Fonte: “Rinascita

Da tempo la geopolitica ha fatto la sua comparsa sulla scena.
Non come fattore determinante della politica internazionale, perché lo è sempre stato da quando è nata, ma come disciplina attenzionata da un crescente numero di curiosi, analisti, giornalisti, esperti e purtroppo anche tuttologi.
Questo ritorno della geopolitica lo si deve sostanzialmente alla fine dello schema bipolare e, con esso, di buona parte della coltre ideologica che sino a quel momento l’aveva più o meno celata agli occhi del pubblico e persino di certi studiosi.
Da par suo però, la materia – sul finire dell’Ottocento e per tutto il corso del Novecento ad oggi – ha rappresentato uno strumento di rilevazione, di analisi, di prospettiva e assolutamente di azione degli attori internazionali, che l’hanno coltivata nei predisposti centri di studio, in particolar modo militari e strategici.
Le visioni geopolitiche, checché possa sembrare o se ne dica, hanno innervato le dinamiche internazionali, specie quelle dei principali attori storici, ovvero gli Stati nazionali.
Ora, sdoganata nella nostra epoca – come spesso accade nel circuito infernale della comunicazione -, è scivolata addirittura in un utilizzo approssimativo da parte di troppi che vi fanno riferimento con faciloneria, arrivando in certi casi ad un ricorso del termine stesso di geopolitica/o per qualsiasi cosa attenga alle questioni internazionali.
Ma la geopolitica, fattore anch’esso dinamico e in evoluzione, non è onnicomprensiva di tutto ciò che concerne l’anarchico sistema delle relazioni internazionali, della storia, della politica internazionale, bensì può considerarsi materia a se stante da coniugarsi alle altre per la comprensione dei fenomeni globali.
In Italia, esemplare in questo senso, è l’impegno portato avanti da “Eurasia, rivista di studi geopolitici”, che con costanza e rigore sta proseguendo il suo impegno in una metodologia di studio e analisi degli affari internazionali sulla base di un approccio squisitamente geopolitico.
“La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali” di Daniele Scalea, redattore di “Eurasia” appunto, ha il merito di aver realizzato un trattato di geopolitica, un’opera a metà strada tra manuale e saggio. Il che è un valore aggiunto.
Nello scarno spettro della pubblicistica nostrana specializzata, sono pochi i casi di libri che affrontino in maniera scientifica la disciplina, in particolare ponendo l’accento sul pensiero e la terminologia dei “classici”. E la geopolitica classica è proprio al centro di questo saggio.
C’è un ricco excursus di teorie, termini e personaggi della dimensione geopolitica classica.
Ci sono il Sea Power e l’ammiraglio Mahan, l’Heartland e Mackinder, la Terra e il Mare e Carl Schmitt, le pan-idee, le pan-regioni e Haushofer, il Rimland e Spykman, La Grande Scacchiera e Brzezinski, l’Eurasiatismo e Dugin… le principali dottrine militari e così via.
Ma, appunto, Scalea non fa una mera divulgazione manualistica né, come spiega nell’introduzione, ha “l’ambizione di rivelare fatti nuovi, ma solo di tessere quelli già noti nella trama di una nuova interpretazione. Non si tratta di un’opera di approfondimento con tutti i crismi della metodologia scientifica”, ma egli ha il merito singolare di fornire una lettura delle principali trame della politica internazionale contemporanea filtrata dalle contestualizzazioni delle teorie della geopolitica classica. Si ha, quindi, una continua connessione tra l’attualità ed il passato all’interno della quale si svolge non solo la disamina delle teorie classiche, ma soprattutto la loro applicazione con i relativi gradi di concretezza.
Sono passati al vaglio di questa particolare analisi tutti i continenti e i loro principali attori, vale a dire gli Stati nazionali o meglio le potenze storiche così come quelle emergenti.
La chiave di lettura cui Scalea ricorre permette di affiancare ai fatti le elaborazioni strategiche, come quelle di centri e think tank, maturate nelle varie fasi internazionali dai singoli Paesi e i loro riflessi nelle aree calde del pianeta, all’interno del grande gioco globale attraversato da nuovi esercizi di equilibrio e ricomposizione dopo la destrutturazione dell’ordine bipolare.
“La sfida totale” è quella delle potenze marittime e telluriche, soprattutto è la sfida eurasiatica, nella massa continentale che serba “il cuore del mondo” e laddove sono destinate sempre di più a misurarsi pretendenti del calibro di Usa, Russia, Cina, India, Giappone, Iran.
L’Eurasia è laddove, è proprio l’assunto della geopolitica a dimostrarlo, si decide la sorte degli equilibri mondiali. Scalea, allora, illustra le caratteristiche del nuovo corso della Nato, degli Stati Uniti – tra neo-con e democratici – e di quello della Russia realista di Putin, richiamando all’impostazione teorica eurasiatista di Dugin.
Evidenzia gli snodi della contesa sotto i vari profili di analisi, con particolare riferimento all’intricato ruolo cruciale dell’energia con annessi conflitti, tensioni e pipeline, tra Afghanistan, Golfo Persico e Mar Caspio. E quindi l’emergere del gigante cinese come ormai imprescindibile attore decisionale, analizzato nei passaggi salienti fino alla sua attuale composizione di cui sono sottolineate le caratteristiche e misurate le potenzialità nei vari campi.
Lo stesso per l’India, altrettanto imprescindibile, e il Pakistan, in un contesto generale di cui il saggio mette in evidenza i fattori di instabilità e le aree di influenza.
C’è la partita dell’Iran, di cui l’autore ci fornisce una non manichea o schematica rappresentazione anche per quanto riguarda il profilo delle vicende interne. Partita iraniana a cavallo tra questa dimensione asiatica e l’infinita vicenda del Vicino Oriente, con l’attenzione posta al “Piccolo Gioco tra Israele-Arabia Saudita e Iran-Turchia, appendice locale del Grande Gioco che oppone gli Usa alle potenze eurasiatiche emergenti”.
A completare il tour geopolitico non poteva mancare l’America Indiolatina (come nella sua più appropriata definizione), dagli sviluppi della Dottrina Monroe e dell’impronta statunitense tra golpe e manipolazione economica fino all’”overstretching”, alla reazione politica e perfino identitaria di importanti Paesi, con il riemergere del bolivarismo. Ci sono Chávez, Morales, Correa, così come il Brasile e l’Argentina, il Mercosur e l’Alba.
All’autore, inoltre, non sfuggono le dinamiche economico-finanziarie, in specie quelle attuali, che compongono insieme a quelle politiche il quadro di un multipolarismo del quale egli cerca di tratteggiare i possibili sviluppi.
Ma la particolarità di questo “raro” lavoro è anche un’altra. L’autore, nel rispetto stesso dell’importanza e del rigore della geopolitica, non ricorre al “complottismo” come chiave di interpretazione, ovvero è lungi da qualsiasi visione distorta e caricaturale para-occultistica – magari con ascendenze extrasensoriali- del potere. Un dato complottismo, di fatti, è ideologizzazione se non storpiatura di quelle che sono in realtà manovre di potere, visibili, celate o mascherate che siano.
Il lavoro di Scalea esce per i tipi della Fuoco Edizioni, una coraggiosa casa editrice che sta dando accuratamente spazio alle tematiche della politica internazionale e della geopolitica.
“La sfida totale”, aspetto di rilievo, gode della prefazione del gen. Fabio Mini, che non ha bisogno di presentazioni. E’ lo stesso Mini, sottolineandone l’intrinseco valore, a definirlo un trattato di alta geopolitica.


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