Il tema principale preso in considerazione nel presente numero di “Eurasia” è quello attinente ai rapporti che intercorrono tra la geopolitica e l’Islam. Le motivazioni che ci hanno spinto a scegliere tale argomento, peraltro di estrema attualità per l’analista geopolitico, risiedono in almeno tre ragioni principali, che descriveremo sinteticamente qui di seguito.

In primo luogo, perché esso interseca varie problematiche: da quella più ampia, che mette in relazione diretta l’Islam con la geopolitica in senso stretto, alle speculazioni e alle strategie connesse al radicamento territoriale dell’Islam ed alla sua espansione spaziale, fino alla problematica sociologica ed economica attinente ai nodi irrisolti generati dai flussi migratori e dalla parallela “fissazione” identitaria.

In secondo luogo, perché l’Islam ha subìto un profondo processo di strumentalizzazione nell’ambito delle strategie geopolitiche elaborate dall’Occidente. Basti pensare alla Bosnia, al Cossovo e al ruolo assegnato alla cosiddetta “dorsale verde” nell’aggressione contro la Federazione Jugoslava, oppure a quel “fondamentalismo” islamico che è stato utilizzato ad arte dalle potenze atlantiche come pretesto per l’occupazione dell’Afghanistan e come arma di attacco alla Russia nel caso della Cecenia.

Infine, perché l’Islam, nonostante il processo di secolarizzazione (che da un punto di vista geopolitico possiamo definire di occidentalizzazione) e nonostante la diversificazione delle sue espressioni e localizzazioni territoriali, rappresenta pur sempre il fattore unificante di grandi masse popolari e può efficacemente concorrere, in sintonia con altre realtà del pianeta orgogliose della propria specificità e tradizione, a formulare una valida alternativa all’imperante sistema unipolare.


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