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XLVIII – Il cordone sanitario atlantico

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L’Iniziativa dei Tre Mari, tenuta a battesimo da Trump in occasione della sua visita a Varsavia, riunisce dodici paesi compresi tra il Baltico, il Mar Nero e l’Adriatico, quasi tutti membri dell’Alleanza Atlantica. Essendo legata da vincoli energetici e militari più a Washington che non a Bruxelles ed a Berlino, l’Iniziativa spezzerà di fatto l’Unione Europea e, inglobando prima o poi anche l’Ucraina, stringerà ulteriormente il cordone sanitario lungo la linea di confine occidentale della Russia.

Descrizione

GEODIRITTO

Nelle ultime settimane è balzata all’onore delle cronache l’annosa questione catalana, a seguito della decisione della Generalitat de Catalunya di indire un referendum per l’indipendenza dell’intera regione nei confronti dello Stato spagnolo (referendum che si è tenuto, con modalità alquanto discutibili, in data primo ottobre). A seguito di tali avvenimenti, il presente lavoro si propone di analizzare gli strumenti giuridici che il Governo centrale di Madrid può utilizzare per opporsi alle rivendicazioni indipendentiste di una Comunità Autonoma ed in particolare l’art. 155 della Costituzione spagnola, che prevede la facoltà del Governo di intervenire qualora una “Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna”.  Nel condurre tale  analisi, ci si è serviti in modo particolare di alcuni elementi della riflessione giuridica e teorico-giuridica di colui che senza dubbio può essere considerato come  uno dei maggiori giuristi del secolo scorso: Carl Schmitt (1888-1985).

DOSSARIO: IL CORDONE SANITARIO ATLANTICO

Il progetto architettato dal Maresciallo Józef Piłsudski fra le due guerre mondiali non ha mai visto la luce, ma l’orientamento politico dei diversi governi polacchi dell’era postsovietica ne ha visto fiorire formule ed alleanze che non sono prive di relazione col progetto Intermarium del Maresciallo Piłsudski. Col riflusso sovietico, in Polonia e nei paesi baltici prima, quindi negli Stati più a sud e a sud-est, si sono viste sorgere delle unioni regionali che, orientate più o meno esplicitamente contro la nuova Russia di Vladimir Putin, giudicata “pericolosa” e “imperialista”, reclamano una maggiore indipendenza dall’Unione Europea, di cui questi Stati sono membri più o meno recenti, soprattutto in materia di immigrazione. Una tale posizione non dispiace affatto agli Americani ed alla NATO, i quali vedono in questi “Nuovi Stati Democratici”, ex satelliti dell’Unione Sovietica, gli elementi più determinati a nutrire diffidenza verso la Russia. Dai paesi baltici alla costa adriatica, la NATO ha costruito un cordone sanitario (“a new containment line” secondo George Friedman) contro l’“egemonia russa” e moltiplica in prossimità delle frontiere russe le esercitazioni militari coi suoi nuovi aderenti, mentre nella vicin Ucraina prosegue il faccia a faccia tra le forze golpiste di Kiev e i ribelli del Donbass. Infine, tra il Mar Nero e il Mediterraneo, la politica turca sembra allontanarsi dagli Stati Uniti ed avvicinarsi alla Russia, mentre i successi di Vladimir Putin in Siria forniscono ulteriori argomenti a quanti, a Varsavia ed a Londra come a Washington, vogliono erigere una barriera contro la Russia ed impedire la nascita di un blocco continentale.

L’anno 2016 registra l’esordio di una nuova operazione geopolitica sul suolo europeo, sotto il titolo Intermarium. Tutta la sceneggiatura di questa operazione mostra che l’Intermarium, vecchia nostalgia imperiale polacco-lituana del Medioevo, oggi è una costruzione artificiale, antieuropea e contraria alle esigenze reali della geopolitica europea ed eurasiatica. Esso costituisce uno strumento americano per il controllo della periferia orientale dell’Unione Europea, ossia dello spazio di contatto fra il mondo tedesco (e più in generale ovest-europeo) e il mondo russo. La Romania non sembra interessata a svolgere il ruolo che gli USA hanno assegnato alla Polonia ed all’Ucraina; le dichiarazioni dei suoi rappresentanti fanno ritenere che essa non intenda prendere le distanze dal nucleo franco-tedesco dell’Europa.

Formulata per la prima volta nel XIX secolo, l’idea di Intermarium si concretò solamente fra le due guerre mondiali, prima di eclissarsi dopo la vittoria degli Alleati. Ricomparsa all’epoca del crollo del blocco sovietico, adesso è sostenuta attivamente dagli Stati Uniti e da una frazione minoritaria dell’estrema destra europea.

L’iniziativa dei “Tre Mari” (Baltico, Nero, Adriatico) o Intermarium potrebbe allargarsi alla Repubblica Turca in una verosimile prospettiva atlantica: portare il più possibile la NATO a contatto con il territorio russo, determinando una pressione militare incontenibile e una minaccia diretta alla sovranità russa. In un’altra ipotesi, prospettata per esempio da George Friedman, l’Intermarium si integrerebbe in un  sistema operativo rivolto sia contro la Russia sia contro la Turchia.

Storicamente neutrali, al contrario delle vicine Norvegia e Danimarca, Finlandia e Svezia vengono da anni sottoposte ad una serie di pressioni affinché accettino di entrare nell’Alleanza Atlantica. Con il loro ingresso nella NATO, l’intera Penisola scandinava diventerebbe un presidio militare da cui scatenare un’eventuale guerra contro la Russia di Putin, assurta a nuova minaccia strategica per l’integrità dei “valori” euro-statunitensi.

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Tradizionalmente il maggiore alleato della Russia in Europa, negli ultimi dieci anni la Germania ha aumentato la sua attenzione verso i Paesi dell’Europa centro-orientale, adottando nei confronti di Mosca una posizione sempre più fredda. Una svolta spiegata da vari fattori, tra i quali vanno annoverati senz’altro il desiderio di Berlino di assumere un ruolo guida nell’Unione e il sostegno condizionato della “Nuova Europa” alle ambizioni tedesche, sostegno che non ha impedito alla Germania di mantenere un canale privilegiato con Putin.

DOCUMENTI

Da “Gerarchia”, a. XX, n. 11, Novembre 1941-XX, pp. 573-579.Goffredo Coppola (1898-1945), filologo e letterato, dal 1929 insegnò letteratura greca presso l’Università di Cagliari e dal 1932 presso quella di Bologna, dove divenne prorettore e quindi rettore. Succeduto a Giovanni Gentile alla presidenza dell’Istituto Italiano di Cultura Fascista, venne fucilato a Dongo dai partigiani, che esposero il suo cadavere a Piazzale Loreto. L’attività filologica e papirologica di Goffredo Coppola è stata messa in luce da Luciano Canfora, che nel saggio Il papiro di Dongo (Adelphi, 2005) ha ricostruito le fasi cruciali della sua biografia basandosi su materiale documentario parzialmente inedito. 

Questo articolo dello storico Alfredo Bosisio apparve su “Geopolitica” (a. III, nn. 6-7, giugno-luglio 1941, pp. 351-357) preceduto dalla seguente nota editoriale. “’Geopolitica’ accoglie molto volentieri e per evidenti ragioni, articoli del genere. Essi valgono, tra l’altro, a dimostrare che quella disciplina, ritenuta una novità nella storia del pensiero italiano, vive ed è bene affermata da secoli. Vuol dire, in ultima analisi, che essa accompagna il pensiero e l’azione politica, economica e sociale”.

Questo articolo apparve nei numeri di maggio e giugno 1981 della rivista tedesca “Nation Europa”. Il suo autore, il Generale Heinrich Jordis von Lohausen, dal 1943 fu attaché militare presso l’Ambasciata del Reich Tedesco a Roma. Imprigionato alla fine del secondo conflitto mondiale, nel 1955 rientrò nell’esercito austriaco e fu nominato attaché militare presso le Ambasciate di Londra e Parigi. Scrisse un celebre testo di geopolitica: Mut zur Macht. Denken in Kontinenten (Kurt Vowinckel Verlag, Berg am See 1979 e 1981). 

Seconda parte del lungo articolo L’Europe jusqu’à Vladivostock, diffuso nella traduzione russa sul periodico “Den’”e pubblicato in francese sul n. 9 di “Nationalisme et République” nel settembre 1992, venne ampiamente ripreso nella conferenza stampa che Jean Thiriart tenne a Mosca il 18 agosto di quel medesimo anno. La prima parte della traduzione italiana è apparsa in “Eurasia”, 4/2013, pp. 177-183.

ORIENTE E OCCIDENTE

L’articolo affronta il tema del secessionismo catalano cercando di individuarne i potenziali beneficiari. Il conflitto che contrappone la regione allo Stato nazionale è analizzato nel contesto di un paradigma più ampio: quello della dislocazione delle identità collettive europee e della demolizione del concetto di Stato, visto come il principale nemico storico delle forze globaliste. In fin dei conti, la teorica “indipendenza” della regione viene esaminata attraverso il prisma delle cinque caratteristiche della piena sovranità: territoriale, diplomatica, militare, economica e culturale.

L’articolo si propone di analizzare i motivi e le attività degli Armeni che, a vario titolo, collaborarono con il Terzo Reich nel corso della Seconda Guerra Mondiale, in particolar modo nei quattro anni che intercorsero tra l’inizio dell’Operazione Barbarossa (22 Giugno 1941) e la fine delle ostilità. Giacché le narrative storiche sono determinate dai vincitori, l’onesta analisi di quest’argomento ha indubbiamente risentito della censura sovietica che ha indistintamente dipinto i “collaborazionisti” quali biechi traditori, impedendo in tal modo qualsiasi possibilità d’indagine imparziale e storicamente attendibile di un aspetto politicamente  inopportuno del proprio passato. Oltre a un’interessante serie di pubblicazioni riguardanti gli aspetti più squisitamente militari e uniformologici, l’unica trattazione sistematica dell’impegno armeno in favore del Reich è stata compiuta da Levon Thomassian (2012). Il suo studio ha fornito preziose informazioni. L’auspicio è che questo articolo possa, seppur marginalmente, contribuire a far luce su un frangente della storia contemporanea per troppo tempo ostracizzato.

Cent’anni fa a Caporetto la Quattordicesima armata austro-tedesca riuscì a sfondare nel giro di poche ore il fronte difeso dalla Seconda armata del generale Capello. L’esercito italiano fu quindi costretto a ripiegare fino al Piave, perdendo enormi quantità di materiale e centinaia di migliaia di soldati. Ma sul Grappa il “muro italiano” non crollò. Nondimeno, la responsabilità della disfatta di Caporetto venne attribuita ai soldati, che si sarebbero arresi in massa senza combattere. In realtà, le cause della rotta dell’esercito italiano furono ben altre. E sotto questo aspetto la lezione di Caporetto è ancora attuale e da imparare.

INTERVISTE

Il testo di questa intervista, rilasciata da Yannick Sauveur a Robert Steuckers, è apparso in francese il 20 ottobre 2017 nel Forum des résistants européens EURO-Synergies. Sulla biografia di Jean Thiriart scritta da Yannick Sauveur (Qui suis-je? Thiriart, Pardès 2016) si veda “Eurasia” 2/2017, pp. 192-193.

DISCUSSIONI

Il presente scritto vuole costituire una replica ad alcune tesi sostenute dal Prof. Paolo Becchi in un suo recente articolo, intitolato “Che cos’è il sovranismo?” e apparso sull’ultimo numero della rivista “Trasgressioni”. Pertanto, questo nostro breve contributo intende inserirsi nel dibattito sulle nozioni di “sovranismo” e “sovranità” che è presumibilmente auspicato sia da Becchi sia dal Direttore di “Trasgressioni”, dal momento che il suddetto articolo è stato inserito proprio nella sezione “Note e discussioni”. Da parte nostra, riteniamo che un simile dibattito teorico-politico sia di vitale importanza in questo preciso momento storico, in quanto siamo convinti che proprio intorno a questi concetti si giochi in ultima analisi il destino del continente europeo.

RECENSIONI

Avvalendosi dei documenti dello spionaggio statunitense declassificati in base al Freedom of information act, Luca Tadolini (noto per lo studio sui Franchi tiratori di Mussolini e i quattro volumi su Reggio Emilia nella RSI) ricostruisce il quadro degli accordi che intercorsero fra il Partito Comunista Italiano e l’Office of Strategic Services, l’organismo precursore della Central Intelligence Agency istituito nel giugno 1942.

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