Il Nord del Kosovo rimane una zona ad alta tensione e, in quest’ultimo mese, la situazione è sensibilmente peggiorata in seguito ad alcuni avvenimenti politici e di cronaca nera che si sono susseguiti nel mese di gennaio.

IL MORTO – La tensione accumulata in questi mesi che avrebbero dovuto segnare il cambiamento, o la normalizzazione secondo il gergo tanto caro a Bruxelles, nelle relazioni tra Serbia e Kosovo è esplosa in tutta la sua portata sulla canna di una pistola che nella notte del 16 gennaio 2014, a Kosovska Mitrovica, in un agguato, ha freddato Dimitrije Janicijevic.
Consigliere dell’assemblea municipale della maggiore città a maggioranza serba del Nord del Kosovo, esponente del Partito Liberale Indipendente (SLS) Janicijevic era stato il candidato alla carica di sindaco nelle recenti elezioni per il rinnovo dell’amministrazione proprio per il SLS. Le testate regionali non hanno dubbi sulla chiara matrice politica dell’atto delittuoso: Janicijevic era, in precedenza, già stato bersaglio di intimidazioni e di violente aggressioni a causa dell’orientamento della sua formazione politica considerata dai serbi del Nord del Kosovo come prova evidente del suo atteggiamento collaborazionista nei confronti del Governo di Pristina e, di conseguenza, visto come un traditore verso Belgrado e gli interessi dei cittadini serbi che popolano la regione. Dello stesso pensiero Ivica Dacic che ai giornalisti di Belgrado ha dichiarato come, seppur ancora non siano chiare le ragioni, il fatto che egli fosse membro di una organizzazione politica per la quale aveva partecipato alle elezioni per il Governo locale, dovranno esserci certamente implicazioni e conseguenze politiche. (1)
L’assassinio rappresenta un segnale evidente di come la situazione a Nord del fiume Ibar sia particolarmente tesa e pronta a deflagrare e alimenti un clima politico di forte instabilità in cui i serbi nutrono il forte timore di rimanere isolati e abbandonati a loro stessi e di perdere l’appoggio, soprattutto economico, di Belgrado.

IL DIMISSIONARIO – A contribuire al clima di tensione e di instabilità politica il fatto che i risultati scaturiti dalle urne dopo la consultazione elettorale di novembre-dicembre del 2013 sono stati aboliti d’ufficio visto il rifiuto del sindaco eletto Krstmir Pantic di assumere il proprio ruolo istituzionale: il 10 gennaio, infatti, durante la cerimonia di insediamento, il rappresentante principale della lista Iniziativa Civica Srpska si era rifiutato di apporre la propria firma sui documenti ufficiali visto che questi riportavano i simboli dello Stato kosovaro anche se questi, stando a quanto affermato dall’eletto sindaco, non erano evidenti ma mascherati sotto adesivi che donavano neutralità ai documenti. “Una grande truffa commessa dalla comunità internazionale. Firmando un documento che porta i simboli del Kosovo, suggerendo che il Kosovo è una Repubblica, io avrei violato la Costituzione Serba”. (2) Pantic ha proseguito affermando che la comunità internazionale, e soprattutto l’UE con il suo approccio improntato al prendere o lasciare, non solo compie una grave privazione territoriale nei confronti del popolo serbo ma ne insulta tanto l’intelligenza quanto la dignità.
La decisione di non insediarsi nel ruolo di Sindaco di Kosovska Mitrovica ha portato alla decadenza dell’intero consiglio municipale e ha costretto le istituzioni di Pristina a indire una nuova tornata elettorale per il 23 febbraio prossimo.
Il gesto di Krstimir Pantic è sintomatico del clima pesante che si respira a Mitrovica, in particolare, ma in tutto il Nord del Kosovo, in generale, dove si avverte appieno il peso del difficile e teso rapporto tra Belgrado e Pristina. La rinuncia di Krstimir Pantic, eletto alla carica di sindaco per la lista Iniziativa Civica Srpska fortemente sponsorizzata dal potere politico di stanza a Belgrado ha, oltre ad aver costretto ad indire nuove elezioni, creato un certo clamore sia nel Nord del Kosovo che in Serbia. Da una parte, il gesto eclatante è l’esternazione di un sentimento contrario, di un rifiuto, ad un avvicinamento a Pristina. Il “no” di Pantic all’insediamento denuncia uno stato di pressione continua contro i serbi in Kosmet e le nuove elezioni non fanno altro che prolungare lo status quo proprio nel momento in cui a Bruxelles i due leader Dacic e Thaci stanno affrontando un nuovo round di incontri incentrati sull’organizzazione futura della regione. In quest’ottica si potrebbe inquadrare anche la vicenda dell’omicidio di Dimitrije Janicijevic, ucciso come gesto di reazione da parte dei sostenitori della linea dura nei confronti del dialogo con le istituzioni kosovare.
La decisione di non firmare i documenti che il diretto interessato Pantic giustifica come spinto da istanze nazionaliste, secondo alcuni analisti, sarebbe da ricondurre più verosimilmente alla lotta di potere interna alla coalizione di Governo in Serbia che si sta preparando alle elezioni anticipate che dovrebbero consegnare il Paese all’astro nascente Aleksandar Vucic. Oltre a non dare seguito al volere dell’elettorato, Pantic si è dimesso da qualsiasi carica giustificando la scelta con il fatto di non essere più in sintonia con Aleksandar Vulin, Ministro senza portafoglio incaricato del Kosovo e Metohija, leader del Movimento Socialista attualmente nella coalizione governativa che guida la Serbia, che non ha gradito il gesto e che, piccato, ha risposto che al momento “noi abbiamo altre cose a cui pensare in questo momento piuttosto che sprecare energie per nuove elezioni”. (3)
Come se non bastasse, lo stesso Pantic è stato condotto davanti ad un giudice per rispondere di accuse a suo carico riguardanti una presunta aggressione ad un cittadino avvenuta nei primi giorni di novembre del 2013.

IL CRIMINALE DI GUERRA – EULEX è stata particolarmente attiva in questo inizio di 2014: il 23 gennaio ha deciso di prolungare di altri due mesi lo stato di arresto a 15 esponenti dell’UCK conosciuti come il Gruppo di Drenica mentre quattro giorni più tardi, il 27 gennaio, è stato arrestato il leader della lista Srbija, Demokratija, Pravda (SDP), Oliver Ivanovic, candidato alla carica di Sindaco di Kosovska Mitrovica alle ultime elezioni amministrative, battuto al ballottaggio da Pantic.
Le accuse mosse nei suoi confronti riguardano presunti crimini di guerra compiuti tra il 1999 e il 2000 quando Ivanovic era leader dei cosiddetti Guardiani del Ponte, un gruppo di serbi organizzati in modo autonomo dopo la ritirata delle truppe serbe dalla regione nel 1999 e che avevano come obiettivo dichiarato quello di proteggere i civili serbi. Stando a quanto sostenuto da EULEX, in questa veste avrebbe acconsentito (e partecipato) a due atti considerati crimini di guerra: il primo, 14 aprile 1999, quando a Mitrovica vennero uccisi venti civili albanesi per mano di squadre paramilitari serbe; il secondo, un anno più tardi (la notte tra il 3 e 4 febbraio) quando furono uccisi dieci persone, 25 furono ferite e ulteriori 93 maltrattate e buona parte della popolazione albanese fu costretta ad abbandonare le proprie case. Con gli stessi capi di accusa è stato arrestato dalle forza di polizia di EULEX Dragoljub Delibasic, ex capo della polizia a Kosovska Mitrovica attualmente in pensione.
Le voci sulla presenza di un fascicolo riguardante Ivanovic e questi episodi risalenti ai giorni della guerra circolava da qualche periodo ma il fatto che l’arresto abbia preceduto di due giorni il termine ultimo per la compilazione delle candidature in vista delle prossime elezioni di Mitrovica, quarta chiamata al voto da novembre, rende sospetta ai più la tempistica dell’azione giudiziaria di EULEX: “in Kosovo e Metochia niente succede per caso, particolarmente quando si ha un’ area esplosiva dove la minima mossa può avere un impatto su qualcosa”. (4) Queste le parole sulla vicenda di Nikola Selakovic, Ministro della Giustizia della Serbia, che alimentano seri dubbi sulla modalità di azione della missione giudiziaria dell’UE.
La nota ufficiale del partito di Oliver Ivanovic rilancia questa tesi e individua nell’arresto del proprio leader un’azione a sfondo politico, un tentativo di creare un’ atmosfera di paura e di instabilità in seno alla comunità serba del Nord del Kosovo. Le accuse (ritenute inconsistenti e ridicole dal legale di Ivanovic) e il conseguente arresto, quindi, sarebbero un mezzo di pressione politica. Alcuni analisti, soprattutto kosovari, credono che Ivanovic sia una vittima della politica perché negli anni avrebbe collaborato con le autorità kosovare. Ivanovic, in effetti, è stato il primo dirigente serbo di Mitrovica che ha fatto la scelta di una collaborazione lucida con gli organi internazionali e con le istituzioni di Pristina.
I sostenitori e i politici vicini ad Ivanovic ritengono, invece, il loro leader sia stato messo da parte da Belgrado attraverso l’intervento di EULEX per fare sì che, alle prossime elezioni di Mitrovica, i vantaggi alle urne andassero tutti a Goran Rakic, nuovo candidato alla carica sindaco per la lista Iniziativa Civica Srpska fortemente sponsorizzata dal potere politico serbo.
Nonostante a più riprese sia stata richiesta l’immediata scarcerazione, le proteste formali e di piazza non hanno fatto cambiare idea ai giudici di stanza a Mitrovica che hanno proseguito nella loro azione, guidati soltanto dalla legge, hanno convalidato lo stato di arresto e comminato un mese di detenzione a Oliver Ivanovic. (5)
Quel che è certo è che questi tre eventi concomitanti avranno un impatto non trascurabile sulla nuova tornata elettorale che si terrà a Kosovska Mitrovica il prossimo 23 febbraio 2014.

NUOVE ELEZIONI A MITROVICA NORD – La campagna elettorale per i serbi di Mitrovica sarà complessa e caratterizzata da timori, sfiducia e stanchezza. Vi parteciperanno quattro formazioni politiche, due serbe (Iniziativa Civica Srpska e Srbija, Demokratija, Pravda (SDP) – Oliver Ivanovic) e due albanesi (Lega Democratica del Kosovo (LDK) e Partito Democratico del Kosovo (PDK)). Anche se ad Ivanovic è stata data la possibilità di candidarsi, la conferma della detenzione di un mese decretata a suo carico gli impedirà di condurre la campagna elettorale attivamente.
I serbi, dunque, si trovano d’un tratto orfani di tre dei loro leader più influenti.
Questo potrebbe far perdere ulteriore fiducia agli elettori serbi di Mitrovica che potrebbero scegliere di non recarsi alle urne alimentando un clima politico incandescente con il rischio di vedere eletto un sindaco non serbo città roccaforte dell’enclave serba nel Kosovo settentrionale? Gli elettori serbi sembrano intenzionati a non boicottare il voto ma permane il pericolo di una bassa affluenza che porterebbe ad un maggiore peso dei partiti albanesi, invogliati dal possibile colpo, all’interno del consiglio municipale di Mitrovica con conseguente difficoltà nella gestione amministrativa della città e, in ottica di bilanciamento di potere nella regione, complicazioni nella realizzazione della Associazione delle Municipalità serbe del Kosovo.
Quel che succederà alle elezioni è difficile da prevedere soprattutto in una zona d’Europa dove tutto può accadere e niente sembra accadere per pura coincidenza.

Note
(1) http://www.balkaneu.com/killing-serb-councilor-aggravates-relations-belgrade-pristina/#sthash.PUbcj8S1.dpuf
(2) http://balkans.courriers.info/article24036.html
(3) http://balkans.courriers.info/article24036.html
(4) http://www.b92.net/eng/news/politics.php?yyyy=2014&mm=01&dd=29&nav_id=89151
(5) http://www.eulex-kosovo.eu/en/pressreleases/0547.php

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