L’intesa energetica italiana coi partner russi si allarga ad altri accordi e ad altre imprese. Apprendiamo dalla Stampa di Torino che Transneft e Rosneft entreranno in una joint venture con Eni e la compagnia turca Calik per la realizzazione del dotto Trans Anatolico che trasporterà il petrolio russo dal Mar Nero al Mediterraneo.

Anche questa collaborazione riceve l’imprimatur della politica, col Ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, il vice primo ministro russo Igor Sechim e il ministro turco per l’energia Taner Yildiz che, due giorni fa, a Milano hanno apposto la loro firma su una lettera d’intenti finalizzata a dare una cornice di fattività al progetto.

Gli indirizzi italiani sulla politica estera ed energetica non sembrano risentire dei mal di pancia statunitensi ed europei e proseguono sulla strada di una collaborazione stringente con la Russia, benché, indiscutibilmente, occorra ora fare i conti con le sempre più aggressive “pressioni” internazionali che pretendono un cambio di rotta dal nostro paese. Tutto ciò perché le direttrici strategiche che stanno dando forma alla rete degli oleodotti e dei gasdotti nel vecchio Continente – con aggiramento di quei paesi recentemente usciti dall’orbita di Mosca (estero prossimo russo) ed entrati a far parte della sfera d’influenza europea e statunitense – producono inevitabilmente un indebolimento della strategia americana di accerchiamento del Cremlino e aprono, nel medesimo tempo, spazi di confronto e di collaborazione molto serrati tra singoli governi europei e l’esecutivo di Mosca (con la formula vincente degli accordi bilaterali che consente di aggirare la macchinosità della burocrazia comunitaria).

La trasferta di Berlusconi in quel di Pietroburgo, in occasione del compleanno di Putin, non sarà solo una gita di piacere o una visita di cortesia. Niente canti, balli e soubrettes, stile Villa Certosa, ma discussioni serie sul futuro e sulle prospettive del sodalizio Italia-Russia che sta dando ottimi frutti ad entrambe le nazioni. La presenza di Schröder (presidente del consorzio che gestisce il gasdotto North Stream) lascia intendere, tuttavia, che il tema principale della discussione verterà sulla problematica energetica, sui nuovi investimenti nel settore e sul superamento degli intoppi politici fin qui riscontrati. In Italia qualcuno sostiene che, nonostante il coinvolgimento della Russia negli equilibri europei sia ormai inevitabile, Berlusconi stia premendo troppo sull’acceleratore delle istanze autonomiste, delle iniziative non concordate e della pazienza americana. Il contenzioso con Washington ha ormai raggiunto il suo culmine e potrebbe presto sfociare in una rottura irreparabile che condurrebbe alla retrocessione dell’Italia dalla “serie A” dei paesi amici degli Usa. Le forme in cui questo declassamento potrebbe avvenire non sono prevedibili, ma sappiamo che le teste d’uovo della Casa Bianca prediligono i colpi di mano colorati.

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