Fonte: La Voce della Russia

La Società per azioni italiana “ENEL OGK-5”, che possiede in Russia quasi il 56% delle azioni della Società di generazione elettrica russa – in forma abbreviata “Ogk-5”, ha dichiarato di passare una della quattro centrali elettriche – GRES Reftin sugli Urali – all’uso parziale del carbone del Bacino carbonifero di Kuznetsk, nel sud della Siberia, al posto del carbone del Kazahstan che viene usato attualmente. Alcuni particolari al riguardo sono trattati in una rassegna preparata da Valerij Prostakov.

A prima vista la notizia di cui sopra ha un carattere nettamente tecnico e non è di interesse per un vasto pubblico in Italia. Ma i particolari dell’annuncio che ha fatto la divisione russa dell’ENEL, rivela che si tratta di uno sfruttamento razionale, da parte dei nostri partner italiani, delle possibilità di attività produttiva nell’industria elettroenergetica della Russia.

Il valore energetico del carbone del Bacino calorifico di Kuznetsk raggiunge 6700 chilocalorie per chilogrammo.Contro 4000 kcal. del carbone del Kazahstan. La quota del cenere contenuta nel carbone di Kuznetsk è pari al 6 %- 10 % contro il 40 % nel carbone del Kazahstan. Nella combustione del carbonio di Kuznetsk si produce del 40 % in più di energia termica, si producono meno rifiuti nocivi, si riduce del 66 % l’emissione di polvere nell’aria, aumentano l’affidabilità e la sicurezza dell’approvvigionamento termico della centrale elettrica, si rende più stabile il suo funzionamento nel periodo autunno-inverno, più rigido per condizioni climatiche negli Urali rispetto alla zona europea della Russia. Il comunicato che hanno diffuso i vertici dell’Enel-OGK-5 dice altresì che il passaggio di GRES Reftin all’utilizzo del carbone di nuovo tipo che presenta le caratteristiche fisiche del tutto diverse è un progetto pilota.

Come è noto, una condizione dell’acquisto delle attività messe in asta in Russia era l’attuazione di un programma d’investimento che prevedeva, in particolare; la costruzione di nuovi impianti energetici di un determinato tipo, e la loro messa in funzione entro un determinato termine.

L’Enel è diventata la prima società straniera ad avere accettato tali condizioni e ad avere comprato il pacchetto di controllo di azioni di OGK-5. L’Enel provvede ad assolvere completamente i suoi impegni in Russia. Ogni anno la società italiana investe nell’elettroenergetica russa fino a 15 miliardi di rubli. Nei termini stabiliti – entro il Dicembre 2010, alla GRES Reftin sarà messo in funzione un impianto di una potenza di 410 megawatt del costo di circa 400 milioni di Euro. Un analogo progetto è stato elaborato per un’altra GRES facente parte di OGK-5 – quella di Nevinnomyssk nel Sud della Russia. L’Enel ha concesso alla sua Società figlia in Russia un credito di 50 milioni di Euro per non fermare il finanziamento del suo programma d’investimento nelle condizioni della carenza di fondi liquidi. Il Direttore dell’ENI per i progetti internazionali, Carlo Tamburi, ha dichiarato che la Società intende realizzare in Russia progetti d’investimento anche in futuro nonostante la crisi finanziaria internazionale.

Sulla base degli assetti del gas della Jukos fallita, l’Enel, congiuntamente con l’ENI le cui quote di partecipazione sono in rapporto del 40 % al 60 %, ha costituito la Società “Sever-Energhia” (Nord-Energia). Ora l’Enel sta provvedendo a costituire in Russia, sulla base di questa nuova società, un’impresa verticalmente integrata che si occuperà della produzione di gas e della distribuzione dell’energia elettrica.
In cambio dell’accesso alle risorse russe i partner italiani includono la Gazprom nei loro progetti, in Italia e in paesi terzi.
In particolare, un progetto congiunto è direttamente legato all’ingresso della Gazprom, in volume fino al 33 %, in un’impresa che sotto il controllo dell’ENI partecipa allo sfruttamento del giacimento di petrolio “Elephant” in Libia.
L’Enel, da parte sua, propone al partner russo, di acquistare, a scelta, quote di partecipazione in alcune centrali elettriche in Italia.

La cooperazione russo-italiana nel campo dell’energia prosegue nonostante la crisi finanziaria internazionale.

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