I primi tentativi di avvicinamento tra i due Paesi risalgono al 1970. Da allora una incessante attività delle rispettive diplomazie cerca di fortificare e consolidare le relazioni bilaterali, anche se con fasi alterne.

Nel maggio del 1989, Wan Li e Rong Yiren, presidente e vice-presidente dello Standing Committee of the National People’s Congress of China, vanno per la prima volta in Cina. I rappresentanti dei ministeri degli esteri discutono di politica, relazioni internazionali e disarmo.

L’ambasciata canadese in Cina promuove una attivita’ “Canada-China friendly Month” sotto il segno di “Enjoy the future”.

Il primo ministro canadese tiene una conferenza alla televisione.

A seguito degli avvenimenti dell’89, il governo canadese avvia una serie di sanzioni nei confronti della Cina, fra cui, l’interruzione delle relazioni diplomatiche ufficiali tra i ministeri, cessazione dello scambio in ambito militare e la promulazione di una speciale legge sull’immigrazione con l’obiettivo di incoraggiare gli studenti cinesi in Canada a rimanervi. La conseguenza e’il raffreddamento delle relazioni tra i due Paesi. E il volume degli scambi commerciali si riduce del 40% rispetto all’anno precedente.

In 1990 il governo canadese decide di terminare la legge speciale sull’immigrazione e una delegazione diplomatica viene inviata in Cina per partecipare alle celebrazioni del ventennale delle relazioni sino-canadesi.

Nel 1991 i rispettivi ministri degli esteri si incontrano due volte, prima a New York poi a Seul, scambiando punti di vista sui temi internazionali e dimostrando il comune interesse a un riavvicinamento.

Nel 1993 si intensificano le attivita’ diplomatiche. In marzo, Joe Clark, presidente della Queen’s Privy Council for Canada e ministro degli affari intergovernativi, si reca in Cina. In maggio il futuro primo ministro cinese Zhu Rongji ricambia la visita. Le relazioni si possono considerare di nuovo buone.

Nello stesso anno, gli scambi tra i due Paesi raggiungono i 2.5 miliardi di dollari. Sempre piu’ imprenditori si mostrano interessati alla Cina e vengono avviati 740 programmi di investimento per un valore di 750 milioni di dollari.

Negli anni successivi la cooperazione si rafforza, e tenuto conto dell’importanza e numerosita’ della comunita’ cinese in Canada, si  espandono i piani di sviluppo in diversi campi, della cultura, delle arti, della danza e della musica (con diversi gruppi in visita) e dell’educazione (favorendo per esempio gli scambi tra studenti universitari, che nel 1995 sono gia’ piu’ di dieci mila).

Nel 2005 il presidente cinese Hu Jintao visita il Canada e insieme al primo ministro canadese Paul Martin decidono di innalzare le relazione bilaterali tra i due Paesi ad un livello superiore definendole partnership strategica e comunicando l’obiettivo di raddoppiare il volume degli scambi commerciali nei successivi cinque anni.

Con il nuovo governo canadese dal 2006 si e’ avuto un periodo di relativamente meno intense relazioni diplomatiche per non dire di raffreddamento. Nonostante gli scambi economici e culturari siano continuati, la Cina non sembrava piu’ essere tra le priorita’ del nuovo governo in mano ai conservatori.

Ma nel 2009 il primo ministro Stephen Harper compie un viaggio in Cina con lo specifico obiettivo, oltre che di trattare temi di politica internazionale, di consolidare la mutua cooperazione. Alcuni dicono che si rese conto del rischio che “cold politics, warm economics”, formula che avrebbe danneggiato piu’ il Canada che la Cina.

Lo stato dell’arte

Il 2010 segna il quarantesimo anniversario della fondazione delle relazioni bilatrerali Cina-Canada che ormai si sviluppano lungo molteplici direzioni, dal trade all’energia e ambiente, ai temi riguardanti la salute, la governance e le scienze e tecnologie.  Sono attive piu’ di quaranta attivita’ di cooperazione bilaterale.

Gli scambi commerciali tra Cina e Canada hanno raggiunto i 29 miliardi di dollari nel 2009, ma gli obiettivi dei due Paesi, confermati durante gli incontri di fine giugno in Canada, sono molto ambiziosi: ancora una volta raddoppiare il volume di scambi e raggiungere i 60 miliardi entro il 2015.

Il primo ministro Stephen Harper ha ricevuto per la prima volta il presidente cinese Hu Jintao in visita in Canada per il G20 e con lui si e’ intrattenuto per discutere del processo di consolidamento.

Il Canada ha come partner commerciale preferenziale gli Stati Uniti (75% degli sambi), ma la Cina e’ diventata il secondo interlocutore (per la Cina il Canada e’ tra i primi quindici Paesi per l’importanza dei volumi realizzati).

Il trend positivo sembra confermato, infatti nei primi quattro mesi dell’anno gli scambi commerciali hanno raggiunto gia’ i 10 miliardi di dollari, con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente.

Ma non si parla solo di benefici economici in senso stretto. La Cina e il Canada hanno siglato un accordo per incrementare gli scambi culturali e la mobilita’ delle persone attraverso il ADS (Approved Destination Status). L’autorizzazione, che il governo cinese aveva concesso gia’ a 134 Paesi, non includeva il Canada. Cio’ ha comportato per diverso tempo che fossero meno di duecento mila all’anno i cinesi in visita in Canada. Concedendo l’accesso a gruppi organizzati di turisti cinesi, l’industria del turismo canadese ne beneficera’ e avra’ la possibilita’ di raggiungere il traguardo dei 100 miliardi di dollari all’ anno di volume d’affari.

Un altro punto di cooperazione che sta realizzandosi compiutamente e’ quella sul fronte energetico, dal petrolio al gas naturale al nucleare. L’industria canadese possiede tecnologie molto avanzate in questi settori e la Cina e’ interessata in particolar modo alle tecniche per  la conservazione dell’energia e per la protezione dell’ambiente. Zhang Xiaoqiang, deputy director del China’s National Development and Reform Commision, ha confermato che il governo cinese ha stanziato gia’6,6 milardi di dollari da investire soprattutto in progetti di sviluppo delle risorse naturali.

Nonostante i piani di sviluppo, i successi economici e le affermazioni di reciproca stima tra i due Paesi e molti punti in comune tra cui la volonta’ di “develop our relations from a strategic and long-term perspective”, come afferma il governatore generale canadese Michaelle Jean, le differenze sono rilevanti. Ed emergono in molte posizioni, e la distanza, affievolitasi sotto il precedente governo canadese dei liberali, rimane comunque notevole sotto molti punti di vista, alcuni accentuati proprio nell’ultimo periodo.

Il governo conservatore canadese si sente molto lontano dalle posizioni politiche cinesi in molti campi. Inoltre c’e’ un tema interno, l’attitudine a voler differenziare l’impronta della propria politica dal precedente governo liberal che si e’mostrato piu’ incline a sviluppare rapporti con la Cina. Con una frase dl forte impatto, l’attuale primo ministro ha affermato che “would not sell out Canadian values for the mighty dollar”, non intende sacrificare i valori canadesi in cambio di scambi commerciali.

Infine c’e’ la questione, non trascurabile almeno per parte cinese, di Lai Changxing che vive in Canada da piu’ di dieci anni, ma su cui pendono vari capi di imputazione fra cui contrabbando e corruzione. Il governo cinese ne chiede l’estradizione e lo ritiene tra i principali ricercati; in Canada, in molti la pensano diversamente.

Pechino – 30 Agosto 2010

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*Emanuele C. Francia, manager e consulente, ha seguito per diverso tempo le operazioni cross-border per numerose imprese italiane in Europa e Stati Uniti. Da alcuni anni vive a Pechino ed e’ co-fondatore e partner di Emasen Consulting,  una societa’ di consulenza specializzata nei processi di  internazionalizzazione e supporto alle imprese italiane. Scrive su alcune riviste scientifiche di geopolitica, economia e managemnt e collabora con universita’ sia in Italia che in Cina nell’ambito della ricerca e dell’insegnamento.

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