A cura di Giacomo Gabellini
 

1 – Con lo sganciamento del dollaro dall’oro decretato dal presidente Nixon, venne inaugurata l’era dei “petro-dollari”, che ha comportato il consolidamento della valuta statunitense e reso gli Stati Uniti una sorta di Banca Centrale da cui tutti i Paesi importatori si sarebbero dovuti rivolgere per rifornirsi della moneta necessaria ad acquistare energia e materie prime. Alcuni osservatori come William Engdahl diffidano della versione ufficiale, che attribuisce alla Guerra dello Yom Kippur il ruolo di detonatore dello shock petrolifero del 1973, sostenendo invece che si sia trattato di una mossa strategica escogitata da Henry Kissinger in accordo con i Paesi produttori del Medio Oriente. L’obiettivo sarebbe stato quello di mitigare gli effetti della svalutazione che aveva fortemente colpito il dollaro attraverso l’esorbitante aumento del prezzo del petrolio, in modo da “salvaguardare” il dollaro come moneta di riferimento internazionale. Quale è la sua opinione al riguardo?

PCR: E’ stato l’accordo di Bretton Woods, che ha stabilito il dollaro come valuta mondiale di riserva, non la chiusura della finestra del’oro. Quando l’amministrazione Nixon chiuse la finestra dell’oro, significava che l’oro non avrebbe più svolto una funzione monetaria e che le banche centrali straniere avrebbero dovuto scambiare i surplus di dollari con le obbligazioni del Tesoro USA; per i contribuenti statunitensi era un obbligo. Nel 1975, un dirigente petrolifero americano mi ha confidato che l’aumento del prezzo del petrolio era dovuto alla decisione, da parte del governo degli Stati Uniti, di  informare i produttori di petrolio che Washington non avrebbe sostenuto le compagnie petrolifere nei loro negoziati con i produttori di petrolio. Ciò ha dato il via libera al rincaro del petrolio.

Ho il sospetto che questo racconto sia vero. Ci fu l’opposizione del Congresso riguardo alla fornitura aiuti esteri, cosa che ha ostacolato il governo degli Stati Uniti nella sua politica di Guerra Fredda imperniata sulla vendita di armi e di “costruzione della nazione”. Un prezzo del petrolio più elevato è stato un modo per dotare i sauditi delle risorse necessarie a promuovere i piani di Washington per la vendita di armi e la “costruzione della nazione”. In alternativa, si potrebbe ipotizzare che l’aumento del prezzo del petrolio sia stato in realtà un semplice adeguamento all’inflazione USA e al declinante valore di scambio del dollaro.

Il concetto di “petrodollari” è fuorviante. Ciò che supporta il dollaro non è il fatto che il petrolio viene negoziato in valuta statunitense, ma che il mondo incamera dollari o beni denominati in dollari. La volontà di detenere dollari non è un risultato del meccanismo dei “petrodollari”, ma del fatto che il dollaro è la moneta di riferimento internazionale.

 

 

2 – Poche settimane fa è morta Margaret Thatcher. Assieme a Ronald Reagan, questa esponente politica viene generalmente considerata la promotrice della dottrina della deregulation, nonché della generale affermazione delle politiche neoliberiste che molti analisti sostengono sia alla base dell’odierno disastro economico. Alcuni economisti particolarmente critici ritengono che smantellando il “welfare state” e rimuovendo barriere protettive e controlli sui movimenti di capitali, questa linea politica abbia favorito la deindustrializzazione dei Paesi industrializzati e innescato il processo di finanziarizzazione che ha conferito un accresciuto potere alle banche. Da ex alto funzionario al Tesoro sotto Ronald Reagan, quale è il suo giudizio politico sulle due maggiori icone del neoliberismo e, più in generale, sugli effetti generati dal loro operato?

PCR: Nessuna deregolamentazione significativa è avvenuta sotto l’amministrazione Reagan. Nel Regno Unito la deregolamentazione e la privatizzazione si sono spinte troppo oltre, al punto che  i controlli che erano stati introdotti al fine di incorporare il mercato nella società e ridurre le disuguaglianze di reddito sono stati allentati e rimossi.

Tuttavia, qualcosa doveva essere fatto. Le imprese socializzate non erano più efficienti, perché i gestori potevano contare sul denaro dei contribuenti per coprire le proprie delle perdite, e le elevate aliquote fiscali, in particolare sui redditi da investimento, incoraggiavano il consumo molto più del risparmio e degli investimenti produttivi. Le privatizzazioni nel Regno Unito e in Francia, erano probabilmente a vantaggio delle ben ammanicate élites. Questo pericolo è stato probabilmente trascurato da economisti che sostenevano la privatizzazione come una cura per l’“eurosclerosi”. Non credo che le politiche di Thatcher e poi del governo francese siano state la causa del gravissimo fenomeno di trasferimento del lavoro verso i Paesi più poveri, che sta distruggendo i settori industriali e di produzione di alcune economie occidentali. Gli Stati Uniti sono i più colpiti, anche perché non hanno mai avuto controlli sui capitali. La capacità delle aziende americane di produrre all’estero i beni e i servizi che vengono commercializzati per i consumatori degli Stati Uniti è dovuta al crollo dell’Unione Sovietica e alla nascita di Internet ad alta velocità. Il crollo dell’Unione Sovietica ha provocato un cambiamento di mentalità nella Cina comunista e nell’India socialista, che ha portato questi due Paesi a mettere a disposizione del capitale straniero i loro grandi eccessi di offerta di lavoro. Le pressioni esercitate da Wall Street, che reclamava guadagni più elevati, ha generato un processo che ha portato le aziende americane a potenziare il ramo dei profitti attraverso l’arbitraggio del lavoro, erroneamente considerato come un aspetto del libero scambio. Internet ad alta velocità ha invece consentito di espletare servizi altamente professionali al di fuori degli USA.

Il problema della disoccupazione a causa del trasferimento del lavoro verso i Paesi più poveri risale al 1991, ed è imputabile  al crollo sovietico, non alle privatizzazioni e liberalizzazioni precedenti. Negli Stati Uniti, la finanziarizzazione dell’economia è stata determinata da all’abrogazione, durante l’amministrazione Clinton (1999), del Glass-Steagall Act, che aveva decretato la separazione tra banche commerciali e banche di investimento, e dalla successiva rimozione delle limitazioni riguardanti la speculazione e la leva del debito.

Durante l’amministrazione di George W. Bush, all’agenzia federale responsabile è stato impedito di regolamentare i derivati ​​over-the-counter dal presidente della Federal Reserve, dal Segretario del Tesoro, e dal presidente della Securities and Exchange Commission. Inoltre, l’Antitrust Act venne deliberatamente accantonato per consentire un’enorme, inaudita concentrazione finanziaria. Ero contrario a queste decisioni avventate, e sono sicuro che lo fossero anche i miei colleghi del Tesoro sotto l’amministrazione Reagan.

 

 

3 – Nel suo libro “La globalizzazione della povertà”, il professor Michel Chossudovsky attribuisce un ruolo centrale nell’indebitare ed impoverire i Paesi del “terzo mondo” a istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che sarebbero teoricamente chiamate a promuovere la crescita delle nazioni povere. John Perkins è giunto addirittura a parlare di veri e propri “sicari dell’economia” intenti a stringere gli Stati più deboli nella morsa del debito per conto di queste istituzioni o del governo statunitense attraverso il massiccio utilizzo di strumenti quali la falsificazione dei dati economici e il ricatto. Condivide queste posizioni tanto severe?

PCR: Sono d’accordo con Michel Chossudovsky e con John Perkins. Il FMI e la Banca Mondiale sono strumenti economici al servizio dell’imperialismo statunitense.

 

 

4 – Gran parte delle analisi che si leggono sui principali media europei parlano in maniera molto positiva della politica economica condotta dall’amministrazione guidata da Barack Obama e dalla Federal Reserve diretta da Ben Bernanke. Nello specifico, molti economisti attribuiscono ai bassi tassi di interesse e ai continui quantitative easing il merito di aver favorito la creazione di numerosi posti di lavoro e ripristinato la fiducia nel mercato. Del resto, Wall Street sembra aver pienamente recuperato dalla crisi scoppiata nel 2007-2008. Nonostante ciò, lei appare molto scettico al riguardo, dal momento che ha parlato di tre bolle (azionaria, obbligazionaria e del dollaro) che potrebbero esplodere da un momento all’altro provocando il collasso dell’economia statunitense. A cosa è dovuto il suo profondo scetticismo? Può spiegare quali sono le condizioni che stanno alla base della creazione di queste tre bolle?

PCR: La stampa finanziaria non è riuscita ad accorgersi di ciò che è davanti ai suoi occhi. Quelle dei mercati azionario ed obbligazionario degli Stati Uniti e del dollaro USA costituiscono le tre più grandi bolle nella storia umana. Negli ultimi anni la Federal Reserve ha creato 1.000 miliardi di nuovi dollari ogni anno con i quali ha monetizzato il debito, sia quello del sistema bancario e quello del governo federale. Nonostante l’emissione di questo fiume di liquidità, il tasso di interesse reale è negativo. Quanto negativo esso sia dipende tuttavia da quanto correttamente viene misurata l’inflazione. Come ha dimostrato lo statistico John Williams, l’attuale livello di inflazione segnalato ufficialmente è notevolmente sottovalutato.

Il mercato azionario americano ha raggiunto un massimo storico (in termini nominali), nonostante le vendite al dettaglio reali siano in calo e i profitti siano dovuti ai licenziamenti e all’arbitraggio del lavoro attraverso i confini nazionali. Il reddito medio familiare reale è fortemente diminuito e non è stato affatto recuperato. Il mercato azionario deve la sua floridezza alle operazioni speculative che le banche effettuano con il denaro che la Federal Reserve mette a loro disposizione.

La Federal Reserve sta emettendo dollari in enorme quantità malgrado la domanda di dollari non sia affatto in crescita. In effetti, il mondo sta annegando in un mare di dollari, e molte grandi economie stanno stipulando accordi per utilizzare le proprie valute per effettuare gli scambi commerciali. Gli accordi in fase di elaborazione tra i BRICS, tra la Cina e l’Australia, e tra la Cina e il Giappone porteranno a un calo della domanda di dollari, mentre la banca centrale sta aumentando enormemente l’offerta. Quella del dollaro USA è la bolla più grande della storia umana.

La stampa finanziaria ha trascurato, inoltre, che l’unico indicatore della ripresa economica negli Stati Uniti è del PIL reale, che è leggermente positivo a causa della sottovalutazione del tasso reale di inflazione. Nessun altro indicatore indica il recupero, non le vendite al dettaglio, non il reddito reale medio delle famiglie, non la ripresa immobiliare; niente di niente.

 

 

5 – Nonostante la politica monetaria espansiva condotta dalla Federal Reserve e dal Dipartimento del Tesoro, Barack Obama ha criticato il governo di Tokyo e la Banca del Giappone per il loro colossale piano di investimenti, destinato a far incrementare ulteriormente il già enorme debito nazionale e finalizzato a far aumentare l’inflazione e stimolare la ripresa economica dopo il lungo periodo di stagnazione mista a recessione che ha colpito l’economia giapponese. Washington ha infatti accusato le autorità nipponiche di manipolare il cambio. Crede che siano fondate le accuse di Obama? Cosa ne pensa della politica economica condotta dal Giappone?

PCR: Anche in questo caso, la stampa finanziaria è sorda, muta e cieca. I giapponesi sono stati spinti a stampare yen, così come la Banca Centrale Europea è stata spinta a stampare euro, al fine di attenuare o neutralizzare l’effetto della stampa di dollari della Federal Reserve sul valore di cambio del dollaro. Se il dollaro collassasse, la Federal Reserve perderebbe il controllo sui tassi di interesse, ma se le altre grandi valute vengono anch’esse stampate in grandi quantità , non vi è alcun cambiamento relativo e l’immissione di tutti quei dollari non salta all’occhio come dovrebbe.

 

 

6 – Contrariamente a Stati Uniti e Giappone, l’Unione Europea ha a lungo condotto una politica monetaria decisamente restrittiva, che ha generato serie difficoltà ai Paesi mediterranei colpendo le loro economie reali attraverso pesanti misure di austerità imposte con in consenso del Fondo Monetario Internazionale. D’altra parte, però, la Banca Centrale Europea ha concesso un flusso di liquidità a basso costo alle banche, che hanno utilizzato questo denaro per acquistare titoli di debito emessi dai vari Paesi dell’Eurozona, incassando profitti con le fiammate degli spread. Quale è la sua opinione in merito alla politica condotta dalla BCE? Quali secondo, secondo lei misure più urgenti che l’Europa dovrebbe adottare per rimettersi in carreggiata?

PCR: L’Unione Europea e la BCE, come Trichet ha reso in maniera completamente chiara nei suoi discorsi (vedi il mio libro, “Il fallimento del laissez faire e l’erosione economica dell’Occidente), stanno usando la “crisi del debito sovrano” per minare la sovranità finanziaria dei Paesi debitori dell’UE, al fine di sottrarre il potere di cui i governi degli Stati membri sono depositari e accentrarlo nelle mani dell’UE. L’altro programma in fase di attuazione è rivolto a fare in modo che gli errori commessi dai banchieri privati ​​vengano sanati dai cittadini dei Paesi indebitati. Sarebbe molto facile e non inflazionario per la BCE sia consentire alle banche di sottoscrivere il debito sovrano, sia ricapitalizzare tali istituti con la creazione di euro, come sta facendo la Federal Reserve. Ma l’imperativo è quello di accentrare il potere politico e di affibbiare, come avviene negli Stati Uniti, la responsabilità degli errori delle banche private ai contribuenti.

 

 

7 – Molti economisti, specialmente statunitensi,  hanno espresso serie critiche riguardo all’euro fina dall’introduzione della moneta unica, sostenendo che questa valuta avrebbe minato la forza delle nazioni europee. Nei fatti, con l’introduzione dell’euro, la Germania ha visto crescere enormemente i propri surplus nella propria bilancia dei pagamenti, mentre pressoché tutti gli altri Paesi membri hanno cominciato a registrare incrementi sempre più sostanziosi dei deficit. Ciò sta minacciando l’esistenza stessa dell’euro ed ha insinuato forti dubbi circa l’utilità effettiva della moneta unica. Quale sono, secondo la sua opinione, i maggiori difetti di questa moneta e delle istituzioni che la supportano? Crede che i Paesi europei farebbero bene ad abbandonare l’euro per ripristinare le proprie valute nazionali?

PCR: L’euro è incompatibile con la sovranità nazionale. I membri dell’UE che utilizzano la moneta unica ne vengono privati ​​delle banche centrali, le quali possono fungere da creditrici per i governi nazionali. Invece, i governi devono dipendere da banche private, che a quanto pare hanno accumulato un potere politico maggiore rispetto a quello di cui dispongono i governi, come dimostrato dal fatto che le banche sono state in grado di forzare i governi ad adottare programmi di austerità del tutto controproducenti. I sostenitori della centralizzazione dell’Unione Europea hanno chiaramente affermato che la “crisi del debito sovrano” rappresenterebbe una chiara indicazione della necessità di compiere ulteriori passi verso la piena integrazione. Il che significa che anche la Germania perderà il controllo dei propri affari.

 

 

8 – Negli ultimi mesi si sono svolti incontri durante i quali esponenti politici europei e statunitensi hanno discusso l’idea di istituire un’area di libero commercio, il Trans-Atlantic Free Trade Agreement (TAFTA), che dovrebbe coinvolgere Europa e Stati Uniti. Alcuni osservatori hanno espresso esitazioni, sostenendo che questa istituzione potrebbe ricalcare il modello auspicato dai proprietari terrieri del Sud degli Stati Uniti verso la metà del XIX Secolo; idea poi tramontata con la Guerra Civile Americana che decretò la vittoria degli Unionisti sui Confederati. Al momento, è in vigore il North-American Free Trade Agreement (NAFTA), che coinvolge Stati Uniti, Canada e Messico. Basandosi sui risultati ottenuti dal NAFTA, crede che sia vantaggioso costituire un’area di libero commercio tra le due sponde dell’Oceano Atlantico?

PCR: Questi cosiddetti accordi di libero scambio non sono altro che dispositivi tesi a consentire alle multinazionali di capitalizzare il vantaggio assoluto, ovvero l’antitesi del libero commercio, che si basa sul vantaggio comparato. Herman Daly, io e altri abbiamo dimostrato che i requisiti ricardiani necessari per dar luogo al libero commercio non esistono nelle attuali circostanze. Il capitale deve rimanere “a casa” e qui cercare il proprio vantaggio comparato, e i rapporti relativi dei prezzi non differiranno tra i Paesi che dispongono di conoscenze tecnologiche grosso modo equivalenti.

L’ultimo lavoro di teoria del commercio (“Commercio globale e contrastanti interessi nazionali”, Ralph E. Gomory e William J. Baumol, MIT Press, 2000) dimostra tuttavia che, anche in presenza delle condizioni indicate da Ricardo, la teoria del libero scambio non funziona. Come gli economisti e la stampa finanziaria possano essere così ignoranti riguardo ai lavori più importanti nella teoria del commercio mai scritti è qualcosa che va oltre la mia comprensione.

 

 

9 – La Cina ha recentemente sorpassato il Giappone divenendo la seconda economia mondiale. Diversi studi rivelano tuttavia che nell’arco di pochi decenni, questo Paese surclasserà anche gli stessi Stati Uniti. Effettivamente, la crescita cinese è stata davvero impressionante, specialmente per le peculiarità che l’anno contraddistinta. La Cina è stata capace di gestire in maniera molto particolare l’avanzata della globalizzazione, mantenendo un forte controllo sulla propria economia nel momento in cui tutti i suoi Stati limitrofi (come le cosiddette “tigri asiatiche”) imboccavano la direzione opposta, applicando i dettami di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Cosa pensa della crescita della Cina e della sua strategia di penetrazione economica (sviluppata in maniera rilevante soprattutto in Africa)? Ritiene esista una connessione tra l’emersione della Cina, che detiene buona parte del debito statunitense, e il trasferimento di forze militari USA verso la regione dell’Asia-Pacifico?

PCR: Vista e considerata la velocità con cui l’economia americana sta de-industrializzandosi, saranno sufficienti non più di un paio d’anni di ascesa cinese per superare gli Stati Uniti.  La Cina ha un numero di persone impiegate in un settore – quello manifatturiero – talmente tanto elevato da equivalere grosso modo al totale dei lavoratori che gli USA  impiegano in tutta la loro economia.

Washington, determinata a mantenere l’incontrastata egemonia mondiale, ritiene di poter privare la Cina di risorse, come gli USA hanno fatto con il Giappone nel 1930, e quindi arrestare il suo sviluppo. Gli investimenti incentrati sul petrolio effettuati dalla Cina in Libia orientale hanno rappresentato uno dei motivi che spinse Washington a rovesciare il governo libico, e gli accordi raggiunti dalla Cina con l’Iran costituiscono a loro volta una delle ragioni per cui Washington mantiene quel Paese nel mirino. La penetrazione economica della Cina in Africa è la ragione che sta alla base della creazione del “Comando Africa”. Lo schieramento del 60% della flotta statunitense nel Pacifico e il coinvolgimento di Washington nelle controversie tra la Cina e gli altri Paesi sono elementi  che rientrano nello sforzo titanico che Washington sta profondendo per conservare la propria egemonia. A meno che i cinesi decidano anch’essi di stampare la loro moneta al di fuori di ogni logica, l’esito di questa contesa è già stato deciso.

 

 

10 – Nel 2003, a Cancun, è nato il BRIC, un’alleanza politica ed economica tra Brasile, Russia, India e Cina. Successivamente, il Sud Africa si è unito a questa alleanza, trasformando il BRIC in BRICS. Il BRICS, unitamente a Paesi come l’Argentina, il Venezuela, l’Iran, ecc., ha espresso la necessità di dar vita a nuovo sistema economico mondiale che rifletta gli effettivi rapporti di forza. Cosa pensa delle potenzialità del BRICS? Ritiene plausibile questo cambiamento globale?

PCR: Gli stati Uniti hanno abusato del dollaro come moneta di riserva internazionale, forzando coercitivamente altri Paesi ad importare l’inflazione USA, nonché a finanziare il deficit statunitense e le guerre condotte da Washington. Gli Stati Uniti sono sovraesposti sia economicamente che militarmente. Inoltre, i loro crimini di guerra e lo Stato di polizia nazionale venutosi ad instaurare hanno minato la reputazione di sostenitrice della libertà che molti riconoscevano a Washington durante la Guerra fredda. Il mondo sta cambiando rifiutandosi di seguire i dettami di Washington.

E’ bene che ciò avvenga nel minor tempo possibile.

 

 

 

*Paul Craig Roberts è stato alto funzionario del Dipartimento del Tesoro durante l’amministrazione Reagan, nonché firma di punta del “Wall Street Journal” e di “Business Week”, Il suo ultimo libro è  The Failure of Laissez Faire Capitalism and Economic Dissolution of the West.


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