Fonte: Asia Times – 2010-01-08

L’inaugurazione del gasdotto Dauletabad-Sarakhs-Khangiran ai primi di gennaio, che collega l’Iran settentrionale, sul Mar Caspio, con i vasti giacimenti di gas del Turkmenistan, non può passare inosservata tra la cacofonia da “Apocalypse Now” per il regime islamico di Teheran dei media occidentali.
L’evento invia forti messaggi sulla sicurezza regionale. Nel giro di tre settimane, il Turkmenistan ha impegnato tutte le sue esportazioni di gas con la Cina, la Russia e l’Iran. Non ha un bisogno urgente dei gasdotti che gli Stati Uniti e l’Unione europea propongono. Abbiamo sentito le note deboli della sinfonia Russia-Cina-Iran?
Il gasdotto turkmeno-iraniano di 182 km ha iniziato sommessamente, pompando 8 miliardi di metri cubi (bcm) di gas turkmeno. Ma la sua capacità produttiva annua è di 20bcm, e se potesse soddisfare le esigenze energetiche della regione del Mar Caspio iraniana, a Teheran consentirebbe di destinare la propria produzione di gas, nei giacimenti del sud, per l’esportazione. L’interesse reciproco è perfetto: Ashgabat ottiene un mercato sicuro dal vicino; il nord dell’Iran può consumare senza timore di carenze invernali; Teheran è in grado di produrre maggiori surplus per le esportazioni; il Turkmenistan può cercare vie di trasporto per il mercato mondiale attraverso l’Iran, e l’Iran può aspirare ad ottenere un vantaggio dalla sua eccellente posizione geografica, come snodo per le esportazioni turkmene.
Stiamo assistendo a un nuovo modello di cooperazione energetica a livello regionale, che si dispensa da Big Oil. La Russia ha tradizionalmente un ruolo guida. Cina e Iran seguono l’esempio. Russia, Iran e Turkmenistan possiedono, rispettivamente, la prima, la seconda e la quarta più grandi riserve di gas del mondo. E la Cina sarà il consumatore per eccellenza di questo secolo. La questione ha profonde conseguenze per la strategia globale degli Stati Uniti.
Il gasdotto turkmeno-iraniano si prende gioco della politica degli Stati Uniti verso l’Iran. Gli Stati Uniti stanno minacciando l’Iran con nuove sanzioni e dichiara che Teheran è “sempre più isolata”. Ma il jet presidenziale di Mahmud Ahmadinejad ha sorvolato tutta l’Asia centrale ed è atterrato ad Ashgabat, su un tappeto rosso di benvenuto steso dal suo omologo turkmeno, Gurbanguly Berdymukhammedov, ed un nuovo asse economico è emerso. La diplomazia coercitiva di Washington non ha funzionato. Il Turkmenistan, con un prodotto interno lordo di 18,3 miliardi di dollari US, ha sfidato l’unica superpotenza (PIL da 14,2 mila miliardi di dollari US) – e, peggio ancora, sembra routine.
Non ci sono neanche trame. Teheran sostiene di avere un accordo con Ankara, per inviare il gas turkmeno in Turchia attraverso gli attuali 2577 km dei gasdotti che collegano Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran, con Ankara. Infatti, la diplomazia turca ha un orientamento indipendente in politica estera. La Turchia aspira anche ad essere uno snodo per le forniture energetiche dell’Europa. L’Europa potrebbe perdere la battaglia per stabilire un accesso diretto al Mar Caspio.
In secondo luogo, la Russia non sembra turbata dall’indirizzo verso la Cina dell’Asia centrale energetica. Il fabbisogno dell’Europa per le importazioni energetiche russe è sceso, e i paesi produttori energetici dell’Asia centrale si volgono al mercato cinese. Dal punto di vista russo, le importazioni della Cina non dovrebbero privarla di energia (per il suo consumo interno e le esportazioni). La Russia ha stabilito una presenza abbastanza profonda nel settore energetico dei paesi dell’Asia centrale e del Mar Caspio, al fine di garantirsi dalle carenze energetiche.
La cosa più importante per la Russia è che il suo ruolo dominante, di fornitore di energia n. 1 dell’Europa, non venga eroso. Finché i paesi dell’Asia centrale non hanno un bisogno pressante della nuova pipeline trans-caspica degli USA, la Russia è soddisfatta. Durante la sua recente visita a Ashgabat, il presidente russo Dmitrij Medvedev ha normalizzato i rapporti energetici russo-turkmeni. La restaurazione dei legami con il Turkmenistan è un importante passo avanti per entrambi i paesi.
In primo luogo, i rapporti congelati riprendono in modo sostanziale, in base ai quali il Turkmenistan manterrà una fornitura annua di 30bcm alla Russia.
In secondo luogo, per citare Medvedev, “Per la prima volta nella storia delle relazioni russo-turkmene, le forniture di gas saranno effettuate sulla base di un prezzo formulato assolutamente in linea con le condizioni del mercato europeo del gas”. I commentatori russi dicono che per Gazprom sarà più redditizio comprare il gas turkmeno, e se Mosca ha scelto di pagare un prezzo elevato, ciò è in primo luogo causato dalla sua volontà di non lasciare che il gas possa essere utilizzato per i gasdotti alternativi, soprattutto per il Nabucco, un progetto sostenuto dagli USA.
In terzo luogo, contrariamente a quanto dice la propaganda occidentale, Ashgabat non vede il gasdotto cinese come un sostituto di Gazprom. La politica della Russia in materia di prezzi assicura l’opinione di Ashgabat su Gazprom come cliente insostituibile. Il prezzo del gas di esportazione turkmeno da vendere alla Cina, è ancora in fase di negoziazione, e il prezzo pattuito non può eguagliare l’offerta russa.
In quarto luogo, la Russia e il Turkmenistan hanno ribadito il loro impegno a favore della Pipeline Caspica (che si estenderà lungo la costa orientale del Mar Caspio verso la Russia), con una capacità di 30bcm. Evidentemente, la Russia spera di raccogliere in Asia Centrale gas supplementare dal Turkmenistan (e dal Kazakistan).
In quinto luogo, Mosca e Ashgabat hanno deciso di costruire congiuntamente un oleodotto est-ovest che colleghi tutti i giacimenti di gas turkmeni a un’unica rete, in modo che le pipeline principali verso la Russia, l’Iran e la Cina possano unire tutti i giacimenti. Infatti, nel contesto dell’intensificazione della spinta degli Stati Uniti verso l’Asia centrale, la visita di Medvedev a Ashgabat ha avuto un impatto sulla sicurezza regionale. In occasione della conferenza stampa congiunta con Medvedev, Berdymukhammedov ha detto che il punto di vista del Turkmenistan e quello della Russia sui processi regionali, in particolare in Asia centrale e nella regione del Mar Caspio, sono generalmente gli stessi. Egli ha sottolineato che i due paesi sono del parere che la sicurezza di uno non può essere realizzata a scapito degli altri. Medvedev ha deciso che c’è unanimità o somiglianza fra i due Paesi sulle questioni relative alla sicurezza, e hanno confermato la loro disponibilità a lavorare insieme.
La diplomazia del gasdotto nel mar Caspio degli Stati Uniti, che si sforzava di bypassare la Russia, la Cina e di isolare l’Iran, si è inceppata. La Russia sta progettando di raddoppiare la sua acquisizione di gas azero, tagliando ulteriormente le iniziative occidentali volte ad impegnare Baku come fornitore del Nabucco. In tandem con la Russia, l’Iran sta anche emergendo come consumatore di gas azero. Nel mese di dicembre, l’Azerbaigian ha stipulato un accordo per fornire gas all’Iran attraverso la pipeline di 1400 km Kazi-Magomed-Astara.
Il “Grande Quadro” è che South Stream e Nord Stream della Russia, che forniranno gas al nord e al sud dell’Europa, hanno preso uno slancio irreversibile. Gli ostacoli per il Nord Stream sono stati liquidati con la Danimarca (in ottobre), la Finlandia e la Svezia (a novembre) e la Germania (in dicembre), che hanno approvato il progetto dal punto di vista ambientale. La costruzione del gasdotto inizierà in primavera.
La costruzione del gasdotto da 12 miliardi di dollari, da realizzare congiuntamente tra Gazprom, le tedesche E.ON Ruhrgas e BASF-Wintershall e l’impresa olandese per il trasporto del gas, Gasunie, bypassa le vie di transito che attraversano l’Ucraina, la Polonia e la Bielorussia, e si estende dal porto del nord-ovest russo di Vyborg col porto tedesco di Greifswald, lungo un percorso di 1220 chilometri sotto il Mar Baltico. La prima tappa del progetto, con una capacità di carico di 27,5bcm annuali, sarà completata il prossimo anno e la capacità raddoppierà entro il 2012. Il Nord Stream influenzerà profondamente la geopolitica del continente eurasiatico, le equazioni trans-atlantiche e i legami della Russia con l’Europa.
Per essere sicuri, il 2009 si è rivelato un anno molto importante per la “guerra energetica”. L’oleodotto inaugurato dal presidente cinese Hu Jintao il 14 dicembre; il terminale petrolifero nei pressi della città portuale di Nakhodka, nell’estremo oriente della Russia, inaugurato dal Primo Ministro Vladimir Putin, il 27 dicembre (che sarà alimentato dal gigantesco oleodotto da 22 miliardi di dollari, che parte dai nuovi giacimenti nella Siberia orientale, e va verso i mercati della Cina e dell’Asia-Pacifico); e il gasdotto iraniano inaugurato da Ahmadinejad il 6 gennaio, praticamente ridisegnano la mappa energetica dell’Eurasia e del Mar Caspio.
L’anno 2010 inizia con una nuova nota affascinante: sapranno la Russia, la Cina e l’Iran coordinare le mosse future, o almeno ad armonizzare i loro interessi in gioco?

* L’ambasciatore MK Bhadrakumar era un diplomatico di carriera nel servizio estero indiano. Le sue destinazioni includevano Unione Sovietica, Corea del Sud, Sri Lanka, Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia.

© Copyright MK Bhadrakumar, Asia Times, 2010

Traduzione di Alessandro Lattanzio


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