La precisazione diffusa dalla Fiat giovedì 13 settembre (in allegato) e ripresa con enfasi e sorpresa da molti commentatori in Italia, non è in realtà una novità e può essere interessante sottolinearne di nuovo i motivi. Non è una novità per chi, uscendo da un’ottica polemica e di politica spiccia, ha sempre valutato la questione da un punto di vista geoeconomico o meglio ancora geopolitico. Non siamo di fronte a capricci di un’industria, siamo di fronte a cambiamenti nell’arena mondiale ai quali le amministrazioni pubbliche e private tentano di porre rimedi.

L’accenno alla mancanza di incentivi pubblici da parte del Governo Italiano, accennata da Sergio Marchionne nella sua dichiarazione, è più che un semplice “sgarbo” alle istituzioni italiane. E’ un segnale di come la Fiat sia uno degli strumenti utilizzati dagli attori internazionali in questa congiuntura economica di crisi.

Il Governo statunitense ha infatti concesso finanziamenti, aiuti, risanamenti alle case automobilistiche, consegnando nelle casse Fiat circa 6 miliardi di dollari.

Questo evidenzia e conferma quanto detto più volte: lo scenario geopolitico internazionale di oggi è fluido e la supremazia globale della superpotenza Usa è minacciata dall’emergere di nuove potenze; ciò comporta l’interesse di Washington a difendere il proprio vantaggio. Per far questo gli Stati Uniti devono ricorrere alle risorse disponibili, ossia la propria area di influenza, cioè la propria coalizione (coalizione nord-atlantica). E’ la periferia di questa coalizione, formata all’incirca da quella che viene definita periferia dell’eurozona – in spregio a qualsiasi evidenza geografica o storica – ad essere il principale granaio dal quale sottrarre utili e ricchezza, da riutilizzare nel mercato interno nord-americano. In questo modo per garantire più possibilità di “resistenza” dello status speciale statunitense, si utilizza quanto di utile e produttivo c’è in Europa. Ciò, combinato con la speculazione finanziaria (sempre di matrice anglo-americana), incide sullo stile di vita e sulla sovranità politica proprio dell’Europa che, come accennato, è definita quasi nel suo 50% periferia di se stessa. Chiaramente il concetto di “periferia” è un concetto politico, relativo al peso ed al ruolo coperto nell’attuale sistemazione geopolitica.

Vi è quindi una necessità principale per studiosi, decisori e anche cittadini responsabili: affrontare l’attuale congiuntura mirando alla radice delle contraddizioni e delle tematiche, sorpassando gli approcci che oggi monopolizzano cultura e dibattito, decisi dalle fallimentari cattedre di poche e limitate Università e circoli di affari. Non è utile  rimanere vincolati a concetti e dati “sovrastrutturali”, vi è invece bisogno di migliorare l’analisi (in special modo geopolitica) attualmente proposta così da evidenziare il cuore delle misure limitanti o di quelle che aiuterebbero i popoli europei ad affrontare al meglio e pacificamente il futuro. Le relazioni euro-atlantiche vanno al più presto studiate e approfondite senza vincoli ideologici, prima che i pericoli sopra citati possano spogliare il sistema-Europa delle ultime possibilità di coprire il proprio fondamentale ruolo nell’arena mondiale.

 

*Matteo Pistilli è redattore di Eurasia e vice-presidente del CeSEM – Centro Studi Eurasia mediterraneo

 

 

Nota:

In particolar modo è importante il legame fra i rapporti euro-atlantici e il ruolo della Germania, sempre considerata un attore speciale e “pericoloso” dalla fine della seconda guerra mondiale (tanto che non figura nel Consiglio di Sicurezza Onu). Nella selva di approcci diversi accomunati dal rimanere colpevolmente (o dolosamente è difficile capire) focalizzati in un’ottica interna Europea (interessante l’opinione del finanziere americano Soros http://lettura.corriere.it/debates/ultimatum-a-berlino/ che non considera minimamente il ruolo atlantico, ma anzi colpevolizza esclusivamente la Germania e quindi l’Europa) è, ribadiamo, assolutamente necessario analizzare scientificamente (senza le distorsioni dell’ideologia economicista, finanziaria, politica) i rapporti di forza, le reali possibilità in possesso dell’Europa e di Berlino per definire il proprio futuro (segnaliamo sull’argomento: http://www.cese-m.eu/cesem/2012/07/analisi-cesem-luglio-2012-le-sfide-della-crisi-europea-policy-e-geopolitica/)

 

Precisazione della Fiat. 

Torino, 13 settembre 2012 – Nei giorni scorsi, da parte di alcuni esponenti del mondo politico e sindacale, sono state fatte alcune dichiarazioni preoccupate per il futuro di “Fabbrica Italia”.

Fiat ricorda che con un comunicato emesso il 27 ottobre 2011 aveva annunciato che non avrebbe più utilizzato la dizione “Fabbrica Italia” perché molti l’avevano interpretata come un impegno assoluto dell’azienda mentre invece si trattava di una iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico.

Da quando “Fabbrica Italia” è stata annunciata nell’aprile 2010 le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni settanta. E’ quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa. E’ necessario infatti che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati.

In occasione dell’incontro con le Organizzazioni Sindacali che si è tenuto a Torino il 1° agosto scorso Fiat ha ribadito: “La delicatezza di questo periodo, di cui è impossibile prevedere l’evoluzione, impone a tutti la massima cautela nella programmazione degli investimenti. Informazioni sul piano prodotti/stabilimenti saranno comunicate in occasione della presentazione dei risultati del terzo trimestre 2012”.

Vale la pena di sottolineare che la Fiat con la Chrysler è oggi una multinazionale e quindi, come ogni azienda in ogni parte del mondo, ha il diritto e il dovere di compiere scelte industriali in modo razionale e in piena autonomia, pensando in primo luogo a crescere e a diventare più competitiva. La Fiat ha scelto di gestire questa libertà in modo responsabile e continuerà a farlo per non compromettere il proprio futuro, senza dimenticare l’importanza dell’Italia e dell’Europa.”


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