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Parola chiave: BCE

UNIONE BANCARIA, UN PASSO VERSO LA CATASTROFE (VISTI I PRECEDENTI…)

Risale al marzo 2013 la crisi cipriota, la cui deflagrazione, unitamente alle misure adottate dalla “troijka” allo scopo di mitigarne gli effetti, rappresentò di...

QUALE “SOVRANISMO”?

A nostro giudizio non si può non condividere quanto sostiene Gianfranco la Grassa in un suo recente articolo, vale a dire che «si deve...

"SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO"

"Sull’orlo del precipizio: cause, conseguenze e possibili soluzioni della crisi economica in Italia ed Europa". Venerdì 15 marzo, in via del Quirinale 26, Roma, alle...

Il SUCCESSO DEL M5S

Sul Movimento Cinque Stelle (M5S) nelle ultime settimane si è scritto di tutto, ma la grande stampa italiana ha espresso perlopiù giudizi fortemente negativi,...

I “MERCATI” E LA “QUESTIONE TEDESCA”

Mentre la quasi totalità delle gazzette della classe dominante italiana (e non solo italiana) sono impegnate a sferrare attacchi durissimi al Cavaliere, reo di...

LA RIFORMA DELLA BANCA CENTRALE SERBA: UN OSTACOLO ALLE ASPIRAZIONI EUROPEE DI BELGRADO?

Le prime decisioni dell'esecutivo guidato dal nazionalista Ivica Dacic approvate dal Parlamento serbo sembrano minare il percorso europeo intrapreso dalla Serbia sotto la guida...

La crisi e l’Unione Europea: conflitto d’interessi o solo interessi?

Il Trattato di Maastricht e, in ultimo, il Trattato di Lisbona, insieme all’adozione della moneta unica europea e le altre tappe del percorso UE, ha portato negli anni ad una progressiva erosione di sovranità - politica, legislativa ed economica - dei singoli Stati ed un accentramento, a livello di istituzioni europee, di prerogative nazionali. Quali interessi vengono promossi a Bruxelles e come si sviluppa il processo decisionale soprattutto presso la Commissione Europea? I principi di legittimità e trasparenza, tanto invocati in passato, vengono effettivamente rispettati? Si sta davvero costruendo “l’Europa dei cittadini”?

"L'Italia sta diventando terra di conquista". Intervista all'on. Polledri

Durante la recente discussione generale sul ddl stabilità – che ha portato alla caduta del Governo – un parlamentare ha concluso così il proprio discorso: «Preferiamo morire in piedi che vivere strisciando, come forse farà – ahinoi – una parte di questo Parlamento. Devo però registrare che quando uno straniero si è presentato in questo paese due “schioppettate” le ha sempre prese […]. Oggi si presentano da noi e in qualche modo metteranno un'ipoteca sulla democrazia». Si tratta dell'onorevole Massimo Polledri. Daniele Scalea lo ha intervistato per noi.

Il "fallimento controllato" dell'Italia

I richiami alla “responsabilità” ed alla difesa del “interesse del paese”, che si susseguono in questi giorni, non bastano a coprire la triste realtà: che l'Italia sta per perdere quel poco controllo che le rimaneva su settori strategici per la forza e prosperità nazionale; che l'economia italiana sarà soffocata dall'esiziale combinazione di tassazione “scandinava” e servizi “all'americana”. Soprattutto, che un'alternativa c'era ma non è stata nemmeno presa in considerazione. È davvero per l'interesse dell'Italia, come si proclama a gran voce, che i nostri dirigenti stanno agendo in questi giorni?

Morire per il debito?

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il socialista francese Marcel Deat si chiedeva se valesse la pena “morire per Danzica”. Parafrasando le sue parole, oggi gl'Italiani dovrebbero domandarsi se valga la pena “morire per il debito”. Perché la sorte che si profila per il nostro paese è tutt'altro che rosea. A meno di prendere scelte coraggiose che possono cambiare il corso della nostra storia...
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