La campagna elettorale per le elezioni presidenziali in Abkhazia è entrata nel vivo ormai da tempo, e per il 12 Dicembre prossimo, data del primo turno elettorale, i media locali hanno previsto una forte affluenza alle urne.
Il favorito sembra essere l’attuale Presidente Sergej Bagapsh, principale promotore della trattativa che ha portato Dmitrij Medvedev a firmare il documento con cui la Russia riconosce l’indipendenza dell’Abkhazia; vincendo le elezioni, Bagapsh avrebbe la possibilità di governare il paese per altri 5 anni.
Altri due candidati, sostenuti da gruppi di iniziativa popolare, saranno Vitalij Bganba e soprattutto Raul Khadzhinba, ex-Vice Presidente dell’Abkhazia e personaggio politico molto noto, apparentemente in grado di contendere la massima carica politica a Bagapsh.
Sono attesi anche altri candidati, tra i quali quelli proposti dal Partito Popolare e dal Forum dell’Unità dei Popoli d’Abkhazia, che potranno iscriversi alla competizione fino al 2 Novembre.
Il Direttore della Commissione Elettorale Centrale, Batal Tabagua, ha calcolato un numero di potenziali elettori di poco superiore alle 129.000 unità, sulla base dei registri compilati per le consultazioni parlamentari del 2007. I seggi elettorali dovrebbero essere ben 186, con l’aggiunta di altri 2 seggi all’estero a Mosca, presso la sede diplomatica abkhaza nella Federazione russa, ed a Cherkessk (Repubblica di Karachaj Circassia).
Questi dati, emersi in diversi comunicati stampa del governo locale, indicano piuttosto chiaramente l’intenzione di organizzare elezioni professionali e trasparenti su tutto il territorio nazionale; l’Abkhazia peraltro ha già dato prova buona organizzazione elettorale, come testimoniato dalle consultazioni parlamentari svoltesi due anni orsono.
Nel 2007 le elezioni parlamentari non vennero riconosciute dall’Unione Europea, tuttavia è possibile che questa volta, dopo avere promosso in prima persona i colloqui di pace tra Georgia, Russia, Abkhazia ed Ossezia del Sud, l’Europa sarà “costretta” ad osservare con più attenzione il progresso delle istituzioni democratiche e della società civile in Abkhazia.
L’indipendenza del paese è fortemente osteggiata da Tbilisi, tuttavia nessun abitante dell’Abkhazia intende tornare sotto il controllo della Georgia, e di questo l’Unione Europea dovrà tenere conto se vuole far valere la propria presenza diplomatica nel Caucaso: è paradossale che i politici europei continuino a parlare solo della Georgia e della Russia senza accorgersi della presenza e del ruolo fondamentale dei governi di Abkhazia ed Ossezia del Sud nel mantenimento della pace della regione. Così in Europa, i due popoli più colpiti dalla guerra sono definiti volgarmente “separatisti”, come se Abkhazi ed Osseti non avessero una dignità di popolo da rispettare.
L’Europa non può ignorare il cammino percorso da questi popoli; in tale contesto sarebbe logico attendersi da Javier Solana dei discorsi maggiormente corrispondenti alla realtà dei nuovi equilibri geopolitici internazionali.
L’Unione Europea dovrebbe insomma assumere una posizione responsabile, ma chiara e conciliante, soprattutto in considerazione dell’impegno della missione E.U.M.M. che oggi pattuglia le frontiere georgiane con Abkhazia ed Ossezia del Sud.
Come è noto, la diplomazia europea non si muove certo con grande velocità ed autonomia decisionale, così l’Abkhazia non può certo attendersi un riconoscimento ufficiale degli Stati dell’Unione Europea; va detto tuttavia che tale riconoscimento non appare assolutamente fondamentale per lo sviluppo del paese. La vita continua a Sukhum, ed anche la politica fa altrettanto, dando prova di una crescita importante della società civile attraverso numerose iniziative culturali, sportive e politiche. Ad esempio in Ottobre si è riunito in congresso il “Partito dello Sviluppo Economico” guidato da Beslan Butba; nello stesso mese si è tenuto il congresso di “Abkhazia Unita” di Daur Tarba, partito fedele al Presidente Bagapsh. Quindi, senza voler dimenticare i gravi ostacoli diplomatici con la Georgia riguardanti ad esempio l’espulsione di molti Georgiani dall’Abkhazia durante la guerra, dobbiamo notare che diversi segnali positivi lasciano ben sperare sui progressi attuali e futuri della società civile in Abkhazia.
Le elezioni imminenti, importantissime per determinare il futuro politico del paese, avranno anche il compito di presentare l’immagine dell’Abkhazia alla comunità internazionale. Recentemente il Portavoce del Parlamento, Nugzar Ashuba, ha dichiarato che le elezioni del 12 Dicembre, le prime dal riconoscimento ufficiale della Russia, rappresenteranno una grande prova di responsabilità per la tutta la società abkhaza: “Dobbiamo dimostrare al mondo intero che la nostra società è democratica e civilizzata”, ha ricordato lo stesso Ashuba.
Tutta la campagna elettorale per la presidenza dell’Abkhazia, il “gioiello del Mar Nero”, appare decisamente più serena rispetto al 2004, quando la popolazione locale fu chiamata a scegliere il successore del “Primo Presidente” Vladislav Ardzinba.
Cinque anni fa a raccogliere i maggiori consensi fu Sergej Bagapsh, che grazie anche al sostegno di Khadzhinba poté governare efficacemente il paese negli anni più difficili dopo la conquista armata dell’indipendenza. Forte del consenso popolare, l’attuale Presidente può ancora guardare alle prossime elezioni con buone possibilità di vittoria.

* Luca Bionda è redattore di “Eurasia, Rivista di Studi Geopolitici”


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