Fonte: Strategic Culture Foundation http://en.fondsk.ru/print.php?id=2712 21.01.2010

Si sta facendo sempre più difficile l’approvvigionamento energetico che bypassa la Russia, mentre la risorse di base disponibili per alimentare il quarto corridoio di transito dell’energia, sono in rapida diminuzione.

Il vertice sull’energia tenutosi a Batumi, in Georgia, il 14-15 gennaio, è stato declassato sin dall’inizio al livello di un forum ordinario. Ci si aspettava, alla vigilia della manifestazione, che i presidenti di Georgia, Polonia, Ucraina e Azerbaijan, nonché i leader del Baltico, il Segretario di Stato per l’energia eurasiatica degli Stati Uniti, R. Morningstar e alti rappresentanti di Romania, Bulgaria, Turkmenistan e Kazakistan, vi avrebbero partecipato, ma i leader dei paesi non si sono preoccupati di presentarsi. Invece, l’assise è stata per lo più frequentata da primi ministri, ministri dell’energia, e ministri degli Esteri.

Tradizionalmente, i rappresentanti della Russia ignorano il forum Bitumi, a causa della sua attenzione nel tracciare rotte per l’approvvigionamento energetico all’Europa, che dovrebbero bypassare la Russia. Inoltre, come il ministro dell’energia georgiano, A. Khetaguri, ha promesso questa volta, il forum non dovrebbe niente di meno che far passare una dichiarazione a livello presidenziale, sui principi delle fornitura del gas all’Europa occidentale. In altre parole, a Bitumi, la maggior parte dei paesi, che svolgono un ruolo minimo nel settore dell’energia, in qualche modo hanno inteso formulare i principi delle forniture di energia al più grande mercato di idrocarburi del mondo.

Come in precedenza, le discussioni sul forum ruotavano intorno a come diminuire la dipendenza dell’Europa occidentale dalle forniture energetiche provenienti dalla Russia, e come collegare la regione ricca di fonti energetiche del Mar Caspio all’UE, senza dover ricorrere alla rete dei gasdotti della Russia. Il piano è volto allo sviluppo del cosiddetto Quarto corridoio di transito dell’energia. La costruzione del gasdotto Nabucco e dell’oleodotto Odessa-Brody-Plotsk, nonché le risorse potenziali per alimentarli, sono stati esaminati nel contesto degli obiettivi sopra indicati. Molto tempo è stato speso per sfruttare il lavoro del precedente forum di Batumi – il totalmente mitico progetto del gasdotto White Stream. Quest’ultimo è una priorità dell’agenda per il transito energetico nell’area del Mar Caspio-Mar Nero-Mar Baltico. La costruzione del gasdotto White Stream, sotto il Mar Nero, doveva essere il principale progetto energetico del blocco anti-russo GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia). Progettato come alternativa al Nabucco, White Stream doveva pompare gas naturale dalla regione del Caspio verso l’Ucraina e, in seguito, alla Romania, da dove possono essere commercializzati in Europa. Il gas doveva arrivare a Supsa (Georgia) tramite l’oleodotto Baku-Tbilisi-Erzurum, e poi in Romania, attraverso un gasdotto da costruire sul fondo del Mar Nero. Il ministero dell’energia georgiano previde una pipeline capace di trasportare inizialmente 8bcm all’anno, raggiungendo poi i 24-32bcm all’anno, collegando il White Stream con i giacimenti di gas dell’Asia centrale.

Una delle idee propagandate come un importante passo avanti, nel corso della riunione a Bitumi, era costruire impianti di liquefazione del gas naturale nei porti georgiani, che avrebbero dovuto essere collegati alla già funzionante pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum. I promotori dei progetti, sostengono che la costruzione di impianti di liquefazione a Supsa, Batumi e Kulevi, e di un collegamento tra essi e la pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum, permetterebbe la fornitura tramite navi cisterne di gas liquefatto, destinato ai mercati internazionali, con rischi minimi per i produttori.

Tutti i progetti hanno come presupposto l’assunzione che le vaste riserve di idrocarburi, necessarie per alimentare il lavoro, esistano effettivamente. I soli paesi con riserve di gas naturale che hanno ad aderito al forum, sono stati il Turkmenistan, l’Azerbaigian e il Kazakistan. Non c’è dubbio, essi sono interessati a raggiungere il mercato europeo, ma è chiaro che, in un paio d’anni, la situazione generale non promette nulla per i progetti di Batumi.

La riduzione della domanda di gas nell’UE, causata dalla crisi, è così grave che la fattibilità di nuove rotte di approvvigionamento del gas – in particolare quelli esotici come il White Stream – venga messa in discussione. Il calo medio della domanda di gas, nei paesi dell’Unione europea, nel 2009, è stata del 5 -7%, la contrazione più grande mai registrata. L’unica ragione per cui il gigante energetico della Russia, Gazprom, riesce a limitare il calo delle sue vendite in Europa al 10,3%, invece del 20%, come in precedenza era stato previsto, è perché il concetto “take or pay” è stato costruito nei suoi contratti a lungo termine. In queste circostanze, solo il South Stream della Russia, può essere accreditato di una certa vitalità, e anche questo è dovuto alla possibilità di sbarazzarsi dell’inaffidabile via di transito del gas ucraina, piuttosto che a qualsiasi possibilità di esportare i maggiori volumi di gas. Consapevoli delle incertezze sul mercato europeo del gas, i partecipanti del forum di Batumi hanno menzionato il South Stream nella loro dichiarazione, ma solo nel senso che il progetto, in cui Russia, Italia e paesi dell’Europa meridionale sono fortemente interessati, influenza gli interessi economici e ambientali dei paesi non coinvolti in esso. L’esperto dell’Istituto di studi strategici russo, A. Kurtov, dice che la Turchia – paese la cui politica è sempre più divergente dagli orientamenti dell’Unione europea – è il paese che con più probabilità si troverà sotto pressione in questo contesto. Lo stesso giorno dell’apertura del forum a Batumi, i premier R. Erdogan e V. Putin si sono incontrati e hanno raggiunto ciò che il portavoce di Gazprom, S. Kupriyanov, ha descritto come un accordo di base con cui le imprese turche ingrosseranno le fila dei partner strategici della Russia, come la Germania e l’Italia.

Anche nel caso in cui la domanda di gas si alzi, (ma è troppo presto aspettarselo, per ora), le vie alternative di approvvigionamento del gas all’Europa, che aggirano la Russia, soffrirebbero la mancanza del gas naturale necessario per rifornire le pipeline corrispondenti. Per esempio, il progetto Nabucco, amato da di Bruxelles, sta divenendo sempre più irrealistico, a causa di questi problemi.

Il piano per trovare le riserve di gas necessarie per il funzionamento del Nabucco, è evidentemente incorso a seri ostacoli. Recentemente, la Nezavisimaya Gazeta della Russia ha citato il Direttore Ilham Shaban del Centro Studi Petroliferi dell’Azerbaijani, che avrebbe detto che, per la prima volta dalla sua indipendenza, nel 2009, l’Azerbaigian ha incontrato alcuni problemi nell’esportazione del gas naturale. Ha detto che il conflitto russo-ucraino sul transito del gas dell’anno scorso, ha costretto l’Occidente a volgersi all’Azerbaigian, ma i piani non sono andati in porto, in pratica, a causa del mancato accordo sul transito del gas dal paese all’Europa, attraverso la Turchia. Shaban ha detto che il tema del “Nabucco” è stato anche invocato un certo numero di volte, nel 2009, ma ora sembra che il progetto, più o meno, cadrà nell’oblio, e invece Azerbaijan ha firmato due contratti per la fornitura di gas – con la Russia e con l’Iran. Shaban ha sottolineato che i dubbi persistono sul potenziale di esportazione di gas dell’Azerbaigian in direzione dell’occidente. Di conseguenza, la produzione di gas in Azerbaigian sta aumentando ad un tasso decrescente, il progetto ‘Sahkh Deniz’ è quello più colpito da tale tendenza. L’Azerbaigian, per un certo numero di anni, a rinviato la seconda fase del progetto che dovrebbe garantire la produzione per l’esportazione di 16 bcm di gas naturale.

Deluso dal corso disastroso delle prospettive per l’esportazione di gas verso Occidente, senza il coinvolgimento della Russia, Baku ha aperto una seconda fase del suo programma, per la diversificazione dei percorsi per l’esportazione del gas. Il 1° gennaio, la Russia è diventata il terzo paese (dopo la Turchia e la Georgia) ad acquistare gas naturale dall’Azerbaijan. Gazprom ha firmato un contratto, per il periodo 2010-2014, con la Compagnia Petrolifera di Stato dell’Azerbaijan, nel mese di ottobre 2009. La sua versione iniziale impostava il volume delle vendite a meno di 500 bcm all’anno, ma di recente, Compagnia Petrolifera di Stato dell’Azerbaijan, ha accettato di raddoppiare l’importo. Con un processo parallelo, Baku sta parlando a Teheran, per contrattare la vendita di 500 bcm di gas naturale all’Iran.

La speranza che Nabucco possa sfruttare le riserve di gas del Turkmenistan si sono, praticamente, dissipate nelle scorse settimane. La politica di diversificazione delle esportazioni turkmene è chiaramente in direzione est, e non è destinata a venire incontro ai problemi della sicurezza energetica europea. Ci sono tre direzioni nell’esportazione del gas turkmeno. Un oleodotto che collega i giacimenti di gas turkmeni alla Cina, è stato inaugurato nel dicembre 2009. Il secondo gasdotto Turkmenistan-Iran è stato inaugurato lo scorso gennaio. Infine, anche questo gennaio il Turkmenistan riprende la fornitura di gas alla Russia. Nel complesso, le esportazioni di gas del Turkmenistan è, in totale, oltre i 90bcm. Il consumo interno del paese è stimato a 20 miliardi di m³. Il Turkmenistan sostiene che il suo potenziale di produzione di gas naturale, supera in maniera massiccia i rimanenti 110bcm, ma la verità è che neanche il livello dei 76bcm, del 1991, è mai stato raggiunto nel corso degli ultimi 15 anni. Inoltre, il Turkmenistan ha notevolmente ridotto la produzione, lo scorso anno, in seguito al blocco delle esportazioni verso la Russia e la chiusura di circa 150 pozzi, posti in regime di sospensione. Vi è consenso, tra gli esperti, secondo cui il paese ripristinerà il livello della produzione del 2008, solo nel 2013, o anche più tardi. Attualmente, il Turkmenistan produce 70bcm di gas e 10mln di tonnellate di petrolio all’anno.

Anche in caso di affidabili controlli, si conferma che le riserve di gas del Turkmenistan sono enormi, come esso sostiene, così come si deve tener conto che esistono gravi ostacoli tecnologici, sulla strada degli ambiziosi piani d’esportazione del paese. È probabile che il Turkmenistan sia effettivamente in grado di incrementare la produzione, ma il 75% del suo gas condensato, che contiene componenti pesanti, non può essere fornito per alimentare le reti, senza essere trattato. La capacità di trasformazione in Turkmenistan, è apri a circa 85 bcm all’anno, il che è chiaramente il collo di bottiglia del programma di esportazione.

Anche la precedente analisi elementare, mostra che i discorsi interminabili su Nabucco sono inutili. In cima a tutto ciò, è chiaro l’aspetto degli investimenti del progetto, e lo status irrisolto del Mar Caspio è il principale ostacolo formale sul modo di costruire l’oleodotto Trans-Caspico, necessario per pompare il gas del Turkmenistan. L’apertura del gasdotto Turkmenistan-Uzbekistan-Kazakhstan-Cina, ha suscitai una ondata di dubbi sulla disponibilità delle risorse del Turkmenistan per l’UE. Un anonimo agente della commissione europea, ha detto a Nezavisimaya Gazeta, il 17 gennaio, che l’UE ha mancato il momento in cui l’accesso al gas turkmeno poteva essere garantito, e che Pechino ha superato Bruxelles in questo senso.

Tuttavia, l’impressione è che anche molti giocatori sono desiderosi di capitalizzare politicamente – e non solo politicamente – il tema della diversificazione dalla Russia, nel settore dell’energia. «C’è spazio affinché la fiducia sul Nabucco continui a dominare le conferenze e i workshop dei dirigenti del Caspio – ma sarà mai costruito?», Ha detto William C. Ramsay, direttore dell’IFRI Energy Program.

Progettato come un vertice, il forum di Batumi si  è materializzato come un’altra tavola rotonda di esperti, che non ha prodotto risultati considerevoli. Vremya Novostey ha citato l’analista politico georgiano I. Khindrava, che avrebbe detto che non vi erano decisori tra i partecipanti al forum, il suo formato è principalmente consultivo, e la domanda che è prevalsa è stata: energia o politica. In verità, l’energia non aveva nulla a che fare con essa, mentre – come durante i forum precedenti – la politica ha totalmente dominato il discorso. Di conseguenza, le decisioni del Forum sono destinate a rimanere sulla carta.

Igor Tomberg è direttore del Centro Studi sull’Energia e il Transito dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia Russa delle Scienze, e professore presso la Istituto Statale di Relazioni Estere di Mosca, del Ministero degli Esteri russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio
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