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LIX – Il virus acceleratore

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La crisi sanitaria si è rivelata un “acceleratore” (nel senso schmittiano del termine) della guerra fredda tra Washington e Pechino. Essa sta accelerando il processo che ha fatto della Cina un avversario geopolitico degli USA in Africa e in Asia (e, col progetto della nuova Via della Seta, un rivale degli USA anche in Europa) ed ha indotto gli Stati Uniti a passare da una politica di “contenimento” alla creazione di un “arco di crisi” al fine di ostacolare il progetto geoeconomico cinese.

Descrizione

DOSSARIO: IL VIRUS ACCELERATORE

La crisi sistemica mascherata da emergenza sanitaria necessita di interventi economici straordinari e di un ripensamento delle logiche atlantiste che hanno condizionato il processo di unificazione europea fino ad oggi. Ma il Vecchio Continente ha la forza e la capacità di svolgere un ruolo da protagonista in un mondo che si configura sempre più come multipolare? Il rischio di una subordinazione permanente agli Stati Uniti e di una spaccatura in più parti dell’Unione Europea è sempre più evidente: l’affossamento della sovranità di Bruxelles è funzionale al salvataggio dei privilegi di Washington.

È possibile valutare i riflessi geopolitici della crisi pandemica attraverso due chiavi di lettura interconnesse tra loro: un piano ideologico che vede il confronto tra due approcci diversi all’epidemia (quello variamente darwinista della “Civiltà del Profitto” e quello confuciano della “Civiltà della Fede”)  identificabili anche al livello della dicotomia classica Occidente/Oriente elaborata a suo tempo da Rudolf Kjellén; ed un piano prettamente economico-militare al quale fanno riferimento sia lo strumento della propaganda, sia il tentativo da parte delle potenze di sfruttare la crisi a proprio vantaggio.

La crisi del coronavirus semina la confusione mentale, mentre la potenza egemone americana muove le sue pedine sullo scacchiere internazionale, designando la Cina come il nemico da sconfiggere nelle acque del Mar Cinese Meridionale. Gli Stati Uniti vogliono bloccare lo slancio tecnologico della Cina, silurando Huawei e lo sviluppo del 5G, ma vogliono anche contrastare l’Iran, visto come il grande istigatore dell’antiamericanismo nel mondo. Contemporaneamente, Trump cerca di acquistare la Groenlandia, per controllare le rotte artiche e sfruttare i giacimenti di terre rare che vi si trovano. Gli Stati Uniti esercitano un’aumentata pressione sul Venezuela, in nome di una riattualizzazione della Dottrina Monroe. È questo vasto e ben pianificato cambiamento della realtà planetaria ad essere camuffato dalla crisi del coronavirus.

Con l’epidemia di Coronavirus, le tensioni tra USA e Cina stanno diventando sempre più alte. Nonostante le apparenze, esse non sono legate soltanto alle responsabilità sulla pandemia, ma rientrano in quella che molti hanno ormai definito “la Guerra Fredda del Duemila”. Per poter avere successo, però, il contenimento della Cina necessita dell’apporto chiave della Russia, le cui relazioni con gli USA restano tese. È possibile, per gli Stati Uniti, riavvicinare la Russia e convertirla al contenimento del risorgente Celeste Impero? E a quali condizioni?

Il 19 febbraio 2020 il Ministero della Salute della Repubblica Islamica dell’Iran dichiarava ufficialmente i primi casi di infezione da coronavirus nel Paese. Iniziava così una crisi ancora in corso e dai risvolti incerti e probabilmente molto incisivi sulla vita di una nazione già sotto pressione per via delle sanzioni economiche statunitensi. Questa era solo l’ultima emergenza del Paese, visto che il 2020 era iniziato con l’assassinio di uno dei più importanti esponenti militari dello Stato iraniano, il Generale Qassem Soleimani. L’attentato terroristico, compiuto dagli Stati Uniti e rivendicato dallo stesso Trump, ha innescato una crisi senza precedenti tra USA e Iran, visto che a distanza di pochi giorni gli Iraniani hanno bombardato delle postazioni militari americane in Iraq. Successivamente, l’8 gennaio, per via di uno sfortunato incidente, le forze armate iraniane hanno abbattuto nei pressi di Teheran un aereo di linea ucraino, provocando la morte di 176 persone. Inoltre, sempre nel febbraio del 2020, si sono svolte le elezioni parlamentari che hanno visto la vittoria dei conservatori, ma anche una bassa affluenza alle urne, intorno al 42 per cento degli aventi diritto. Si tratta di uno dei dati più bassi degli ultimi decenni, che si inserisce in una profonda crisi economica e sociale, aggravata dalla salita al potere di Trump e dall’incapacità del governo di Hassan Rohani di far ripartire il Paese. In un contesto del genere, la nuova sfida alle istituzioni iraniane è stata lanciata dal coronavirus, che nella seconda metà di febbraio si è diffuso rapidamente dalla città di Qom per raggiungere Teheran e le altre città, infettando decine di migliaia di persone. In questo breve articolo cercheremo di delineare le azioni di contrasto messe in atto dall’apparato statale iraniano per fronteggiare la crisi, così come l’impatto dell’epidemia sulla società ed eventualmente sulle relazioni estere della Repubblica Islamica.

Può il primato geopolitico di una potenza mondiale esser messo in discussione da una pandemia di proporzioni globali? L’epidemia di coronavirus sembra aver mostrato, più di ogni altro evento del recente passato, le non poche contraddizioni del sistema statunitense, sia in campo economico che in campo sanitario, palesando come l’ultradecennale prassi di tagli alla spesa sanitaria e il rafforzamento della sanità privata sia stata la concausa che ha messo in ginocchio quella che, dopo la caduta del muro di Berlino (1989) si era affermata come l’unica potenza capace di determinare gli equilibri globali. La pandemia ha spinto Donald J. Trump ad introdurre alcuni investimenti pubblici per non veder collassare l’economia: nonostante il perdurare della continuità con la prassi neoliberista che perdura fin dai tempi di Richard Nixon, è possibile ridiscutere certi postulati neoliberisti?

Il principale indagatore dello stato di eccezione quale concetto politico e giuridico è stato, senza dubbio, il giurista tedesco Carl Schmitt. Da quando è scoppiata l’emergenza causata dal coronavirus, gli interventi (soprattutto giornalistici) e i dibattiti intorno allo stato di eccezione o di emergenza si sono sprecati, compresi quelli contenenti espliciti riferimenti alla riflessione schmittiana. Conviene, dunque, prima di fornire la nostra personale opinione in merito al valore ed al significato dell’emergenza in atto per l’Italia e per l’Europa, chiarire brevemente gli aspetti fondamentali della concezione di Schmitt in merito allo stato di eccezione.

L’emergenza del COVID-19 ha accelerato molti processi in atto già anteriormente. Tra questi, quello di una sempre più malcelata critica degli USA al sistema internazionale per come è impostato in questo momento storico. Per comprendere questo fenomeno alle sue radici bisogna capire però i non-detti ideologici che si celano dietro lo stesso concetto di Nazioni Unite, il principio dell’interstatalità e quello dell’universalismo umanitario, e quanto queste idee pesino sul futuro del mondo.

A seguito della diffusione dell’epidemia di COVID-19, alcuni punti fermi della globalizzazione, come la privatizzazione degli assetti statali e il libero flusso di capitali, merci e persone sono stati sospesi, a favore di un grande ritorno dello Stato nella politica. Questo evento ha portato certuni a sostenere che il gran ritorno dell’entità statuale, insieme allo svelamento delle contraddizioni insite alla globalizzazione, comporterà il delinearsi di un nuovo ordine globale costituito da blocchi contrapposti secondo linee di “modelli statuali”, ovvero tra Stati democratici, più liberi ma meno efficienti, e Stati autoritari, più efficienti ma meno liberi. Questa lettura, tuttavia, rischia di ignorare un processo sottocutaneo molto più profondo e importante, che è la lotta per la potenza e la supremazia mondiale tra gli attori strategici, luogo di lotta dove l’utilizzo dell’informazione e lo sfruttamento delle reazioni emotive avrà un peso determinante nel delineare le possibilità politiche di questi attori.

Due articoli scritti per l’European Council on Foreign Relations danno indicazioni in merito alle possibili strategie geopolitiche che l’Unione Europea potrà adottare al termine dell’emergenza Covid 19. Se il ruolo subordinato dell’Europa al Patto Atlantico viene confermato, il dibattito in corso rivela preoccupazioni, dubbi e valutazioni critiche che riflettono il malessere europeo.

Crisi delle catene del valore, messa in discussione della globalizzazione e ipercompetitività possono essere i tre maggiori lasciti dell’attuale pandemia. È ancora presto per qualsiasi certezza sul mondo che seguirà alla pandemia: ma si tratterà di un mondo segnato da una maggiore complessità e da un grado di rivalità tra gli attori politici superiore a quello attuale.

L’emergenza sanitaria in corso sta ridefinendo rapporti ed accelerando processi. In particolare, la produzione di norme sta passando dall’essere espressione del potere generale in capo allo Stato moderno al costituire espressione delle esigenze determinate dallo sviluppo della tecnica e degli apparati da essa determinati. Siamo, quindi, di fronte alla prospettiva di un superamento dello Stato moderno stesso?

Dopo la fase della divisione dell’Europa in due blocchi e della guerra latente, con la normalizzazione del 1989-1990 si sono aperti nuovi fronti di guerra contro l’Europa: l’imposizione del liberalismo, della finanziarizzazione dell’economia e della moneta-debito, della dottrina genderista, l’invasione immigratoria. Ora, col mondo pandemico del 2020 si profilano pericoli decrescitisti per annientare un’Europa ferita a morte.

I tradizionali modelli economici non riescono a rendere ragione della crisi economica che si prospetta dopo quella sanitaria, meno che mai a suggerire politiche. Questo per la debolezza intrinseca di strumenti statistici e matematici che non possono dire nulla di rilevante senza basi di dati robuste e significative. L’artificiosa differenza tra variabili “esogene” ed “endogene” rispetto al sistema economico è ulteriore elemento di debolezza in un mondo in rapidissimo mutamento. L’analisi storica e geopolitica possono soccorrerci nella lettura dei fenomeni con metodo comparativo, e quindi nel suggerire politiche.

È plausibile supporre che un evento di penetrazione di microorganismi patogeni nell’organismo possa avere la capacità di annientare il sistema di difesa stesso, generando un maggiore impatto sulla popolazione con ricadute sul sistema paese. Nel biocontenimento emerge la validità del concetto del “doppio uso”: si tratta della possibilità e della capacità di impiego di piattaforme in ambito sia militare sia civile. Tali mezzi rispondono a criteri che rispettano determinate norme di progettazione e sono strutturalmente costruite per soddisfare le diverse esigenze con regolazioni od aggiunte minime.

Questo articolo è una sintetica panoramica dei tentativi di manipolazione psicologica che arriva fino agli esperimenti della cosiddetta “psichiatria nera”, all’esperimento di Milgram ed ai programmi malthusiani, attualmente rinnovati con l’abuso dell’emergenza medica e biologica del Covid-19. Dal momento del collasso finale di Wall Street del 2008, i più grandi cartelli bancari hanno individuato come via d’uscita l’instaurazione di un nuovo tipo di asservimento globale. La sopravvivenza della JP Morgan e della Goldman Sachs richiede che tutti gli altri diventino schiavi. Nel momento in cui la libertà umana sta scomparendo, una psicologia rivoluzionaria potrebbe contrastare gli abusi dell’ingegneria sociale. La lotta per il recupero della libertà deve ancora iniziare. O vinceranno gli uomini liberi o vincerà la Fattoria degli Animali.

CONTINENTI

La Cina cambia, ma quanto? È la potenza – confuciana e maoista – che ha sempre rifiutato approcci di conquista e ingerenza fuori dalla propria regione geopolitica, ma che si fa sempre più decisa nel difendere i propri interessi. Uno strumento nucleare completo ma ancora limitato, la predilezione per una combinazione di strumenti simmetrici (una marina in crescita) e asimmetrici (la missilistica, l’arma informatica e lo spionaggio) nonché conclamati ritardi tecnologici nel settore aeronautico e marittimo rendono difficile da decifrare un “pericolo giallo” forse esagerato dagli Stati Uniti. Di sicuro le tensioni nella regione geopolitica cinese sono marcate e la Repubblica Popolare è per gli USA un avversario da non sottovalutare militarmente, ma la Cina non è una potenza con capacità militari di proiezione globale. Obiettivo minimo della Repubblica Popolare Cinese rimane la tutela dell’integrità e della sovranità nazionale (nella quale viene senz’altro inclusa Taiwan), affermando la Cina come prospera potenza di livello globale.

DOCUMENTI

Tucidide, La guerra del Peloponneso, II, 47, 1 – 54, 1 (trad. C. M.) – Nel secondo anno della guerra del Peloponneso si scatenò la cosiddetta “peste di Atene”, presumibilmente un’epidemia di vaiolo o di tifo, che sarebbe proseguita nel 430 e nel 429 per riprendere ed esaurirsi nel 427. Si calcola che i morti ammontassero a circa un terzo della popolazione, con effetti disastrosi sul reclutamento delle nuove leve per i vent’anni successivi. L’effetto che l’epidemia produsse sul morale degli Ateniesi fu violentissimo, al punto che essi destituirono Pericle e lo accusarono di peculato, per rieleggerlo tuttavia come stratego nel 429. Ma la pestilenza, che già lo aveva privato dei due figli, lo condusse a morte dopo pochi mesi. Tucidide, che fu colpito dal male e ne guarì, ritenne opportuno fissare la memoria di quel flagello, qualora si fosse verificato di nuovo in futuro. La sua descrizione della peste di Atene è un capolavoro di straordinaria potenza, per l’allucinata esattezza dei particolari e la drammatica immagine della città ammorbata.

Dichiarazione del portavoce del Ministero della Difesa della Federazione Russa generale maggiore Igor Konashenkov (2 aprile 2020).

RECENSIONI

Corrado Ocone e Marco Gervasoni, Coronavirus: fine della globalizzazione (di Davide Ragnolini)

Carlo Corbucci, A chi fa paura René Guénon? (di Daniele Perra)

Goffredo Coppola, Trenta danari (di Adelaide Seminara)

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