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XXX – Il lupo grigio al bivio

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Mentre Huntington ha preso in considerazione l’eventualità che la Turchia, ponendosi a capo di una comunità di nazioni affini, si ridefinisca come paese guida del mondo islamico perseguendo i propri interessi nei Balcani, nel mondo arabo e in Asia centrale, la teoria “neoottomana” elaborata da Ahmet Davutoglu ha indotto Ankara a ricercare un’egemonia regionale, in uno scenario in cui le sue mosse appaiono ricche di conseguenze imprevedibili.

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Descrizione

GEOFILOSOFIA

Considerando i dati fondamentali per l’esistenza della polis, Aristotele premette che la grandezza di uno Stato dipende più dalla potenza che non dal numero degli abitanti, nel quale sono compresi anche schiavi, meteci e stranieri; quindi bisogna evitare la sovrappopolazione, che è ostacolo al buon governo, e osservare il criterio del giusto limite, poiché ogni cosa ha una misura che è determinata dalla sua funzione. La polis, nella fattispecie, trova la propria norma allorché la sua grandezza consente una visione sinottica della popolazione ed è compatibile con l’autarchia. Quanto al territorio della polis, la configurazione geografica migliore è quella che, corrispondendo alle prescrizioni strategiche, rende ardue le invasioni nemiche e agevola l’eventuale evacuazione. La città propriamente detta dovrà avere facile accesso al mare e a tutte le vie di terra, per poter ricevere tutto ciò che è necessario per la sua industria e per il suo consumo. Aristotele non ignora i pericoli ai quali si trova esposta una polis troppo vicina al mare, ma vede anche i vantaggi militari ed economici di una tale ubicazione ed assume una posizione realisticamente mediana. Quanto alla flotta, la sua importanza dipende dal ruolo politico che la polis intende svolgere nelle relazioni con gli altri Stati.

DOSSARIO: IL LUPO GRIGIO AL BIVIO

Il 29 ottobre 2013 la Repubblica turca compirà 90 anni. Nata dalla dissoluzione dell’ecumene imperiale ottomana, essa si è subito caratterizzata per l’assunzione di postulati ideologici e culturali importati dall’Occidente per poi progressivamente allinearsi anche sul piano strategico e militare. La storia della Repubblica tuttavia presenta una complessità meritevole di attenzione e anche fasi storiche in controtendenza, come per molti versi quella del primo decennio del nostro secolo. In previsione della celebrazione del Centenario, è molto avvertita l’aspirazione a recuperare il senso complessivo di un’esperienza pluridecennale da vivere non più in opposizione ad altre epoche storiche, ma come parte di un tutto. Rendere effettiva la sovranità nazionale in un contesto geopolitico che sta mutando appare la principale sfida che la <em>Türkiye Cumhuriyeti</em> deve affrontare, in uno spirito di rinnovamento scevro da vecchie incrostazioni ideologiche e da subordinazioni atlantiche.

Dalla fine degli anni Ottanta, in Turchia è emersa una corrente sovranista (ulusalci). Tutta l’originalità di questo movimento risiede nel suo apparente superamento del dualismo destra-sinistra. Esso è il frutto della convergenza di diverse tradizioni politiche. Così, una parte della sinistra kemalista si è avvicinata, grazie alla mediazione dei circoli militari, alla destra radicale. Gli esponenti di questa sintesi coniugano il rifiuto dell’imperialismo occidentale con l’affermazione di un’identità nazionale e statale forte. Ostile al processo di adesione all’Unione Europea, favorevole all’instaurazione di un asse continentale eurasiatico con Mosca, avversaria della mondializzazione liberale, questa corrente fa inoltre appello ai grandi canoni del kemalismo classico: rifiuto delle alleanze militari asimmetriche, insistenza sull’idea di una via specifica del mondo turco. Suat Ilhan è oggi uno dei rappresentanti più noti di questa corrente sovranista. In un libro-manifesto, Ilhan disegna un panorama della storia dei Turchi e delle grandi sfide che essi devono affrontare.

Il pensiero geopolitico dell’attuale ministro degli Esteri turco ha svolto un ruolo essenziale per il fenomeno di “rinascita” della nazione anatolica. La sua teoria contiene i lineamenti di una politica estera in cui la storia e il topos del Paese sono elementi essenziali per quella che Schmitt definirebbe una “coscienza della struttura spaziale dell’ordinamento” assunta da un attore geopolitico. Il volto dell’attore geopolitico turco appare duplice come quello di Giano, tra passato prekemalista e futuro, tra Oriente e Occidente; esso contiene la possibilità teorica di una crescita della sovranità geopolitica turca nel Vicino Oriente e sul piano globale, ma anche la genesi delle ambiguità della prassi geopolitica del governo Erdoğan-Davutoğlu. L’apertura geopolitica turca, realizzatasi in modo crescente a partire dalla fine del mondo bipolare, sembra condurre il Paese verso un’egemonia regionale, ma in uno scenario in cui le mosse dell’attore turco appaiono ricche di conseguenze e al contempo imprevedibili.

Il “neoottomanismo” è il nucleo della politica di “zero problemi coi vicini” del Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan e del Ministro degli Esteri Ahmet Davutoğlu. Questa politica è, in sostanza, un espediente capitalista finalizzato a sostenere il potere economico turco. In origine, essa mirava a preparare la Turchia per la trasformazione del sistema capitalista mondiale e per lo spostamento del suo centro egemonico. Ma gli Stati Uniti, nel loro declino in quanto centro di accumulazione del sistema capitalista mondiale, sono stati costretti ad attribuire le loro funzioni e il loro potere ad alcuni Paesi legati all’imperialismo americano. Ciò ha indotto la Turchia ad iniziare una competizione per il potere regionale nel quadro di un sistema mondiale che ha Washington nel proprio centro egemonico. Ecco perché Ankara si è orientata verso gli Stati Uniti durante la cosiddetta “Primavera araba”. Ma in questo processo la Turchia ha assunto una posizione inflessibile nei riguardi della crisi della Siria, perché vorrebbe che a Damasco si installasse un regime filoturco.

L’ascesa al governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo ha segnato un momento di grande cambiamento per la politica turca interna e internazionale. La forte assertività che ha da subito contraddistinto le scelte del governo dell’AKP ha indotto molti studiosi ad interrogarsi su un possibile spostamento dell’asse di alleanze della Turchia verso il Vicino Oriente a discapito delle sue alleanze occidentali. In realtà nel decennio appena trascorso si è assistito ad una trasformazione del rapporto tra Ankara e Washington.

L’esercito turco, coi suoi quattrocentomila effettivi, è il più numeroso della NATO dopo quello statunitense, mentre l’aviazione militare turca è la terza per dimensioni dopo l’United States Air Force e la Royal Air Force; la marina militare dispone comprende un congruo numero di fregate, corvette, sottomarini, motovedette lanciamissili, cacciamine, navi d’assalto anfibie ecc. L’articolo è una sintetica presentazione dello stato delle Forze Armate turche, sulla base dei dati resi pubblici nel 2010.

Le risorse che la Turchia ha a disposizione non sono sufficienti a coprire l’aumento del fabbisogno energetico nazionale, che segna una costante crescita parallela all’incessante sviluppo dell’economia. Ciò ha portato il tasso di dipendenza energetica turco dal 51% dei primi anni Novanta all’attuale 71%. L’alto costo dell’importazione di energia rischia però di intaccare la competitività del Paese sul mercato, frenando e frustrando l’aspirazione di un intero popolo e del Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan, desideroso di fare della Turchia un protagonista politico ed economico su scala globale. Per queste ragioni il futuro degli immensi giacimenti delle province curde dell’Iraq settentrionale rappresenta per la Turchia una potenziale soluzione delle sue esigenze energetiche.

Dopo la fine dell’Unione Sovietica, le nuove Repubbliche turche dell’Asia centrale hanno dato vita ad una fruttuosa cooperazione con la repubblica turca dell’Anatolia, sia nell’ambito culturale sia in quello più strettamente economico e geostrategico. Sotto quest’aspetto, importante è il ruolo assunto dal Kazakhstan, in particolare negli ultimi anni. Nello stesso periodo, però, anche i rapporti tra Russia e Turchia hanno vissuto una forte crescita, malgrado le divergenze su alcune tematiche, mentre il progetto di integrazione eurasiatica sotto egida russa si sta tramutando in realtà.

A Cipro esistono due Stati: la Repubblica Turca di Cipro del Nord e la Repubblica greco-cipriota. La Turchia svolge fin dal 1960 una funzione di garanzia e protezione militare della comunità turco-cipriota con la presenza di suoi contingenti (e così pure la Grecia per la comunità greco-cipriota). Della effettività e legittimità internazionale dello Stato turco-cipriota non si può dubitare. Le relazioni politiche, economiche e commerciali di questo con la Turchia non possono essere legittima circostanza per condizionare l’eventuale adesione della Turchia alla Unione Europea come Stato membro a pieno titolo.

Tra il 1804 ed il 1912, i possedimenti dell’Impero Ottomano nella penisola balcanica vennero attraversati da una serie di rivolte, insurrezioni e rivendicazioni di carattere nazionale, sovente sostenute da potenze interessate a sostituire l’area di influenza della Sublime Porta nell’Europa orientale (Russia e Austria in primis, Francia e Inghilterra in secundis). Durante questo secolo di sconvolgimenti, la compagine imperiale andò dissolvendosi e comparvero stati nazionali che avrebbero ben presto iniziato a combattersi per definire i propri confini, con conseguenze che ancor oggi si fanno sentire. Contemporaneamente, un processo di riforme capaci di modernizzare “il grande malato” ottomano compì solo che false partenze sino all’ascesa al potere dei Giovani Turchi, i quali, però, in sostanza, proposero una forma di nazionalismo che non riuscì a salvare il secolare impero.

Mustafa Kemal Atatürk era un massone? Se non lo era, quali relazioni lo legavano alla Massoneria e per quanto tempo ha coltivato rapporti con questa organizzazione segreta? A cosa si deve l’ordine di scioglimento che egli diede nel 1935? Queste sono soltanto alcune fra le domande che hanno animato il dibattito storico sulla figura del fondatore della Turchia moderna, interrogativi cui questo breve saggio si propone di dare una risposta fondata sulle ultime acquisizioni storiografiche e su testimonianze dirette interne alla Massoneria stessa.

CONTINENTI

Il presidente Obama non aveva mai dato ad intendere di considerare i Cinesi come potenziali nemici, come una minaccia per la sicurezza e per gli interessi nazionali americani, almeno fino al 6 gennaio 2012. In quell’occasione, con il documento Sustaining US Global Leadership: Priorities for 21st Century Defense, egli probabilmente è andato contro le sue convinzioni personali, azionando meccanismi che forse non credeva così automatici e spostando chiaramente il focus strategico americano sull’Asia orientale a discapito delle altre macroaree geostrategiche.

Il Col. Sup. Ye Feng, Addetto Militare navale ed aeronautico dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma, espone i motivi dai quali trae la certezza che l’Esercito di Liberazione Popolare, erede della antica tradizione di buon vicinato, rimarrà per sempre un’importante forza di pace nel mondo.

Dopo il crollo dell’URSS, la Bielorussia ha visto da vicino il dramma della deflagrazione e della guerra civile, piombando nella crisi sociale e nell’incertezza più totale. L’ascesa al potere del presidente Aleksandr Lukašenko nel 1994 ha risollevato le sorti dell’economia e della cultura nazionale a partire dall’eredità del periodo sovietico, e ripristinato quel legame storico, politico e spirituale con Mosca che la stragrande maggioranza della popolazione rivendicava e rivendica a gran voce, confermando in massa la fiducia alla linea politica che da quasi venti anni determina l’indirizzo di governo del Paese.

Unitamente alle pressioni esercitate costantemente sul Congresso e sulla presidenza statunitense (anche per mezzo della potente lobby ebraica) affinché Washington radicalizzasse l’atteggiamento ostile nei confronti dell’Iran, Tel Aviv non ha esitato ad attuare una strategia particolarmente aggressiva, che rischia di minare i fragili e precari equilibri su cui si reggono il Vicino e il Medio Oriente.

DOCUMENTI

Il Partito dei Lavoratori (İşçi Partisi), guidato da Doğu Perinçek, è l’erede del Partito dei Lavoratori e dei Contadini di Turchia e del Partito Socialista. Il partito si autodefinisce “socialista scientifico” e difende i valori della Rivoluzione kemalista del 1923. La sua strategia è quella della “Rivoluzione Democratica Nazionale”, che richiama la “Rivoluzione di Nuova Democrazia” formulata molti anni fa in Cina da Mao Zedong. Ultimamente il partito ha combinato le teorie del socialismo di mercato, elaborate in Cina alla fine degli anni ‘70, con l’esperienza kemalista, al fine di delineare un nuovo modello economico adeguato alle condizioni sociali in Turchia

Criminelle nocivité du petit-nationalisme: Sud-Tyrol et Chypre, “Jeune Europe”, 6 mars 1964, p. 173. Il tema della Turchia vienne successivamente ripreso da Thiriart nella lunga intervista (inedita) Les 106 reponses à Mugarza: “il Bosforo costituisce il centro di gravità di un Impero che in un senso va da Vladivostok alle Azzorre e nell’altro dall’Islanda al Pakistan” (p. 37); “le campagne di stampa antiturche sono non solo di pessimo gusto, ma sono idiozie politiche. (…) L’Europa conterrà dei Turchi, dei Maltesi, dei Siciliani, degli Andalusi, dei Kazaki, dei Tartari di Crimea – se ne rimangono ancora – e degli Afgani” (p. 141). Un ulteriore sviluppo dell’argomento è costituito da un articolo del 1987, La Turquie, la Méditerranée et l’Europe, reperibile in rete: http://www.voxnr.com/cc/d_thiriart/EEEkyFlVkFewHhVibX.shtml

INTERVISTE E RECENSIONI

Claudio Mutti, La Turchia vista da Budapest

Intervista a Gábor Vona, deputato al Parlamento ungherese, è segretario del “Movimento per un’Ungheria migliore” (Jobbik).

Stefano Vernole, Intervista a Reinhard Schaefers

Reinhard Schäfers è un diplomatico tedesco. Dal 2012 è ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca accreditato in Italia.

Nilüfer Göle, L’Islam e l’Europa. Interpenetrazioni (Claudio Mutti)

Carlo Frappi, Azerbaigian. Crocevia del Caucaso (Claudio Mutti)

Giovanni Bensi, Le religioni dell’Azerbaigian (Claudio Mutti)

Gamal Abd el-Nasser, La filosofia della religione (Davide Ragnolini)

Imam ‘Alî ibn Abî Tâlib, Lettera a Mâlik al-Ashtar. Il governo dal punto di vista islamico (Enrico Galoppini)

Marco Di Branco, Storie arabe di Greci e di Romani. La Grecia e Roma nella storiografia arabo-islamica medievale (Claudio Mutti)

Fabio Vender, Kant, Schmitt e la guerra preventiva (Davide Ragnolini)

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