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LVII – Hic sunt leones

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La prospettiva di un’ordinata ed organica simbiosi dell’Africa con l’Europa, predisposta dalla geografia stessa, è oggi alquanto lontana. Infatti, se l’Africa è il prolungamento naturale dell’Europa, l’Europa è da settant’anni il prolungamento geopolitico dell’Occidente americano. Perciò solo il recupero di un’autentica sovranità nel contesto eurasiatico può consentire all’Europa di assolvere alla sua funzione nei confronti dell’Africa.
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TEORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI

Quando nel novembre 2016 Donald J. Trump venne eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, la reazione entusiastica del teorico del neoeurasiatismo Aleksandr Dugin provocò la sorpresa di diversi analisti. La sua presa di posizione, nata da un’interpretazione erronea del fenomeno trumpista, è stata il naturale risultato di una visione strategica sviluppata negli anni precedenti, alla quale, in questo contesto, si cercherà di opporre una critica costruttiva.

 

DOSSARIO: HIC SUNT LEONES

Al momento del vertice Russia-Africa di Soči, quale è la geopolitica africana? In che modo gli USA intendono ricolonizzare l’Africa, col pretesto di una “Primavera africana” (agosto 2014), che è la versione nera della “Primavera araba” (2010), attualmente chiamata “nuova politica africana di Trump” (dicembre 2018)? Come si è ridispiegata la Françafrique 2.0 e come è avvenuta la vassallizzazione della Francia nei confronti degli USA in Africa, dove Washington ha proclamato Parigi “nuovo sceriffo dell’Africa”?

Nell’attuale fase strategica di realizzazione di un mondo multipolare e regionalizzato vediamo il configurarsi di un sempre maggior legame tra Europa, spazio postsovietico ed Africa. La visione di Karl Haushofer e della sua “Geopolitica delle Panidee” riecheggia profetica nel mondo di oggi, dove i flussi commerciali e demografici sembrano realizzare quello che la politica non sembra ancora avere il coraggio di intraprendere. La visione geopolitica italiana del “Mediterraneo Allargato” è quanto meno un inizio.

La crescita economica che si registra in Africa da decenni non si traduce come potrebbe in sviluppo umano. Tuttavia ha determinato un rapido e consistente aumento della classe media produttiva e una netta diminuzione della povertà.

Le recenti polemiche tra Italia e Francia per le prese di posizione di leader politici italiani contro il franco CFA, si accompagnano a processi politici diplomatici che sembrano voler segnare il destino dell’ultimo simbolo tangibile del colonialismo francese. Ma, analogamente a certo “sovranismo” europeo, tale movimento presenta alcune opportunità ma anche diversi rischi.

Il Sudafrica è un paese di grandi ricchezze, in termini di terra arabile, minerali e risorse umane. La storia del Sudafrica è quella della coabitazione e competizione tra interessi stranieri e nazionali rivolti al controllo di tali ricchezze. Nel presente articolo si prendono in considerazione quelle forze che, nel corso degli ultimi due secoli, hanno portato alla fondazione della moderna Repubblica del Sudafrica e continuano a determinarne i destini.

La grande maggioranza degli studi “occidentali” sul ruolo della Cina nel continente africano si concentra quasi esclusivamente su ciò che Pechino riceve, riproponendo la consueta opera di demonizzazione del gigante asiatico come Paese neocolonialista e neoimperialista. Spesso, inoltre, tali studi analizzano il rapporto tra Cina ed Africa come se quest’ultima fosse una sorta di “attore unitario”. Ovviamente, non c’è nulla di più falso. Uno studio realistico sull’impatto della presenza cinese nel continente non può mai fare a meno di tenere in conto il fatto che i progetti di Pechino  superano sempre il mero interesse di breve periodo legato alla sola estrazione e commercializzazione delle risorse. Nonostante i fattori negativi che cercheremo di evidenziare, ciò dimostra di per sé l’impossibilità di applicare alle relazioni sino-africane l’erronea etichetta di “neocolonialismo”.

L’azione delle multinazionali statunitensi ed europee dopo la decolonizzazione ha decisamente aggravato la situazione dei Paesi del Terzo Mondo, giunti relativamente tardi all’indipendenza: sviluppo ineguale dovuto alla divisione internazionale del lavoro capitalista, neocolonialismo e sradicamento dei popoli ne sono state le conseguenze. Esiste però un modello alternativo che si sta sempre più affermando: quello della cooperazione Sud-Sud, concretamente attuato da Pechino per ragioni sia economiche sia geopolitiche; gli Stati Uniti, però, non stanno a guardare.

La Forza congiunta G5S è un’associazione tra cinque stati nella regione africana del Sahel. La principale missione è quella di migliorare la sicurezza lungo i loro confini condivisi, dispiegando pattuglie comuni al fine di interdire il flusso ai gruppi terroristici e trafficanti di esseri umani. La Joint Force ha lo scopo di integrare MINUSMA e l’Opération Barkhane nel tentativo di colmare il divario di capacità tra le due, adottando un approccio più completo per il recupero della stabilità nel Sahel e verso una maggiore cooperazione regionale.

Il rapporto tra le nazioni del Corno d’Africa e l’Italia è stato storicamente segnato dal colonialismo. Partendo dalle imprese militari del Regno d’Italia e proseguendo con la partecipazione alle operazioni di peacekeeping della comunità internazionale, spesso l’Italia ha riconfermato il paradigma di dominio e subordinazione che ha segnato i secoli diciannovesimo e ventesimo. Epperò l’esperienza del tutto paradossale dell’Italia, una nazione subordinata che a sua volta ne subordinava altre, ci conduce a ripensare i rapporti tra essa e gli Stati dell’Africa orientale sulla scorta di nuovi principi di cooperazione, incentrati sulla mutua assistenza e sul riconoscimento di condizioni non dissimili. Se il Trattato di Uccialli tra Regno d’Italia ed Etiopia ha rappresentato l’ambiguità nelle relazioni tra questi due Paesi, avendo esso due possibili interpretazioni, è necessario oggi sciogliere questo nodo per inserirsi nel migliore dei modi in una topografia del tutto nuova del potere mondiale e delle relazioni internazionali, specialmente alla luce dei mutui interessi che Africa orientale e Italia nutrono l’una nei confronti dell’altra.

I rapporti della Turchia col continente africano – in particolare quelli con l’Africa subsahariana – si caratterizzano per l’approccio non-colonialista, fondato su una cooperazione paritaria e sulla disponibilità di Ankara ad  interventi infrastrutturali e a misure di sostegno dei Paesi africani. Ankara gioca in questo contesto una carta importante nell’acquisizione di prestigio e credibilità internazionale e nello stesso tempo ricerca con determinazione ma in modo non invasivo mercati  per le proprie esportazioni. Vanno particolarmente considerate le relazioni con la Somalia – che configurano una sorta di “modello turco” per l’Africa subsahariana – e con il Sudan, per le importanti implicazioni geopolitiche che coinvolgono Arabia Saudita e Qatar.

Secondo un luogo comune assai diffuso, la schiavitù sarebbe stata imposta al Continente africano prima dai musulmani e poi dalle potenze europee. In realtà, la tratta degli schiavi ebbe la sua origine nelle stesse società africane e corrispose a criteri di efficienza economica all’interno del Continente.

La Chiesa Cattolica, da secoli, attribuisce all’evangelizzazione del continente nero una particolare importanza. La formazione di una cristianità autenticamente africana costituisce però un fenomeno relativamente recente. Questo scritto ripercorre in breve l’apostolato della Congregazione dei Padri dello Spirito Santo (con particolare attenzione alla figura di Mons. Marcel Lefebvre, padre spiritano, primo Arcivescovo di Dakar e delegato apostolico della Santa Sede per l’Africa francofona) in due territori cruciali e complessi, Gabon e Senegal, mostrandone attività, strategie, protagonisti, evoluzioni.

Qualsiasi ragionamento concernente le relazioni tra l’Africa e le grandi dinamiche della globalizzazione non può prescindere da uno studio del fenomeno, largamente sottovalutato quando non volutamente eluso nelle analisi mediatiche e politiche, dell’accaparramento di terreni produttivi da parte di aziende e fondi sovrani di Paesi esterni al continente, principalmente occidentali ed asiatici. In particolare, col termine anglosassone land grabbing è stata definita la corsa scatenatasi all’accaparramento di terre in Paesi in via di sviluppo, in larga misura africani, a seguito della crisi mondiale dei prezzi alimentari connessa alla buriana economica del 2007-2008. La combinazione tra l’instabilità finanziaria che portò al dissesto il mercato dei titoli derivati legati al cibo, l’esposizione delle agricolture dei Paesi economicamente più deboli alla competizione internazionale per i trattati di libero scambio e il lungo processo di aumento della domanda globale per cibi ad alto consumo di risorse causò un effetto domino che condusse a fluttuazioni irregolari e imprevedibili dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agroalimentari negli anni tra il 2007 e il 2012. Il prezzo dei cereali, ad esempio, aumentò di circa il 50% tra la fine del 2007 e la prima metà del 2008 sia in Europa che in Africa.

CONTINENTI

Il presente articolo, accennando al cosiddetto movimento di traduzione verificatosi nel Califfato abbaside, in particolare sotto il regno del Califfo al-Ma’mun, intende presentare alcune osservazioni sui rapporti tra cultura europea e cultura arabo-islamica in epoca tardoantica, come connotati dal comune riferimento al pensiero greco classico ed alla sua trasmissione per iscritto, per fornire un’immagine di tali rapporti che sia libera dall’approccio riduzionista proprio della modernità.

DOCUMENTI

Jean Thiriart, Pour entrer dans l’Europe, l’Angleterre doit quitter l’Otan, “La Nation Européenne”, n. 22, Novembre 1967. Una Nota redazionale al termine dell’articolo avverte: “Il lettore potrà rileggere con profitto l’articolo di Jean Thiriart La faillite de l’Empire britannique, pubblicato su ‘La Nation Européenne’, n. 13, 15 gennaio 1967”. L’articolo citato dalla nota è stato tradotto sul n. 3/2019 di “Eurasia”.

Dalla Geografia di Strabone di Amasea, XVII, 2, 1-3. Segue una lunga nota di C. Mutti sull’opera di Strabone.

Gennaro E. Pistolese, autore di questo articolo apparso nel 1942 su “Civiltà fascista”, scrisse, in collaborazione con Tomaso Sillani, La Libia in venti anni di occupazione italiana: studi e documenti (La Rassegna Italiana, 1932); poi , nel 1939, L’economia dell’Impero (Unione Editoriale d’Italia, 1939).

La posizione geografica straordinaria, che consente al Sudafrica di dominare la rotta del Capo e di essere il polo meridionale di tutti i poli mondiali importanti, conferisce a questo paese un rilievo che oltrepassa ampiamente quello delle sue dimensioni territoriali.

INTERVISTE

Intervista rilasciata al periodico “Rébellion” da Yannick Sauveur, autore di una biografia di Jean Thiriart e collaboratore di “Eurasia”.

 

Michele Geraci è stato Sottosegretario di Stato al Commercio internazionale e all’Attrazione degli Investimenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico. È un ingegnere elettronico, ex banchiere di investimento, docente universitario di finanza ed esperto di economia cinese. Ha vissuto in Cina dal 2008 al giugno 2018.

RECENSIONI

Claudio Mutti, Prospettive geopolitiche. Studi, analisi e considerazioni (Adelaide Seminara)

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