Data la scarsissima conoscenza che purtroppo in Italia si ha della Romania e, più in generale, di tutto l’est europeo, è molto probabile che parlando dei rapporti tra l’Italia e il paese danubiano, la memoria dei più corra alla partita di calcio fra le due rappresentative nazionali dei mondiali di calcio del 2006. Fortunatamente esistono però libri come quello di Antonio Grego che fanno luce su aspetti troppo poco approfonditi qui da noi, nello specifico i rapporti tra Italia e Romania alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

Si possono individuare tre filoni che costituiscono l’opera: una prima parte riguardante la politica estera italiana, nello specifico nei confronti della Romania, seguita da un’analisi dei drammatici avvenimenti che travolsero questo paese alla vigilia del secondo conflitto mondiale e le relative mosse diplomatiche del nostro governo, con una conclusione dedicata soprattutto alle relazioni culturali tra i due paesi. Il saggio è senza dubbio ben documentato (sono state consultate centinaia di fonti) ed è ulteriormente arricchito dalla prefazione di uno dei massimi conoscitori a livello europeo della storia e della cultura rumene, ossia il Professor Claudio Mutti.

Appena uscita da un cruento macello mondiale, pochi anni dopo nuovi venti di guerra soffiano sull’Europa. La ridefinizione degli assetti che il trattato di Versailles ha prodotto, ha creato le premesse del malcontento, e le Potenze uscite sconfitte dalla prima guerra mondiale sono in cerca di soluzioni più eque. L’Italia, legatasi a doppio filo alla potenza germanica, deve fare i conti con il crescente strapotere dell’apparato militare industriale tedesco. Di riflesso, in campo diplomatico scarseggiano le iniziative autonome portate avanti da Roma. Sotto un profilo culturale, i rapporti con “l’isola latina in un mare slavo” sono più che buoni, alla luce di numerose iniziative portate avanti in quegli anni. Tuttavia, i rapporti politici con il fascismo italiano sono altalenanti, in ragione dell’appartenenza dei due paesi a due sfere politico diplomatiche diverse. Buoni rapporti diplomatici intercorrevano d’altro canto tra la Romania e la Francia, sostenitrice assieme all’Inghilterra dell’Intesa Balcanica e della Piccola Intesa, due alleanze volte a preservare lo status quo nella regione.

Dall’altra parte le potenze cosiddette revisioniste, Germania in primis, ma anche Ungheria e Bulgaria. A complicare le cose per la “Grande Romania” uscita dai trattati parigini, una bellicosa Unione Sovietica che premeva ai confini. Scaricata dalle potenze occidentali, la Romania vivrà dei momenti drammatici tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ‘40, lacerata da tensioni interne, governata da una classe politica non adeguata, e fatta a pezzi dai paesi confinanti (URSS, Ungheria e Bulgaria). In tutto ciò Roma non avrà uno scarso peso politico diplomatico, fatto salvo l’arbitrato di Vienna, per la Romania il momento più traumatico di tutto il periodo, in cui di fatto la Transilvania veniva ceduta senza condizioni all’Ungheria.

Questi sono solo alcuni dei punti cruciali che il libro di Grego affronta in maniera precisa e, come detto, molto ben documentata. Un altro merito dell’autore è, a mio avviso, aver applicato nella sua analisi un rigoroso metodo geopolitico i cui buoni frutti sono evidenti fin dall’inizio. In conclusione, un saggio molto valido anche da un punto di vista storico consigliabile non solo agli appassionati della materia ma anche a coloro che siano curiosi di conoscere un po’ più a fondo argomenti così poco studiati, nonostante la loro grande rilevanza.


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