I turchi vengono in Germania e fanno un sacco di figli per invaderci. […] Gli immigrati arabi e turchi non si istruiscono e rendono la Germania ottusa”. Con queste parole a dir poco infuocate Thilo Sarrazin ha condito lo scorso 7 settembre la presentazione del suo nuovo libro dal titolo “La Germania si autodistrugge”. Sarrazin, sessantacinque anni, già ministro delle Finanze ed iscritto al partito socialdemocratico tedesco, nonché componente del consiglio direttivo della Bundesbank tedesca, ha suscitato un coro di disapprovazioni in Germania ed ha provocato una serie di cortei di protesta a Istanbul. Germania a parte, il sentimento anti-turco è molto diffuso in Occidente. Ma è veramente “asiatica” la Turchia? Ed è davvero impossibile prospettare una stabile e proficua convivenza tra europei e turchi? Nel presente articolo si cerca di dimostrare come, in realtà, approfondendo l’argomento, non solo la geografia giochi a favore dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea.

Quando affermiamo infatti che la Turchia è una potenza asiatica, dimentichiamo ad esempio che Pantelleria, Linosa e Lampedusa si trovano sulla piattaforma continentale africana. Per non parlare poi di tutte le zone geograficamente in America, Africa, Asia e Oceania su cui però sventola la bandiera europea. Tra queste ricordiamo le isole Falkland, Guadalupa, Martinica, la Guyana, le Azzorre, le Canarie, la Nuova Caledonia… Inoltre i turchi sono circondati da popoli europei: hanno i ciprioti a Sud, i greci ad ovest, i bulgari, i rumeni, gli ucraini e i russi a nord, i georgiani e gli armeni a est. Viene allora da chiedersi come mai solamente i turchi debbano essere considerati asiatici. Va inoltre ricordato che se, come convenzionalmente accettato, al di là del Bosforo si “cambia continente”, lo stesso Bosforo è molto meno lungo e largo del tratto di Danubio che separa Romania e Bulgaria.

A ben vedere neanche la storia gioca contro l’ingresso della Turchia in Europa. Sebbene le paure europee ed italiane per i turchi abbiano profonde radici, la penisola anatolica, abitata tra l’altro dalle prime comunità cristiane e patria di San Paolo e San Nicola, ha fatto in origine da ponte fra la Terrasanta e l’Europa, favorendone la rapida cristianizzazione. Invece di analizzare la vera millenaria storia dei rapporti euro-asiatici è’ probabilmente più facile ricordarsi della battaglia di Kosovo Polje del 1389, della celebre conquista di Costantinopoli del 1453, dell’assedio di Malta del 1565, della conquista turca dell’Europa balcanica e danubiana, nonché soprattutto del genocidio degli armeni del 1915. Ciò tuttavia non deve a nostro parere influenzare il giudizio prettamente politico sull’opportunità di far entrare la Turchia nell’UE. Anche perché in tutte le date sopra elencate la Turchia contò guarda caso sulla collaborazione di Stati europei, desiderosi di “fare lo sgambetto” ai loro “amici” limitrofi. Risalgono infatti al 1525 le prime intese fra Solimano il Magnifico e Francesco I Re di Francia che portarono nel 1536 ad un trattato franco-turco, con il quale i francesi si impegnavano ad appoggiare Kaireddin Pascià, detto il Barbarossa; per non parlare poi dell’appoggio fornito da alcuni Stati europei a Costantinopoli, in funzione sostanzialmente antirussa, allorchè la Russia divenne la principale antagonista dei Turchi nei Balcani e in Asia o in occasione della Guerra di Crimea del 1853-56. Ricordiamo inoltre come l’Impero ottomano facesse parte del “Concerto delle potenze europee” fin dalle trattative di pace che seguirono la guerra di Crimea, il che rende non proprio corretta l’espressione “entrare in Europa” associata alla Turchia, che in realtà in Europa si trova già da secoli.

Se dunque la geografia e la storia non sembrano porre alcun freno alle ambizioni europee della Turchia, altrettanto fa la politica. Alcuni osservatori sostengono come la candidatura turca vada rigettata per il fatto che è sostenuta dagli Stati Uniti. Tesi che appare superficiale anche alla luce del fatto che la Turchia è già membro del Consiglio d’Europa, della NATO e dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Va poi registrata la diversità di trattamento riservata alla Turchia rispetto a Paesi come la Grecia, il Portogallo e la Spagna, ai quali si assicurò l’adesione all’allora CEE (Comunità Economica Europea) senza che questi potessero garantire un elevato standard di crescita, cosa che invece viene velatamente richiesta ai turchi come condizione pressochè essenziale per il loro ingresso in Europa.

Passando poi all’aspetto religioso, vanno sottolineati due elementi: il primo ci porta a ricordare come l’Europa abbia da sempre tratto la sua forza proprio dalle diversità. Non bisogna dimenticare che San Paolo e San Giovanni predicarono in Anatolia, che fu l’ultima casa della Vergine Maria nonché il teatro dei primi Concilii ecumenici. Il secondo elemento, invece, evidenzia come i turchi furono spesso più tolleranti di molti Stati cristiani: ad esempio nel 1492 la Turchia accolse gli ebrei cacciati dalla Spagna, riservando successivamente la libertà di culto ai cristiani nell’Impero ottomano e garantendo loro l’accesso ai Luoghi Santi.

Vanno infine ricordati alcuni dei principali vantaggi che l’Unione Europea potrebbe trarre dall’ingresso della Turchia. Innanzitutto l’Europa avrebbe solo da guadagnare dall’inclusione di un mercato, come quello turco, con un’economia in costante crescita. Dal punto di vista energetico, poi, i buoni contatti di Ankara con quella parte del continente asiatico, ricca di fonti energetiche, denominata “Turkestan”, potrebbero consentire all’Europa di diversificare gli approvvigionamenti energetici. Infine, quanto all’aspetto militare, il fatto che la Turchia disponga di un efficiente apparato militare, potrebbe favorire la PESD (Politica Estera e di Difesa Europea) consentendo all’Europa di superare, almeno in parte, il pensiero comune che la considera potente dal punto di vista economico, “ininfluente” da quello politico ed “inesistente” da quello militare.

Conclusioni In conclusione, se da un lato non sembrano esserci elementi storici, geografici e religiosi che possano inficiare il positivo esito dei negoziati tra Turchia ed Europa, dall’altro va detto che in questi anni la politica turca dovrà dare delle risposte concrete in merito ad alcuni temi fondamentali: in primo luogo, allo scopo di normalizzare definitivamente i rapporti interni tra potere politico e militare, in modo da escludere il pericolo che un governo democraticamente eletto possa essere sottoposto a pressioni dell’esercito, la Turchia dovrà mostrarsi fortemente intenzionata a proseguire la strada della riforma costituzionale voluta dall’AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo). In secondo luogo essa dovrà impegnarsi nel tentativo di distendere i rapporti con la Repubblica di Cipro, dal 2004 facente parte dell’UE e da decenni alle prese con l’annosa questione della sua convivenza/unificazione con la Repubblica turca di Cipro del Nord.

Naturalmente il buon esito dei negoziati per l’ingresso turco in Europa sarà possibile soltanto se Ankara incomincerà ad essere percepita dagli europei solo come un partner da includere nelle proprie istituzioni, e non come un attore estraneo ai processi europei. Al momento il rischio principale sembra essere, considerate le iniziative diplomatiche che il governo turco sta promuovendo in Medio Oriente e nell’Est in generale, quello di avere una Turchia che, unitamente alla Russia ed all’Iran, possa fungere da competitore regionale delle odierne politiche comunitarie.

Per ulteriori approfondimenti si vedano dal sito di “Eurasia”:

Il dilemma turco dell’Europa comunitaria

La politica estera della Turchia: da baluardo occidentale a ponte tra Europa ed Asia

Riferimenti bibliografici

De Mattei, Roberto. Turchia in Europa. Beneficio o catastrofe? SugarCo: 2009.

Baracani, Elena. Unione europea e democrazia in Turchia. Rubbettino: 2009.

Zürcher, Erik J. Storia della Turchia. Dalla fine dell’impero ottomano ai giorni nostri. Donzelli, Roma: 2007.

Bozarslan, Hamit. La Turchia contemporanea. Il Mulino, Bologna: 2006.

Introvigne, Massimo. La Turchia e l’Europa. Religione e politica nell’Islam turco. SugarCo: 2006.

Verzola, Fedele. L’Unione Europea e la Turchia. La Sapienza: 2006.

* Alessandro Daniele è dottore in Relazioni e Politiche Internazionali (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)

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