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III – La Russia e i suoi vicini

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Per salvaguardare gl’interessi e la sopravvivenza stessa della Russia e dei popoli associati, i governi russi hanno quasi sempre agito lasciandosi condizionare dalla posizione geografica del loro paese, subordinando la politica interna ad una prassi geopolitica rivolta alla difesa territoriale ed all’integrazione continentale. Dopo la deriva mondialista di El’cin, questa tradizione è stata ripresa dal presidente Putin ed è condivisa dalla maggior parte della classe politica russa.

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Descrizione

EURASIATISMO

L’Europa deve riconoscere la sua unità, se vuole poter fronteggiare la minaccia economico-militare americana, pericolosa tanto per l’Europa quanto per la Cina e il Vicino Oriente. Solo una concordia continentale permetterà di risolvere i conflitti che dilaniano numerose regioni dell’Eurasia.

Il dito puntato da Washington contro il nucleare di Teheran mette in luce sia il criterio dei due pesi e delle due misure adottato dagli USA, sia l’obiettivo strategico statunitense: impedire la nascita di una potenza regionale contraria ai loro interessi nella fascia strategica delò “Rimland”.

“Nei suoi ultimi anni di vita, che coincisero con quelli dell’Urss, il ruolo di Gumilëv nella rinascita della concezione eurasiatista fu immenso. I suoi volumi vennero pubblicati in rapida sequenza e con tirature altissime, ed egli acquisì una vasta fama all’interno della cultura e della società russa” (A. Ferrari, La Foresta e la Steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa, Milano 2003, p. 264).

DOSSARIO: LA RUSSIA E I SUOI VICINI

Dati essenziali relativi alla Federazione Russa: superficie, popolazione, ordinamento dello Stato, dati e indicatori sociali, economia, congiuntura economica, infrastrutture.

Tra Finlandia e Russia esiste una storia di tensioni i cui motivi sono riducibili ad una sola parola: geopolitica. La geografia ha fatto della Finlandia un nodo spesso cruciale delle vicende del nord-est europeo. Le guerre, le distruzioni, le persecuzioni, ma anche le incomprensioni e le aperte falsificazioni propagandistiche hanno reso problematica la convivenza.

Per costruire l’Europa della sicurezza, per controllare il nostro approvvigionamento energetico, per la nostra autonomia aeronautica a spaziale, per sviluppare le strutture di trasporto continentale, l’Europa ha bisogno della Russia, così come la Russia ha bisogno dell’Europa.

I pregiudizi russofobici costituiscono spesso gli ostacoli che impediscono agli Europei di vedere e adottare l’unica alternativa alla sudditanza nei confronti del Leviatano atlantico. L’Unione Europea è un ottimo esempio schmittiano delle conseguenze di una tale sudditanza ai dettami di una forza che non solo è straniera, ma anche nemica.

In seguito alla nascita del Patto di Varsavia, il blocco occidentale egemonizzato dagli USA intensificò, nei confronti dell’area di influenza sovietica, quelle attività ostili che erano iniziate alcuni anni prima. Vengono qui analizzati tre casi che in buona parte possono essere inquadrati in tale strategia: la rivolta di Budapest del 1956, la “primavera” praghese del 1967-’68, il colpo di Stato romeno del 1989.

L’impero di Stalin, costruito sulle due colonne dell’ideologia comunista e della geopolitica eurasiatista aveva i piedi d’argilla. Lo si vide a partire dal 1953, anno della morte di Stalin. Il tallone d’Achille del sistema staliniano era l’uniformazione ideologica obbligatoria dell’intera popolazione.

Benché in tempi recenti una certa propaganda abbia parlato di Ucraina orientale “russificata”, è vero proprio il contrario: fu l’Ucraina occidentale ad essere “derussificata”. La dimostrazione che il processo di formazione dell’identità nazionale ucraina fu artificiale e indotto, è data dal fatto che i territori meridionali, a lungo appartenuti all’Impero ottomano, non l’hanno affatto sviluppata. 

Moeller van den Bruck, che nel 1923 coniò il termine “Terzo Impero” (Dritte Reich) mutuò l’idea della “Terza Roma” da Dostoevskij, nel quale trovò la visione apocalittica dell’Impero finale, corrispondente alle idee dei montanisti sul Paracleto e alle profezie di Gioacchino da Fiore.

Verso il 2000, quando Vladimir Putin giunse al potere, lo Stato aveva praticamente cessato di esistere. La Russia si trovava in condizioni peggiori di quelle della Germania o del Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale. 

Interpretate alla luce dell’assetto internazionale attuale, le pan-idee “verticali” haushoferiane assumono un vago sapore neocolonialista (l’esatto contrario delle posizioni anticoloniali del padre della geopolitica tedesca). In alternativa a tale visione, l’Autore propone quella di una collaborazione paritaria e integrata fra realtà geopolitiche omogenee disposte a fasce orizzontali in Eurasia e in Africa. 

In queste pagine, tratte dal libro La Russia dopo l’anno 2000. Visione geopolitica di un nuovo Stato, l’Autore, segretario del Partito Comunista russo, confronta i tre modelli possibili del futuro ordine mondiale (bipolare, unipolare, multipolare), indicando il modello multipolare come quello che meglio corrisponde agl’interessi dello Stato russo.

INTERVISTE

Sergio Romano è stato ambasciatore dell’Italia a Mosca.

RECENSIONI E POSTILLE

Maria Rusca e Maurizio Simoncelli, Hydrowar (Aldo Braccio)

Alberto Rosselli, La resistenza antisovietica e anticomunista in Europa orientale 1944-1956 (Claudio Mutti)

Enrico Galoppini, Né Destra né Sinistra, ma Resistenza!

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