A Pittsburg –“la città dell’acciaio”, battezzata così dalla sua storia industriale- si è svolto recentemente un nuovo Summit del G-20, dove si sono date appuntamento le principali potenze del mondo con il proposito di dibattere –in quest’occasione- su tre temi centrali: il recupero economico, la regolamentazione bancaria e i titoli multimilionari. Da questo incontro, il G-20 è diventato il foro per dibattere sulla gestione economica mondiale, concedendo una nota incidenza alle decisioni che espongono le potenze emergenti come nel caso della Cina, l’India e il Brasile, tra altre.

Il Gruppo G-20 era composto dai ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi che integrano il G-8 (Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia); un variegato insieme di undici paesi denominati “emergenti” (Arabia, Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia), oltre che l’Unione Europea.

Tutto è iniziato all’Aquila

Agli inizi dell’anno in corso, cinque paesi emergenti conformarono il G-5, con l’obiettivo di configurare una posizione collettiva da presentare al cospetto delle potenze integranti del G-8. Con questo obiettivo, nel luglio scorso, Brasile, Cina, India, Messico, Sudafrica e i paesi ricchi si sono riuniti nella località italiana dell’Aquila (città dell’Abruzzo, capoluogo di regione e provincia), tentando di trovare una strategia di uscita dalle politiche monetarie e fiscali espansive, controllando gli eccessi finanziari come quelli prodotti dalla recente crisi di crediti.

A principi dello scorso mese di settembre, a Londra, le nazioni del gruppo BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), hanno sostenuto una riunione con i ministri delle Finanze delle superpotenze, sollecitando una maggiore rappresentazione nel Fondo Monetario Internazionale. Stimolato dalla grave crisi economico-finanziaria, il G-20 ha fatto un importante passo in avanti, contrassegnato da impostazioni rinnovatrici, in particolare, quelle provenienti dal Brasile e dall’India.

Il tramonto del G-8 era iniziato. Al riguardo, è stato molto onesto il parere di John Samuel (Direttore Internazionale di Action Aid e Consigliere dell’ONU per la Campagna degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio), quando ha asserito che “Il G-8 ha affrontato una crisi di credibilità. Ha prodotto un record di frasi fatte e promesse incompiute. Di fronte al collassato nuovo mercato liberale è rimasto senza lavoro e attualmente ha solo una funzione decorativa”. Al presente i paesi del G-20 concentrano un 90% della produzione economica mondiale e due terzi della popolazione mondiale.

I temi esposti a Pittsburg

Nell’ultimo summit del G-8 e, successivamente, quello del G-20 –Pittsburg non poteva essere un’eccezione-, anche se tardivamente, i governanti hanno riconosciuto che le forze destabilizzatrici delle loro rispettive economie sono state incoraggiate dall’eccessivo aumento del credito bancario e dalle “bolle” speculative di alcuni mercati di attivi.

Ancora adesso, la riforma della regolamentazione finanziaria internazionale dista molto dall’essere raggiunta. C’è consenso per quanto concerne che è ancora presto dare per conclusa la crisi bancaria in molti paesi, così come in qualsiasi dei mondi di cui gli economisti sono soliti dividerli.

In questa occasione, i paesi emergenti sono confluiti nel Summit di Pittsburg, cercando di accelerare un processo di riforme del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Così l’ha dichiarato il cancelliere brasialiano Celso Amorím: “Quello cui più teniamo, è la consolidazione delle riforme del FMI e della BM che sono gli strumenti di controllo del sistema finanziario globale”. Per il suo omologo messicano, la priorità radica nell’“… allargare la partecipazione e la voce dei paesi in sviluppo nei processi che riguardano le prese di decisioni e nel consolidamento di norme internazionali: con l’obiettivo di promuovere il rinvigorimento della partecipazione delle economie emergenti nelle istituzioni finanziarie internazionali come il FMI e la BM”. Il ministro argentino, Amado Boudou, ha posto l’accento sulla necessità di un maggiore controllo dei “paradisi fiscali”.

Nel complesso, il gruppo BRIC ha insistito molto sulla necessità che i due organismi multilaterali citati, rendano concreta una utile democratizzazione prima del 2013 e, realisticamente –hanno dichiarato-, nel 2011.

Nel Summit di Pittsburg –secondo l’Istituto El Cano di Madrid- questo incontro presenta un forte contrasto nei confronti di quello svolto a Londra verso la metà del corrente anno, il quale si è caratterizzato da un clima di panico nei confronti dell’espansione della crisi finanziaria e la debilitazione della Banca Internazionale, la contrazione del commercio mondiale, unite alle gravi crisi che sono sorte in molti paesi emergenti.

Se la priorità del Summit di Londra è stata quella di assicurare un compromesso da parte dei governi per quanto concerne la presa di misure che arrestino il deterioro dell’economia mondiale, a Pittsburg si è cercato di gettare le basi per raggiungere una regolare normalizzazione e correggere ed evitare gli errori prima commessi.

Speranze rinnovate

Il G-20, in questa occasione allargato, ha raggiunto il suo Terzo Summit di Capi di Stato e di Governo con la speranza che le riforme esposte e accettate, consentano porre le basi per una crescita robusta, sostenuta ed equilibrata per i nostri tempi e che si consolidi nel futuro.

Vale la pena prendere in considerazione, come previsione, quanto è stato esposto nella dichiarazione finale del Summit: “Nonostante sia iniziata una qualche forma di recupero, non bisogna compiacersi di ciò, ma bisogna avanzare nelle riforme necessarie per raggiungere una crescita sostenuta ed equilibrata. Vogliamo una crescita priva da cicli estremi e mercati che fomentino la responsabilità, no l’avventatezza”.

I governanti, a loro volta, si sono compromessi di finire con gli eccessi nel settore bancario, riconoscendo che la loro precedente avventatezza, accompagnata dall’assenza di responsabilità, sono stati i principali fattori che hanno portato alla crisi che stiamo attraversando. Di fronte a ciò, gli obiettivi devono essere fissati a lungo termine, evitando, allo stesso tempo, la prematura ritirata dai piani di stimolo diretti a incentivare la ripresa economica e lottare contro il protezionismo commerciale.

È indubbio –come abbiamo già dichiarato in un articolo precedente- e, volendo parafrasare a Lula da Silva –nella riunione di Bretton Woods-, da ormai sessantacinque anni il mondo non può più essere guidato con gli stessi codici, norme e valori. La globalizzazione ha provocato una svolta radicale.

Barack Obama ha affermato a conclusione del Summit: “Abbiamo convenuto di avere un sistema di cooperazione globale. Non possiamo affrontare i problemi del secolo XXI con i criteri del secolo XX”. Nella sua analisi fatta a Pittsburg, ha osservato come uno degli avanzamenti fondamentali del Gruppo dei 20 sia quello “… che le economie emergenti abbiano maggiore voce nel Fondo Monetario Internazionale e contribuire così a che le economie emergenti e quelle più vulnerabili escano dalla povertà”.

Nel mese di luglio del 2010, in Canada, si svolgerà un riesame delle regole fissate a Pittsburg, il quale sarà seguito da un altro l’anno dopo in Corea del Sud.

Un nuovo scenario economico mondiale

In termini politici, la situazione sullo scenario mondiale è cambiata e, pertanto, accadono logiche ripercussioni nell’ambito economico. Senza dubbio, la fine è ancora incerta. Ma è anche vero che si sono integrati nel dibattito internazionale, oltre il G-5, anche il BRIC, l’ASEAN+3, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, il G-12 all’interno delle Nazioni Unite e il G-8+G-5+Egitto. In poche decadi, la governabilità del mondo evolverà sempre di più e per trovare soluzioni ai problemi che si sollevano –oltre a quelli che già ci sono-, è necessario trovarsi nel tavolo del grande dibattito. Il Brasile lo sta facendo.

Cosa aspettano i governi sudamericani? Continuare a vivere nel “lontano Occidente”?

(trad. di V. Paglione)


Bernardo Quagliotti De Bellis, segretario generale dell’Associazione Sudamericana di Geopolitica, presiede l’Accademia uruguayana di geopolitica e strategia.

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