Non sono uno storico di professione, ma più semplicemente un curioso che cerca di indagare sulle origini del capitalismo Usa che, nell’immaginario collettivo, ha saputo esprimere l’età delle rivoluzioni liberali e democratiche, e/o “delle rivoluzioni borghesi” .

Ma  questa rappresentazione ideologica che parte dalla guerra di Indipendenza americano non è in linea, nel senso  della continuità, al pensiero  “Illuminista del ‘700” che chiuse il  secolo con la Rivoluzione Francese. Le origini politiche culturali europee della colonizzazione americana influenzarono soltanto in parte il nuovo mondo americano; la “Guerra di Indipendenza” americana (nei confronti della madre patria Inghilterra) si sviluppò  in un contesto di valori creati dalle popolazioni colonizzatrici che differivano tra di loro oltre che per  religioni ed etnie, quanto e soprattutto per le organizzazioni sociali che divisero il Nord (industriale) dal Sud (agricolo); e tutto questo fino con la “Dichiarazione d’indipendenza,” approvata a Filadelfia il 4 luglio 1776; anche se la vera nascita degli Usa si deve far risalire soltanto alla fine della “Guerra di Secessione” (1865), allorché prevalse il Capitalismo Industriale degli stati unionisti del nord nei confronti degli stati confederali secessionisti del Sud, la cui economia agricola era perfettamente integrata alla madre patria inglese.

Soltanto da qui si può (ri)partire per una interpretazione sul decollo del capitalismo Usa caratterizzato fin dal suo inizio, con una tipologia  particolare rispetto al Capitalismo Borghese europeo; non soltanto nelle sue linee fondamentali dello sviluppo trasformativo delle grandi risorse possedute in materie prime, e/o nella costruzione delle grandi linee di comunicazioni, o infine, nel favorire grandi flussi di immigrazione europea, così da immettere nell’immenso crogiolo americano, la fusione di culture, tradizioni, valori ed energie di tutti i paesi del vecchio continente. Tutto questo non è sufficiente per spiegare la nuova formazione economica-sociale che si andò  delineando, in modo completamente diverso dal Capitalismo Ottocentesco in derivazione  dei vincoli del suo passato medioevale, prima di pervenire ad una completa diffusione del  Capitalismo Borghese. E’cioè la mancanza del tassello fondamentale al mosaico della storia del capitalismo conosciuto, quello Borghese di più antica formazione, che marchiò in profondità il capitalismo Usa, di una tipologia assai diversa  della costituenda formazione sociale proposta da Marx, nella sua “Accumulazione Originaria” del “1° volume del ”Capitale” (nell’abolizione delle “recinzioni delle terre feudali in comune,” come causa primaria  del  pre-capitalismo Borghese).

L’Accumulazione Originaria del primo capitalismo Usa non si indirizzò seguendo le linee dello sviluppo del capitalismo europeo. Nell’immenso territorio americano, decollò  un capitalismo di “tipo nuovo,” non paragonabile  a quello classico europeo, e con una discontinuità storica senza memoria delle strutture sociali precedenti; solo così, il Capitalismo Usa poté diffondersi con una  vigoria improvvisa ed inusitata così come è pervenuto alla nostra conoscenza, attraverso “La conquista del West;” che parafrasando  fu: il “Capitalismo della Colt-Smith-Wesson” che garantì, ”in nome della legge” la sottomissione delle prime colonizzazioni americane insieme alla distruzione di un intero popolo “Indiano”- la prima raccolta forzosa di una Accumulazione Originaria, poi consolidata, al seguito  delle grandi linee di comunicazioni  ferroviarie,  sulla base  di uno sviluppo creditizio “improprio” delle prime Banche d’Affari americane, fin dalla prima metà dell’Ottocento (1).

Il Capitalismo in Usa ebbe una diffusione “asintotica”, in parallelo  al capitalismo borghese europeo,  senza  confondersi in esso, anche perché, nei suoi processi di sviluppo conservava la memoria genetica delle caratteristiche predatorie della sua originaria Accumulazione: un capitalismo ereditato in assenza completa  delle strutture sociali precedenti:  una comparsa improvvisa di una  formazione capitalistica di tipo nuovo, quasi  paracadutata dall’esterno. La stessa storia del confronto (conflitto), tra i due capitalismi (Usa ed Europeo), trova questa conferma di un conflitto ad armi impari; come se il Capitalismo borghese dovesse lottare contro un capitalismo alieno, di cui non  conoscesse le caratteristiche della sua potenza. Del resto, la storia europea dal dopoguerra ad oggi è un po’ la conferma della sua debàcle, allorché da un iniziale controllo finanziario del capitalismo Usa nei confronti delle strutture capitalistiche borghesi, si passò ad una scientifica opera di dissolvimento  dei patrimoni societari europei, svuotandoli nei loro valori.

Su quest’ultimo aspetto, la ricerca storica ha girato a vuoto senza fare il salto necessario ad una analisi più compiuta;  per circa cento anni si è continuato ad equivocare sul  Capitalismo Unico, lasciando in un totale occultamento, l’origine impresentabile ed imperscrutabile del Capitalismo Manageriale Usa, sotto la coperta ideologica della  “Mano Invisibile” del Liberismo Ottocentesco, intrigando sull’origine del Capitalismo Borghese inglese, grazie soprattutto alla sedimentazione culturale dei  marxismi novecenteschi.

Alcuni squarci di verità storica si possono trovare nell’economista inglese John Stuart Mill, nonché filosofo “dell’utilitarismo,” nei suoi “Principi di Economia Politica”(1848), quando  descrisse come l’intera organizzazione sociale  americana  fosse permeata da una filosofia dell’impresa nella forma delle “Società Anonime,” che, per certi aspetti, costituirono il laboratorio sociale di una sedicente democrazia economica di massa: una libertà economica dell’individuo intesa come democrazia (vedi Tocqueville), o del “fare dell’esperienza il criterio dell’esperienza stessa.”

Mill, più di altri economisti, studiò le convenienze politiche-economiche dell’Inghilterra, nella colonizzazione americana. E rilevò che nelle colonie inglesi fondate in Usa, la costituzione di società commerciali aveva un numero così elevato da poter affermare che non c’erano  altri  equivalenti nel resto del mondo: “In questi Stati, la terra è coperta di “società anonime”, per tutti gli scopi possibili e immaginabili. Ogni città è una società per l’amministrazione delle sue strade, dei suoi ponti e delle sue scuole; le quali sono così sotto il controllo diretto di coloro che le pagano, e sono quindi amministrate bene. Accademie e chiese, istituti culturali e biblioteche, casse di risparmio e società fiduciarie esistono in numero proporzionato ai bisogni della gente, e sono tutti in forma di società…Anche le fabbriche sono costituite in tale forma e la loro proprietà è azionaria; e chiunque partecipi all’amministrazione,dei suoi affari, dall’acquisto dei materiali alla vendita del prodotto manifatturato, è un comproprietario della società; mentre tutti coloro che vi sono occupati hanno la prospettiva di divenirne comproprietari…….Il sistema è il più perfettamente democratico che esista al mondo.”

Chi ha maggiormente approfondito la costituenda formazione economica sociale Usa è  J.Burnham, nella sua “La Rivoluzione Manageriale” del 1941(2). L’interesse del testo è soprattutto quello di  avere affrontato in modo scientifico una prima analisi del Capitalismo Manageriale, che si caratterizzò fin dal suo inizio con una diffusione insolita e in una “breve lunghezza storica” rispetto alla durata del primo capitalismo borghese (dei secoli XV° e XVI°).

E’ inoltre  mancata  una più approfondita analisi sui processi capitalistici in corso, nelle analisi fuorvianti del Capitalismo Unico, oltre  ad un ripensamento critico sulla  atipicità dei tempi di transizione, ed in particolare, nelle modalità del pre-dominio del capitalismo Manageriale in sostituzione a quello Borghese; che, si trattò, come del resto conferma Burnham, di una vera e propria rivoluzione capitalistica compiuta tra le due Guerre Mondiali (1914 ed il 1945), fino cioè alla vittoria militare con cui gli Usa affermarono il loro predominio militare sul mondo Occidentale, poi proseguito con quello più prettamente politico, nelle modalità della gestione  degli Organismi Sovranazionali e  Nazionali Usa (vedi Fmi,  Federal Reserv..), veri e propri “ funzionari” permanenti attivi del capitalismo Manageriale Usa.

Burnham tese inoltre a ricalcare i processi di formazione del Capitalismo borghese di Marx, nella prima fase capitalistica dell’Accumulazione originaria, allorché scrisse che: “ La costruzione del predominio borghese cominciò e raggiunge notevole importanza dentro il feudalesimo, mentre la struttura della società aveva ancora un carattere prevalentemente feudale.. Il fatto che la borghesia avesse costruito il proprio predominio sociale, e preso nelle sue mani settori sempre più vasti dell’economia, entro il sopravvivente schema della società feudale, fu, si direbbe una condizione necessaria perché essa potesse presentarsi come la classe dominante nel tipo successivo di società…..Questo non bastava a rivoluzionare la struttura della società e a consolidare la posizione dei capitalisti come classe dominante…Il capitalismo e i capitalisti affrontarono il problema dei poteri statali. Uno Stato borghese controllato dalla borghesia significa uno stato che, nel suo complesso …permette la continuazione del predominio sociale della borghesia.”

Su questa tesi interpretativa,  della classe dominante che diventa tale nella conquista  del potere statale, J.Burnham cercò di delineare nella sua  teoria della “Rivoluzione Manageriale” l’idea di  un predominio dei managers, fondato sulla proprietà statale dei principali strumenti della produzione e con esso, l’identificazione dello statalismo con il Capitalismo Manageriale; un’osservazione nata dalla storia del capitalismo, per come si andò sviluppando fin dai primi del Novecento, ed a ridosso delle prime gravi recessioni capitalistiche, dal 1872 ed a seguire, fino al 1929, le cui  crisi venivano affrontate (senza risolverle) con un maggiore intervento dello Stato, nella contemporanea limitazione della proprietà privata; con la conseguenza  che gli unici  processi capitalistici che si andarono evolvendo, nel “dopo crisi,” furono gli accresciuti controlli governativi (statali) delle imprese pubbliche a scapito di quelle private, e con forti accelerazioni  di formazioni di imprese stataliste, in prossimità delle guerre.

La limitazione  del Capitalismo borghese consentì inoltre l’avanzamento della struttura economica della società manageriale, in derivazione del maggior controllo governativo degli strumenti della produzione, aprendo così la strada  ad  una nuova struttura economica sociale, fino un processo di non ritorno; e del resto, dopo la prima guerra mondiale, poco prima dell’avvento del nazismo e del fascismo, si erano già  caratterizzate tipologie capitalistiche con formazioni sociali organizzate in strutture manageriali; la stessa Rivoluzione russa (1917) richiederebbe un discorso parte,  per un incompiuto capitalismo borghese anche se, nel dopo rivoluzione, le strutture economico sociali assunsero le caratteristiche di un capitalismo di tipo manageriale ( con i funzionari di partito organizzati in veri e propri managers di stato).

Si sarebbe tentati di porre un quesito sul perché il Capitalismo manageriale Usa vinse nei confronti di quello Borghese europeo; un quesito posto e risolto da Burnham quando scrive che gli Usa entrarono in guerra contro la Germania nazista e con tutto il loro potenziale produttivo, estendendo al massimo la loro organizzazione sociale manageriale in tutto il periodo del “New Deal, per sostituirsi a guerra finita all’Impero inglese ormai in declino.

Rimase, nella storia dei capitalismi, l’intuizione più profonda che Burnham intese affermare e dimostrare, nella particolare potenza espansiva del capitalismo Manageriale, in grado di inglobare e dissolvere ogni forma  capitalistica conosciuta, e/o socialmente organizzata in ideologie nazionaliste:  “Il nazionalismo è uno stratagemma che serve al consolidamento sociale.. La Germania (nazista) dapprincipio si è consolidata mediante le formule della <patria tedesca>,  o del <popolo tedesco>, oggi allarga queste formule con estrema facilità e parla di <Europa ed europei> o di <razza ariana>  o di <lavoratori>… i managers sono in grado di risolvere il problema del nazionalismo capitalista e, di fatto, sono proprio oggi occupatissimi a risolverlo…La struttura manageriale è già in moto per spezzare per sempre questo sistema politico e per sostituirvi un piccolo numero di grandi aree sovrane: i superstati;” un aspetto quest’ultimo di Burnham  alquanto predittivo  nel delineare nella forma di superstato, l’area geografica europea, completamente dominata, a tutt’oggi, dal Capitalismo Manageriale Usa.

1) L’Accumulazione Originaria Usa si affermò anche con la prima generazione capitalistica dei “robber baron,” letteralmente “grandi rapinatori.” Varrebbe la pena di raccontare quella storia che ha origine a partire dagli anni ’30 dell’Ottocento, nella creazione delle prime banche di investimenti, cioè le prime Banche d’affari private Usa che potevano utilizzare il proprio capitale per le operazioni finanziarie senza alcuna autorizzazione statale; il principio su cui tali banche si svilupparono rapidamente e crebbero fino ai giorni nostri è in fondo semplice oltre che banale, vecchio come il mondo: la truffa. In pratica si vendevano titoli senza la copertura finanziaria dell’acquisto, si vendevano titoli non acquistati.” Tutta la storia economica americana è fatta di queste truffe che dettero comunque grande impulso alla nascente economia, con grandi risorse finanziarie messe a disposizioni per nuovi investimenti da cui ebbero origine le moderne Banche d’Affari Usa.

2) si confronti l’articolo del sottoscritto sulla “ La Rivoluzione manageriale” di J. Burnham apparso  sul sito Ripensaremarx, nel gennaio 2008.

ottobre ’09

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