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LXI – I mediterranei dell’Eurasia

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Per analogia col Mediterraneo propriamente detto, ci sono altri mari del Continente eurasiatico che possono esser detti “mediterranei”: l’Artico, il Baltico e quel “mediterraneo” estremo-orientale che è formato da Mar Giallo, Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale. Oggi è quest’ultimo ad occupare il posto di maggior rilievo nella strategia statunitense di attacco all’Eurasia. Tuttavia il Mediterraneo eponimo non ha perso la sua importanza nella strategia atlantista di controllo dell’Europa e di accerchiamento della Russia.

Descrizione

DOTTRINA GEOPOLITICA

Carlo Terracciano (1948-2005) fece parte della redazione di “Eurasia” fin dalla fondazione della rivista, sulla quale, prima di essere stroncato da una morte prematura, pubblicò quattro articoli. L’ultimo di essi ha diretta attinenza col tema di questo numero di “Eurasia”; ma anche gli altri meritano di essere riproposti all’attenzione dei lettori.

DOSSARIO: I MEDITERRANEI DELL’EURASIA

Il Mar Cinese Meridionale è da sempre conteso tra le potenze costiere che vi si affacciano, in virtù delle sue immense potenzialità commerciali ed economiche, oltre che strategiche. Ma negli ultimi anni è il colosso cinese che sembra avere le maggiori probabilità di riuscita per la conquista del “mediterraneo” asiatico.

Il presente articolo indaga da una prospettiva realista la funzione geopolitica che i tre mediterranei del mondo svolgono nella contesa per il potere mondiale. I tre mediterranei individuati da Yves Lacoste, infatti, si rivelano essere le regioni più ampie su cui una potenza locale può imporre la propria egemonia, col risultato di massimizzare l’influenza che è in grado di proiettare sul mondo. Tramite uno studio comparativo, l’articolo rileva che, mentre il mediterraneo americano rimane in mano statunitense, i mediterranei asiatico ed europeo si stanno trasformando in “zone di scaricamento” delle tensioni internazionali, dove si giocheranno le più importanti partite per il dominio mondiale.

Se il virus ha accelerato l’evoluzione della rivalità geopolitica tra Cina e Stati Uniti verso una nuova “guerra fredda” e la riproposizione di una “cortina di ferro” tra l’Impero di Mezzo e l’Occidente, in Asia la competizione tra le due potenze rischia di sfociare in un vero e proprio conflitto bellico. La conquista del mercato dell’Oriente, teorizzata (e mai definitivamente realizzata) dai “Padri Fondatori” della talassocrazia a stelle e strisce, si scontra inevitabilmente con le aspirazioni di sovranità della Repubblica Popolare Cinese all’interno dei propri confini storici: Mar Cinese Meridionale, Taiwan e Hong Kong rappresentano i tasselli fondamentali ed ineludibili del progetto strategico di Pechino, passando dalla Nuova Via della Seta all’area della Grande Baia. Mentre i rispettivi complessi militari studiano gli effetti delle prossime mosse, nuove alleanze geopolitiche si stanno intrecciando, delineando l’inevitabile fase bipolare prima dell’avvento di una piena multipolarità.

Già nell’era Obama l’asse della geopolitica nordamericana aveva iniziato a spostarsi da Occidente verso Oriente, seguendo la nuova collocazione del centro del commercio globale nell’area dell’Indo-Pacifico. E sempre nell’era Obama gli Stati Uniti avevano iniziato a sentire il peso della loro dipendenza dalla Cina nel settore della produzione. In questo contesto irrompe con forza la rilevanza geostrategica del Mar Cinese Meridionale come snodo cruciale delle attività economiche mondiali (nel 2016 di commercio sono transitati attraverso questo mare 3.37 trilioni di dollari), come area ricca di risorse naturali (ingenti quantità di gas e petrolio non sfruttate) e come territorio conteso, in cui la massiccia presenza militare USA può aiutare a contenere la proiezione geopolitica di Pechino nei mari e ritardare il declino egemonico di Washington.

Ai primi d’ottobre del 2020, mentre scriviamo queste righe, a ridosso del Vicino Oriente divampa il conflitto tra Armeni e Azeri. La considerazione strategica è sempre la medesima: ogniqualvolta il mondo inizia ad illudersi di una perdita di importanza della regione, questa torna a bussare alla porta della Storia – e di strateghi, diplomatici e decisori politici. È essenziale avere coscienza di quali sono le effettive forze in campo.

La dottrina strategica della “Patria Blu” incorpora e supera il neoottomanesimo come dottrina geopolitica guida della Turchia e ne acuisce la proiezione mediterranea. Dall’energia al controllo delle zone economiche esclusive, Ankara ha numerosi scenari aperti: ma dispone delle forze e della volontà strategica per acquisire centralità nel “Grande Mare”?

Nell’ultimo decennio importanti riserve di gas naturale sono state individuate nel Mediterraneo Orientale. La nuova corsa all’“oro blu” nel bacino del Levante si lega alle contese sui confini marittimi e sulle ZEE (Zone Economiche Esclusive), con la Turchia di Erdogan al centro della scena. Ma alle spalle di queste frizioni si staglia il tema della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico dell’Europa, che vede tra i principali attori i rivali di sempre: Stati Uniti e Federazione Russa.

Il presente articolo intende fornire uno sguardo d’insieme sui rinnovati rapporti tra l’Albania, il cui processo di adesione all’Unione Europea è tuttora in corso, la Repubblica Popolare Cinese, la cui Nuova via della seta prevede un inserimento sempre maggiore, in termini di investimento infrastrutturale, nei Balcani, e la Turchia, tra accordi militari e cooperazione culturale.

Nell’immaginario e nei categorici paradigmi occidentali Grecia e Turchia rappresentano la contrapposizione fra Europa ed Asia: sia nell’accezione dello scontro fra religioni (Cristiani contro Musulmani) sia in quello dell’inconciliabilità fra la società “laica, democratica, avanzata” e il sistema autoritario e retrogrado, incarnato oggi dal “sultano” Erdoğan. In realtà l’attuale contenzioso fra i due Paesi rispecchia questioni geopolitiche irrisolte e lasciate lievitare, senza nessuna volontà da parte occidentale di risolverle: Cipro, l’annosa disputa su acque territoriali, ZEE (Zone Economiche Esclusive) e piattaforme territoriali, ed ora il progetto EastMed, che, gestito da Israele in chiave antiturca, vede in palio i ricchi giacimenti di gas rinvenuti nel Mediterraneo orientale. Proprio il Mediterraneo viene colpito da questo conflitto latente fra Grecia e Turchia: un’ennesima situazione di tensione, di divisione, di malessere e incertezza che si ripercuote su tutta l’area.

Conoscere le linee di condotta dei centri di comando e controllo avversari è fondamentale per la conduzione della guerra. Pertanto, essere a parte delle comunicazioni fra i decisori e i soldati sul campo sarà la discriminante fra vincere o perdere una battaglia. Per questo motivo, l’accesso alle informazioni inviate attraverso i cavi sottomarini è diventato prioritario per tutte le agenzie d’intelligence e per gli strateghi militari.

Ad oltre un secolo dalla sua stipulazione, l’accordo Sykes-Picot viene ancora considerato da alcuni come l’atto di nascita degli odierni Stati del Vicino Oriente. In realtà, si trattò soltanto di uno dei tanti accordi diplomatici attraverso cui le potenze dell’Intesa pianificarono la spartizione dell’Impero Ottomano durante la Prima guerra mondiale.

CONTINENTI

La Nuova Via della Seta (Yidai Yilu in cinese, Belt and Road Initiative – BRI- in inglese) è un’opera di sviluppo annunciata nel 2013 da Xi Jinping con un valore complessivo stimato a USD 3,7 trilioni che punta alla costruzione di 70 corridoi infrastrutturali (Bank 2019) per lo scambio di beni e servizi e per l’approvvigionamento energetico. Inscritta dal 2017 come obiettivo di lungo termine nella Costituzione del Partito Comunista, intende ripristinare la grandiosità e la continuità di potere che furono interrotte fra il cosiddetto secolo delle umiliazioni e la fine dell’era maoista. Il progetto vedrebbe il suo compimento nel centesimo anniversario della nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 2049, a significare che, dopo aver ceduto il passo alle potenze occidentali, la Cina è pronta a rivendicare l’antico splendore. La Nuova Via della Seta è un’opera di sviluppo annunciata nel 2013 da Xi Jinping ed iscritta dal 2017 come obiettivo di lungo termine nella Costituzione del Partito Comunista.

Il numero 2/2013 di “Eurasia”, dedicato alla Turchia e intitolato “Il lupo grigio al bivio”, coglieva due aspetti fondamentali per capire la reale portata della geopolitica turca. Da un lato, la natura radicalmente nazionalista e panturchista dell’ideologia di una parte delle classi dirigenti e dell’opinione pubblica anatolica. Dall’altro, il dilemma di una scelta strategica: sottosistema dell’imperialismo atlantista, o attore autonomo di una erigenda “grande Eurasia”?

DOCUMENTI

Bruno Damiani, Impero e Imperialismo. Natura del conflitto ed aspetti analitici dell’imperialismo britannico. L’esempio dell’Estremo Oriente, “Gerarchia”, Anno XIX, N. 12, Dicembre 1939.

Jean Thiriart, La NATO: strumento di servitù, “La Nazione Europea”, novembre 1967, a. I, n. 9. (OTAN: instrument de vassalisation politique, “La Nation Européenne”, n. 20, Sept. 1967).

Apparso anonimo in un opuscolo pubblicato a Bologna nel settembre 1973, questo testo, costituito di appunti piuttosto disorganici, configura il tentativo di ricollegare il fenomeno maoista alla cultura tradizionale cinese. Il tema del rapporto di quest’ultima col “socialismo dalle caratteristiche cinesi” è stato affrontato più di una volta sulle pagine di “Eurasia”. Si veda, ad esempio, l’articolo di Andrea Fais Il Partito Comunista Cinese alla riscoperta del Celeste Impero (“Eurasia” 1/2013).

RECENSIONI E SCHEDE

Aldo Giannuli, Coronavirus: globalizzazione e servizi segreti (Daniele Perra)

Paolo Cucchiarelli, Ustica & Bologna. Attacco all’Italia (Luca Tadolini)

Li Xinping, Lo Xinjiang moderno (Luca Baldelli)

Jean Thiriart, Hacia la Nación europea. Artículos publicados en “La Nation Européenne” 1965-69 (Adelaide Seminara)

Nonno di Panopoli, Tifonia e Cadmeide, a cura di C. Mutti (Adelaide Seminara)

Roger Coudroy, Ho vissuto la Resistenza palestinese (Adelaide Seminara)

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