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XVIII – L’Africa

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Nell’assetto multipolare in via di consolidamento, l’integrazione continentale dell’Africa rappresenta una necessità ed una sfida, cui le classi dirigenti africane sono chiamate a dare una risposta. Tale integrazione si dovrebbe configurare su base regionale, seguendo tre direttrici principali, costituite rispettivamente dal Mediterraneo, dall’Oceano Indiano e dall’Oceano Atlantico.

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EURASIATISMO

L’immagine dell’Etiopia nello specchio del mito, dell’epica omerica, della storiografia erodotea e del romanzo ellenistico.

Per lo studioso è impossibile comprendere la nascita dell’Islam  senza prendere in profonda considerazione la storia della Chiesa di Gesù Cristo. Un aspetto merita di essere evidenziato: le circostanze politiche hanno favorito i Musulmani ed in nessun modo i Cristiani. Fin dall’inizio questi ultimi hanno avuto un nemico implacabile contro cui lottare: il Giudaismo.

L’Egitto fu precursore e tardo compartecipe dell’antichità greca e romana. L’egittologo deve essere anche un antichista, nel senso che oggi diamo a questa parola. Il suo antenato è quell’uomo antico che fin da principio si pose dinanzi all’Egitto come vuol porsi lui stesso: aspirando a coglierne l’essenza.

DOSSARIO: L’AFRICA

I fatti dimostrano che meno terzi intervengono nel continente africano, meno le fazioni locali possono cercare aiuto all’esterno, meno danni ci saranno e, forse, maggiori saranno le probabilità che i compromessi e la pace prendano il posto delle guerre civili, le quali hanno avuto in Africa una massiccia diffusione dopo il collasso del bipolarismo e l’annientamento del diritto internazionale.

Sankara non rinunciò a tessere importanti relazioni internazionali per combattere l’imperialismo e l’egemonia del Fondo Monetario Internazionale. Particolarmente stretto fu il suo rapporto con Mu’ammar Gheddafi, il quale visitò due volte il Burkina Faso.  Con Gheddafi, Sankara condivideva la visione panafricanista e la posizione terza forzista tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

I dati essenziali sulla superficie, la demografia, l’economia, l’alimentazione, l’istruzione, la sanità e la difesa dei Paesi africani.

Sembra che nei prossimi decenni l’India debba svolgere ruoli sempre più importanti e diversi nella vita africana: dal “mantenimento della pace” sotto l’egida dell’ONU all’elargizione di orientamenti in materia di finanza, alta tecnologia e agricoltura sostenibile, aiutando anche a sviluppare il turismo, l’intrattenimento e le attività artistiche.

Questo studio è finalizzato a presentare, in termini generali, lo spazio afro-iberico-latinoamericano e la sua importanza per la Lusofonia. Da un’analisi della Comunità dei Paesi di lingua portoghese si passa a descriverne l’importanza geopolitica e geostrategica. Infine si prospettano i vantaggi che proverrebbero ai paesi ed ai popoli lusofoni qualora si costituisse uno spazio geopolitico afro-iberico-latinoamericano.

Poche settimane dopo che il presidente George W. Bush ebbe firmato il decreto con cui veniva creato un nuovo comando militare statunitense dedicato all’Africa, l’AFRICOM, gli eventi nel Continente nero precipitarono. Tra i punti principali nell’agenda della presidenza Obama figura l’impiego delle risorse statunitensi, comprese quelle militari, in diverse regioni dell’Africa.

Negli ultimi anni, dopo un periodo di perdita d’interesse per il Continente africano, la Russia sta nuovamente intensificando le sue relazioni con esso. A ciò hanno contribuito soprattutto fortunati progetti pilota dell’imprenditoria russa e tutto un pacchetto di accordi economico-commerciali.

In Sudafrica la commissione per l’energia atomica fu istituita nel 1948. Nei primi anni l’attività era rivolta all’uso pacifico dell’energia e della tecnologia nucleare. La ricerca per un deterrente nucleare ha avuto inizio nel 1969, con la ricerca sugli esplosivi nucleari a scopo pacifico.

Nell’agosto 2006 il giovane senatore Barack Obama fa una tournée in Africa. Due anni dopo, quando Obama è eletto presidente degli USA, risulta che il suo viaggio nel Continente nero è stato una copertura per condurre un’operazione di destabilizzazione del Kenya. Il 9 ottobre 2009 viene attribuito al presidente nordamericano il Premio Nobel per la Pace.

La potenza statunitense, che non è una potenza coloniale storica, ma è diventata la maggiore sfruttatrice e la più disinvolta inventrice dei metodi e delle pratiche di sfruttamento, ha interessi espliciti di natura materiale o prettamente strategica in oltre cinquanta Stati africani e soffrono per la presenza cinese.

Il 1956 è stato un anno spartiacque per molti versi, e lo è stato anche nella storia del colonialismo, perché in luglio vi fu la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte dell’Egitto e perché vi fu, in ottobre, un’aggressione congiunta anglo-franco-statunitense contro l’Egitto stesso, aggressione che si risolse con l’umiliazione delle vecchie potenze coloniali, alle quali subentravano, come potenza neocoloniale, gli Stati Uniti.

La Libia occupa una posizione centrale tra i due insiemi regionali arabi, il Maghreb e il Mashreq, per cui essa si configura come un elemento di unione tra le due ali del mondo arabo. La consapevolezza geopolitica di questa posizione e della sua importanza geostrategica emerge in maniera molto chiara nei discorsi di Mu’ammar Gheddafi.

La zuffa per l’Africa, anche se lontana dai teleschermi di telegiornali sempre propensi a gridare allo scandalo per le presunte faide interetniche, è destinata a continuare e ad acuirsi sempre di più; le parole del Segretario di Stato statunitense per gli affari africani suonano come un monito: “Il petrolio dell’Africa è diventato strategico per noi”.

L’Italia si trova nel mezzo del Mediterraneo, ma il Mediterraneo è un mare chiuso, poiché ha solo due strette uscite sugli oceani. Per questa ragione l’Africa, per l’Italia, è solo l’Africa settentrionale, mentre l’Africa sub sahariana è appannaggio delle potenze oceaniche. La politica estera italiana ha sempre rispecchiato questa realtà.

L’Africa è una regione di enorme importanza per la Cina. Sin dalla fine della Guerra Fredda e dalla disintegrazione dell’URSS, la Cina ha cominciato a rafforzare le sue posizioni in Africa, in diversi settori: energia, investimenti, finanza, commercio, attività culturali e umanitarie. Perciò ha anche esteso il proprio sostegno politico alle nazioni africane in politica internazionale.

All’inizio del XXI secolo, la Francia non è più percepita come una grande potenza, ma come una potenza regionale che non ha più i mezzi per la sua politica. Ecco perché i paesi africani cercano una diversificazione delle loro relazioni, attraverso nuovi accordi bilaterali e multilaterali.

INTERVISTE E RECENSIONI

Tiberio Graziani e Antonio Grego, Intervista a Luisa Todini, imprenditrice

Tiberio Graziani e Daniele Scalea, Intervista a Ramatanu Maitra, analista

Enrico Galoppini, Fabio Pipinato, Intervista a direttore “Unimondo”

Con il velo in Europa? La grande sfida della Turchia di Bassam Tibi (Aldo Braccio)

Il rischio Cecenia di Carlo Benedetti (Luca Bionda)

Note sul genocidio armeno (Costanzo Preve)

Paride, o il futuro della guerra di Basil Liddell Hart (Daniele Scalea)

Chasing the Dragon. Will India catch up with China? di Mohan Guruswamy e Zorawar Daulet Singh (Daniele Scalea)

La Mecca e Medina. Le città sante dell’Islam di Ali Kazuyoshi Nomachi e Seyyed Hossein (Enrico Galoppini)

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