Il 5 e 6 maggio, a Roma, si sono incontrati i ministri competenti in materia energetica di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, nonché il Commissario dell’ Unione Europea per l’Energia. Gli esponenti dei governi nazionali ed il Commissario si sono riuniti secondo quanto previsto dalla dichiarazione dell’ Aja del 24 marzo scorso, firmata dai Capi di Stato e di Governo dei paesi del G7. Il tema centrale del dibattito è stato la definizione di nuove misure per garantire il rafforzamento della sicurezza energetica collettiva. Il documento redatto nel vertice verrà sottoposto al prossimo G7 in programma il 4 e 5 giugno a Bruxelles.

Considerando il quadro attuale sulla crisi ucraina, si è trattato di un vertice di primaria importanza; quello che è sembrato strano è stato lo scarso impatto mediatico che questo evento ha avuto. Al centro del dibattito ovviamente c’è stata la questione del gas russo e dello shale gas: il gas metano estratto da particolari giacimenti in argille; si è anche espressa la possibilità di “diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento dei paesi europei attraverso il gas naturale liquefatto (GNL)”, che è presente in grandi quantità, guarda caso, in Nord America (e non sarebbe così a buon mercato).

Nel documento finale dell’incontro c’è un chiaro e preciso riferimento alla questione ucraina: “I recenti eventi hanno messo in evidenza la necessità di affrontare le sfide della sicurezza energetica. L’energia non dovrebbe essere usata come mezzo di coercizione politica o come una minaccia alla sicurezza. Le dispute energetiche dovrebbero essere risolte attraverso il dialogo basato sulla reciprocità, sulla trasparenza e sulla cooperazione costante. Siamo estremamente preoccupati per le implicazioni sulla sicurezza energetica degli sviluppi in Ucraina, a causa della violazione da parte della Russia della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina”.
Commentando la questione energetica tra UE e Russia, Davide Tabarelli, presidente della Nomisma Energia (una importante società di ricerca in campo energetico e ambientale) ha detto che “certamente le criticità diplomatiche attuali vanno sottolineate, ma non credo che alla Russia convenga privarsi di un mercato come quello europeo, non ne ha nessun interesse. Così come non è utile per l’ UE comminare sanzioni che possano mettere davvero a repentaglio i rapporti con Mosca. Vorrei che lo si dicesse chiaramente a livello europeo. L’economia russa e quella di Bruxelles devono rimanere intrecciate, perché sono due mercati complementari”.

Il ministro dello Sviluppo Economico italiano, Federica Guidi, ha, infatti, dichiarato che “ci auguriamo che la diplomazia prosegua in modo da favorire un dialogo tra le parti coinvolte. La riunione di oggi (martedì 6 maggio, ndr) non era focalizzata sulla crisi ucraina ma abbiamo tutti condiviso che si tratta di un tema che va affrontato dal punto di vista politico e diplomatico. L’auspicio è che il negoziato prosegua”. Facendo un bilancio del vertice, il Ministro ha reso noto che “è stata raggiunta una dichiarazione comune, una posizione unitaria che mette al centro la sicurezza energetica. Una questione che non può essere intesa come un tema dei singoli stati, ma che va vista come un argomento di responsabilità collettiva”. Per questo, secondo il Ministro, bisogna puntare sulla “diversificazione delle fonti di approvvigionamento, delle rotte e sullo sviluppo delle infrastrutture e delle tecnologie”.

Provando a riassumere il contenuto generale del vertice possiamo dire che la discussione si è sviluppata attraverso vari passaggi. All’ inizio del dibattito si è parlato di quali strategie adottare per ridurre la dipendenza energetica e i rischi a essa collegati: vi è stato l’accordo dei sette ministri sulla necessità di sostenere la diversificazione delle fonti primarie e delle tecnologie di produzione e distribuzione dell’energia, ma anche di un maggiore impegno per l’efficienza energetica e per un uso più diffuso delle fonti alternative agli idrocarburi (rinnovabili, nucleare, combustibili alternativi). Lo sviluppo e la modernizzazione delle infrastrutture  è stato, invece, il tema della seconda parte dei lavori. Nell’ultima parte del vertice si è discusso su come armonizzare le politiche e il quadro regolamentare riguardo ai mercati delle materie prime. Si sono trattati temi come i meccanismi di formazione del prezzo dell’energia, la difesa della concorrenza, il libero accesso ai mercati e alle infrastrutture ed infine sistemi coerenti di incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Il ministro per l’Ambiente francese Ségolène Royal, a lato dell’incontro ha dichiarato che “ci stiamo evolvendo verso una strategia energetica comune che garantirà la sicurezza e l’ indipendenza energetica di ciascun paese o gruppi di paesi, che proteggerà e aiuterà gli Stati a diversificare il proprio mix energetico, affinché nessuno dipenda in maniera eccessiva da una sola fonte energetica”. L’accordo di questo G7, secondo l’esponente del governo francese “è stato raggiunto perché abbiamo tutti coscienza dell’urgenza. Un’urgenza che sottolinea anche il rapporto del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) sul riscaldamento climatico. Se non riusciremo a limitare il riscaldamento climatico avremo un danno grave per la sicurezza globale, dal momento che delle guerre si profilano anche sulla questione dell’accesso all’acqua potabile”.

In questo incontro, però, si è parlato molto di sicurezza e poco di sostenibilità ambientale e di energie rinnovabili e le prospettive per un futuro immediato non sembrano positive. Esemplificativo è il punto 9 del documento, in cui si esprime la necessità di “proteggere le infrastrutture energetiche critiche, comprese le rotte delle petroliere e delle navi gasiere.” Questa parte del documento manifesta come gli esponenti del G7 prendano quindi in considerazione una instabilità politica nelle aree di transito energetico. A dimostrare come in questo incontro non si sia fatto molto sotto il profilo delle energie rinnovabili c’è anche la parte del documento in cui si intende “rafforzare la sicurezza energetica e la crescita economica attraverso lo sviluppo sicuro e sostenibile delle risorse di petrolio e di gas naturale, sia dalle fonti convenzionali, sia da quelle non convenzionali”. Più sicurezza quindi, ma ancora con i fossili.

La lista dei partecipanti al G7 Energia di Roma:

Guenter Oettinger, Unione Europea, Commissario dell’Energia;
Matteo Renzi, Italia, Presidente del Consiglio;
Federica Guidi, Italia, Ministro dello Sviluppo Economico;
Ségolène Royal, Francia, Ministro dell’Ecologia, Sviluppo Sostenibile ed Energia;
Sigmar Gabriel, Germania, Ministro degli Affari Economici ed Energia (e vicecancelliere);
Edward Davey, Gran Bretagna, Segretario di Stato all’Energia e ai Cambiamenti Climatici;
Ernest J. Moniz, Usa, Segretario di Stato all’Energia;
Toshimitsu Motegi, Giappone, Ministro dell’Economia, Commercio e Industria;
Greg Rickford, Canada, Ministro delle Risorse Naturali;
Maria van der Hoeven, Direttore Esecutivo, IEA.

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