzione realistica all'impasse che persiste sulla questione di tale paese, del quale Belgrado si rifiuta di riconoscere l'indipendenza. Ma la Germania ha già dettato a Belgrado le condizioni necessarie affinché la Serbia possa entrare a far parte dell'UE: il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e l'ingresso nella NATO. Intanto si aprono spiragli affinché si apra un'inchiesta sul traffico di organi internazionale nella regione kosovara.
La destabilizzazione della Siria e la guerra del grande Medio Oriente
Ciò che si sta svolgendo in Siria è una insurrezione armata, sostenuta segretamente da potenze straniere tra cui Stati Uniti, Turchia e Israele. Insorti armati, appartenenti ad organizzazioni islamiste hanno attraversato il confine con la Turchia, Libano e Giordania. Il Dipartimento di Stato statunitense ha confermato che sostiene l'insurrezione. Gli Stati Uniti ampliano i contatti con i siriani che contano sul cambiamento di regime nel paese.
Le guerre segrete dell'alleanza saudita-israeliana
I legami degli al-Saud con Tel Aviv sono diventati, negli ultimi anni, sempre più visibili e pervasivi. Questa alleanza segreta israelo-saudita esiste nel contesto della più ampia alleanza Khaliji-Israele. L'alleanza con Israele è stata instaurata attraverso la cooperazione strategica tra le famiglie regnanti dell'Arabia Saudita e degli sceiccati arabi del Golfo Persico. Insieme, Israele e le famiglie dominanti Khaliji, formano la prima linea di Washington e della Nato contro l'Iran e i suoi alleati regionali.
Silvia Cattori intervista Giorgio S. Frankel. Israele non cederà mai i territori occupati
I dirigenti israeliani affermano di essere "pronti a fare la pace" con i palestinesi. In realtà i governi israeliani succedutisi negli anni non hanno mai avuto nessuna intenzione di fare la pace. Si sono invece serviti del cosiddetto "processo di pace" per continuare la loro politica di distruzione e di disumanizzazione, non solo della Palestina ma anche di altri paesi e popoli del Vicino e Medio Oriente. Hanno potuto opprimere e scacciare il popolo palestinese senza mai subire sanzioni. Il giornalista italiano Giorgio S. Frankel, intervistato da Silvia Cattori, evidenzia la complicità di questi giornalisti di parte - e dei governi occidentali - nell’espansione dello Stato ebraico e nel prolungamento delle sofferenze del popolo palestinese.
Le contraddizioni di Obama
Recentemente il presidente nordamericano Barack Obama ha affermato che è necessario un ritorno ai confini precedenti al 1967 affinché il processo di pacificazione fra Israele e Palestina proceda senza problemi. Questa dichiarazione ha innescato un turbinio di reazioni da entrambe le parti.












