Sono passati otto anni tra il summit di Genova e questo dell’Aquila. Gli scenari mondiali si sono completamente modificati.
Nel 2001 era da poco iniziata l’era Bush, l’11 settembre era ancora da venire, ma il Project for the New American Century (Progetto per un Nuovo secolo americano) ne aveva già stabilito le direttive espansionistiche ed imperialiste. La Russia era ancora in fase di ricostruzione (Putin al comando da poco più di un anno) dopo le sventurate politiche eltsiniane.

Di fatto, il G8 di Genova rappresentava la vetrina mondiale della sudditanza planetaria al nuovo progetto espansionistico del capitalismo americano. Un teatrino in cui i “grandi” gettavano le basi, su comando, della strategia unipolare bushista, sia nel campo economico che in quello militare e politico.

Nel 2001 si segnalarono anche massicce e durissime proteste, che scatenarono un vespaio di polemiche per la reazione della polizia e i tentativi di repressione. Quelle proteste però si muovevano da un principio non cieco: protestare fin dall’inizio contro le prospettive internazionali dell’unilateralismo.

Ma nel 2009 il mondo è radicalmente evoluto, rispetto ad allora:
– si sono ormai affacciate alla scena mondiale nuove potenze: il Brasile, la Russia, l’India e la Cina (il BRIC, acronimo che sta a definire i paesi che sembrano maggiormente sulla via del prossimo governo economico mondiale);
– la crisi economica ha necessariamente imposto la creazione di nuove regole economiche; la Russia è ritornata, anche nel campo militare una grande potenze (1);
– l’Unione Africana, anche grazie alla presidenza di Muammar Gheddafi ha acquistato un importante potere diplomatico, soprattutto per quanto riguarda la politica mediterranea;
– dopo l’epoca unipolarista di Bush padre-Clinton-Bush figlio l’America ha scelto di mettere da parte le soluzioni di Hard Power per rivolgersi ad una più sofisticata azione di Soft power, che potrebbe portare a risultati ancora più devastanti, ma lascia alle altre potenze, ampi margini di manovra, che auspichiamo vengano sfruttate nel migliore dei modi.-

Con queste premesse il G8 (con l’allargamento futuro a G13 e gli inviti ad altri stati ed organizzazioni internazionali) dell’Aquila va necessariamente ricontestualizzato nella nuova prospettiva internazionale del multipolarismo, nel rimescolamento dei poteri mondiali a favore di grosse nazioni in contrasto con la centralità nord-americana, soprattutto modificando i rapporti di forza tra queste nazioni.

Ovvio che questa nuova realtà infastidisce non poco l’amministrazione americana, che anche aperta, apparentemente, al dialogo, ha, nell’ultimo mese, destabilizzato, in modo più o meno diretto, tre aree importantissime per quanto riguarda i futuri scenari internazionali. Mi riferisco alle proteste in Iran (2), al golpe in Honduras (3) e agli scontri etnici in Cina (4), nello Xinjiang. In particolare, le proteste in Cina hanno obbligato (forse anche su richiesta di un’infastidita delegazione americana) il presidente cinese Hu Jintao a ritornare in patria per seguire più da vicino i fatti, privando il summit di uno degli attori più determinanti per il futuro.

Un summit, quello dell’Aquila, ancora incompleto quindi: oltre alla Cina (che ha lasciato in Italia un diplomatico di seconda fascia), mancavano, ad esempio, rappresentanze dell’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe) e dell’Iran.
Nonostante ciò registriamo che questo G8 rappresenta con maggior realismo i nuovi scenari mondiali e non è la «corte riunita attorno al suo Imperatore» come erroneamente sostiene Pietro Ancona (5).

1. – Vedi Alessandro Lattanzio, Potere globale. Il ritorno della Russia sulla scena internazionale, presentazione di Tiberio Graziani, Fuoco Edizioni,
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkuVpyEuAprwQkiHRr.shtml

2. – Simone Santini, Sindrome persiana. Quando il Grande Gioco passa per Teheran, http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkuyAZkAFlWwIBZbiy.shtml

3. – Carlos Pereyra Mele, Quo vadis Honduras?,
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkuyAVkFFZsitiJhpt.shtml

4. – Comunicato del CPE sulle rivolte in Cina, http://www.cpeurasia.org/?read=27969

5. – Pietro Ancona, Il G8 seduto sulle macerie del mondo,
http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmp9g08-005350.htm

*Marco Bagozzi, analista, collabora a Eurasia. Rivista di studi geopolitici

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