Fonte dell’originale in spagnolo: “Ventana Global”

L’elemento essenziale della dottrina delle indulgenze è attribuire a qualcuno meriti conseguiti da altri. La dottrina sosteneva che la preghiera e le opere di bene avessero un valore cumulabile agli occhi della divina misericordia: esse costituivano il “Tesoro della Chiesa”, una sorta di conto misericordia per l’altro mondo. Il primo deposito in questo conto dovrebbe essere costituito dalle opere di Gesù, seguito da quelle dei santi, di migliaia di conventi e dei milioni di devoti che levano al cielo le proprie preghiere. Queste sante invocazioni sono valse alla Chiesa un inestimabile capitale di grazia divina1. La Chiesa vendeva parte di questo tesoro ai peccatori che compivano la buona azione di versare nelle casse della chiesa denaro sonante, e di questo mondo.

La storia racconta come questo venale stratagemma abbia creato un commercio conosciuto come “mercato delle indulgenze”. Fenomeno che ha rappresentato uno dei grandi capi d’accusa sollevato dai protestanti, uno scandalo che portò alla riforma della stessa Chiesa Cattolica.

Ora si parla di nuovo di cielo e di indulgenze. I ricchi comprano carbon credits perché le emissioni di Co2 siano perdonate, costringendo i paesi in via di sviluppo a non aumentare le proprie. La conseguenza è il congelamento della iniqua distribuzione della ricchezza mondiale. Come nel caso del Wto, che sovvenziona l’agricoltura dei paesi più ricchi a discapito di quella dei più poveri. Di nuovo i poveri devono salvare il pianeta e redimere i ricchi peccatori. La cosa peggiore è che l’isterismo creatosi intorno alla Co2 – gas benefico – devia verso lo spettro di un pericolo futuro l’attenzione che merita l’attuale e reale inquinamento.

Il vero inquinamento ambientale

Il pianeta è inquinato e continuerà ad esserlo. Una causa è l’ignoranza, ma il motivo principale è l’avidità, la predica del profitto come fine supremo. Spingere al consumo per guadagnare di più e lasciare che l’aria, il mare e la terra siano pervasi da rifiuti tossici. Miniere a cielo aperto. Laghi, fiumi e spiagge neri di petrolio. Sfruttamento intensivo delle risorse ittiche. Foreste abbattute per piantare soia e palma da olio. Plastica e rifiuti tossici nei mari. Accumulo indiscriminato di rifiuti. Scarichi tossici nelle falde acquifere. I proiettili radioattivi della Nato che causano la nascita di bambini malformati. Le bombe a grappolo israeliane che uccidono i bambini libanesi. La lista è lunga, ma nessuno propone un congresso mondiale per stilarla.

Si può porre rimedio a quasi tutto l’inquinamento, con uno sforzo. L’Europa ha già bonificato molti laghi, fiumi e foreste. Un alto grado di sensibilizzazione e di coscienza ambientale ha costretto i governi ad agire, pur mantenendo il ruolo di potenze industriali. Gli Stati Uniti sono il paese maggiormente contaminato da rifiuti tossici – inoltre producono il 30% delle emissioni mondiali di Co2 – ma di questo raramente si parla. Il Pentagono inquina il mondo con guerre senza fine e da circa 800 basi, ma queste emissioni non contano. In ogni negoziato – Kyoto o Copenhagen – gli Stati Uniti chiedono che la contaminazione causata dalle attività del Pentagono2 non sia quantificata, per ragioni di sicurezza, ovviamente.

La demonizzazione della Co2

Un nuovo demone insidia la purezza del cielo. Si tratta anche questa volta di un angelo caduto: Co2, il gas grazie al quale la fotosintesi produce ossigeno. Le piante deperiscono quando il livello di Co2 è meno di 220 ppm3 e a 160 ppm muoiono. Il livello ottimale è intorno ai 1000 ppm.

L’aria è un miscuglio di gas, 78% di azoto, 21% di ossigeno e 1% di altri gas, compresa la Co2. Questa piccola parte di Co24 varia anche in relazione agli oceani: l’acqua fredda assorbe Co2 mentre l’acqua calda la rilascia. Gli oceani immagazzinano circa il 25% di Co2 per la flora e la fauna marine. La Co2 è parte della respirazione umana. Attenzione quindi: improvvisamente potremmo essere tassati anche per il nostro respiro.

È in atto una campagna per riversare sulla Co2 la totale responsabilità del riscaldamento globale. Il più noto e fervente sostenitore di questa accusa è Al Gore, che non è uno scienziato, ma un politico americano. Il suo documentario Una verità scomoda tenta di manipolare le opinioni già col titolo. Il suo errore più evidente è asserire che i mari sarebbero surriscaldati dalle emissioni di Co2, mentre, in realtà, si verifica il contrario; il mare prima si riscalda e poi emette più Co2. Si tratta di un fatto scientifico basilare e spiega anche le due curve ascendenti e parallele che rappresentano la temperatura e la Co2. Temo che questo sia l’ennesimo caso in cui nefandezze vengono etichettate come nobili azioni: una conveniente menzogna.

Tutti sappiamo, dagli studi delle scuole superiori, che la temperatura del globo terrestre cambia in funzione delle radiazioni solari. Sulla terra c’è vita grazie all’effetto serra e l’elemento più importante che lo determina è il vapore acqueo, le nuvole. La tesi del “riscaldamento globale dovuto all’uomo” sembra sfruttare, a scopo politico, le simpatie di chi è sensibile alla causa ambientalista. Si sta creando un pretesto ad hoc per imporre un’autorità mondiale che regolamenti l’uso dei combustibili fossili, che imponga nuove tasse, che costituisca un mercato di false merci e ne sviluppi uno per i prodotti ecologici che useranno la tecnologia delle solite multinazionali. Intanto distoglierà l’attenzione dal reale inquinamento.

L’origine delle contraddizioni

Nel 1988, all’interno dell’Onu, si formò un “Panel Intergovernativo di Controllo sul Clima” (Ipcc) che riuniva un gruppo di studiosi del campo. Nel 1995 gli scienziati presentarono una bozza di documento da cui emergevano due punti: “1) nessuno degli studi effettuati ha mostrato prove inequivocabili dell’influenza dell’effetto serra sui cambiamenti climatici; 2) nessuno degli studi effettuati ha determinato la responsabilità umana dei cambiamenti climatici”.

Nella relazione finale dell’Ipcc per i legislatori queste due chiare negazioni sono sostituite da un’affermazione: “L’insieme delle prove suggerisce un’influenza umana osservabile nel clima mondiale”. Fu uno scandalo5. Gli scienziati dell’Ipcc si indignarono, molti di loro si dimisero e chiesero che i loro nomi non figurassero tra le firme della relazione finale.

Migliaia di scienziati hanno espresso il loro disaccordo con l’Ipcc. Qualcuno potrebbe essere stato pagato dalle compagnie petrolifere, ma avevano comunque dei buoni argomenti. Ciascuno di loro sostiene che i cambiamenti della temperatura a livello globale si sono sempre verificati: l’era glaciale in cui i ghiacciai si stendevano sulle Alpi e il successivo periodo caldo (900-1200), quando la Groenlandia era verde ed una flotta cinese attraversò l’Artico. Un altro argomento è quanto sostenuto dagli astronomi: un incremento della temperatura di tutti i pianeti è il risultato di un incremento dell’attività solare6. E sugli altri pianeti non ci sono esseri umani.

Il mercato del carbone

È l’idea favorita da corporations, banche, politici e di alcune ONG. il mercato dovrebbe essere gestito da un’autorità mondiale incaricata di fissare il livello delle emissioni di Co2. Il livello di emissioni concesse dovrebbe essere quello storico, quindi non diminuire, ma bloccare le emissioni. Chi supererà il proprio limite potrà comprare dei buoni dai paesi che si manterranno entro i limiti consentiti. In Europa c’è qualcosa di simile chiamato Emission Trading System –EU ETS ed il presidente Sarkozy ha annunciato un’imposta indiretta (consumatore) sul carbone.

Congelare le emissioni storiche è l’essenza della proposta. La crescita economica richiede fonti di energia e questa deriva dal combustibile fossile che produce Co2 e gas tossici. Il mercato del carbone è un modo per bloccare i paesi in via di sviluppo e creare un nuovo mercato in cui agire con le emissioni di dollari senza fondi che inquinano l’economia internazionale.

Pandemonio a Copenhagen

L’obiettivo nascosto del Congresso di Copenhagen era attribuire un prezzo alla Co2. Prima è stato presentato un accordo già negoziato con i soliti paesi in via di sviluppo “collaborativi”. L’accesso agl’incontri è stato limitato, col pretesto di privilegiare i paesi rappresentati dai propri presidenti, tralasciando quelli rappresentati dai ministri degli esteri. Una chiara violazione del diritto internazionale. Nonostante ciò Hugo Chavez e Evo Morales, pur essendo arrivati a Copenhagen, sono stati esclusi.

Più tardi è accaduto qualcosa che passerà agli annali della cattiva pratica diplomatica. Il primo ministro danese Anders Rasmussen, con il fascicolo dell’accordo in mano, ha ordinato agli altri paesi di studiarlo in un’ora, di approvarlo e chiudere la sessione. Quindi si è alzato per andarsene, ma il Segretariato l’ha invitato a restare perché numerose delegazioni avrebbero voluto discutere alcuni punti. Ha dato la parola solo ai soliti noti.

La delegata venezuelana, Claudia Salerno, ha battuto il pugno sul tavolo più volte, chiedendo inutilmente la parola. Alla fine, mostrando la mano sanguinante, ha richiamato Rasmussen: «Devo farmi sanguinare la mano perché mi sia concessa la parola? È vergognoso!». Alla fine le è stato concesso di parlare, seguita da Cuba, Bolivia e dalle altre delegazioni dell’Alba, le quali hanno tutte rifiutato l’accordo.

Rasmussen ha ascoltato, ma non ha preso nota degli interventi, come dovrebbe fare chi presiede una riunione. Quindi arriva la seconda gaffe; senza altri commenti, per passare alla votazione, ha chiesto quanti paesi fossero contrari all’accordo. Il Venezuela ha ricordato all’assemblea che le decisioni, all’Onu, vengono prese per consenso. Rasmussen ha proposto una pausa e non è più tornato. L’incontro si è concluso condotto dal vice presidente delle Bahamas, che ha fatto l’unica cosa da fare: ha preso in esame il trattato.

Conclusioni

Combattere l’inquinamento è necessario e urgente. Attribuire tutta la colpa del cambiamento climatico alla Co2 sembra una macchinazione finalizzata a tutt’altro scopo: controllare la Co2 è controllare l’energia. C’è chi vuole legittimare il proprio diritto di consumare energia e negarlo agli altri. L’OMC è un esempio di quello che vuol dire confermare i livelli storici: quelli che hanno dato i sussidi per l’agricoltura in precedenza possono continuare a darli, mentre è proibito farlo per chi finora ha prodotto senza sovvenzioni. Non siamo degli sciocchi e non ci aspettiamo nulla di diverso. Errare humanum est, perseverare diabolicum.

(Traduzione di Francesca Penza)

* Umberto Mazzei, politologo, ha insegnato Relazioni internazionali nelle università colombiane, venezuelane e guatemalteche. Attualmente dirige l’Instituto de Relaciones Ecónomicas Internacionales (IREI) di Ginevra.

Note:

1. Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, in sacred-texts.com

2. Bryan Farrell, The Green Zone: The Environmental Costs of Militarism, 2009; Jeffrey Salmon, “National security and military policy issues involved in the Kyoto treaty”, George Marshal Institute, May 18, 1998: “complete military exemption from greenhouse gas emissions limits”.

3. Parti per milione. Il numero di molecole di diossido di carbonio (Co2) diviso per il numero di tutte le altre molecole.

4. La percentuale di Co2 nell’aria oscilla tra lo 0.036 e lo 0,039.

5. Zbignew Jaworosky, “CO2: The greatest scandal of our time”, “Science”, March 16, 2007. Tom Segalstad, The distribution of CO2 between Atmosphere, Hydrosphere, and Lithosphere; Minimal Influence from Anthropogenic CO2 on the Global “Greenhouse Effect”, 1995, Global Warming Debate, European Science & Environmental Forum, 1996.

6. Pier Corbyn et al., www.weatheraction.com. “The most significant and persistent cycle of variation in the world’s temperature follows the 22-year magnetic cycle of the sun’s activity… IPCC uses the 11 warmer ones.”

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