Assisi, marzo

Prendo la libertà di riferirmi al Suo intervento presso
l’Università di Oxford dove, il 17 marzo u.s., ha ricevuto la laurea Honoris Causa in Diritto civile. Parlando alla nobile assemblea, Lei ha salutato con soddisfazione il recente vertice UE-USA che “ha segnato il superamento delle dannose divisioni manifestatesi in occasione del conflitto in Iraq”.

Siamo in grado di credere che è certamente così per i Capi di Governo di alcuni Paesi europei, ma non di tutti, e meno ancora per l’opinione pubblica. Ecco perché, Signor Presidente della Repubblica, nell’opinione pubblica dei Paesi europei la maggioranza (che va a seconda dei Paesi dal 70 all’80 per cento della popolazione) non soltanto è stata ma è sempre fortemente contraria alla guerra di occupazione militare di un Paese sovrano membro delle Nazioni Unite.

Questa opinione pubblica non ha ancora digerito le bugie proclamate giorno dopo giorno per cinque mesi sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq.
Non ha digerito il fatto che la comunità internazionale sia stata ingannata, così come il Consiglio di sicurezza dell’ONU, con lo scopo di far votare una risoluzione per disarmare l’Iraq (1441), per poi, una volta privato del poco che aveva per la sua difesa (nemmeno un aereo da far decollare), andare a bombardare una popolazione già stremata da 12 anni di embargo, invadere e occupare unilateralmente il territorio, in violazione delle Legge internazionale e di tutte le Convenzioni firmate dagli Stati membri dell’ONU.

L’opinione pubblica, Signor Presidente della Repubblica, non ha superato i dannosi effetti della “Democrazia Export” con l’arresto arbitrario di migliaia di iracheni che poi sono stati torturati. Non accetta, l’opinione pubblica, i 140 mila morti tra uomini, donne e bambini iracheni (dal marzo 2003 a oggi) che si aggiungono al 1,6 milioni di morti a causa dell’embargo (dati dei rapporti ONU e delle agenzie specializzate) e ai 45 mila morti durante i bombardamenti del dicembre 1998 e nelle “no fly zone”, regolarmente aggredite per dieci anni. Un totale di vittime innocenti che forse arriva ai 2 milioni di morti.

La coscienza dei popoli, grazie a Dio, dimentica difficilmente i genocidi.
L’opinione pubblica non riesce, Signor Presidente, ad accettare che una Repubblica laica, dove la coabitazione tra cristiani e musulmani era un esempio per i Paesi arabi (l’Iraq era la più occidentalizzata delle società arabe), possa avere una Costituzione a carattere teocratico. Le bombe nelle Chiese e nei negozi cristiani, i rapimenti di bambini cristiani e un  Comunità cristiana che in due anni ha visto oltre 60 mila delle sue anime fuggire all’estero non mi sembra possa essere considerato dall’opinione pubblica un successo della democrazia.

Da quanto ricevo di corrispondenza e di testimonianze, direi che la gente mal sopporta di essere presa in giro, ed è stanca degli inganni. L’Iraq è nel caos totale con 130-150 attacchi al giorno, da Mosul a Bassora, organizzati dagli oltre 1.200 comandi autonomi di resistenza contro le forze di occupazione, e intanto si fa credere all’opinione pubblica italiana che i militari del Bel Paese stanno lì per garantire la sicurezza al popolo iracheno!

I media ribadiscono ogni giorno che l’Iraq è nelle mani dei terroristi.
Insomma, ammettono che con la “guerra preventiva” contro l’Iraq, che non minacciava nessuno, si è messo il Paese nelle mani degli estremisti islamici, i quali, come sappiamo, in Iraq non c’erano, ma adesso sono presenti. Al Zarqawi se ne stava in Kurdistan, non in Iraq. Non era a Falluja. E’ stato l’ennesimo inganno della comunità internazionale per giustificare il massacro di un’intera popolazione, con migliaia di donne e bambini vittime delle bombe.

La messa in scena dei militari americani, affiancati da un cameraman, che entrano in una casa di Falluja, dove guarda caso trovano dei documenti scritti in arabo che proverebbero il passaggio di Al Zarqawi è una manipolazione grottesca. Dall’ingrandimento dell’immagine si vede chiaramente che si tratta di una carta senza una macchia, fresca di stampa, forse portata sul luogo dai militari delle forze di occupazione. Sarebbe stato così ingenuo Al Zarqawi da fuggire lasciando dietro di sé dei documenti compromettenti?

Infine, Signor Presidente della Repubblica, penso che la recente dichiarazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sul ritiro delle forze armate italiane dell’Iraq, non abbia probabilmente altro scopo se non di portare l’attenzione dei media e il dibattito il più lontano possibile dalla vicenda di Giuliana Sgrena e del povero Nicola Calipari. In effetti, da un giorno all’altro, sembra che sulla loro storia sia calato un silenzio stampa quasi totale.

Circa la granda mistificazione delle elezioni in Iraq si è superato il massimo dell’ipocrisia: avrebbe votato il 57 per cento. Ma il 57 per cento di che cosa? Del 30 per cento della popolazione? Numerose formazioni sciite, tra cui i seguaci di Moqtada al Sadr, e sono tanti, i sunniti, ed è la metà della popolazione, molte Tribù e clan non hanno partecipato al voto.
Il 57 per cento del 30 per cento della popolazione avrà soltanto consegnato all’Iraq un Parlamento di un Paese ingovernabile.

Mi permetto di anticiparLe, Signor Presidente della Repubblica, che questa grande mistificazione delle elezioni irachene avrà anche l’effetto di alimentare un disordine crescente nel nord del Paese, con i Curdi in una situazione geopolitica che inevitabilmente andrà a degenerare in un conflitto ben più complesso e pericoloso, non solo per l’Iraq, ma per tutta la regione e l’intero Medio Oriente. RingraziandoLa dell’attenzione, approfitto della circostanza per porgerLe i miei più distinti saluti, con sinceri auguri di felice Pasqua di Risurrezione del Signore.

Assisi, 18 marzo

Padre Jean Marie Benjamin


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